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A TESTA IN GIÙ, di Elena Mearini (un estratto)

febbraio 17, 2015

Pubblichiamo un estratto del romanzo A TESTA IN GIÙ di Elena Mearini (Morellini editore), preceduto dalla bella prefazione di Elisabetta Bucciarelli.

Gioele è un ragazzo che vive in un mondo alternativo, fatto di fantasie e interlocutori immaginari. La sua vita scorre in un Istituto che cura disagi psichici, ma la malattia di Gioele non può trovare cura tra camici bianchi e medicine.
Quando Gioele intraprenderà una fuga a bordo di un Maggiolone giallo, incontrerà Maria, un’anziana donna assieme alla quale percorre le strade della Lombardia e della memoria.
Le loro vite, legate da un mistero che si svelerà strada facendo, si risolveranno in un incontro di insolita salvezza.

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di Elisabetta Bucciarelli

Ogni volta che apro un libro, da sempre, vado alla ricerca di uno stupore. Una storia immaginifica, un personaggio capace di guardare il mondo dal suo particolare punto di vista, la voce di un autore che abbia parole proprie, diverse dalle mie, speciali. Cerco un mondo altro, colori, suoni, corpi, linguaggi. Cerco spaesamento e riconoscimento, dubbi e certezze, sorrisi e commozione.
Mai come in questo nostro stralunato periodo storico, in un libro vorrei trovare qualcosa da trattenere anche dopo averlo chiuso. Sottolineature, scritture ai margini, punti esclamativi. Pensieri che mi possano accompagnare, da trascrivere sui miei quaderni, da leggere ad alta voce a un altro essere umano, da riutilizzare, se dovessero servire, nelle quotidiane emergenze, durante una conversazione o una nuova scrittura. Cerco sempre e comunque il nome migliore per chiamare ogni sentimento, ciascuna emozione.
Compro un libro come se fosse una misura di stati d’animo. Una pietanza buona. Una bevanda dissetante. Lo compro perché mi serve, perché mi deve essere utile. Non per forza necessario, ma utile sì.
Lo sono sempre le poesie di Elena Mearini, che leggo da tempo e che possiedono ritmo e intensità, lo sono le pagine di A testa in giù, questo suo nuovo romanzo.
Elena ha composto un viaggio di parole e immagini mettendo in scena due personaggi e un oggetto, che si spostano continuamente dallo spazio lineare della strada a quello metaforico di un territorio sconosciuto, fatto di Amore con la maiuscola e piccoli dolori, che fanno parte della storia di ciascuno di noi. La concretezza del linguaggio si mescola con la levità e la trasparenza dei non detti, perché tra un silenzio sano e una parola raffreddata, meglio il primo a occhi chiusi. La volontà di tramandare esperienza e l’importanza della memoria, sia essa composta da frammenti di gioia o di crudeltà, sono sempre evidenti, come la ricerca della forma lessicale migliore per tramandare i contenuti appare ogni momento indispensabile. Questo per non ritrovarci aridi, violenti (ma anche violentati) e svuotati di senso al cospetto di un finale da fossili.
Non basta una buona trama a fare un libro, serve soprattutto il rispetto per le parole, bisogna saperle maneggiare con cura, altrimenti ti si rivoltano contro fino a sciupare la storia che avresti tanto voluto raccontare. Questo è il talento manifesto di Elena Mearini, la sua istintiva capacità di scegliere le parole giuste per dire, raccontare, immaginare. Il risultato è un linguaggio che resterà addosso oltre la narrazione, anche dopo aver letto, sottolineato, scritto al margine e trascritto. Pronto per ogni emergenza emotiva. L’utile di questo libro, che ad alcuni potrà risultare necessario, risiede proprio nelle parole, come accade nella poesia, quando è davvero poesia.

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 Un estratto del romanzo A TESTA IN GIÙ di Elena Mearini (Morellini editore)
La signora Maria è più brava di tutti quanti i dottori dell’Istituto messi assieme. Dovrebbe starci lei, dietro la scrivania di ciliegio e pelle verde, a compilare ricette per la cura di noi altri picchiati in testa.
Infuso di erba matta al posto del Seropram. Pane e salame invece che il Lexotan.
Sì, perché alla mia malattia hanno sempre attribuito nomi con il suono della latta, un rumore vuoto e magro, che alla carne non è mai andato a genio.
Autismo ad alto funzionamento. Nevrosi ossessiva. Disturbo della personalità.
Tutte definizioni stonate al corpo, capaci solo di stordire il sangue. Che appena il dottore le pronunciava, a me partiva il capogiro alle vene e la vista doppia al cuore. La verità aveva i contorni rotti, era informe e fuori fuoco. Il dottore si sbagliava, e il mio cuore vedeva l’errore.
Quando la signora Maria ha nominato il suo male, io non ho avuto bisogno di mettere gli occhiali al petto. Davanti alla parola Amore, il cuore ha visto chiaro. Dieci decimi di verità, contorni netti e fuoco pieno.
Si chiama così, la mia malattia, Amore.
La stessa che si prese Maria quando conobbe Vincenzo. La stessa che quando arriva ti porta a fare cose strane, tipo scambiare i sassi per le nuvole, e credere di camminare in cielo con i piedi in terra.

(Riproduzione riservata)

© Morellini editore

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https://i0.wp.com/www.koipress.it/ebook/wp-content/uploads/2013/12/elena_mearini.pngElena Mearini è nata nel 1978 e vive a Milano. Lavora per diversi anni per una compagnia che si occupa di teatro ragazzi. Conosce poi la realtà del disagio occupandosi di laboratori in carceri e comunità. Nel 2009 esce il suo primo romanzo 360 gradi di rabbia, edito da Excelsior 1881 e vincitore del premio Gaia Mancini, nel 2011 pubblica per Perdisa pop il romanzo Undicesimo comandamento, che vince il premio Gaia Mancinie e il premio Unicam – Università di Camerino. Dal 2010 collabora col settimanale “Vita no profit”, raccontando in chiave letteraria fatti di cronaca. Collabora con la rivista letteraria “Atti impuri” e con la casa editrice NoReplay. Cura la raccolta di racconti Latte, chiodo e arcobaleno per NoReplay Editore, firmando un racconto. Partecipa alla raccolta di racconti Vacanze milane, a cura di Luca Doninelli. Nel 2013 pubblica la silloge Dilemma di una bottiglia per Forme libere Edizioni, nel 2014 la silloge Per silenzio e voce (Marco Saya editore) e partecipa alla raccolta Siria. Scatti e parole (Miraggi edizioni). È finalista al premio Maria Teresa di Lascia e vincitrice del Premio Perelà 2013.

© Letteratitudine

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