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DIDO – OPERETTA POP di Beatrice Monroy (intervista)

novembre 12, 2015

DIDO – OPERETTA POP di Beatrice Monroy (Avagliano). Intervista all’autrice

[questo libro sarà presentato alla Feltrinelli Libri e Musica di Catania, via Etnea 285 – giovedì 26 novembre 2015 – con l’autrice interverranno Giuseppe Condorelli e Domenico Trischitta]

di Domenico Trischitta

Beatrice Monroy è una delle intellettuali più vivaci del panorama siciliano. Discendente di un’antica famiglia blasonata della Palermo secentesca, è autrice di romanzi, testi per il teatro e drammi radiofonici per la Rai. Il suo precedente libro, “Oltre il vasto oceano” (Avagliano editore) è stato candidato al Premio Strega, storia che, attraverso le vicende degli avi, racconta il decadimento attuale della sua città. Ora ritorna in libreria con “Dido operetta pop”, sempre pubblicato per i tipi di Avagliano, “romanzo comico e fuori dagli schemi che lega l’attualità che attraversa il nostro mare Mediterraneo e i temi della contemporaneità”. Ma lo fa partendo da un mito femminile classico, quello di Didone.

-Cosa è cambiato nella tua scrittura da “Oltre il vasto oceano” a “Dido?
Credo che “Oltre il vasto Oceano” sia stata una grande palestra per trovare una voce mia, un modo di narrare che fosse mio e non imposto da uno stile alla moda. Credo che il grottesco mi appartenga e che io lo abbia trovato in “Oltre il vasto Oceano”.

-Ritieni che l’inattività sia il periodo più fecondo per uno scrittore?
Sì, come diceva Flaiano: “come spiego a mia moglie che se guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

-Fa parte della tua cifra stilistica il realismo fantastico?
Credo di sì, credo di avere trovato la mia voce, almeno quella in cui in questo momento della vita mi ritrovo. Una voce un po’ bambina, fatta di frottole (oltre il vasto Oceano) e di memorie e di fatti realmente esistiti e trasfigurati

-La tua Dido spiazza tutti. Da “Oltre il vasto oceano” a questo tuo ultimo romanzo distopico, è un ambizioso progetto che mette alla prova la tua scrittura?
Grazie del “spiazza tutti”. Sì, in effetti ha spiazzato pure me, nel senso che è venuta a galla una voce che non volevo riconoscermi, la voce comica e grottesca che spazia nel tempo e nel mito. E’ stato un passaggio molto importante per me come artista. Non posso però parlare di ambizioso progetto, il tutto è stato molto naturale, direi quasi un’esigenza.

-Nel precedente romanzo partivi dai tuoi avi per raccontare la Palermo contemporanea, in questo parti dal mito, perché?
Io sono una narratrice, ho sempre raccontato i grandi miti classici, l’ho fatto anche in posti molto prestigiosi come il Parco Archeologico di Agrigento e il sontuoso Museo Archeologico di Napoli. Il mito è in me. Ma Didone era in me da tanti anni, affrontarla è stato naturale, è stato ritrovare la donna mediterranea che è in lei, la nostra Madre. Tendo a non fare tante considerazioni teoriche quando scrivo. Scrivo e basta.

-Chi è il tuo Enea? E’ l’uomo di oggi?
E’ appunto l’uomo del Mediterraneo. Bisogna tenere conto che i miti sono sempre stati raccontati da uomini, per una volta è una donna che li osserva e chiaramente il mio sguardo è da donna. Da questo sguardo, io vedo Enea, il noi maschile che così bene conosciamo.

-Pensi che il passato possa darci le risposte che ci servono per capire il nostro presente?
Dipende che passato e come lo usiamo. Bisogna usarlo con parsimonia, in punta di forchetta, il mito in particolare va agito dentro di noi, allora certo, serve molto. Almeno per me così è stato e così è.

-La tua Didone ti assomiglia?
Ah ah la domanda trabocchetto. Boh, non sono interessata a risolvere la questione. Scrivo delle storie, non faccio psicologia.

-Come vedi il panorama odierno della narrativa italiana?
Un po’ triste. Soprattutto sommerso dai giochi di potere. C’è un sacco di bella roba in giro. Ottimi scrittori ma spesso sono sommersi dai peggiori che invece hanno il potere delle grandi editrici che fanno davvero poco scouting, sono piuttosto interessate a riproporre sempre le stesse cose. Ma frugando con pazienza si trova roba bellissima.

-Pensi che ci sia ancora una sostanziale differenza tra scrittori uomini e scrittori donne?
Sì certo. Il genere segna il modo di scrivere. Lo sguardo che parte da un corpo diverso non può che essere uno sguardo diverso.

-Tu scrivi narrativa e teatro. Si confondono spesso queste dinamiche nella tua scrittura?
Sì credo di sì. Credo di avere una scrittura molto legata all’agire, al corpo in scena. Sono una che narra non un passo più avanti, e in parte tutto questo è dovuto che di base io mi considero una donna di teatro, della tavola, prestata alla letteratura solamente perché ho tante storie da raccontare.

-A quali progetti stai lavorando?
Ci vorranno anni, per adesso lo chiamo “Storie di noi”, oppure delle volte “Indagine sul Dio” o ancora “Delitto in salsa di spia”.. un po’ di confusione che poi fa tanto bene… per il teatro ho in corso il riadattamento di due miei racconti ma ancora è presto per esporsi.

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La scheda del libro
Alla morte del marito, Elissa è spinta da Anna, l’intraprendente sorella, a lasciare la città, una città corrotta e sprofondata nella violenza. Le due si mettono in mare accompagnate da uomini e donne che come loro desiderano vivere in un luogo migliore. Così Elissa diventa Didone, l’errante, ma anche la Regina che fonderà una nuova città per il suo popolo, Cartagine. Durante la traversata s’imbattono in cadaveri galleggianti, sirene che gridano festose e malefiche arpie. Arrivano in Libia. Un vero e proprio sbarco tra i bagnanti inorriditi poiché vedono le promesse del loro pacchetto vacanze miseramente andare in fumo. In una notte di tempesta arriva Enea. Gli dèi ci mettono lo zampino e così, condotto per mano da Venere, sua madre – vera mamma mediterranea -, seduce Didone ritrovandosi in una storia d’amore che non lo convince. Ma arrivano i tempi dell’addio. Per Enea è ora di andare e, come da copione, prepara in segreto le sue vele, senza dire a Didone che vuole abbandonarla. Enea non dà spiegazioni. Didone è perduta. Entra in scena la sua disperazione. Sembra che le cose si siano messe definitivamente male per la nostra Didone, ma è proprio a questo punto che la storia fa una brusca giravolta.

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