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LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (un estratto)

febbraio 6, 2015

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (Fazi editore)

« Una vita ordinaria dalla quale proiettare altre identità: ecco a voi Franco, funzionario della pubblica amministrazione napoletana, una vita tranquilla (anche troppo), relazioni difficili con le donne (ma nemmeno tanto) e una passione, la scrittura, che di colpo si trasforma nell’occasione per un salto di qualità. L’obiettivo, quindi, diventa convincere l’editor di una grande casa editrice del Nord che la storia scritta da Franco, riportata da tale Jenny Marvizzo e riguardante l’eroica Stella, sia scottante cronaca ambientata a Scampia. In odore di scoop, La ragazza di Scampia (questo il titolo del reportage) diventa un grande affare; peccato che la realtà non sia mai la verità: siamo proprio sicuri che Napoli, la camorra, Scampia, l’intera vicenda di Stella non siano mera invenzione romanzesca? Del resto, come pensa l’editor: “La verità è che ‘sti napoletani abitano dentro un noir a cielo aperto”.

Questo romanzo narra della controversa rivincita della menzogna letteraria sullo strapotere della cronaca: Francesco Mari, al suo felicissimo esordio, diventa un protagonista grottesco, circondato da comici comprimari, a cavallo fra Gogol’, i fratelli Coen e Patricia Highsmith, riuscendo nella non facile impresa di capovolgere con stile graffiante i troppi luoghi comuni dell’oleografia nera napoletana post-gomorra.
(Antonella Cilento).

Francesco Mari è nato nel 1966 a Napoli, città dove vive e lavora.

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LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (Fazi editore) – estratto dal 4° capitolo

THE TRIP

Napoli, intorno alle 8.00

Tra la fermata di Montesanto e il palazzotto grigio e scrostato dove al terzo piano ha sede l’UOPS, l’Unità Operativa Progetti Speciali dell’undicesima municipalità del Comune di Napoli dove io lavoro, con le ringhiere dei balconcini mezzo arrugginite, gli infissi in alluminio anodizzato e il tubo di scarico arancione a vista lungo la facciata, al numero ventinove di vico San Demetrio, ci sono circa quindici/venti minuti di cammino a piedi, dipende dal passo a cui andate. È durante quei quindici/venti minuti che la mia apoteosi quotidiana ha luogo.
Già sulle scale mobili della stazione della metro tiro fuori con calma il mio lettorino MP3 da una tasca laterale della borsa. Con calma ne svolgo il filo arrotolato degli auricolari infilandomeli uno per orecchio. Li giro un po’ di qua e di là,  faccio pressione col dito per sistemarli bene e far sì che pòmpino al meglio dentro i miei padiglioni auricolari.
Poi, una volta arrivato su in cima, non appena sono fuori, all’aperto, nell’aria fresca del mattino che mi accoglie all’uscita della stazioncina di Montesanto con un bagno di luce vivida, tasto PLAY e via: non ci sono per nessuno adesso, signori, questo quarto d’ora è solo mio! Esistiamo solo io, la mia falcata dritta e la mia musica sparata a tutto volume, come un tappeto di polvere d’oro su cui scivolare dentro il mio luccicante sogno hollywoodiano: voi che leggete, benvenuti nel mio nirvana quotidiano!
Non vi fate subito strane idee, però. Niente Radiohead e niente Anthony and the Johnsons da queste parti e in queste cuffie. Niente nomi giusti e gusti ricercati, di chi di musica ne capisce. E se per caso cercaste l’ammiccamento complice al gruppetto di intenditori ed happy few di cui fate parte, bè, qui non siete ammessi, mi spiace. Non è posto per voi, questo. Qui tutte le mattine si celebra la geometrica potenza del gusto medio omologato. Qui si canticchiano motivetti internazionali facili e orecchiabili. Qui si attinge l’illuminazione satori on the street a botte di Madonna, Jennifer Lopez e Celine Dion.
Perché, se non avete mai attraversato la Pignasecca verso le otto di mattina, mentre fluite a valle verso piazza Carità insieme alla fiumana di studenti studentesse motorini cani randagi ambulanze travestiti cingalesi e infermieri del Pellegrini, tutto questo mentre Jenny Lo vi pompa ossessiva nelle orecchie Don’t be fool by the rocks that I got/I’m still, I’m still Jenny from the block…; se non siete mai passati accanto alle ceste di alici molluschi e tranci di pesce spada della Pescheria Azzurra mentre dietro di voi una SAAB 9000 larga quanto due letti matrimoniali appaiati suona il clacson a ripetizione per farsi largo tra la folla che sciaborda nella via stretta tra il marciapiede e la carreggiata, e nel frattempo Madonna sta tirando l’acuto prima del refrain di Papa don’t preach; se non siete mai passati davanti alle scale della Posta Centrale col sole o con la pioggia, mentre la potente voce di Celine Dion stile Titanic vi solleva e vi porta giù verso Monteoliveto, e poi vi spara in tromba nei vicoletti attorno a Donnalbina: bene, se non avete mai fatto almeno una di queste esperienze, allora signori, non mi venite a rompere i coglioni voi e tutto il vostro armamentario psichedelico anni Sessanta!
Eccolo il mio paradiso artificiale, il mio piccolo grande trip quotidiano! È lì che risorgo onnipotente ogni mattina. Onnipotenza dell’oblio, forse, o perlomeno di una certa smemorata trasognanza. Ma è lì che ogni mattina nascono e si sviluppano i germi di tutti i miei più ambiziosi sogni di gloria, di riscatto e di rivalsa. Io benedico, sissignori benedico, la santa e assoluta libertà del sogno ad occhi aperti, della fantasticheria più abusiva, gratuita e spudorata!
Voi non avete idea di quanti cortometraggi giri questa mia testa in quella manciata di minuti tra la metro e l’ufficio; quanti romanzi brevi e racconti lunghi, o viceversa, concepisca, scriva e pubblichi; quanti applausi e premi e assegni riscuota; quante mani stringa e sorrisi ricambi. E quante donne seduca anche, col suo fascino da scrittore tenebroso ed inquietante che attraversa la città con la sua dritta falcata, gli occhiali scuri e le cuffiette dell’MP3 affondate nelle orecchie! Chi sarà mai costui? Quali segreti egli porta stretti in petto dietro le falde del suo spolverino blu? E in quella borsa nera che porta a tracolla, quali potenti e vigorosi ed impensati manoscritti egli reca con sé? Dietro gli occhiali imitazione ray ban dalle lenti scure, cosa staranno scrutando i suoi occhi? Quanti personaggi e storie e intrecci le facce delle persone che la sua dritta falcata incrocia gli staranno suggerendo? E da quei suoi auricolari bianchi, quali musiche misteriose si staranno riversando dentro le sue orecchie, ad ispirargli nuove e più ardite rappresentazioni?
(…) Sapeste le sorprese che ho in serbo per voi! Ah, quante e quante meraviglie potrei produrre dinanzi ai vostri occhi e dentro i vostri cervelli, se voi foste un po’ più carini e gentili e disponibili con me! C’è un’opera omnia in nuce dentro la mia testa: romanzi&racconti, lungometraggi e interventi alla radio, soggetti per graphic novel e trattamenti per il cinema…
Credetemi, io potrei essere il vostro geniaccio creativo e originale, quello col punto di vista sempre nuovo, sempre sorprendente. E sarei estremamente ironico ma anche colto però, farei collegamenti fra cose impensate, rimarreste tutti a bocca aperta ogni volta, vi assicuro… Fra le altre mie attività terrei anche un blog che si chiama Kortocirkuiti, con le due kappa, ma occasionalmente scriverei anche qualche pezzo sul Corriere della Sera, perché sarei il talentuoso eversivo e flamboyant che tutti state aspettando, quello con la sensibilità più contemporanea di tutti, anzi, che dico contemporanea? Già proiettata in avanti, più avanti, nel terzo millennio inoltrato… Un traghettatore di idee, un disseminatore di provocazioni, sempre acute sottili e intelligenti, un foto-scritto-paroliere coi cazzi, un contaminatore irrequieto, uno sperimentatore inesauribile, un filmaker-blogroller-hiphopper-blockbuster… Un gran figo culturale, insomma!
Ah, quante e quante cose potrei fare per voi, se solo mi lasciaste esprimere la mia interiorità, comunicare i mondi che ho dentro… se solo mi lasciaste esistere!
Bi-biìp!
Eccolo qua, puntuale come sempre. Il bi-bìp del marcatempo. La strisciata del badge. Il timbro del mio cartellino elettronico insomma: che ogni mattina arriva inesorabile a spegnere di colpo le luci sopra lo spettacolo in corso dentro la mia testa.
Eccoci qui, di nuovo qui, come ogni mattina. Bentornati alla vita reale. Un’altra epica, grandiosa, esaltante giornata di merda all’Unità Operativa Progetti Speciali!

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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