Home > Interviste > FRANCESCO E IL CINEMA: intervista a Liliana Cavani

FRANCESCO E IL CINEMA: intervista a Liliana Cavani

novembre 26, 2015

Il terzo “Francesco” inseguito da Liliana Cavani, un sogno realizzato dopo venticinque anni. E Assisi le conferisce la cittadinanza onoraria   

di Domenico Trischitta 

Sarà Liliana Cavani la protagonista della prossima edizione di “Primo Piano sull’autore”, la rassegna cinematografica curata da Franco Mariotti, che si svolge dal 23 al 28 novembre ad Assisi.
Il programma di Primo Piano sull’Autore prevede la proiezione, al cinema Metastasio di Assisi, dei film dell’autrice e la tradizionale tre giorni  (il  26, 27 e 28 novembre) con la regista, che incontrerà gli studenti dell’Università per Stranieri di Perugia (26 novembre), e quelli delle scuole superiori del comprensorio di Assisi (27 novembre). Il pomeriggio di venerdì 27, con una cerimonia promossa dal sindaco facente funzione Antonio Lunghi, dall’assessore al Turismo Lucio Cannelli e dall’assessore alla Cultura Serena Morosi verrà conferita la Cittadinanza onoraria di Assisi alla regista.
Nel 1990 mi accingevo a completare la mia tesi di filosofia dal titolo “Francesco d’Assisi nel cinema” e fu così che conobbi Franco Mariotti il quale mi suggerì di incontrare la regista. Realizzai un’intervista che successivamente inclusi anche nel mio breve saggio “Francesco. Percorsi cinematografici” (Edizioni Boemi-Prampolini, Catania 1996). Nel 2014 la messa in onda in Rai del terzo “Francesco” mi spinge oggi a riproporla per capire meglio come si arriva alla genesi di quel progetto.

– Signora Cavani, esiste secondo lei, una continuità nella scelta per il ruolo di Francesco, di Lou Castel prima e di Mickey Rourke dopo?
Più che una continuità lo definirei uno scopo: evitare in ogni modo l’iconografia da santerellino anche un po’ intellettuale. Francesco si era preparato per diventare un cavaliere, sapeva maneggiare le armi, doveva avere un fisico ben allenato che oggi chiameremmo “sportivo”. Non veniva da intensi studi e dall’odore dei libri. Non ho amato il viso e il fisico di nessun Francesco nel cinema e poco anche quelli espressi da tanta iconografia che va per la maggiore. Il più bello è quello di Subiaco che almeno rappresenta Francesco in un’epoca nella quale ha ormai consumato il suo corpo nell’esperienza di Dio.

– Lei ha affermato che “Francesco” rappresenta l’epigono di un ciclo; quale sarà il suo nuovo corso?
Non so bene come e dove ho affermato questo. Non ricordo. Oggi penso che caso mai il secondo Francesco è l’inizio di un nuovo corso anche se a suo modo è conclusivo del precedente. Mi sento tuttavia un po’ ridicola a parlare di nuovi corsi o vecchi. Ogni film è un’esperienza della conoscenza e non sempre si sa dove si stia andando. Come ora: non lo so. So però che mi interessa capire perché il valore vita non sia un valore primario e non credo che sia un fatto di oggi e che ieri andasse meglio. Ti faccio un esempio per spiegarmi. C’è, mettiamo un ragazzino da salvare, e basterebbe che alcuni ingranaggi burocratici funzionassero perché si possa salvare e i burocrati ci sono; basterebbe che si riunissero e concludessero una diatriba. Ebbene il bambino di sicuro non si salva. Moltissime questioni di vita e di morte sono così. Eppure una vita è così importante! Invece in realtà non lo è. C’è un divario tra realtà com’è e realtà che ci immaginiamo, ma a quel divario partecipiamo tutti. Se la vita non è un valore, neanche il Vangelo è un valore perché in quel libro tutto ha un senso se chi legge dà valore alla vita ad ogni costo. Francesco sembra che trascuri il valore della vita perché mette a repentaglio la sua. In realtà se non le avesse dato un valore totale, nessuno dei suoi gesti avrebbe senso. Per inventarsi la fratellanza come unico legame di parentela occorre un amore per la vita enorme, per la vita di tutti gli altri. Sembra un discorso ovvio ma non lo è, almeno per me. Perché mi rendo conto che viviamo all’interno d’una cultura che non considera la vita un valore primario. –Fermi tutti c’è una vita da salvare!- La risposta non detta è: -Chi se ne frega, non è la mia, né quella di mio figlio ecc…- in realtà è anche la nostra e quella del figlio ecc… Perché le vite, per esser salvate debbono esserlo tutte insieme. Basta che una sola vita non abbia valore che tutte le altre ne perdono un poco del loro.

– Citazioni dal primo “Francesco”, citazioni da “Portiere di notte”. Il primo film sul Santo non la soddisfaceva ed ha avuto bisogno di un secondo film per sentirsi appagata?
Non cercavo l’appagamento. Mi incuriosiva capire più a fondo. E credo che per capire meglio avrei bisogno di fare un terzo Francesco. Chissà se più in là non accada. Si possono fare viaggi in superficie orizzontale e viaggi in verticale come nel mio caso con Francesco.

– Cosa ne pensa di “Francesco, giullare di Dio” di Rossellini?
E’ il modo di vedere Francesco che non mi interessa. E’ quel modo che aveva la mia professoressa di lettere che ogni anno andava ad Assisi per “elevarsi”. E’ un viaggio orizzontale nel francescanesimo arcinoto e arciromantico. Ma dov’è Francesco? Sfugge. E’ un enigma.

– Per quali motivi ha apprezzato la biografia di Paul Sabatier?
Per il primo Francesco mi impressionò soprattutto l’incomprensione generale della complessa vita del “santino” e Sabatier mi diede qualche indicazione sul perché. Per il secondo Francesco, Sabatier non lo capivo quasi più. Se Francesco avesse voluto polemizzare con la Chiesa avrebbe potuto anche farlo. Ma Francesco non lo fece perché la questione non era criticare la Chiesa: è talmente ovvio che la Chiesa sia fatta anche di incoerenti. Per Francesco il problema era la sua propria personale risposta all’incontro del quale ha intravisto la realtà. La vita è un bene prezioso che tu usi con libertà e non la puoi sciupare con problemi secondari.

– E’ difficile oggi imitare l’esempio di Francesco d’Assisi?
E’ difficile oggi, ieri e domani. Vuol dire fare la sola rivoluzione possibile, quella su noi stessi. Vuol dire trasformarsi quasi chimicamente. Non è facile per niente. Ci vuole credo un tocco di Grazia che accenda almeno una lampadina. Un’impresa disperata ma non impossibile.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: