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QUANDO IL GRIGIO DIVENNE VERDE E VICEVERSA

settembre 25, 2015

Santino Mirabella 1QUANDO IL GRIGIO DIVENNE VERDE E VICEVERSA di Santino Mirabella (Algra editore)

Il volume sarà presentato il 2 ottobre 2015, a Catania, c/o Il Centro Fieristico “Le Ciminiere”, padiglione C3, sala C3

di Alessandro Russo

Mentre Oriana, Matteo e Carola rincorrono felici una sfera di gomma in giardino, li osservo e sfoglio l’ultima fatica editoriale di Santino Mirabella. I miei tre campioncini trotterellano contenti sull’erba e io sorrido con loro; poi m’interpello sui reali interesse del gioco del calcio e divengo serio. Quando il grigio divenne verde e viceversa (Algra Ed, pg 184, € 25) è un viaggio nel mondo di un pallone che ha perso immortalità, mistero e poesia. L’autore, giudice del Tribunale, aedo e romanziere catanese, rivive la sua prima volta dentro il vecchio Cibali. Il bambino prova uno stupore indescrivibile; i suoi occhi ammaliati scorgono un oceano verde con onde immobili. Un’enorme distesa odorosa del profumo dell’erba, un gigantesco prato increspato da rettangoli a strisce bianche e vari disegni astrusi. Babbo gli stringe forte la mano e lo tiene appiccicato a sé come una sottiletta: l’atmosfera si fa elettrizzante. Mille bandiere colorate dal rosso fuoco dell’Etna e dall’azzurro del mare s’agitano al vento. Contemporaneamente l’altoparlante intona ‘Torrisi supermiscela, un dolce segreto in te si cela’ e poi è il turno del variopinto inno di Natalino Otto. ‘Lo stadio è già gremito, la folla è già esultante, tra poco lo squadrone scenderà. In maglia rossazzurra, con stemma l’elefante, questo è il Catania della serie A. Forza Catania, passa subito all’attacco perché è tempo di segnar. Dalla mezzala al centro, con mezza rovesciata e una pallonata in rete arriva già! Gooool’  
Gli scarpini bullonati di valorosi paladini stanno adesso per calpestare la smisurata tavola da biliardo. Il primo a far capolino è l’attaccante Aquilino Bonfanti; indossa la consueta casacca a righe verticali con l’undici cucito alle spalle. Lo tallona il portiere Rino Rado con guantoni grigi in mano e magliettina nera girocollo a bordi rossi e azzurri. Pochi secondi e dal sottopassaggio si materializzano i gemelli del gol L’uno è l’infallibile cecchino che calza il trentotto: Giampaolo Spagnolo, per tutti Spagnoletta. L’altro, Claudio Ciceri, ha barba incolta, zazzera bionda, andatura dinoccolata e calzettoni alla cacaiola. Dietro di loro saltella con eleganza il gigante Cantarutti; lo stadio intero osanna ‘Aldo, Aldo’ eppure lo sguardo del bomber rimane glaciale. Frattanto, con un sacchetto di sale in mano, il presidente Massimino si posiziona dietro la porta avversaria. Ce l’ha coi portoghesi e urla come un forsennato: ‘Tutti gli spettatori tutti, per primi i giornalisti, devono pagare il biglietto.‘ Orbene, l’incasso langue e la carta stampata lo attacca feroce più d’una leonessa. In quest’instante sta per seder in panchina mister Egizio Rubino. Pare un gentleman inglese: è sempre pronto a stemperare gli animi senza bisogno d’alzar mai la voce.
Oggi però i ricordi di chi è più grandicello stanno per essere relegati in un passato sotterrato. D’altronde, oggi il calcio è morto !
Santino Mirabella 2Lo hanno ucciso i procuratori, le pay-tv, i fondi d’investimento, le scommesse e l’immoralità di dirigenti come Nino Pulvirenti.
«‘Quando il grigio divenne verde e viceversa‘ –ribadisce Santino Mirabella- significa un balzo all’indietro nei valori di uno sport che è riuscito a sfaldarsi moralmente più velocemente della stessa società. Ma soprattutto significa vedere i propri sogni e decidere di camminarvi accanto, di accompagnarli in modo da poterli toccare. E regalarli al bambino che vivrà sempre in noi. Quando un “intellettuale” (con mille virgolette) parla, scrive o racconta di sport, tutti sono lì a storcere il naso, perché… non è elegante, non è fine. O, peggio, non è ‘intelligente’. Come se le passioni, le spensierate avventure con gli occhi e con la mente non possano sposarsi, oltre che col cuore, anche con il cervello. Ma, certo, soprattutto è il cuore che parla. E quando ci rivediamo imbambolati davanti ai nostri sogni da ragazzi, con gli occhi lucidi per l’odore dell’erba o il rumore secco di una pedata ad una palla, non sappiamo dir nulla di noi che non sia un silenzioso sorriso ad occhi socchiusi. Rivedendo così i nostri eroi di un mondo che (a differenza di loro) non c’è più; e scoprire che sognavano come te, solo un passo avanti. È per questo che ho voluto regalare a me e a tutti i ragazzi come me questa partecipazione emozionale, questo sogno a colori, dopo essere stato sognato in un bianco e nero affascinante.»

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