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E LE STELLE NON STANNO A GUARDARE, di Loredana Limone (recensione)

febbraio 4, 2015

E LE STELLE NON STANNO A GUARDARE, di Loredana Limone (Salani)

di Giovanna Mozzillo

Nel caso tra chi mi legge ci sia qualcuno che soffre di depressione (che sia una depressione esplicita e conclamata o magari una depressioncella sottaciuta, di quelle che uno si illude di tenere a bada, e invece, non si sa mai!, magari a un certo punto, il patatrac gli esplode dentro, a impastoiarlo nella sua coltre vischiosa), ebbene, se qualcuno è incappato in una trappola così, io posso consigliargli un rimedio efficacissimo, privo di effetti collaterali e ad azione rapida. Il rimedio è questo: leggersi, assaporandolo dalla prima all’ultima pagina, il recente romanzo di Loredana Limone “E le stelle non stanno a guardare” (titolo che ammicca a Cronin), un romanzo che dall’inizio alla fine trasuda gioia di vivere, mette in pace col mondo, e stimola a tener presente che, quando il bicchiere della nostra esistenza ci pare mezzo vuoto, senza por tempo in mezzo dobbiamo ribaltare il punto di vista, riflettendo che, se risulta “mezzo vuoto”, il bicchiere al tempo stesso sarà necessariamente “mezzo pieno”, e insomma che la vita, sebbene annoveri traumi, delusioni e negatività varie, è in genere anche ingemmata da tante piccole felicità, le quali, in attesa delle felicità grandi che pure di tanto in tanto la buona sorte ci elargisce, non sono affatto da sottovalutare. Per esempio, la voluttà di leccarsi un ghiotto gelato di fragola alla “latteria” di Belinda e di sua zia Letizia, latteria che è il più accorsato punto d’incontro a Borgo Propizio.
Dunque, Borgo Propizio. Borgo Propizio, per chi ancora non lo abbia conosciuto, è il ridente paesino virtuale che, scaturito dalla creatività di Loredana, è già stato sfondo di un primo fortunato romanzo. Cosa succede a Borgo Propizio? Beh, succede che ogni giorno vi si vivono tante vicende e queste vicende si intrecciano fra loro. Certo, come in tutti i posti del mondo! Ma, a rendercele rasserenanti, rigeneranti, tonificanti, proprio al modo di una vacanza spensierata, è la capacità dell’autrice di narrarcele con una effervescente vivacità che mai viene meno: vivacità di stile, di lessico, oltre che, naturalmente, di situazioni. Situazioni, sia chiaro, sempre normalissime, che a tutti potrebbe capitar di sperimentare. Come normali, normalissimi sono i personaggi, personaggi che emanano un’aria di famiglia e in cui ci sembra di esserci imbattuti tante volte (e che sollievo, questa “normalità” in un panorama letterario così spesso infestato da vicende e protagonisti “eccezionali”, unici, estremi, e via dicendo!).
Ma, attenzione, proprio perché ci narra la “normalità”, Loredana Limone riesce a parlarci della condizione umana in un modo in cui tutti ci riconosciamo. E, se il suo è un libro nel segno della positività e del sorriso, è al tempo stesso un libro che mai risulta semplicistico. In definitiva, mi sia consentito dirlo, si tratta di un libro in cui affetto e sapienza si combinano in alchimia armoniosa: a sgrondarci il cuore dall’ansia e ad immettervi speranza.

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