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LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (un estratto)

febbraio 12, 2015

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (Exòrma Edizioni)

Il libro
Chi ha ucciso l’assessore alla cultura? Ma, soprattutto, chi salverà la grammatica? Cinque bizzarri personaggi, abilmente descritti, si uniscono per mettere in atto un grande disegno criminoso a difesa estrema di una lingua quotidianamente vilipesa, deturpata e ferita a morte.
I congiuntivi vengono invertiti con i condizionali, i verbi intransitivi goffamente resi transitivi, i gerundi sfregiati, i sinonimi ignorati, i troncamenti confusi con le elisioni, i vocabolari abbandonati nelle cantine ammuffite. Reggenze errate, fastidiose sovrapproduzioni di avverbi, insopportabili diminutivi iperbolici. Espressioni trite e banali, frasi mangiucchiate, difettose, frammentate, incoerenti, prive di punteggiatura…
I più si mostrano indifferenti al progressivo diffondersi della non-lingua; altri si indignano, limitandosi a contrarre le labbra in segno di disgusto; altri ancora – Dionisio e i suoi sodali, un analista sensoriale, un bibliotecario, un dattiloscopista della polizia e un professore di letteratura sospeso dall’insegnamento a tempo indeterminato – decidono di reagire, combattere, attuare il loro salvifico piano, costi quel che costi.

* * *

Un estratto del romanzo LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (Exòrma Edizioni)

Davanti al commissario-mela-e-cannella si erge una fortificazione di carte sotto la quale presumo sia seppellito il piano di una scrivania. Le pareti del microufficio, di un bel monocromo blu di Klein, sono rivestite di foto segnaletiche, appunti, piante della città su cui sono state tracciate, a colpi di pennarello rosso e come nei migliori film polizieschi, croci, circoli e altri segni indecifrabili. Con la mano, tozza ma curata, fa cenno di accomodarmi. Mi siedo. Schiena dritta e sguardo fiero.

[…]

– Vediamo… trentasette anni, celibe, nessun precedente, una laurea in biochimica e una seconda in lettere classiche – pochi secondi e ha memorizzato tutti i miei dati –, di professione analista sensoriale. Analista sensoriale? Che fa di preciso?

– Mi occupo della ricerca e del controllo di qualità di profumi e preparazioni cosmetiche alla Smell Ltd.

– E, concretamente, sarebbe a dire?

– Sarebbe a dire chimica analitica, biochimica del metabolismo, biologia, anatomia, termodinamica, fluidodinamica, cinetica chimica, sistematica delle specie vegetali e delle colture erbacee, fisiologia, ma anche psicologia, comunicazione, marketing… Insomma, tutto quello che c’è dietro a un profumo o a un cosmetico.

– Quindi lei, in sostanza, è un profumiere?

Sono nuovamente sfiorato dalla tentazione di suggerirgli un sandalo, un tabacco o un cuoio, o di approfittare della sua domanda per invitarlo a mostrare, con la giusta fragranza e una volta per tutte, il suo vero io. Ma opto per un più guardingo e conveniente avverbio di modo.

– Esattamente.

– Profumi e… Bonnez – rimugina. – Bon nez. Non lo trova divertente ispettore Smoky? – chiede al suo panciuto collaboratore. – Qui abbiamo un bon nez che fa il profumiere.

Il mammifero marino non risponde. Si limita a ridere della battuta del superiore senza averne compreso minimamente il senso. Il commissario-mela-e-cannella china il capo, si liscia la fronte imbrunita da un sole esotico o, più semplicemente, da una lampada metropolitana, ripete un paio di volte ancora bon nez e poi torna a fissarmi. Dritto negli occhi.

Nomen omen – dico sostenendo intrepidamente il suo sguardo di ghiaccio.

Conveniunt rebus nomina saepe suis [Spesso i nomi sono adatti alle cose cui appartengono] – mi risponde per le rime abbozzando un mezzo sorriso.

Il distico accennato mi coglie alla sprovvista, è uno schiaffo in pieno volto, un piacevolissimo schiaffo. Un poliziotto che cita Riccardo da Venosa [giurista e poeta duecentesco] non è cosa da tutti i giorni. Altro che manganello, sirena, manette e foto davanti alla refurtiva. Un esametro dattilico seguito da un pentametro dattilico. La condivisione di interessi me lo fa apparire un po’ più simpatico e amichevole. Ma devo ricredermi immediatamente.

– Prima che me lo chieda lei, glielo dico io. Sono appassionato di studi federiciani. Punto. Ma ora facciamola finita – aggiunge cancellando dalle labbra ogni residuo di benevolenza e passione per la metrica per tornare a recitare la parte dello sceriffo cattivo – perché non ho tempo da perdere con lei. Mi racconti brevemente la sua versione dei fatti…

(Riproduzione riservata)

© Exòrma Edizioni

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Massimo Roscia è nato a Roma nel 1970 (qualcuno sostiene nel 1870). Scrittore, critico enogastronomico, docente, condirettore editoriale del periodico «Il Turismo Culturale». Autore di romanzi, saggi, ricerche, guide e vincitore di diversi premi letterari, ha esordito nel 2006 con “Uno strano morso ovvero sulla fagoterapia e altre ossessioni per il cibo”. L’originale noir sul rapporto cibo-nevrosi ha ottenuto in pochi mesi un grande successo di pubblico e di critica. Da qualche anno insegna comunicazione, tecniche di scrittura emozionale, editing, letteratura gastronomica e marketing territoriale. Nei minuti liberi continua a scarabocchiare e a chiedersi cosa fare da grande.

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