Home > Brani ed estratti > L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (un estratto)

L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (un estratto)

ottobre 29, 2015

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (Giraldi, 2015). A seguire, l’introduzione del libro firmata da Camilla Ghedini

L’Amore Cattivo, estratto capitolo Uno, pag 7-8-9

             E accade all’improvviso, tutto insieme, la serranda del garage che
si alza, il fremito, il sussulto, non c’è tempo per pensare troppo.

Non c’è tempo per niente, l’erosione dei minuti è scandita dai passi composti e ritmici, dalla sua pelle che, nell’attesa, diventa rossa d’apprensione, imperlata di un sudore gelato.

            Deve sistemare i cuscini sul divano, ordine perfetto, colori in gradazione, la bottiglia per l’aperitivo, il ghiaccio già pronto, i libri d’architettura uno sopra l’altro, l’ultimo aperto, le luci abbassate, la musica, il volto mansueto, le mani ferme, non una traccia di polvere,
nessuna sbavatura, andrà bene, ripete, andrà tutto benissimo.

L’amore feroce, quello delle bestie selvagge.
Che scortica, taglia, incide.
Quello storto, che diventa crimine.
L’aveva conosciuto troppo presto.
Le era rimasto addosso come un’ustione.
Nora appoggiò il naso al vetro della finestra come faceva da bambina e nell’alone disegnò una stella e una ballerina triste.
L’interno di un carillon antico.
Quelli con musica e movimento. Meccanismi perfetti, così diversi dalla vita.
Che si inceppa in un istante, si scombina.
I carillon funzionano sempre. Li rompe solo l’incuria.

La neve si era affacciata durante la notte stendendo un velo bianco sui tetti. Si era alzata a guardarla due volte, svegliandosi di soprassalto.
Creature leggerissime danzavano sulla città addormentata, illuminate dai lampioni e dai fanali delle macchine.
Aveva pensato di mettersi a cucinare. Preparare una torta. Portarla al lavoro al mattino, sorprendere i colleghi. Le piaceva cucinare di notte. Scombinare la cucina, domare l’insonnia creando. Un suggerimento della zia Eloisa, tanti anni prima. Talmente tanti da non metterli a fuoco. Ma il consiglio era giusto. Muovi le mani se sei agitata. Crea, se non dormi, non perdere tempo.
Dormire era difficile con il tempo cambiato, l’atmosfera gelida intorno. Bianco il cielo e il paesaggio. Cucinare serviva a rilassarsi. Lasciarsi andare agli impasti. Raccogliere grumi e rimasugli. Ma le mancavano ingredienti importanti, così era tornata a dormire. A provare, girandosi da ogni lato, bevendo ogni tanto un sorso d’acqua. C’erano notti che non miglioravano. Arrivavano tutti i ricordi, con la neve e l’infanzia, con la gola secca e gli occhi umidi, con quella sinfonia struggente che sentiva avvolgerla quando la sua mente tornava alla ragazzina che era stata.
Magra, fragile, maltrattata. In bilico. Intrappolata in una storia non sua. Maltrattata nel corpo, in quell’estraneo invadente.
La neve di Milano aveva una consistenza tutta speciale, lei ne ricordava una diversa. Da piccola l’aspettava con ansia insieme ai suoi compagni di scuola, ci giocavano fino a congelarsi le mani. Dietro di loro lasciavano interi mondi di pupazzi bianchi e fortini plasmati da chi aveva i guanti più resistenti. La neve disponeva alla creazione. Adesso era al lavoro ma si distraeva con niente in quei giorni di freddo e ricordi. C’erano finestre troppo grandi, ed era ancora tutto bianco. Fu inevitabile pensare ai genitori lontani e al paese soffocante dove era cresciuta che le riapparve davanti all’improvviso: rivide ogni angolo in sequenza, come un film troppo lento. Le case color ocra, la strada principale, gli anziani sulla panchina, la drogheria delle meraviglie, le corse, la fatica dei doposcuola, la chiesa, lo spaccio, la loro villetta.

La casa di Eloisa, le paste della domenica, le more. Morse l’unghia del pollice destro con lo stomaco ribaltato e la nausea mischiata alla paura.

– Dove vai oggi?
– A fare i compiti da Claudia. Mi vieni a prendere mamma?
– Figurati. Ho l’emicrania. Vai e lasciami perdere. Se ti sporchi, laverai a mano i tuoi vestiti appena tornata.
– Ma…
– E verrò personalmente a controllare che tu ti faccia una doccia. Con quella Claudia ti riduci in modo indecente. Vattene ora.
Le voltò la schiena con la sua compostezza tragica. Quella schiena magra e dritta. Proporzionata e feroce, che si squarciava in sussulti nei momenti più neri. Si allontanò senza aggiungere altro.
E lei se ne andò correndo, già in fuga. Si rivide, nitida, ferita, troppo giovane e fragile.

(Riproduzione riservata)

©  Giraldi editore

* * *

L’introduzione a L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (Giraldi, 2015)

di Camilla Ghedini    

Finalmente un libro in cui il sentimento universale, l’amore, viene trattato al femminile, attraverso una categoria tanto semplice e infantile quanto autentica, la cattiveria. Quella usata dai bambini per ‘capire’ e ‘giudicare’ il mondo: «Mamma il mio amico è buono, mamma il mio amico è cattivo». Dove nell’aggettivo ‘cattivo’ c’è tutto ciò che attiene all’istinto: la diffidenza, la paura, il buio, il freddo, l’ansia, la perdita di controllo, il bisogno di rivedere la luce e trovare la mano del genitore cui aggrapparsi. La stessa luce che da adulti equivale al bisogno di vivere l’amore in una completezza che forse non esiste. E allora si cede, si deroga, si rinuncia ogni giorno a pezzetti di sogno pur di dividere la propria vita con qualcuno, pur di avere l’illusione di essere una coppia che chissà perché nell’immaginario collettivo equivale alla perfezione, quando più spesso è solo l’incontro tra solitudini e frustrazioni in un tentativo maldestro e malsano di incastro. E così, nella ricerca della ‘stabilità’, ci si avvicina al precipizio. E così, l’aggettivo cattivo assume l’accezione di ambiguo, perverso, ossessivo, maledetto, violento, criminale. Con un ritmo incalzante, Mazzucato ci trasporta nel disagio e nella disumanità. Non solo dentro la ‘testa’ e il ‘cuore’ dei protagonisti, ma dentro le nostre stesse viscere. Mazzucato, mette in stretta relazione l’età adulta con l’infanzia, palesando – seppur non dichiarandola e lasciandola all’intuizione e alla sensibilità del lettore – una verità sacrosanta: se non ti sei sentita amata dalla mamma, non ti sentirai mai veramente amata da nessuno; se non ti sei sentita bella per la mamma, non ti sentirai mai abbastanza bella per nessuno; se non ti sei sentita abbastanza per fare felice la mamma, allora non potrai mai rendere felice nessuno; se la mamma è stata cattiva, allora non potrai mai riconoscere davvero la cattiveria degli altri, perché in qualche modo ti sembrerà normale, giusta, addirittura – purtroppo – meritata. Questo romanzo ci porta ‘oltre’ l’amore, ci riporta al suo ‘inizio’, là dove tutto nasce, in un rincorrersi di ‘mai’ che si cristallizzano in ‘sempre’. Ci fa capire che se ci imbattiamo nell’amore cattivo, è perché nell’età che dovrebbe essere dell’incanto qualche ingranaggio emotivo è saltato. Certo, non bisogna generalizzare, perché si può essere figlie amatissime e cadere nelle grinfie di un dannato. Così come si può essere figli educatissimi e trasformarsi in dannati. Però è vero che la cronaca, quando ci consegna fatti oggi derubricati alla voce ‘femminicidio’, si concentra sulla coppia, un tempo forte e invidiabile e poi all’improvviso…. Basta ascoltare le interviste fatte ai vicini di casa, che paiono sempre gli stessi e ripetono frasi retoriche e standard, del tipo «chi l’avrebbe mai detto, erano così affiatati, qualche litigio, come tutti». Il fatto è che la verità di un amore cattivo non va cercata solo lì, alla fine, all’epilogo, qualunque esso sia. Va indagata prima, al tempo in cui si è formata la nostra personalità, quando la realtà si divide in due principali categorie ‘buono’ e ‘cattivo’. Che poi, da ‘grandi’, si articolano in ‘giusto’ e ‘ingiusto’. E allora, l’amore cattivo è anche profondamente ingiusto.

* * *

La scheda del libro
Un’antica ferita, la paura, il bisogno d’amore. Nora è una donna in fuga: dalla famiglia, dal suo paese di provincia, da Bologna dopo gli studi. Approda a Milano dove si sforza di dare senso alla sua vita. Ha un lavoro che ama nel campo pubblicitario e delle amiche fidate, ma è sola, spaesata, disturbata da un passato pesante. Violenze, rabbia, urla, litigi, solitudine. Vive in difesa, sentendo sempre di non essere abbastanza. Si mimetizza, osserva la vita attorno senza viverla davvero. Anche per questo le è difficile aprirsi all’amore e fidarsi di un uomo.
Ma un giorno, in una libreria in stazione Centrale, accade. L’illusione di un amore possibile, di una felicità a portata di mano. Incontra Alessandro, colto, raffinato, sensibile. Alessandro le fa cadere ogni difesa, e Nora sente forse per la prima volta il calore che può dare una relazione intensa, emozionante, inaspettata. Si fida da subito. Si illude. Ben presto però Alessandro inizia a mostrare lati nascosti della sua personalità: è possessivo, geloso, manipolatore, maniaco del controllo e violento. Nora ricade nel baratro della violenza, soprattutto psicologica, e tra resistenze antiche e fragilità emotiva tenta di reagire e non sottomettersi, si ribella a questo “amore cattivo”.
Viviamo con lei il tormento, la paura, l’indecisione, i ripensamenti, i meccanismi mentali che si azionano di fronte ai ricatti emotivi, al controllo possessivo, ai sentimenti contrastanti, alla difficoltà di svincolarsi da un’illusione d’amore.
Un libro doloroso e intenso, un viaggio all’interno del cuore e nella mente di una donna che sa riconoscere che l’amore spesso può essere qualcosa di tutt’altro che buono.

* * *

Francesca Mazzucato è scrittrice, traduttrice e consulente editoriale, laureata in lettere e specializzata in biblioteconomia. Si occupa da anni del corpo, delle sue mutazioni e rappresentazioni. Scrive di new media, erotismo, viaggi. Ha pubblicato innumerevoli romanzi, saggi brevi, racconti. Ricordiamo: Hot line, storia di un’ossessione (Einaudi 1996); Train du rêve (Giraldi 2005); Confessioni di una coppia scambista (Giraldi 2006); Confessioni di un alcolista (Giraldi 2007); Autobiografie pornografiche (Giraldi 2010); Lettera d’amore a Bertrand Cantat (Giraldi 2010); Lo svizzero (Giraldi 2011); Nuove confessioni di una coppia scambista (Giraldi 2012); il dittico Piccole varianti sulla fine di un amore e Partitura (Giraldi 2013); Santiago Calatrava, l’architettura sintesi di tutte le arti (Historica 2015). Cura un blog letterario su D. di Repubblica e su Cultora.it. È tradotta in Francia, Germania, Grecia, Spagna e USA. Collabora a magazine, siti internet e riviste letterarie italiane e straniere.

 

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: