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TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE, di Franco Matteucci (un estratto)

marzo 9, 2015

Pubblichiamo le prime pagine del nuovo romanzo di Franco Matteucci: TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE (Newton Compton).
Franco Matteucci ci racconta il suo romanzo, qui…

Il libro
Chi vuole la morte di Marzio Santoni, ispettore del piccolo paesino di Valdiluce? La valanga che lo ha travolto e da cui è scampato per miracolo sembra avere ben poco di naturale…E che fine ha fatto la libraia del luogo, scomparsa senza alcun motivo? Forse c’è un legame tra questi due misteri, all’apparenza così diversi.
Per trovare il colpevole o i colpevoli, il sopravvissuto ispettore e il suo fidato assistente devono scandagliare gli indizi in mezzo alla gelida valle. La neve, però, cancella presto le tracce, e i due devono trovare in fretta una pista che possa portarli nella giusta direzione. Di fronte ai loro occhi si apre un raccapricciante scenario: al centro di una radura, davanti a un albero spogliato di tutte le fronde, viene rinvenuto un cadavere, sepolto sotto un tumulo di neve ricoperto di rami disposti secondo uno strano schema. Sono simboli di un cruento rito esoterico, culminato in un vero e proprio sacrificio umano? O si tratta soltanto di una messa in scena per depistare le indagini?

* * *

Le prime pagine del nuovo romanzo di Franco Matteucci: TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE (Newton Compton)

Capitolo primo

Lupo Bianco non riusciva a capire se fosse a testa all’ingiù,
all’insù o messo in orizzontale. Immaginò che a Valdiluce
fosse scattato l’allarme e ripassò mentalmente quello
che stava accadendo. Tutti conoscevano la zona della valanga,
ma individuarlo sotto la neve era come trovare un
ago nel pagliaio. Il rilevatore gps inserito dentro i suoi scarponi
avrebbe funzionato? Nel dubbio, non poteva mollare:
doveva scavare un tunnel che lo portasse fuori.
«Sotto una valanga, bisogna fare subito la pipì per capire
in che posizione ti trovi», glielo ripeteva sempre, suo
padre Alfonso. Non c’erano alternative, e Lupo Bianco ci
provò. Il liquido, attratto dalla forza di gravità, gli sembrò
che scendesse verso l’ombelico: quindi era probabile che si
trovasse a testa all’ingiù… Iniziò a scavare nella direzione
dei suoi scarponi, ma i fiocchi di neve si erano trasformati
in un blocco di ghiaccio. Gli mancava il respiro. Lo sapeva:
sotto una valanga, dopo venti minuti al massimo, si moriva.
Iniziava ad avere freddo, infilò la mano nella tasca esterna
dello zaino che gli era rimasto attaccato alle spalle. Recuperò
il tubetto di latte condensato Nestlé, lo succhiò. Gli dette
vigore, lentamente riuscì a girarsi, a mettere i piedi verso
terra e la testa verso il cielo. Si attaccò alla realtà come uno
scalatore alla roccia. Ricostruì tutti i fatti degli ultimi minuti:
aveva seguito, in servizio di ordine pubblico, la manifestazione
di protesta contro il centro radar, organizzata
dagli abitanti di Valdiluce, a duemila e trecento metri di
quota, sul Dente della Vecchia. Si parlava di radiazioni, di
pericolo per la salute. Malattie strane, l’acqua dei laghi alpini
che non ghiacciava più. I manifestanti erano tornati a
valle con gli sci, Lupo invece si era trattenuto per controllare
a fondo il cubo orrido del famigerato centro radar. Non
erano evidenti parabole o altro: in paese si diceva che le attrezzature
elettroniche fossero state celate dietro le rocce.
Il cielo stava diventando gonfio di nuvole e lui aveva notato
un puntino nero tra i nembi, un suo vecchio amico: il falco
Trogolo. Da quando il rapace era stato liberato dalla catena,
sembrava che per gratitudine volesse proteggerlo. L’animale
con un colpo d’ala si era avvicinato a Lupo Bianco: becco
giallo, zampe dello stesso colore, pupille azzurre. Aveva
planato sul centro radar e le sue penne avevano sfavillato.
Improvvisamente ci fu un botto terribile, un’esplosione.
Lupo ebbe appena il tempo di un’imprecazione, il falco
di volar via. Proprio sopra la sua testa, un cannoncino anti
valanga aveva esploso un colpo a sorpresa e per la vibrazione
si era staccato un costone di ghiaccio che aveva formato
una slavina. Nella neve in tempesta gli sci Dynastar si erano
piegati scricchiolando, l’ispettore aveva perso il senso della
gravità, sbracciandosi per mantenere l’equilibrio, ma poi
la massa di neve se l’era mangiato. Il silenzio dopo il boato
era opprimente, come il peso che caricava il suo corpo.
Adesso giaceva perso, ed ebbe davvero paura. Di morire.
Lui che aveva sempre affrontato tempeste, scalate spericolate,
che si era affidato alla sua forza animalesca, al suo
fiuto, per la prima volta in vita sua comprese che ciò che gli
stava capitando era superiore a qualsiasi immaginazione.
Forse era l’inizio della fine. Aspettava con terrore di sentire
quel caldo anomalo, lo strano paradosso che nasceva ai
primi sintomi d’assideramento. Sarebbe venuta anche a lui
la voglia di spogliarsi per l’ipotermia? Per scacciare questo
pensiero, provò a concentrarsi di nuovo sugli avvenimenti
che lo avevano ridotto in quella situazione. Era lampante
che il colpo del cannoncino anti valanga non potesse essere
partito accidentalmente, impossibile pensare a un errore
umano. Ma chi lo aveva messo in funzione, senza seguire le
rigorose procedure di sicurezza? Lupo sentiva un intenso
dolore a un occhio, nella caduta si era fatto male, colpito
dalla manopola della racchetta. Il suo corpo atletico aveva
retto all’impatto, sicuramente si era procurato qualche livido,
ma forse non aveva niente di rotto. Era stato fortunato.
Molti ci lasciavano la pelle, uccisi già dal vuoto d’aria che
precedeva la valanga: ti spezzavi l’osso del collo e morivi
all’istante.
Finalmente sentì un ronzio costante sopra la coltre: doveva
essere il drone di Carlo Nardello, un mini elicottero
pilotato a distanza, dotato di telecamera e sensori che si
usava per trovare i dispersi sotto le valanghe. Nel primo
intervento del soccorso alpino, il drone si alzava, scansionava
dall’alto la zona in cerca del segnale gps degli alpinisti
rimasti sepolti. Il falco Trogolo seguiva quello strano oggetto,
che sembrava un uccello meccanico: si abbassò, una
virata secca, e sfidò per un attimo il mini elicottero, ma poi
planò su una nuova traiettoria, allontanandosi sdegnato.
Lupo riuscì, sintonizzandosi sul ronzio del drone, a capire
bene quale fosse la sua vera posizione sotto la valanga:
tutto sbagliato. Sorrise. La leggenda della pipì non aveva
funzionato. Di nuovo si girò su se stesso e ritrovò il verso
giusto. Ma era esausto. Mentre la batteria della sua vita si
stava scaricando, percepì come in un sogno il rumore di
un elicottero, i soccorritori che urlavano, le voci sempre
più vicine. Poi qualcosa di caldo: non era una mano, né
un braccio, ma una lingua frenetica e bollente che lo stava
leccando il cane lupo Rip. Gli nettò la faccia dalla neve,
sentì l’energia della vita, animale, il fiato caldo di chi voleva
salvarlo, la forza spettacolare della realtà. E Lupo Bianco
vide oltre al faccione del cane anche un paio di scarpette,
gli immancabili mocassini bagnati del suo assistente Kristal
Beretta. Poche parole pronunciate con apprensione.
«Ha freddo, ispettore?».
Fu trascinato fuori dai soccorritori. Dal respiro dei suoi
colleghi maestri di sci uscì una nuvola di Ginpin, il liquore
di Valdiluce. Ormai aveva veramente riacciuffato la vita.
Il dottor Franzelli, medico condotto, gli scosse di dosso la
neve.
«Ha avuto un gran culo che funzionasse il gps!».
L’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, comandante
della stazione di polizia di Valdiluce, fu messo su una
barella e poi caricato sull’elicottero. La sua mente non aveva
mai smesso di funzionare. Soprattutto un pensiero gli
ronzava in testa, proprio come il drone: “Perché qualcuno
ha innescato il cannone anti valanga per uccidermi?”.

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

* * *

Franco Matteucci Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Repaci), Il suicidio perfetto e La mossa del cartomante (gli ultimi due hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni). I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

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