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CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (un estratto)

novembre 3, 2015

Pubblichiamo un estratto del romanzo CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (Rizzoli)

I

New York, undici anni dopo

L’aria che si respirava al 3280 di Broadway, sede della Manhattan
North Homicide Squad, quando un probabile assassino usciva
su cauzione era sempre la stessa: un forte senso di scoramento
misto a una rassegnazione fin troppo nota. Tutti i poliziotti erano
di pessimo umore. Si salutavano a malapena, non si attardavano
davanti alla macchina del caffè e cercavano qualsiasi scusa
per uscire a fare qualche commissione. Anche il comandante del
distretto, l’assistente capo Hoffman, aveva chiuso la porta del
suo ufficio e tirato le tendine: un segnale molto chiaro per dire
che non voleva essere disturbato se non per situazioni di assoluta
emergenza.
Quando il detective Peter Makarov fece il suo ingresso negli
uffici della Omicidi, sentì immediatamente che qualcosa non
andava. Aveva trascorso l’ultima settimana di ferie a Chicago e
si rese conto che tutto il riposo accumulato era stato vanificato
in un attimo. Cercò di capire cosa stava succedendo ma nessuno
gli rivolse la parola. Nulla di nuovo: Peter Makarov era da
sempre considerato un solitario. Di origine russa e famiglia povera,
era giunto a New York all’età di otto anni ed era cresciuto
praticamente per strada, a Brighton Beach. Appena tredicenne
aveva perso il fratello durante una rapina finita male. Si
era sentito in colpa per quattro anni, finché aveva pensato che
la migliore soluzione era farsi assumere in polizia, nonostante il
parere contrario del padre. Con sua sorpresa era stato scelto e
da quel momento aveva indossato la divisa senza un solo istante
di ripensamento. Sua madre, parecchio tempo prima, sul letto
dell’ospedale gli aveva sussurrato in un orecchio: «Hai fatto
la scelta giusta, Pjotr. Non come la nostra famiglia». Gli aveva
stretto le dita e fatto l’occhiolino. A Peter era sembrato che sorridesse,
come se si fosse concessa un gesto d’affetto lontano dagli
occhi del marito, un uomo gelido e tutto d’un pezzo. Ivan,
suo fratello, aveva seguito invece le orme del padre e cominciato
fin da piccolo a frequentare la banda del cugino Andrej
il Rosso, di cinque anni più grande di lui. Peter si era sempre
chiesto che fine avesse fatto…
Giunto alla scrivania, posò lo zaino che portava sempre con
sé e guardò la sedia vuota di fronte a lui. Il posto della sua
partner era in ordine, come se dovesse arrivare da un momento
all’altro. Girò lo sguardo verso l’ingresso e cercò di immaginare
la sua entrata trionfale, come faceva ogni mattina. Quando
usciva dall’ascensore, Sarah portava un vento di leggerezza
e strappava a tutti un sorriso, anche ai più ombrosi. Non era
bella, né tanto meno simpatica, ma aveva una dote rara: sapeva
mettere a loro agio anche i criminali più incalliti. Riusciva
sempre a farli crollare con un’arma che ormai sembrava dimenticata
in qualsiasi distretto di polizia: l’empatia. A Peter
venne in mente il giorno in cui avevano catturato il killer dei
vicoli: un uomo sulla quarantina, un essere senza cuore e senza
rimorsi, che non aveva nessuna intenzione di rivelare dove fossero
nascosti i cinque cadaveri ancora dispersi delle sue otto
vittime. Non si era scomposto neanche davanti alla minaccia
della pena di morte. Era stato in quel momento che lei aveva
chiesto le foto delle donne assassinate, le aveva disposte su un
tavolo e osservate a lungo. Poi si era fatta portare un abbigliamento
particolare e una trousse per il trucco. Si era chiusa in
bagno e, quando ne era uscita poco dopo, era perfettamente
identica a una delle vittime.
Entrata nella sala interrogatori, le luci si erano abbassate ed
era stata chiara la reazione del serial killer: aveva stretto appena
le labbra e cominciato a sudare. Dopo quasi mezz’ora, Sarah
era uscita con un foglio che riportava gli indirizzi esatti dei luoghi
dove giacevano i corpi non ancora trovati. Lo aveva piegato.
La partner di Makarov si chiamava Sarah Kind ed era stata
freddata da un drogato disposto a tutto pur di non farsi arrestare,
dopo che lei aveva poggiato a terra la sua pistola per dimostrargli
che si poteva fidare. Era morta così, in pochi minuti, tra
le braccia di Peter, e poco prima di andarsene gli aveva toccato
la guancia chiedendogli di prendersi cura di sua figlia Kate.
Lui non riusciva ancora a farsene una ragione. Era stata molto
più di una partner in quegli ultimi sette anni.
Prese la foto di Sarah, che teneva sulla scrivania accanto a
quella di Kate, e accarezzò il vetro con un dito.

[da pagg. 19, 20 e 21 del romanzo]

(Riproduzione riservata)

© 2015 RCS Libri S.p. A., Milano

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Codice Scorsese

La scheda del libro
È una notte qualsiasi quando Sharon Corvino viene trovata uccisa nella sua casa di New York. Nessun segno di effrazione, molteplici ferite al corpo e suo marito, Jeff McKinley, con l’arma del delitto tra le mani. È una notte qualsiasi, ma questo non è un omicidio qualsiasi. No, perché la donna assassinata è la figlia dell’intoccabile John Corvino, un ex boss della mafia ora magnate della finanza, che un affronto del genere non lo può accettare. A difendere il presunto colpevole è Elisabeth Scorsese, avvocato di grido che già qualche anno prima ha dato filo da torcere alla polizia newyorkese. Le forze dell’ordine si buttano sul caso, guidate dal detective della Omicidi Peter Makarov, ma la pressione dei media cresce vorticosa e l’avvocato Scorsese riceve oscure minacce: che sia o meno colpevole, il suo cliente non dovrà essere scagionato. E mentre Makarov indaga sui Corvino e su McKinley, mentre i servizi segreti ricostruiscono le trame di una rete di criminalità che si snoda tra la Russia e il Sudamerica, dove oltre 400 persone hanno perso la vita in quello che sempre meno appare un incidente, la situazione precipita e il sangue comincia a scorrere. Codice Scorsese è una miscela esplosiva di action-thriller e noir in cui spietati giochi di potere fanno da sfondo, grazie a un montaggio frenetico, a intrighi internazionali e colpi di scena che vi terranno svegli fino all’alba.

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Foto Sergio FanucciSergio Fanucci (1965) è cresciuto nel mondo dei libri. Nipote di editori, ha lavorato fin da ragazzo nelle aziende di famiglia e nel 1990 ha ereditato la casa editrice del padre. Da allora ha costruito un catalogo specializzato nella letteratura di genere creando il Gruppo Editoriale Fanucci. Infaticabile lettore, seleziona personalmente i romanzi che pubblica e ha da sempre una passione per i grandi thriller americani. A Roma, dove ha aperto due librerie, vive con la moglie e due figlie. Codice Scorsese è il suo primo romanzo.

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