Home > Recensioni > GIORDANO, di Andrea Caterini (recensione)

GIORDANO, di Andrea Caterini (recensione)

marzo 11, 2015

Pubblichiamo una recensione del romanzo GIORDANO, di Andrea Caterini (Fazi editore)

Il dovere di rinascere

di Giuseppe Giglio

Giordano è un guardiano notturno, che per pochi euro al mese sposta auto e furgoni in un sudicio e umido garage sotterraneo: dove qualche fighetto zeppo di alcol gli sgomma strafottente davanti, di ritorno da una notte brava; dove gli toccano i lamenti risentiti di chi, ancora assonnato, vorrebbe già essere fuori, sulla strada, per non arrivare tardi al lavoro. Ci finisce dopo una resa che arriva troppo presto, Giordano, in quella gelida e anonima gabbia: quando, schiacciato dalle tasse e dai debiti, non può più dar voce al proprio talento di abilissimo fabbro (contro il parere della moglie, aveva deciso di fare da solo, di non plasmare più il ferro sotto padrone, di conquistarsi una maggiore agiatezza), al «sogno di allestire grate e porte e pensiline e ferri di ogni forgiatura». E adesso, il corpo umiliato da un ictus, la sua vita sempre più diventa una «vita da rottame», in quel «sottosuolo» in cui spesso Giordano scivola nel vortice di una notte senza tempo, in quel «museo funebre» in cui – ridotto oramai «con le tasche vuote», e anzi «senza più le tasche», residuo di una società liquida e rumorosa (un «popolo che non sa più piangere in silenzio, non sa più pregare») che non lo riconosce più – vive un’assurda inesistenza. Come in un destino spezzato, come costretto ogni notte a «rinnovare il permesso d’asilo dalla vita». Mentre resta prigioniero di un cruciverba che pare senza soluzione, mentre si arrovella su un mazzetto di fotografie che non gli danno pace, e che adombrano un dramma famigliare: il tradimento di Marilù, l’amatissima moglie, che addirittura potrebbe aver subito il fascino di Sandro, «l’amico di sempre» di Giordano; anche lui fabbro, ma solo per necessità, e innamorato della letteratura (che vive come rivelazione, per non privarsi «della bellezza dell’espressione umana»). Quello stesso Sandro che pare abbia insidiato anche Diego, il figlio di Giordano: un ragazzo, ora adulto, che aveva lasciato il mestiere del padre scegliendo di dedicarsi alla filosofia, «per vanificare il peso di ogni volgarità».

Sembra una storia come tante, di tradimento e sconfitta, di fuga e solitudine, questa che Andrea Caterini sgrana nel suo Giordano. E invece questo romanzo – in poco più di cento pagine: misura aurea dell’apologo; e come accade nelle svolte fondanti – porge al lettore una scommessa vitale: il dovere di rinascere, di reinventare la felicità. Già a partire dal nome che gli dà il titolo: lo stesso del fiume evangelico del battesimo. E poi dai versi in epigrafe, sulle parole di Eliot: «E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, […] /di dire: “Io sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti, / torno per dirvi tutto, vi dirò tutto”». Ed è affidata, quella scommessa, ad una lingua di raffinata originalità, ma che parla a tutti: un incalzante amalgama di pancia e di pensiero, di dialettica filosofica che con delicatezza cerca il vivere quotidiano, e che subito coinvolge il lettore, come in un gioco di intelligenza attiva. Un amalgama impastato da Diego, l’io narrante, in un serratissimo dialogo che egli tiene con Giordano, suo padre, al tempo stesso coinvolgendovi gli altri personaggi. Una conversazione che procede per arte di immaginazione (è il figlio ad immaginare tutto per il padre), ma che pian piano – nel fitto gorgogliare di domande che pongono altre domande, nel continuo distillare di rigeneranti dubbi – restituisce luce ad un vissuto familiare oscurato dal silenzio verso l’altro, avvelenato dal tradimento di se stessi, dei propri sogni, prima ancora che nei confronti del compagno o del figlio. Una conversazione in cui il tempo di una sola notte (quella in cui realmente si svolge la vicenda narrata) si dilata sull’intera vita di Giordano, su quel che era stato il suo essere, il suo stare al mondo, fino al momento della caduta in quella grotta senza luce. E così accade, per esempio, che Giordano riviva – reiventandola, ricreandola, fondendo «esperienza e immaginazione in un solo incendio», così arrivando dove a suo tempo non era giunto – una notte in cui (lui e Marilù ancora ragazzi, appena sposati) sua moglie, dopo averlo sorpreso a ridere nel sonno, gli chiese cosa stesse sognando, avendone questa risposta: «Io e te eravamo bambini, giocavamo a raccogliere qualcosa da terra e la stringevamo nei pugni immaginando fosse un tesoro da custodire».

È un romanzo pervaso da una religiosità disarmante, Giordano: dove la colpa, l’errore, sempre cercano il perdono, la grazia. Quel perdono che è essenzialmente conoscenza e comprensione dell’altro, senza mai stancarsi di farlo. Quella grazia che di tale conoscenza è il frutto, la luce che il vivere ne guadagna. Tanto più se vengono – l’errore, la colpa – dall’eccessivo amore nei confronti dei propri cari. Tanto più quando proprio la ragione aiuta a capire che non tutto si può spiegare con la ragione, che si può essere disarmati davanti a qualcosa di più grande, e che la fragilità e la nudità dell’essere uomini cercano ascolto oltre le corazze dell’ipocrisia e della paura. Un romanzo religioso, dunque. E di ricche stratificazioni. Cristiano, anche. Ma di quella religiosità non stretta tra dogmi, che nasce dalla distruzione dell’egoismo, e che è dell’uomo che vive in mezzo agli altri uomini: dove un Lazzaro qualsiasi, pur se non crede nel Paradiso, può essere testimone della propria rinascita sulla terra, ricreando, reinventando ogni giorno la propria vita. Così (ri)trovando la felicità. E a proposito di felicità: «Bisogna immaginare Sisifo felice», dice Camus, davanti all’assurdo del vivere. E Caterini – che di Camus è un attentissimo lettore, e che ben sa che «è proprio dove finisce la logica che il romanzo ha senso» (sono parole di Sandro a Diego, nel loro conversare sulla vita) – proprio quell’esortazione di quel grande scrittore dell’esistenza sembra raccogliere. E farne testimonianza.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

LetteratitudineNews segue Lpels

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: