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I 40 ANNI DI TUTTOLIBRI

ottobre 31, 2015

Tuttolibri 40 anniI 40 ANNI DI TUTTOLIBRI

Letteratitudine augura buon compleanno a TUTTOLIBRI in occasione del quarantesimo anniversario della nascita.

Un traguardo importante per lo storico supplemento settimanale culturale del quotidiano La Stampa, nato il 1º novembre 1975 per iniziativa del direttore di allora Arrigo Levi e del suo vice Carlo Casalegno.

In primo piano gli auguri del Presidente Mattarella che sottolinea come Tuttolibri abbia “accompagnato e, per molti versi, segnato la vita culturale del nostro Paese in anni di grandi e impetuosi cambiamenti. Basterebbe citare il lungo elenco di personalità della letteratura, del giornalismo, della storiografia della politica, della filosofia ospitate nelle prestigiose pagine per comprenderne il rilievo e l’incidenza nella cultura italiana”.

Nel numero di Tuttolibri oggi in edicola sono stati ripubblicati l’editoriale di apertura di Arrigo Levi (uscito nel primo numero del supplemento) e la storica intervista che Pier Paolo Pasolini rilasciò (a Furio Colombo) poche ore prima della sua morte (pubblicata nel secondo numero del supplemento).

Nell’editoriale di apertura Arrigo Levi rivendicava l’affinità «a una certa idea della cultura, ma anche a una certa idea dell’Italia e di come una società si sviluppa: il libro è un momento essenziale di ogni crescita civile». Il primo fascicolo della rivista ospitava un’intervista a Eugenio Montale (sulla funzione della poesia nella società moderna) e una con Alberto Moravia sulla scrittura civile. Il numero d’esordio ottenne lusinghieri risultati di vendita: 130.000 esemplari in prima tiratura, seguiti da una seconda tiratura di 30.000 copie.

Sul secondo numero apparve una breve (storica) intervista di Pier Paolo Pasolini con Furio Colombo, che acquisì una vastissima risonanza in quanto il poeta friulano morì tragicamente la notte stessa dopo averla rilasciata. Sulla scia del clamore riscontrato dalla scomparsa del celebre intellettuale, il numero 2 di Tuttolibri uscì in 177.000 copie, presto esaurite, che rimasero il record assoluto del periodico.

Una novità che caratterizzò il settimanale fu la classifica dei libri (affidata alla Demoskopea, compiuta per la prima volta con criteri scientifici).

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L’ARTICOLO DI MARIO BAUDINO

di Mario Baudino

Quando nacque Tuttolibri, 40 anni fa, si pubblicavano in Italia 17 mila titoli l’anno, e sembravano già molti. Arrigo Levi, direttore de La Stampa che ideò e volle fortemente la nuova rivista di libri, lo sottolineò nell’editoriale d’apertura, che verrà ripubblicato sabato 31 ottobre col numero dedicato alla ricorrenza. Già sembravano tanti. Oggi sono diventati circa 60 mila, e il nostro settimanale è ancora lì, a fare il suo lavoro. Sono giorni di festa per il giornale, che celebra un anniversario importante non solo per gli enormi cambiamenti intervenuti in Italia, ma anche per quelli che l’informazione culturale sta fronteggiando.
Ieri sera, al Circolo della Stampa, ne hanno parlato con molti ospiti il direttore Mario Calabresi, il responsabile del supplemento Bruno Ventavoli e un grande giornalista come Furio Colombo, che intervistò Pier Paolo Pasolini proprio alla vigilia della morte, e pubblicò il suo «pezzo» sul secondo numero di Tuttolibr i, l’8 novembre 1975. Con loro Sandro Rosa, presidente del Circolo, e fra i primi redattori, allora, di un gruppo dove il più anziano, Vittorio Messori, aveva come ha ricordato egli stesso in un messaggio di saluto, 34 anni.
Erano giovani, in un’Italia che sembrava avviarsi alla catastrofe, e puntavano tutto sulla cultura, il confronto, la discussione.Tuttolibr i era «nuovo» per molti aspetti, non solo questo. Lo era graficamente, e soprattutto nel porgere un nuovo tipo di informazione, raccontando i libri, il mercato, l’editoria, i poeti e gli scrittori. Prima d’allora in Italia le riviste letterarie erano altra cosa: certamente di grande qualità, ma dirette a un’élite che in teoria sapeva già tutto quanto accadeva in libreria. Sull’esempio del mondo anglosassone, invece, Tuttolibri si rivolgeva a un pubblico ormai «di massa», per usare un termine che allora non aveva grandi connotazioni positive, mentre l’editoria stava rapidamente cambiando, il panorama si trasformava e il Paese, nonostante la crisi politica, nonostante gli Anni di Piombo, si stava modernizzando.
Fu da subito una bussola. «Nella mia esperienza di lettore, ha rappresentato una guida al cibo della mente» ricorda l’assessore torinese alla Cultura, Maurizio Braccialarghe. La nascita di Tuttolibri concise del resto con un momento storico «in cui La Stampa ha avuto una funzione molto importante nella vita civile – dice Furio Colombo -, consistente nel tentativo di tenere insieme il tessuto connettivo del Paese».
Fu una battaglia da cronisti di libri, una pedagogia reciproca tra giornalisti, librai, lettori, editori. Allora, sono ancora parole di Colombo, «l’idea di Arrigo Levi mi sembrò di grandissimo coraggio: la cultura come trincea, sacchetti di sabbia intorno alla vita pubblica che si stava frantumando». E oggi? Il compito diTuttolibri è sempre stato quello di offrire prospettive di orientamento, ragiona Ventavoli, e nel mare immenso della produzione libraria serve più che mai un bussola. Ma c’è altro, non basta più «cercare libri che val la pena di leggere». C’è il web, che ha trasformato chiunque lo desideri in uno scrittore, ha creato un universo nuovo. I mondi sono diventati permeabili, «la sfida di Ttl e dell’informazione culturale è di mettersi al centro di questa circolarità».
Un settimanale nato nell’era della carta ha vinto la crisi degli ultimi anni che ha investito proprio la carta stampata. Ora le cose vanno meglio, come ricorda Mario Calabresi, ma ci sono stati periodi in cui «8 pagine intere per parlare di libri erano un lusso cui sembrava di dover rinunciare. Sono contento di non averlo fatto», dice, anche perché «è un pezzo fondamentale nel Dna di una testata come la nostra». C’è stato un passaggio storico difficilissimo «ma vedo con orgoglio che nelle librerie più remote ci sono, ritagliate e appiccicate, le nostre recensioni».
Quarant’anni sono tanti, una lunga avventura che non è finita. «Il giornalismo è qualcosa di più di un lavoro. È una passione che dà senso alla vita», manda a dire Arrigo Levi. Una passione che non finisce. C’è qualche sorpresa, più d’una, sulla rampa di lancio. Che riguarda il web e non solo. Tenetevi pronti.

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