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LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (un estratto)

Mag 6, 2015

Pubblichiamo un estratto del volume LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (Italic Pequod)

Il libro
La felicità è facile. Perché sostenerlo se la realtà ci dice continuamente l’opposto? Diciannove racconti brevi o brevissimi, fugaci istantanee di un mondo dove, apparentemente, la felicità non esiste, esiste solo l’ironia delle cose che ci accadono: avvenimenti e circostanze spesso capaci di annientarci, talvolta di redimerci. In La felicità è facile Massimiliano Nuzzolo riesce, attraverso un caustico humour, dosato alla perfezione dal taglio raffi nato e sorvegliato della sua scrittura, a raccontare l’umano in tutte le sue sfaccettature, destando in noi le domande e le questioni più profonde. La sua forza sono i contrasti, gli ostacoli, i conflitti. Massimiliano Nuzzolo non provoca, non critica, non accusa, semplicemente racconta, semplicemente si diverte e cerca, riuscendoci, di far divertire anche noi. Quando ci mostra il male è per farci rimpiangere il bene, quando ci mostra la bellezza è per insegnarci a riconoscere ciò che bello non è, e a saperlo quindi evitare. I protagonisti di La felicità è facile sembrano avere tutti un’unica certezza: sì, voi leggete e vi divertite, ma di fronte alle miserie dell’essere umano non c’è proprio niente da ridere.

* * *

L’incipit del volume LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (Italic Pequod)

Fine della corsa

Da quel momento gli parve di muoversi
come un morto fra i morti.
Friedrich Dürrenmatt

La strada era buia e stretta. Bordata da due alte mura
che non avevano finestre. Lunga. Con un buco in mezzo
che emetteva una debole luce. Anche in quel buio lo
potevo vedere dalla mia posizione, un buco circolare
del diametro di due metri al massimo.
Avrei corso e una volta lì l’avrei scavalcato con un
salto.
Un semplice salto. Un buco. Un salto.
Respirai a fondo, un paio di minuti. Come un atleta
lasciai che la concentrazione salisse poco a poco in me.
Poi le mie gambe schizzarono veloci. Sembravo un fulmine.
Ma al momento opportuno, il momento previsto
per spiccare quel semplice salto, le suole delle mie scarpe
rimasero incollate al terreno. Non mi sollevai di un solo
centimetro.
Mi rovesciai dentro al buco.
Fu il cranio il primo a toccare. Con un colpo secco e
deciso sbatté contro il bordo di quel piccolo e profondo
buco. Emise il rumore di un guscio d’uovo che si rompe.
Le mani cercarono un appiglio. Inutilmente. Le mie
unghie scivolarono in qualcosa di melmoso. Smanacciai
l’aria convulsamente. Per un attimo.
Cominciai a precipitare. Il sangue ormai mi inondava
il volto. Ben presto toccai il fondo. Un volo di una decina
di metri, quindici al massimo, a giudicare dalla velocità di
caduta. E il pavimento mi accolse in un abbraccio solido,
spezzettandomi qua e là gli arti e la spina dorsale.
Un rumore sordo.
Fine della corsa.

* * *

Massimiliano Nuzzolo è nato a Mestre nel 1971. Ha esordito nel 2004 con il romanzo L’ultimo disco dei Cure. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di poesie Tre metri sotto terra (Coniglio editore). Esperto di musica e di culture giovanili, ha curato la raccolta di racconti La musica è il mio radar (Mursia 2010). Con Italic Pequod, nel 2012, ha pubblicato Fratture.

* * *

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