ROBERTO IPPOLITO racconta ABUSIVI

marzo 10, 2015

ROBERTO IPPOLITO ci racconta il suo libro ABUSIVI (Chiarelettere)

Pubblichiamo, di seguito, la scheda del libro e le prime pagine (dove l’autore ne spiega la nascita)

La scheda del libro
L’abusivismo non guarda in faccia a nessuno. Balla e fa ballare tutta Italia. Panettieri abusivi, macelli abusivi, studi medici abusivi, meccanici abusivi, benzinai abusivi, tassisti senza patente abusivi, perfino mafiosi e morti abusivi. Si resta a bocca aperta leggendo l’inchiesta di Roberto Ippolito e l’elenco infinito di comportamenti illegali e senza scrupoli degli italiani. A Forlì e Cesena, estetisti e parrucchieri irregolari sono uno su tre, a Ivrea i carabinieri accertano che un quarantenne, che opera come fisioterapista, in realtà non è un medico, ma un musicista. A Ravenna un falso psicologo segue una settantina di pazienti e si fa pubblicità su internet, tariffario compreso. Grazie a minori costi, gli abusivi falsano la concorrenza. Prosperano e insieme a loro prosperano il lavoro nero e l’evasione fiscale. Falsi venditori e parcheggiatori sono sempre più al centro di episodi di violenza. A loro guarda la grande criminalità. Nelle costruzioni l’abusivismo è sempre più sfacciato, come dimostrano la deviazione del torrente Modica-Scicli e i mille metri di porto a Ostia rigorosamente illegali. Né l’arte né i santi si salvano: al Circo Massimo è stata installata una scultura di tre metri per tre, del tutto illegalmente, mentre sulla scogliera di Serapo, la spiaggia di Gaeta, è stata cementata abusivamente una statua della Madonna. Perché l’Italia è una lunga lista di irregolarità fai da te, che fa sorridere ma anche no.

* * *

Le prime pagine del volume ABUSIVI di Roberto Ippolito (Chiarelettere)

QUESTO LIBRO

di Roberto Ippolito

https://i1.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/e/e0/Roberto_ippolito.jpg/220px-Roberto_ippolito.jpgLavoravo. Cercavo. Trovavo. Una dopo l’altra, mettevo insieme tante storie per costruire questo libro. Un’infinità. Sarei dovuto essere contento. Invece più di una volta ho confessato avvilito all’Editore: «È troppo. Credimi, sto trovando troppo». Gliel’ho detto nonostante il timore di non riuscire a farmi comprendere.
Sono stato proprio io a proporgli di raccontare in un libro con più casi possibili gli abusivi, cioè i cittadini, i lavoratori, i professionisti, gli imprenditori o gli artigiani che agiscono ignorando le regole e non disponendo dei requisiti e dei permessi necessari.
Le mie parole potevano apparire paradossali. Ma sarebbe stato ancora più paradossale che lui mi avesse chiesto: «E non sei soddisfatto di avere tanti episodi da poter raccontare?».
Per fortuna non l’ha fatto. In questo modo ha tenuto a bada la mia inquietudine crescente. Ma ho rischiato di essere considerato confuso, disorientato e addirittura sconvolto.
Un autore con queste caratteristiche non è certamente l’ideale.
In realtà se, durante la raccolta delle informazioni e dei
materiali, l’Editore mi avesse definito confuso, disorientato e
addirittura sconvolto non avrebbe sbagliato. In certi momenti
mi sono sentito schiacciato dalla miriade di vicende e situazioni
in cui mi sono imbattuto. Mi sono sentito soverchiato.
Ero (sono) sgomento per quello che ho trovato.
Questo libro è troppo. L’abusivismo è peggio, molto peggio
di quello che avrei pensato. Non risparmia nulla, nessun
campo. Si manifesta in qualunque zona. Gli abusivi non hanno
pudori, non hanno remore, non hanno limiti.
Prima di mettermi all’opera sapevo di qualche dentista abusivo,
ma come avrei potuto immaginare l’esistenza di uno studio
condiviso da padre e figlio entrambi senza requisiti? Ho
ottenuto i numeri degli abusivi smascherati dai carabinieri sul
fronte medico: spaventosi. Quasi ogni giorno vengono scoperti
un dentista e un medico che non potrebbero esercitare la professione.
Ho preso nota, soffrendo.
Sono andato avanti. Ho indagato su varie attività economiche.
E sono saltati fuori i panettieri abusivi, i macelli abusivi, i
meccanici abusivi, i benzinai abusivi. I benzinai? Sì, ce ne sono.
Come ci sono discoteche e sagre abusive. Ho proseguito. Mi
sono dedicato ai taxi cercando di capire la dimensione dell’illegalità.
Non ho raccolto soltanto numeri impressionanti: ho
trovato sulla mia strada perfino tassisti senza la patente. Proprio
così: senza la patente. Mica solo loro però: ci sono anche
autisti di linee abusive di pullmini che ne sono privi.
Poi mi sono venuti incontro gli scuolabus irregolari senza
assicurazione. Ogni giorno ci sono bambini che viaggiano
su mezzi abusivi pericolosi e senza garanzie. Penso a loro e
sono turbato. Ma ho scoperto anche che i veicoli fuorilegge,
cioè senza l’assicurazione obbligatoria, sono stimati quattro
milioni, l’8 per cento di quelli circolanti. I loro conducenti,
almeno in una certa misura, sono potenziali pirati della strada:
non coperti da una polizza, nell’eventualità di un incidente
potrebbero preferire la fuga.
Sono andato avanti così per mesi, travolto dalle brutte notizie
scovate da una parte all’altra dell’Italia, dalle inverosimili
scoperte della guardia di finanza o del corpo forestale oppure
dei vigili urbani, dai cupi rapporti di varie organizzazioni, dalle
denunce di associazioni. Sono rimasto sbalordito da quello che
ho trovato. Non mi capacitavo.
Tuttavia nascondo il mio sconforto e propongo al Lettore,
come mi ero ripromesso, più casi possibili, documentati e dettagliati.
Uno attaccato all’altro: una raffica. Come è capitato a
me, qualcuno potrebbe, forse, sentirsi schiacciato dalla quantità
di storie. A parziale consolazione, posso dire che ne avrei
illustrate tante altre se a un certo punto non avessi dovuto consegnare
il testo. L’abusivismo pervade la società italiana.
Esagero? Purtroppo no. La mia inchiesta documenta la
capillarità del fenomeno. Il grande malaffare convive con una
miriade di infrazioni, violazioni e reati più o meno piccoli e
poco considerati proprio per la ridotta dimensione. Ma tutti
insieme rappresentano una pesante distorsione da vedere e di
cui rendersi conto.
Per evidenziare la capillarità, perciò, mi soffermo poco sui
traffici di rifiuti delle mafie, benché gravissimi, mentre descrivo
come in tutta Italia sorgano discariche abusive. Dentro c’è di
tutto, amianto compreso. Non mi soffermo sugli ecomostri tristemente
noti, ma porto alla ribalta gli innumerevoli casi in cui
il mattone selvaggio colpisce, arrivando anche ad accampare la
pretesa di affermare un assurdo diritto di farlo.
Segnalo i commercianti che lamentano l’invasione degli
ambulanti non autorizzati, ma pongo in primo piano i tanti
che invadono gli angoli più belli delle città con tavolini, stufette
e gazebo non autorizzati di rara bruttezza.
Testimonio l’allergia tutta italiana alle regole. E sottolineo:
tutta italiana. L’illegalità nazionale, è amaro metterlo in risalto,
è enorme e non è davvero sensato prendersela con gli extracomunitari.
I quali, a volte, sono anche vittime di racket italiani.
Parcheggiatori abusivi storici si ritirano subappaltando
delle aree a immigrati. La malavita prospera con la propria illegalità
e promuove quella degli altri.
L’abusivismo nelle sue diverse forme è un affare colossale
che ingrossa le grandi organizzazioni criminali in alcuni settori
prediletti, dai rifiuti ai giochi clandestini, ma procura anche
vantaggi a tanti. Alla fine del libro, tirando le somme, sono in
grado di stimare le attività svolte senza le autorizzazioni necessarie
per 42 miliardi nel 2014. Aggirando la legge, viene evitato
accuratamente anche il fisco. Gli abusivi alimentano una quota
significativa dei 130 miliardi di euro di evasione valutata, gravando
sui conti pubblici e sul livello delle tasse pagate al posto
loro dagli onesti.
Dilatano l’economia sommersa, provocando una grande fetta
dei tre milioni e 100.000 lavoratori in nero esistenti in Italia.
Scrivo questa cifra e mi chiedo come possa un paese civile tollerarla.
Non se ne parla come si dovrebbe. Non si reagisce come
si dovrebbe.
Un lavoratore su otto in Italia è invisibile. Uno su cinque
al Sud, dove il sommerso trionfa. Il Nord invece primeggia
per i professionisti senza titoli ed è una scoperta che ho fatto.
L’economia è squilibrata. La correttezza del mercato e la concorrenza
sono alterate.
Ma ci sfuggono tutte le conseguenze del fenomeno. Con
superficialità ci passiamo sopra. Le attività abusive, dalla pesca
di frodo agli estetisti, mettono a rischio la salute. Deviare un
torrente in modo indebito (racconto anche questo), costruire
una strada senza permessi o buttare giù alberi senza autorizzazione
significa creare pericoli per l’ambiente e rendere possibili
i disastri. Ma i morti delle alluvioni non ci insegnano mai
nulla. Del resto siamo anche capaci di procedere alle sepolture
abusive (leggere il primo capitolo per credere).
Naturalmente sono consapevole che qualcuno potrebbe ritenere
l’abusivismo determinato dall’abbondanza di regole. Ma
il fatto che le norme, secondo i casi, possano essere eccessive,
scritte male, applicate peggio o dirette a tutelare singole categorie
non può giustificare comportamenti che rappresentano
una minaccia per la salute, la sicurezza alimentare, l’ambiente,
la competizione economica e la giustizia fiscale. Che lo scuolabus
debba essere assicurato non mi sembra possa essere oggetto
di discussione. Che non si debba costruire in un parco nazionale
o sulla spiaggia è perfino ovvio (ma l’abusivismo edilizio
imperversa al ritmo di ventiseimila nuove unità in un anno).
C’è poi un tema delicato che impone una particolare attenzione.
Una parte circoscritta del fenomeno, fra l’altro quella più
visibile (ambulanti e parcheggiatori), vede in azione persone
in situazioni di disagio o di povertà. Descrivere i loro comportamenti
significa tentare di conoscere e quindi di capire.
Una società con l’aspirazione a essere più giusta non chiude gli
occhi, ma sa come intervenire o cerca di farlo nel migliore dei
modi, con sensibilità, con la forza della legge, con il proposito
di ridurre i bisognosi.
In fondo questo vale per tutti gli episodi raccontati e per
tutti gli scenari delineati poiché le pagine di Abusivi sono un
insopportabile, sconcertante elenco di ingiustizie.

(Riproduzione riservata)

© Chiarelettere

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Roberto Ippolito, scrittore e giornalista, ha conosciuto un nuovo successo con Ignoranti (Chiarelettere, 2013), denunciando il grave arretramento dell’istruzione e della cultura. In precedenza ha pubblicato con Bompiani i best seller Evasori (2008) e Il Bel Paese maltrattato (2010) e prima ancora è stato autore Laterza. Organizzatore di eventi culturali, è il direttore editoriale del festival letterario di Ragusa «A tutto volume» e di «Libri al centro», il primo evento di una settimana mai realizzato in un centro commerciale, Cinecittàdue a Roma, e l’ideatore di «Nel baule» al Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo nella capitale. Ha curato a lungo l’economia per il quotidiano «La Stampa». È stato direttore della comunicazione della Confindustria e delle relazioni esterne dell’Università Luiss, dove ha insegnato alla Scuola superiore di giornalismo.

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