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ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

settembre 16, 2015

ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

Domani sera (giovedì, 16 settembre), su Letteratitudine, pubblicheremo un estratto del primo romanzo della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza” (appena pubblicato per Fazi editore, traduzione di Manuela Francescon)

Elizabeth Jane Howard, prolifica scrittrice inglese (Londra, 26 marzo 1923 – Bungay, 2 gennaio 2014), fu figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo. Ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis (padre di Martin Amis). Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Ha al suo attivo la pubblicazione di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con un milione di copie vendute. Nel 2014 Fazi Editore ha pubblicato il suo romanzo “Il lungo sguardo“. Dal 10 settembre, sempre per i tipi di Fazi, è in libreria il primo dei cinque volumi della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza“.

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martin-amis-elizabeth-295850Martin Amis ha avuto modo di raccontare del suo rapporto con Jane (la sua eccezionale matrigna, qui nella foto tra lui e il padre Kingsley) in un articolo pubblicato sul Mail on Sunday e interamente disponibile, con traduzione in Italiano, sul sito di Fazi editore. Aveva 13 anni, Martin, quando cominciò a capire che il rapporto tra i suoi genitori (Kingsley e Hillary) era destinato a rompersi. «Sai che tuo padre ha un’amante a Londra?!» gli aveva detto Eva Garcia, la loro bambinaia-governante.

In seguito Martin con il fratello Philip sarebbero andati a vivere con Kingsley e Jane. “Ero diventato un perdigiorno semianalfabeta“, scrive Martin Amis, “un fannullone il cui interesse principale consisteva nel bazzicare i luoghi dove si piazzavano scommesse (e dove la mia specialità era prevedere il piazzamento all’incontrario delle corse dei cani, il che la dice lunga). Fu Jane a prendere l’iniziativa. Lei era sempre stata sinceramente portata alla filantropia ed era fortemente attratta dai perdenti e dalle anatre zoppe. Da coloro, per dirla con le sue parole, che «conducevano vite spaventose». Le piacevano gli obiettivi, gli incarichi, i progetti. A differenza di entrambi i miei genitori lei era organizzata. Philip era di gran lunga più sfrontato e di gran lunga più ribelle di me. Non restò molto nella casa elegante e raffinata di Maida Vale. Ma io ero indeciso, mi sentivo confuso, e capitolai. (…) Quando Jane iniziò a occuparsi di me, avevo in media un O-level (livello ordinario) l’anno, e non leggevo altro che fumetti, più un po’ di Harold Robbins ogni tanto e i brani più lascivi de “L’amante di Lady Chatterley”. Da poco avevo sostenuto un A-level in inglese – unica materia nella quale davo segno di qualche vaga promessa – ma non ero passato. Dopo soltanto un anno di tutoraggio di Jane, mi ritrovai altre sei o sette O-level (compreso latino, imparato da zero), tre A, e una borsa di studio per Oxford di secondo livello. Niente di tutto ciò sarebbe accaduto senza l’energia e la determinazione di Jane“.

NPG x12159; Elizabeth Jane Howard by Madame Yevonde«Sono la tua “eccezionale matrigna”»: è questa la frase che Jane dice a Martin, dopo che lei e Kingsley si furono sposati nel 1965 (il loro rapporto si sarebbe chiuso nel 1980). “Ed era vero“, sottolinea Martin. “Era “eccezionale” nel senso di “straordinariamente e soddisfacentemente buona”.

Per motivi che senza dubbio risalgono a un’infanzia triste“, continua Martin Amis nel suo articolo, “Jane aveva un bisogno disperato di affetto. Ma, al tempo stesso, fece sempre scelte disastrose in fatto di uomini. In realtà mio padre, fonte di gioia e di dolori, probabilmente fu il migliore del suo carniere, nettamente al di sopra dell’orribile collezione di ciarlatani, teppisti e mascalzoni. E quindi forse, in definitiva, è Colin (il di lei fratello minore) che, in modo onorevole, ha ricoperto il ruolo di grande amore nella vita di Elizabeth Jane Howard“.

Consigliamo la lettura del seguente articolo (di Aida Edemariam apparso il 9 novembre 2013 sul «Guardian», in cui Elizabeth Jane Howard, si racconta): Elizabeth Jane Howard: «Non ho mai pensato che Kingsley Amis fosse migliore di me come scrittore»

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GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard – La saga dei Cazalet
Fazi editore, 2015 – Traduzione di Manuela Francescon

È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.
Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

La prosa sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti.

Domani, su Letteratitudine, pubblicheremo un estratto del romanzo.

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