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UOMINI E LIBRI di Mario Andreose

luglio 3, 2015

Uomini e libriPubblichiamo un estratto del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (Bompiani)

Lunedì 6 luglio, alle ore 19, a Catania, nella Corte del Castello Ursino, promossa dal Comune di Catania, avrà luogo la presentazione del volume di Mario Andreose (direttore letterario della RCS Libri e collaboratore della “Domenica” del “Sole 24 Ore”), “Uomini e libri”, edito da Bompiani. Converseranno con l’autore Giuseppe Di Fazio, responsabile della cultura de “La Sicilia”, e Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, leggerà brani dell’opera Pippo Pattavina. Attivo da decenni nell’editoria, Mario Andreose, forte della lezione di Alberto Mondadori prima e di Valentino Bompiani poi e delle esperienze di un mercato in evoluzione acquisite nelle fiere di Francoforte, New York, Londra, Parigi, Gerusalemme, traccia, con lucida e elegante scrittura, l’appassionante itinerario di decenni di avventure editoriali a fianco di Sciascia, Bufalino, Moravia, Eco, e gli incisivi ritratti di scrittori fra i più amati, come Faulkner, Mann, Steinbeck, O’Connor, Camus, Gide, Saint-Exupéry. Storie di un’esistenza, la sua, trascorsa a curare le parole altrui.

Invito Mario Andreose

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Le prime pagine del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (per gentile concessione della Bompiani)

Giovani di belle speranze

di Mario Andreose

Foto Mario Andreose

A Milano, tra la fine degli anni cinquanta e i
primi sessanta, arrivavano da ogni parte d’Italia
tanti giovani di belle speranze fiduciosi di dare
concretezza ai propri sogni e aspirazioni. Io ero tra
quelli. Certo, non sempre le mete corrispondevano
alle vocazioni di partenza: c’erano bravi poeti trasformati
in copywriter di successo, artisti e architetti
che si sdoppiavano come grafici, attori in attesa
di scrittura e intanto rappresentanti di commercio.
Il mio sogno era di entrare in un giornale,
mi piaceva “Il Giorno” di Gaetano Baldacci, di
Bocca, Brera, Citati, Arbasino ma ho trovato prima
posto in una casa editrice rispondendo a un’inserzione
e superando una prova di correttore di bozze.
Ovviamente l’editoria dei libri era la seconda
soluzione auspicata e già campavo di collaborazioni
ottenute per lo più bussando alle porte degli
editori dei libri che avevo più amato. Ma a volte
bastava sedersi al Jamaica o nelle osterie di viale
Bligny, allora epicentri di aggregazione del mio
nuovo mondo, e incontrare il traduttore blasonato
e pigro che ti dava qualche capitolo per aiutarlo a
contenere il ritardo e che poi ti serviva a ottenere
un libro da tradurre tutto da solo.
Ma la mia avventura al Saggiatore di Alberto
Mondadori è tutta un’altra storia e non ha nulla a
che vedere con i racconti di Bianciardi e di Parise,
anzi. Alberto si era circondato di alcuni tra i più
acuti protagonisti della cultura italiana, per di
più volti a privilegiare discipline quasi del tutto
estranee fino a quel momento alla nostra scuola e
università. Lavoravi quasi sempre con il gusto della
scoperta e ti sentivi paradossalmente, felicemente
indispensabile. Tutti gli altri, anche i pochi redattori
interni, avevano ben altro a cui pensare, così
mi sono messo a fare quello che nessuno faceva.
Correttore, poi aiutoredattore, poi junior ecc., per
avere migliore consapevolezza delle esigenze del
lavoro redazionale, andavo dai compositori di mono
e linotype, dai montaggisti con il piombo e con le
prime lastre incise, dai tipografi con le belle macchine
piane e le prime rotative, nelle legatorie odorose
di colla che ai vecchi torchi andavano sostituendo
meccanismi di automazione sempre più
veloci. E poi, meraviglia e choc, il magazzino dei
libri, un’immensa cattedrale a più navate costituite
dalle “isole” di volumi, tra i cui corridoi ronzavano
incessantemente come formiche operaie innumerevoli
carrelli elevatori. Qui, addentrandomi nel
significato di cartelli e simboli esposti, ho potuto
riflettere per la prima volta sullo scarto esistente
tra quantità prodotta e ricezione effettiva del mercato,
perché se una gran parte di quei libri era in
partenza per le librerie, un’altra ne faceva ritorno,
invenduta.
La crisi energetica dei primi anni settanta obbliga
a nuove strategie industriali, le aziende ripensano
gli assetti organizzativi secondo modelli, non
sempre felici, d’importazione. Alcuni editori, ma è
solo l’inizio, passano la mano, così che si avvia il
processo di concentrazione in gruppi, le nostre
carriere ne sono di conseguenza influenzate, nel
bene e nel male. Fior di intellettuali si trovano
paracadutati come dirigenti in posti di responsabilità
che richiederebbero anche una competenza
gestionale, ma nessuno gliel’ha trasmessa perché il
vecchio modello prevedeva un unico padre padrone
e il risultato era per lo più affidato alla buona
sorte. La cattiva sorte finale del Saggiatore mi ha
spinto verso la Mondadori, a Verona, dove per
qualche anno mi sono occupato di coedizioni e libri
per ragazzi, una salutare diversificazione sia in
termini di esperienza sia di iato con una situazione
che aveva lo stigma del fallimento. Poi il ritorno a
Milano, con la mediazione di Erich Linder, come
direttore della Divisione Libri del gruppo Fabbri
che comprendeva editoria di varia e scolastica e,
successivamente, anche le case editrici Bompiani,
Sonzogno ed Etas. Non sono mancate riorganizzazioni
a seguito di cambio di proprietà che hanno
modificato il mio campo d’azione, magari in con-
testi nuovi a integrazione di una pratica editoriale
alquanto variegata.
Oggi l’editoria continua ad attrarre i giovani, che
arrivano a proporsi con una preparazione postuniversitaria
ottenuta in master dedicati, con opzioni
per i diversi mestieri. Il lavoro più ambito rimane
quello editoriale puro, da editor, che nelle società
primitive corrisponde al nobile ruolo del cacciatore.
Ma quando mi capita di parlare con i nuovi
aspiranti cerco di fargli capire che vendere non è
meno importante di comprare, e non solo nel ricordo
della visita al magazzino.

(Riproduzione riservata)

© Bompiani

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