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GLI ARCANI DELL’ANIMA, di Gualtiero Nicolini

febbraio 24, 2015

GLI ARCANI DELL’ANIMA. Joseph Guarnerius “IHS” fecit Cremonae anno 1735, di Gualtiero Nicolini

Il vitalismo artistico-amoroso del Guarneri nel romanzo di Gualtiero Walter Nicolini

di Alfia Milazzo

Sarebbe stato possibile per Dante Alighieri concepire l’ascesa al paradiso nella Divina Commedia, senza aver vissuto l’amore per Beatrice?

Leonardo da Vinci avrebbe potuto dipingere la Gioconda senza subire la seduzione dello sguardo ambiguo di Monna Lisa?

Su simili interrogativi si arrovellano da sempre biografi e critici. Il problema in fondo è poetico-filosofico: in che misura o fino a che punto l’esperienza di vita plasma il genio artistico? E in particolare, quanto l’amore favorisce l’espressione artistica più elevata?

Il prof. Gualtiero Nicolini, nell’opera Gli arcani dell’anima – Joseph Guarnerius “IHS” fecit Cremonae anno 1735, prende una posizione in merito. Il romanzo, alla sua quarta edizione presso Stradivari, deve il suo successo al fatto di essere una delle poche ricostruzioni biografiche pur romanzate del “genio maledetto”, celebre quanto misterioso, annunciato dalla seconda parte del titolo, Guarneri detto Del Gesù.

Guarneri, uno dei più grandi liutai cremonesi del ‘700, non è noto solo per essere stato il costruttore del famoso violino “Cannone” suonato da Paganini, ma anche per una sfrenata passione nei confronti delle donne. Gli arcani dell’anima sembrano sposare la tesi secondo cui le vicissitudini erotico-amorose del Guarneri hanno influenzato significativamente gli esiti artistici di grande livello raggiunti dal maestro nella liuteria.

Il personaggio Guarneri si nutre dell’innamoramento delle donne, le quali non sono vittime, ma muse nella sua crescita artistica ed edonistica. La liuteria stessa appare come l’arte capace di unire in una sintesi armonica la disciplina tecnica a tutte le esperienze amorose, passioni, virtù e vizi del liutaio.

In questo quadro, componendo frammenti di vita tra storia e leggenda, Nicolini è riuscito a trasferire l’ideale di ricerca dell’eros platonico nello stampo di un Don Giovanni mozartiano. Platone infatti, nel Simposio, ricorda le origini mitologiche di Eros, figlio di Poros (ricchezza) e Poenia (povertà). Eros è, secondo il richiamo platonico, l’ideale di un vissuto capace di unire due estremi esistenziali: la ricchezza o molteplicità e la povertà o essenzialità minima; si svolge tutto nella dialettica tra assenza e pienezza dell’oggetto del desiderio, in bilico tra il nulla e l’assoluto. Ed è per questa sua partecipazione al nulla che Eros è legato alla morte, come sostiene Freud nel saggio Aldilà del principio del piacere. In altre parole, Eros è la ricerca dell’assoluto a partire da una vacuità dell’anima. Per questa ragione Platone lo identifica con la filosofia stessa.

Il mito dell’Eros trova una collocazione moderna nella figura di Don Giovanni, introdotta dallo scrittore spagnolo Tirso de Molina, autore del dramma L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, Moliere nel 1665 e Goldoni nel 1736 ne faranno il protagonista di commedie molto apprezzate dal pubblico. Il Don Giovanni diventa un riferimento simbolico in cui si rispecchia lo stato di insicurezza esistenziale tipico della cultura a cavallo tra ‘600 e ‘700. Nel 1787 Mozart, nella sua celebre Opera, riuscirà a rappresentarne i risvolti articolati di matrice estetica. Kierkegaard nello scritto sul Don Giovanni di Mozart, distingue tra seduttore psichico, che agisce entro una specifica condizione temporale per possedere una donna psichicamente, restando però schiavo degli intrighi e dei conflitti posti in essere da egli stesso, e il seduttore sensuale che agisce nell’immediato, in un trionfo vitalistico che si contrappone alla morte. Il filosofo Umberto Curi ha sviscerato il significato storico esistenziale del mito di don Giovanni: non un modello di collezionismo sessuale, ma uno “spazio” nuovo e trasgressivo in cui si evidenziano temi cruciali quali il rapporto tra il tempo e l’eternità, l’identità e l’alterità, la vita e la morte.

Il mito di Eros platonico è dunque assai diverso da quello di Don Giovanni, affermazione vitalistica dell’Io, molto presente nell’elemento dionisiaco di cui parla Nietzsche nella Nascita della tragedia.

Il Guarneri di Nicolini è un Don Giovanni mozartiano, ma con delle differenze importanti. Infatti, come riconosce Michel Onfray, teorico del dongiovannismo ateo-materialista, il personaggio di Mozart è caratterizzato da una spiccata misoginia.

Nel romanzo di Nicolini, Guarneri è un Don Giovanni creativo, spinto al massimo livello, ma incapace di prendersi gioco delle donne, poiché (e qui sta la sorprendente innovazione rispetto al mito di Don Giovanni), riconosce alle donne il merito di suscitare una sorta di influenza benefica nella sua arte, per cui le donne non sono strumenti di affermazione dell’Io, ma promotrici dell’intelligenza artistica del liutaio, della sua ricerca del suono perfetto, del quid assoluto.

Non è un caso che l’Autore ricostruisca i ricordi erotici del Guarneri nella cornice narrativa della lavorazione di uno strumento perfetto. L’incisione e il taglio del legno d’acero vengono potenziati dalla visione di volti e corpi di donne del passato. Le rimembranze e i rimpianti causati dalle amate si confondono nella mente del Guarneri con le forme dell’opera d’arte. Tra tutti emerge preponderante l’amore della giovane Ninetta, figlia del Capitano delle guardie del carcere in cui il maestro liutaio fu rinchiuso con l’accusa di omicidio. E’ lei infatti a consentire a Guarneri di confezionare diversi esperimenti che lo condurranno alla costruzione di un esemplare straordinario.

Il carattere e la vita del Guarneri sono narrati in uno stile fermo, privo di compiacimenti linguistici, accurato nell’esposizione, efficacemente arricchito da invenzioni e lampi di malinconica ironia. Il volume è impreziosito da alcune stampe della città di Cremona del ‘700 e dei primi dell’‘800, nonché dalle riproduzioni di alcuni suoi violini, appartenenti al suo periodo più florido, tra il 1734-44.

Consiglio a tutti di leggere questo prezioso romanzo storico-esistenziale, poiché offre l’opportunità unica di comprendere le sfumature non convenzionali del genio artistico, in riferimento ad un’arte poco conosciuta ma straordinaria, qual è la liuteria cremonese più alta. Inoltre esso rappresenta in modo affascinante, nella figura di Guarneri, il connubio tra vita e arte, nella rete di un vitalismo estetico in cui però l’oggetto del desiderio non è la donna, ma la relazione tra la donna e l’arte.

 

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Gualtiero Nicolini, saggista, scrittore, poeta, è stato insignito del Premio Baveno nel 1998 “Una vita dedicata alla liuteria”. Vincitore del Premio letterario “Padus Amenus” nel 2001 con il libro “I Conia”, è stato docente per vari anni di Storia della Liuteria, presidente per più di un decennio dell’ALI (Associazione Liutaria Italiana), è attuale presidente dell’Accademia Musicale di Cremona e dell’ANLAI. Ha pubblicato numerosi libri di storia e tecnica costruttiva degli strumenti ad arco, tradotti in inglese, tedesco, ungherese, giapponese e cinese. Organizza concorsi liutai nazionali e internazionali, mostre in Italia e all’estero e ha tenuto conferenze in moltissimi paesi del mondo.

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