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Racconti della Val Dèmone

Maggio 11, 2015

“Racconti della Val Dèmone” di Enzo Salanitro

racconti della valdemone

di Alessandro Russo

Buongiorno, chiedo scusa ma avrei bisogno d’una piccola cortesia.
Potreste, per favore, attivare Google Maps sul vostro telefonino cellulare?
Sareste così gentili da avvicinarvi al piccolo puntino baciato dal sole, incastonato nel verde dei Nebrodi, mille metri sopra il livello del mare e lontano cento chilometri dalla città di Messina?
Orsù, tutti voi mi avete virtualmente raggiunto qui a Mistretta, uno dei borghi storici più fascinosi dell’intera isola Trinacria, un paese che ricorda un luccicante topazio popolato da cinquemila anime. In questo modo, soprattutto, scoprirete l’artista che ho di fronte in siffatto preciso istante. Ha egli sessant’anni e lo sguardo concentrato, si chiama Salanitro Enzo e insegna discipline pittoriche. Siamo or ora entrambi in mezzo alla quarantina di sue tele in bianco e nero esposte qua al numero tredici della via nazionale. Nato in codesto incantevole puntino, Enzo Salanitro sta a Catania da una vita epperò, preda d’una strana smania, di tanto in tanto nel suo paese d’origine ricompare. Poi un’inquietudine sottile lo butta fuori dalle mura natie fin quando gorgoglia in lui la nostalgia d’un nuovo ritorno. L’aspetto è mansueto e il viso paffuto con qualche pennellata di grigio attorno a tempie e orecchie: carichi d’urticante ironia son i suoi schizzi raffiguranti la nuova sfida. Un’originale rassegna dedicata al culto degli ex-voto, sarebbe a dire quella forma di gratitudine popolare a Domineddio per grazia ricevuta. Così, con estro e spirito critico, fugge dalle banalità il professore, racconta piccoli avvenimenti e restaura la cultura del territorio. La sua vivacità creativa lo porta ad assaporare daccapo favole udite da bambino e gustosi episodi di gioventù. Rievoca così in fila indiana leggendari resoconti di genitori, nonni, zii e vicini di casa: un fatto locale, trasfigurato con raffinata glassa e curiosità intellettuale, assume or dunque forma d’arte. Lungi da  mercificazioni, riproduce eventi reali e sublima quadretti elementari su ciò che il miracolato scampa; con tratti grafici fumettistici, rilegge la tradizione sicula in tema di credenze religiose sfociando talvolta nell’horror. Episodi cinti da malinconia e incantesimi segreti s’evolvono in questo camminamento illustrato un po’ cupo ma da degustare come una verace pietanza della Val Dèmone.
«I miei ‘racconti’ –svela l’artista mistrettese- nascono dopo aver attentamente osservato gli ex-voto del territorio e rappresentano miracoli immaginari fluiti di voce in voce. Dentro questi disegni realizzati solo con la leggerezza d’una penna c’è l’intera mia adolescenza con vicende ascoltate che divengono fatti reali. Le storie vere rappresentano la cruda sicilianità, quelle verosimili ricordano sogni grotteschi: eventi accomunati tutti dalla voglia di vivere.
Ritengo la fantasia uguale ad una magia che rende realizzabile ogni cosa: oggi, togliendo l’immaginazione non rimane poi molto. Narrando di cose allucinanti che sgorgano nell’universo fantastico dove nulla è proibito, da tempo accarezzo e annaffio l’idea di capovolgere luoghi comuni e certezze consolidate. A questo lavoro seguirà una pubblicazione dei miei studenti del liceo artistico Emilio Greco di Catania: tavole colorate e ricche di sarcasmo e miti legati all’ex-voto dei ragazzi, i fumetti».

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