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Archive for dicembre 2015

Ilaria Campodonico

Ilaria CampodonicoIlaria Campodonico. Dopo gli studi classici e la laurea in Filosofia e Studi Teorico-Critici, inizia a collaborare con diverse testate scrivendo di cultura e politica. Giornalista dal 2012, si occupa di libri e letteratura. Responsabile – dalla prima edizione – del rapporto con gli autori e le case editrici per il Festival della Letteratura di Viaggio (promosso dalla Società Geografica Italiana), cura parallelamente la comunicazione per piccole/medie case editrici e rassegne letterarie a Roma.

Da due anni segue le attività dell’Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus a supporto della Direzione.

BUON NATALE DA LETTERATITUDINE

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ANNA di Niccolò Ammaniti (recensione)

Pubblichiamo una recensione del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti: ANNA (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

«Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e sono sicura che ce la farete. Vi lascio in questo quaderno delle indicazioni che vi aiuteranno ad affrontare la vita e a evitare i pericoli. (…) Alcuni dei consigli scoprirete che non saranno utili nel mondo in cui vivrete. Le regole cambieranno e io posso solo immaginarle. Sarete voi a correggerle e a imparare dagli errori. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate.»
Queste frasi sono tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia Zanchetta, madre di Anna Salemi: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi Stile Libero Big, pagg. 275, euro 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da un virus (soprannominato “la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre e croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini; anche loro tuttavia sembrerebbero destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. È in questa Sicilia devastata dalla Rossa e dalle sue conseguenze che Anna, con sottobraccio il suo quaderno delle “cose importanti”, va prima alla ricerca del fratellino Astor – che pare esser stato rapito da una banda di ragazzini – e poi (spostandosi dal trapanese verso Palermo, Cefalù, Messina) a inseguire una speranza di salvezza che si pensa possa albergare oltre lo stretto, sul Continente, dove forse è sopravvissuto qualcuno dei Grandi che potrebbe aver prodotto un vaccino contro il virus.
Altrove ho avuto modo di definire con la dizione di “letteratura del contagio” quella a cui sono ascrivibili libri che affrontano problematiche connesse alla diffusione di epidemie (tra cui opere celeberrime del calibro de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni e “La peste” di Albert Camus). Il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti rientra senz’altro in questo ambito. (Non è la prima volta, peraltro, che un romanzo appartenente alla “letteratura del contagio” è ambientato in Sicilia. Mi viene in mente “I morti tornano” di Luigi Natoli – in arte William Galt – pubblicato nel 1931e ambientato a Palermo intorno al 1837 nel pieno dell’epidemia di colera che flagellò la popolazione siciliana di quel periodo). Se poi spostiamo la visuale nell’ambito dei romanzi “post-apocalittici” (che uniscono le angosce legate alla diffusione del virus alla lotta disperata per non soccombere in un mondo che sembra volgere alla fine) vengono in mente grandi successi della letteratura internazionale, tra cui: “Cecità” di José Saramago, “La strada” di Cormac McCarthy, “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, “La peste scarlatta” di Jack London, “L’ultimo degli uomini” di Margaret Atwood, “Io sono leggenda” di Richard Matheson.
In “Anna”, Ammaniti introduce la variante di un mondo post-apocalittico che, per via delle peculiarità del virus, è popolato solo da bambini e da ragazzini i quali – in un modo o nell’altro – devono organizzarsi per farcela da soli (e qui, ovviamente, il pensiero va al celeberrimo “Il signore delle mosche” di William Golding). Come potrebbero vivere, i bambini, in assenza di adulti? In che forme sociali si potrebbero organizzare? A quali leggende o dicerie finirebbero per credere, in un contesto del genere? Come muterebbe, per loro, il concetto e il valore stesso della “memoria”? Ammaniti sembra porsi tali domande e prova a fornire risposte raccontando questa storia.
Torniamo alla trama: Leggi tutto…

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori). 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato una recensione del libro corredata da un’intervista all’autore, entrambe curate da Tea Ranno

(da pagg. 326 -328)

Quando Frank giunse, calò nella stanza un silenzio irreale.
Si presentò con la divisa e l’aria di indossarla da sempre. Solo
Lucia sapeva tutto, ma Frank le aveva chiesto di tacere.
«Ma come…» mormorò Carmela spaesata. «Il poliziotto? Non
dovevi fare l’avvocato?»
«C’è sempre tempo» rispose Frank togliendosi il cappello.
Sal, che aveva già preso posto intorno al tavolo, si alzò di scatto.
«Non ci sto nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro!» esclamò.
I due fratelli si scrutarono con odio. «Se tu non vuoi stare
nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro, io non voglio respirare
la stessa aria che respira un mafioso.»
«Attento a come parli, sbirro!»
Frank serrò i pugni e si morse il labbro, poi: «Meglio sbirro
e lavorare onestamente per la gente che…».
«Onestamente?» Sal sbottò in una risata: «Ma tu lo sai quanti
sbirri ci sono nel libro paga dei mafiosi?». Si avvicinò alla porta
per andare via. «Cresci, Frank, il mondo non è quello dei libri
di scuola.»
Sua madre lo prese per il braccio: «Dov’è che vai? La famiglia
questa è. Questa!» urlò furibonda indicando con la mano quelli
che stavano intorno al tavolo. Lo tirò per la giacca e lo riportò
al suo posto, poi li guardò: «Vostro padre è ancora caldo nella
tomba e voi v’acchiappate così?». Spostò lo sguardo infuocato
dall’uno all’altro: «Non ci sono sbirri e non ci sono mafiosi in
questa casa» disse con voce roca e furente, «solo fratelli. Mi sono
spiegata? Fratelli» scandì, «stessa carne, stesso sangue, stesso
dolore nel partorirvi, stessa stanchezza nel crescervi. Figli miei
siete. E di Luigi. E se ora Luigi non c’è a battere i pugni sopra
al tavolo per ricordarvi l’educazione, ci sono io. Capiste?».
Abbassarono gli occhi. «E ora a tavola, ognuno al posto suo!»
Robert avrebbe voluto sparire, si sentiva fuori luogo, lo sussurrò
all’orecchio a Tony: «Che ci sto a fare io qui, in mezzo a voi?».
«Sei il mio amico» rispose lui come se constatasse la cosa più
naturale del mondo. Leggi tutto…

MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (un estratto)

Memoriali sul caso SchumannPubblichiamo un estratto di MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore), preceduto da alcune considerazioni dell’autore in merito alla recensione del romanzo firmata da Claudio Morandini e pubblicata sul forum LETTERATURA E MUSICA di Letteratitudine

* * *

di Filippo Tuena

La struttura del libro per me È il libro. È l’elemento fondante dal quale parto. Stabilita quella – in questo caso – 6 monologhi (in principio erano 5, quello di Ludwig l’ho aggiunto per ultimo) dove si alternavano diari, epistolari, memoriali, monologhi, scritture automatiche. Ho rinunciato quasi del tutto ai dialoghi (non riuscivo a renderli credibili) e alle descrizioni (salvo Endenich che è luogo misterioso ai più e dunque quelli che lo visitavano, certamente lo descrivevano) perché volevo che il lettore sapesse meno delle voci narranti. E che le voci narranti ignorassero il lettore.
Di qui anche la scelta di eliminare – salvo nella Postilla – il ruolo del narratore che ha sempre svolto un’importante funzione nei miei libri precedenti. Un unico narratore presupponeva una conoscenza completa delle vicende e io invece volevo che si mantenesse il più possibile il dato frammentario e incompleto. Per questo motivo non è stata chiamata a testimoniare Clara, che certamente avrebbe potuto fornire molte informazioni ma che nella realtà e anche in questa ‘fiction’ ha sempre mantenuto un riserbo rigidissimo.

Due parole anche sulla musica e sulle variazioni. Considero la forma delle variazioni la punta più alta della letteratura musicale ottocentesca e anche la più vicina alla narrativa. Che cos’è la narrazione se non la variazione di un evento preesistente che nelle mani del narratore assume una forma specifica e riconoscibile come originale di quel narratore? Stabilito questo assioma ne cade che la realtà così come possiamo trasmetterla non è che una variazione dell’evento occorso. Il tema mi affascina, ma qui si può solo accennare. Ne riparliamo.

* * *

Da MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore) – pag. 84-86 Leggi tutto…

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (recensione e intervista)

Pubblichiamo una recensione del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori) corredata da un’intervista all’autore. La settimana prossima pubblicheremo un estratto del libro

Recensione e intervista a cura di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci

di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci, si dice in Sicilia. Uscire per riuscire nella vita, abbandonare la miseria per trovare l’abbondanza, lasciare il proprio paese per scommettere in un futuro migliore. Fu appunto per riuscire che gli emigranti siciliani tentarono l’avventura della Merica. Perché la Merica era il sogno della ricchezza grande, i soldi che crescevano come la verdura nei campi, la panza sempre piena, il portafoglio pure. Poi la realtà fu diversa, poi si patì il freddo e la fame, poi si pianse, poi si morì. Alcuni tornarono, la maggioranza non ebbe il coraggio di dichiararsi vinta e rimase lì, a spaccarsi la schiena per garantire ai figli un futuro degno. L’America non spalancò le sue braccia a tutti: gli storpi, gli analfabeti, i malati, furono rispediti indietro; c’era grande solerzia a Ellis Island nel fungere da filtro affinché solo gli abili al lavoro potessero tentare la fortuna. L’accesso a New York fu consentito a Luigi Palermo, a sua moglie Carmela, ai loro tre figli (il quarto, Tony, nascerà nella nuova terra), protagonisti del romanzo Prima Famiglia, di Pietro Valsecchi, edito da Mondadori, dal 2 dicembre in libreria.
Luigi, Carmela, Frank, Sal, Nina, Tony. Sono questi i nomi in cui ci si imbatte più frequentemente leggendo questo libro. Sei destini, sei diverse volontà, sei modi per dire alla vita: «Eccomi, andiamo avanti».

Avanti, sempre avanti, raccomanda Luigi ai suoi figli la mattina, prima che vadano a scuola; guai a loro se si lasciano fuorviare dagli sfaccendati che offrono lavoretti ben pagati ma che profumano di malaffare, guai a loro se tentano scorciatoie: la strada per la scuola è dritta per dritta, la strada per l’avvenire è dritta per dritta. Frank, il maggiore, si conforma perfettamente ai dettami del padre, e così Nina e anche Tony, ma Sal… oh, Sal. Lui, con quegli occhi chiarissimi che paiono scandagliarti l’anima ogni volta che si posano su di te, non vuole più patire la fame, non sopporta di dover calare la testa davanti ai soprusi, è svelto e spavaldo, intelligentissimo, sa che nella vita non vorrà accontentarsi come ha fatto suo padre. Incita i fratelli a una emancipazione che passa per le scorciatoie proibite. Ma Frank terrà duro, lui vuole essere un americano vero, lustra le scarpe per guadagnare quanto gli serve per mantenersi all’università, il suo sogno è quello di fare l’avvocato. Il sogno di Tony, invece, è quello di diventare regista. Sogna il cinema, vive di cinema, riuscirà a vendere a Jack Warner, il produttore, la storia della sua famiglia e a farne un film, Prima Famiglia, appunto. Nina, invece sogna l’amore. Che arriverà. E non sarà, però, come l’aveva immaginato. Perché non sempre la vita è come la vuoi tu. Di questo Sal è convinto, perciò agisce in maniera da convogliare l’esistenza dentro i binari che traccia lui, facendosi giustizia a modo suo, perseguendo una ricchezza vera, grande, che non si cura dell’onestà ma è pronta a tutto pur di mantenersi e conquistare il Potere. E poi c’è Carmela, la madre, che incarna il ruolo antico della donna capace di tenere coesa la famiglia con la forza dell’amore, quella che saprà imporsi e prevalere quando tra i figli nasceranno conflitti, dissapori che rischieranno di distruggere tutto ciò che negli anni lei e suo marito hanno costruito. E infine Luigi, che si è sradicato dalla Sicilia per piantarsi in quella terra nuova che offre, a chi ha buona volontà, di vivere e non di sopravvivere, di permettere la realizzazione del sogno, di credere in un futuro di felicità.
Dritto per dritto, dunque. E chi svicola se ne assume ogni responsabilità.
E dritto per dritto va Pietro Valsecchi nella scrittura di questa storia: nessun indugio, nessun compiacimento, una narrazione per immagini che esprime il suo modo di raccontare storie attraverso l’occhio vivo del cinema.

-Gli abbiamo chiesto il perché di una storia siciliana scritta da un lombardo. Leggi tutto…

ROMANA PETRI racconta LE SERENATE DEL CICLONE

ROMANA PETRI racconta il suo romanzo LE SERENATE DEL CICLONE (Neri Pozza)

di Romana Petri

Ho cominciato a scrivere questo libro dopo che erano passati 25 anni dalla morte di mio padre. In altri romanzi era già apparso, ma per costruire una storia intera su di lui non ero pronta, doveva passare del tempo. Quando ho capito che potevo cominciare, mi sono però resa conto che in realtà non volevo scrivere una redde rationem con chi non c’era più. Con lui di conti in sospeso non ne avevo, nel corso della nostra breve vita insieme abbiamo comunicato con ogni mezzo, dalle parole agli sguardi, a volte bastava una semplice piega del volto. È stato il grande amore a legarci, certo, ma anche l’immensa similitudine che ci rendeva non solo padre e figlia, ma anche grandi amici e complici. Non sono mancati, per fortuna, anche momenti burrascosi. Durante l’adolescenza l’ho rifiutato in modo sano, necessario, e per un po’ di tempo invece del padre eroe è stato il mio antagonista. Ma il sentimento che ci univa era forte. Trascorso il periodo del mio distacco critico, ci siamo ritrovati, e fino a che non è morto è stato tanto il padre reale quanto quello leggendario che aveva invaso e invasato la mia fantasia. Non credo che sarei diventata una scrittrice se sul mio cammino non ci fosse stato lui. James Hillman dice che veniamo al mondo con un seme conficcato vicino al cuore. È il nostro personale talento, quello che ci viene dato in dotazione, ma averlo serve a poco se non incontriamo qualcuno che ci aiuterà a coltivarlo. Per me è stato il mio “multiforme” padre. Cantante lirico di successo (ha portato il Don Giovanni di Mozart, con il maestro Karajan, in tutto il mondo), attore di cinema e cantante di canzoni, gli ho visto interpretare tanti di quei ruoli che per me, una bambina, quel padre era molte cose insieme oltre ad essere, sempre e comunque, anche mio padre. Il suo cantare e recitare mi ha dato un’altra prospettiva della vita. Senza rendermene conto devo aver pensato che vivere, per uno come lui, offriva la possibilità di essere più persone insieme. Dunque più vite da vivere, maggiori opportunità. E così, per farmi compagnia, suggestionata dai suoi tanti ruoli, cominciai a raccontarmi delle storie, a disegnarle e a ritagliarne i personaggi che poi facevo parlare e muovere proprio come fossero degli interpreti che guidavo io.

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O SOLITUDE di Catherine Millot (un estratto)

O solitudePubblichiamo le prime pagine di O SOLITUDE di Catherine Millot (Iacobelli editore)

È in libreria la versione italiana di “O solitude” di Catherine Millot, libro edito in Francia da Gallimard in cui l’autrice insegna come uscire dalla depressione e vivere la solitudine come una risorsa.

Catherine Millot, scrittrice e psicoanalista, allieva di Jacques Lacan, ci racconta attraverso i suoi viaggi, i suoi amori infelici, il senso di abbandono, la tristezza della solitudine. Ma in questo romanzo gli incontri sembrano lenire questa angoscia.
Incontri importanti con i protagonisti del secolo passato: Proust, che legge e rilegge e definisce il romanzo sull’amore per eccellenza, Barthes che compara il linguaggio a un membro stanco del corpo umano, Hudson e la sua felicità nella solitudine della Pampa e nei giardini londinesi, Soseki che durante la malattia ritrova nel silenzio la sua creatività, Poe che indica una via per uscire dal maelstrom della depressione.

Traduzione a cura di: Lia Colucci, Georgia Jacob La Penna, Diego Mautino.

Il volume è realizzato in coedizione con le Edizioni Praxis del Campo lacaniano

* * *

Le prime pagine di O SOLITUDE di Catherine Millot (Iacobelli editore)

 

1.

La felice impazienza degli inizi. L’orizzonte è un cerchio perfetto,
il mare è deserto, vuoto come la pagina bianca che
mi aspetta, come i giorni a venire, con soltanto il sole e il
mare, e le isole. E il sole sorgerà sul mare, tramonterà sul mare.
Io potrò uscire la mattina sul ponte a guardarlo levarsi sino a
quando l’alba grigia diventi l’aurora rosa, e in seguito riaddormentarmi,
tutta avvolta dalla bellezza del giorno nascente. La felicità
si confonde con il mare e il sole e la scrittura che sarà, le
lunghe mattinate di scrittura, il tempo reso alla sua libertà. Appena
imbarcata a Napoli, l’altro ieri sera, ho sentito installarsi il
silenzio interiore della scrittura. Scrivere, è sempre riannodare
con il fondo, con il grande silenzio originario. Le frasi che già si
scrivono nella mia testa fanno silenzio, e nascono dal silenzio che
si fa. Questa mattina, il mare oleoso che si confonde all’orizzonte
con il cielo aggiunge la sua calma al silenzio. Leggi tutto…

IL FUTURO SARÀ DI TUTTA L’UMANITÀ – VOCI DAL CARCERE (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume IL FUTURO SARÀ DI TUTTA L’UMANITÀ – VOCI DAL CARCERE (Dissensi) di Antonella Speciale con Emanuele Verrocchi

L’estratto è selezionato dal capitolo sugli istituti penitenziari per minori. Di seguito, un’ampia scheda sul libro

Da Il futuro sarà di tutta l’umanità – Voci dal carcere (Antonella Speciale con Emanuele Verrocchi, © Dissensi 2015)*

IPM
Istituti Penitenziari per Minori

Un carcere minorile, in Sicilia, è una sorta di drammatica Università, un passaggio obbligato per molti ragazzi di quartiere.
Un ragazzo scrisse: “Ci sono numerose ragioni che spingono a delinquere: soldi facili, per provare a te stesso di potercela fare ad affrontare una sfida così difficile, per dimostrare agli altri di essere forte.”
Un altro: “I miei hanno un panificio e figurati se non vorrei lavorare lì, ma non ce la faccio, è più forte di me… dopo tre giorni smetto perché mi annoio. Il mio lavoro è la strada, e quella cosa (la droga) torna sempre a chiamarti.”
Nella prima testimonianza mi colpisce in particolare “per dimostrare agli altri”: questi altri non sono di certo i coetanei diciassettenni, poiché non ci si vanta di aver compiuto sette rapine in banca a mano armata in concorso. Sono cose che non si rivelano. Gli “altri” sono quelli a cui vuoi mostrare di essere forte, una sorta di scalata al potere in ambienti criminosi ben organizzati, dove ognuno dimostra le proprie capacità per farsi valere. Il carcere è un passaggio: bisogna saperlo affrontare, rinunciando agli affetti, fidanzate, famiglia, divertimenti, sopportando vessazioni e spesso soprusi e violenze, facendosi rispettare da tutti e così via. Dimostrando di saper rinunciare alla libertà. Ma perché, mi domando, prima erano davvero liberi questi ragazzi?
Accade allora che dopo il reato questi ragazzi di vita vengono buttati tra cemento e sbarre, in ambienti degenerativi per l’essere umano, proprio nell’età massimamente evolutiva, strappati ad ogni legame affettivo, alla famiglia. La carcerazione è il rimedio punitivo: loro rinchiusi, la società più tranquilla. Intanto, al loro posto, verranno arruolate nuove reclute. Ma loro certo, con anni di carcerazione acquisteranno rispetto.
Un sistema perverso, dove a libertà negata da un mondo di stampo mafioso e criminale se ne sostituisce un altro coercitivo e militare e soprattutto punitivo. Se non fosse per l’impegno di alcuni educatori, operatori, direttori particolarmente illuminati che fanno di tutto affinché la detenzione sia il più breve possibile, questi ragazzi (spesso poveri, dunque privi di avvocati particolarmente incalzanti) butterebbero il tempo migliore della loro vita, il tempo dell’apprendimento, nel luogo più squallido della terra: il carcere. Leggi tutto…

MIRACOLO A PIOMBINO di Gordiano Lupi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MIRACOLO A PIOMBINO – Storia di Marco e di un gabbiano” di Gordiano Lupi (Historica)

13.

Marco tornava da scuola e aveva i suoi
compiti da terminare, poi i libri da leggere. La
passione della lettura gli era saltata sulle spalle
come un demone liberatore. Bisognava che
lo chiamassero tre volte a tavola perché si decidesse
a staccare gli occhi dal suo romanzo
d’amore o d’avventure. Viveva con i suoi eroi
e con la sua malinconia. Paura e tristezza, La
disavventura, L’antagonista, Fausto e Anna
erano i romanzi di lunghe giornate solitarie,
compagni di notti insonni, storie che uno
scrittore delle sue parti ambientava tra Cecina
e Volterra. Marco viveva le tristezze di quelle
pagine intense, sognava storie d’amore irreali,
a volte desiderava persino morire. Sì, morire.
Non è così strano pensare di uccidersi da
adolescenti, ché la morte sembra così lontana
e poi il coraggio non si trova mai. Marco di
notte nascondeva il capo sotto i cuscini, tratteneva
il fiato e pensava che prima o poi gli
sarebbero scoppiati i polmoni. Ma quando si
sentiva soffocare non aveva il coraggio e finiva
per riaprire la bocca e respirare. Leggi tutto…

GIUSEPPE FEYLES racconta LA CLASSE SCOMPARSA

GIUSEPPE FEYLES racconta la sua raccolta di racconti LA CLASSE SCOMPARSA (Manni)

(di seguito, un estratto del libro)

di Giuseppe Feyles

Giuseppe FeylesCerte pagine sembrano quasi scriversi da sole. Tu accendi il computer, metti le prime parole, qualche virgola qua e là poi ti alzi e vai a immergerti nella vita, nelle cose usuali della giornata. Quando infine torni, la sera o la mattina dopo, trovi il foglio completo di tutto quel che fondamentalmente serve, senza che tu ne abbia alcun merito. Un po’ come un prodigio.
Così è capitato anche a me per la nascita dei racconti de “La classe scomparsa”.
Ho passato la mia vita professionale attorno a un altro tipo di scrittura, quello per la televisione. So che scrivere una sceneggiatura, fare un copione, redigere un dialogo o una scaletta per un programma della tv, sia essa buona o meno buona, è frutto di lavoro collettivo, di forme costituite (il format!), di strategie e furbizie, insomma di mestiere. Questi racconti, invece, sono nati di getto, irresponsabilmente. Non è che non serva il lavoro. Spesso le pagine vengon fuori grossolane e ci vuole limatura e lucidatura. Ma le ho scritte senza un progetto. Andando a ruota libera, in discesa.
In fondo scrivere non è la cosa più difficile. La vera impresa è conquistare, e poi giorno per giorno mantenere, uno sguardo aperto sul mondo. Se qualcuno te lo insegna, il più è fatto. Guardando fuori, attenti a quel che accade, quasi da sé nascono le parole. Leggi tutto…

I LADRI DI SOGNI (la prefazione)

I ladri di sogniPubblichiamo la prefazione del volume I LADRI DI SOGNI (Lombardi editore), testo teatrale di Salvo Zappulla – finalista al Premio Massimo Troisi (opera inedita). La prefazione è firmata dallo scrittore Roberto Mistretta.

Il volume sarà disponibile in libreria a partire da domani 15 dicembre

Prefazione

Ci sono scrittori che hanno il raro dono dell’ironia. Salvo Zappulla coniuga questo dono ad un’estrema capacità di sintesi, sorretta da una scrittura elegante e scorrevole nella sua immediata semplicità, che ne rendono la prosa godibile e arguta. In questa sua opera teatrale, “I ladri di sogni”, tratta dall’omonimo romanzo, rivela invidiabili capacità inventive e spumeggiante verve, muovendo il lettore al riso amaro e smorzando i toni da melodramma che ci apparecchia per mezzo dei suoi protagonisti.
Tipica della scrittura di Zappulla, è la rappresentazione di uno spaccato di sicilianità, che in definitiva diventa campionario paradigmatico dell’intera umanità, coi suoi vizi e i suoi peccati, che l’autore stempera nell’autoironia.
Zappulla coltiva con la notte in generale e i sogni in particolare, rapporti privilegiati, appartenendo a quella categoria di scrittori visionari che hanno raccolto, nella normalità dell’assurdo, la lezione di Dino Buzzati e, nell’autocostruzione continua dell’universo, l’insegnamento di Italo Calvino, autori a cui il nostro non nasconde di ispirarsi. Leggi tutto…

GRAZIA VERASANI racconta SENZA RAGIONE APPARENTE

grazia verasaniGRAZIA VERASANI racconta il suo romanzo SENZA RAGIONE APPARENTE (Feltrinelli)

Le indagini di Giorgia Cantini

Menzione speciale al Premio Scerbanenco 2015 con la seguente motivazione:
«Per il felice ritorno dell’originale investigatrice bolognese, questa volta a confronto con il tormentato mondo degli adolescenti».

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Grazia Verasani

Da dove nasce un romanzo? Picasso diceva che un quadro gli arrivava da lontano. Per quanto riguarda me e i romanzi con l’investigatrice Giorgia Cantini, devo dire che è l’esatto contrario, mi basta osservare le cose che ho davanti agli occhi. Insomma, la realtà nel suo senso più prosaico. In fondo, è come aprire una finestra e fiutare l’aria, lasciar entrare tutto, interpretare il tempo reale assorbendolo totalmente, e entrando in empatia con chi lo abita. Ho scritto questo romanzo a istinto, come mi piace dire. Perché ogni volta che scrivo la mano va un po’ avanti da sola e non so mai come finirà una storia, o lo so solo vagamente. Mi lascio trascinare come se scrivesse qualcun altro al posto mio, eppure sono immedesimata, inchiodata, onnipresente. Una volta lessi che un libro, nel bene o nel male, è il risultato della personalità di chi lo scrive. Aggiungo: la sensibilità. Il modo di “sentire” le cose, non solo di razionalizzarle. Scrivere deve avere sempre, secondo me, un margine di magia, di ispirazione. Una necessità creativa che non dà risposte, solo suggerimenti. Per capire meglio il mondo e la vita che viviamo. Giorgia Cantini è donna che non giudica, rappresenta quello che vede intorno a sé e lo lascia sospeso, tenta di illuminare qualche luogo oscuro, lascia qualche traccia. Di sé e delle persone che incontra.
Questo 5° romanzo della serie con lei nasce da un articolo di cronaca. L’aumento di suicidi tra gli adolescenti nei cosiddetti “anni della crisi”. Nelle storie precedenti avevo già affrontato alcuni temi sociali di forte interesse per me, come la violenza sulle donne o l’omofobia, e in questo ho scelto i ragazzi. Cioè, banalmente, il futuro. Le loro emozioni, i loro problemi, lo spazio di opportunità che si restringe, l’agonismo obbligato, il rapporto fragilità/forza, il bullismo, la scuola, la famiglia. Insomma, il mondo che noi adulti gli abbiamo preparato, un mondo sempre più ostico e confuso, dove l’apparenza è diventata un valore, e la superficialità ha sostituito ogni tentativo di approfondimento.
Un amico poeta, di cui tra l’altro cito nel romanzo alcuni versi, mi ha detto che il plot è l’unica cosa non “nera” in un’atmosfera scurissima. Credo abbia ragione. Il mio approccio al genere noir è sempre esistenziale, svolgo indagini sui sentimenti. Per questo mi rivolgo anche a lettori che non amano il giallo in senso stretto, perché nei miei libri il sangue non abbonda, e il mero conflitto tra bene e male, crimine e soluzione del crimine, non mi interessano. Preferisco muovermi tra le ombre, i chiaroscuri, raccontare inquietudini, osservare la società tramite quella che io chiamo “una riflessione a freddo sui sentimenti”. Leggi tutto…

A GIAMPAOLO SIMI IL PREMIO SCERBANENCO 2015

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0e/J200x299-01647-01.jpgGIAMPAOLO SIMI vince il PREMIO SCERBANENCO 2015 con il romanzo “Cosa resta di noi” (Sellerio)

La Giuria letteraria del Courmayeur Noir in Festival, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola, considerata la cinquina finalista:

Romano De MarcoCittà di polvere, Feltrinelli
Marcello FoisLuce perfetta, Einaudi
Raul MontanariIl regno degli amici, Einaudi
Giampaolo SimiCosa resta di noi, Sellerio
Grazia VerasaniSenza ragione apparente, Feltrinelli
 

ha deciso a maggioranza di assegnare il Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2015 per il Miglior Romanzo Noir italiano edito a:
Cosa resta di noi di Giampaolo Simi, Sellerio
con la seguente motivazione:
«Per aver messo al centro la crisi di coppia sullo sfondo della provincia italiana, raccontata con efficace crudeltà, riuscendo ad allargare i rigidi confini del genere noir, con una scrittura sorvegliata, attenta alle più nascoste motivazioni dei personaggi».

La Giuria ha altresì deliberato di segnalare con una Menzione Speciale:
Senza ragione apparente di Grazia Verasani, Feltrinelli
con la seguente motivazione:
«Per il felice ritorno dell’originale investigatrice bolognese, questa volta a confronto con il tormentato mondo degli adolescenti».

* * *

COSA RESTA DI NOI, di Giampaolo Simi (Sellerio)

Una nevicata senza precedenti, una coppia in crisi, una donna svanita nel nulla. Giornali e social media iniziano a parlare dell’«impiegata quarantenne» scomparsa senza lasciare una riga o un indizio. Un amore dolcissimo che diventa veleno. Un noir che graffia l’anima. Leggi tutto…

MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (recensione)

MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (Neri Pozza)

di Marco Ostoni

Alla fine Marta il suo torrente l’ha attraversato. E con lei, camminando mano nella mano sulle pietre viscide di una memoria riesumata dal forziere dell’oblio, sull’altra sponda ha messo piede anche Emma, la psicanalista chiamata a restituirle la parola e, con essa, una possibilità di futuro oltre il dolore, oltre il lutto più atroce per un bambino: la perdita della mamma.
È una storia di salvezza e di “redenzione” questo intenso romanzo della 44enne insegnante liceale Elena Rausa, pubblicato ormai un anno fa da Neri Pozza. Un libro d’esordio di una maturità – anche stilistica – sorprendente, che non ha avuto l’eco che merita, forse perché rubricato troppo semplicemente come “femminile”, mentre i temi che tratta varcano, e di molto, la sottile soglia del genere, spaziando dal dolore personale a quello collettivo, dal microcosmo dell’individuo al respiro ampio della storia, fino a sfiorare il senso ultimo delle cose e la prospettiva teleologica del “dopo”.
Il romanzo, ambientato nell’anno della vittoria italiana ai Mondiali del 1982, incrocia due vicende che ruotano attorno al presente e al passato di Emma Donati, psicanalista infantile dai capelli ormai grigi e con il fardello ingombrante del lager (cui è sopravvissuta, diversamente dagli amici del tempo) da portarsi appresso senza aver tentato fino in fondo di esorcizzarlo, ma preferendo piuttosto seppellirlo in un anfratto della memoria. La donna è chiamata ad affiancare in un delicato percorso di analisi la piccola Marta: 7 anni e mezzo, un padre mai conosciuto, rimasta orfana dopo la tragica scomparsa della madre (vittima di un incidente stradale insieme con l’amante violento). La dottoressa, sposata con un uomo cui ha sempre chiuso la porta d’accesso ai suoi segreti più reconditi ma che ciononostante l’ama di un amore disinteressato, si prende cura della bambina, chiusasi in un mutismo di protesta contro un dolore al quale non sa reagire in altro modo. E in lei, in quel suo modo primordiale di rispondere alle batoste della vita, finisce per trovare assonanze di un modo di affrontare il lutto (negandolo) che gradualmente, e con il conforto di un collega e maestro, decide di accantonare. Riapre così, per suturarla una volta per tutte, quella ferita che pensava cicatrizzata e che invece continuava da quarant’anni a distillare in lei – nella forma del silenzio ostinato – il suo calice amaro di angoscia e sofferenza mortifera. Leggi tutto…

LA PICCOLA EDITORIA NEL 2015

LA PICCOLA EDITORIA NEL 2015: i dati diramati a Più libri più liberi

Leggi l’appello dei piccoli editori

È l’anno dei piccoli editori, che chiudono i primi dieci mesi del 2015 con un doppio segno + sia per numero di copie vendute che per fatturato. E’ quanto emerge dall’indagine Nielsen per l’Associazione Italiana Editori (AIE) presentata a Roma nell’ambito di Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria in programma svoltasi dal 4 all’8 dicembre al Palazzo dei Congressi dell’EUR.
I dati – che mettono a confronto le performance della piccola editoria (i marchi editoriali indipendenti con un venduto a valore di copertina sotto i 13mililoni) con l’andamento generale del mercato del libro nei canali trade (librerie, librerie online, grande distribuzione) restituiscono una fotografia inedita e davvero ben più agguerrita di quanto si possa immaginare della piccola e media editoria.
Il 2015 per il mercato del libro in generale? Tende a chiudersi con un segno +: a fine ottobre registra per i libri di carta nei canali trade – e senza Amazon – un -1.6% di fatturato (circa 14milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2014). É ancora un segno meno ma in continuo recupero, e che tende allo zero (se non già in area positiva) se si stimano i canali non censiti e l’ebook. Le copie di libri di carta venduti nei primi dieci mesi del 2015 segnano invece un -4,4%.
I generi preferiti del mercato complessivo? Cala la fiction straniera mentre cresce quella italiana. Bene il settore bambini che incrementa la sua crescita al punto che quasi 1 libro su 4 venduto in questo 2015 è per bambini, ben di più di quanto si venda a copie di narrativa italiana (circa 1 su 6) e solo un po’ meno delle copie vendute di fiction straniera (1 su 4).
Il 2015 per i piccoli editori? Cresce, per copie e fatturato: se dai dati complessivi del mercato trade si toglie la grande distribuzione, gli esiti sono nettamente più positivi: -0,2% a fatturato e -1,7% a copie. Su questo perimetro si possono confrontare bene le performance di piccoli e grandi. E gli esiti sono opposti: +1,7% di copie vendute e un +2% di fatturato per i piccoli editori. E -2,8% di copie vendute e un -1,1% di fatturato per gli altri.
Dove crescono i piccoli? Cresce per i piccoli la fiction italiana (+14,7% a copie ma +23,5% per fatturato), il settore bambini e ragazzi (+8,9% a copie e +11,1% per fatturato). Variazioni minime (in negativo) si registrano invece per la non fiction pratica (guide, viaggi, tempo libero e lifestyle). Più significativo il decremento per fiction straniera, non fiction generale (la saggistica) e la non fiction specialistica (manualistica).
Infine, dove primeggiano tra i loro generi trainanti? Leggi tutto…

L’APPELLO DEI PICCOLI EDITORI

Segnaliamo L’APPELLO DEI PICCOLI EDITORI lanciato in occasione di Più libri, più liberi  2015

Un «patto civile» per i lettori: L’appello del Gruppo dei Piccoli Editori di AIE

Dopo cinque anni di mercato editoriale con il segno meno, l’emorragia si sta fermando. Ma
tutti sappiamo che nulla sarà come prima.
Ci troviamo ad operare in un mercato ristretto. Rispetto al 2010 di almeno un 25%.
Come possiamo salvaguardare la buona salute del sistema e garantire il pluralismo delle voci
e delle esigenze?
In Italia, rispetto ad altri paesi occidentali, abbiamo l’aggravante della diminuzione anche dei
lettori (coloro che hanno letto almeno 1 libro nell’ultimo anno): – 6% negli ultimi due anni.
Di fronte a questo scenario la via “difensiva” o “rivendicativa” non è più sufficiente. La fase
resistenziale è finita. Ora dobbiamo riattivare un forte attivismo civile, una maggiore
consapevolezza della situazione e nuove formule da parte dei singoli attori della filiera
editoriale, ma anche da parte dei lettori e di tutto il sistema politico e istituzionale.
Per questo, come editori piccoli e medi, in occasione della Fiera Più libri più liberi di Roma,
vogliamo lanciare questo appello. A favore di tutti i lettori.
Non presentiamo proposte, ma suggestioni e linee d’azione che facciano percepire la
direzione che suggeriamo e con cui confrontarci.

1. Ridiscutere insieme le regole, a vantaggio dei lettori: Leggi tutto…

A gennaio: il ritorno di MURIEL BARBERY (autrice de “L’eleganza del riccio”)

MURIEL BARBERY tornerà nelle librerie italiane a gennaio con VITA DEGLI ELFI

Si intitola “Vita degli elfi” il nuovo romanzo di Muriel Barbery che vedrà la luce a gennaio, in libreria, per i tipi delle edizioni E/O (traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, € 18 – pagg. 256). Si tratta di un ritorno molto atteso perché il precedente romanzo dell’autrice francese, “L’eleganza del riccio” (qui il dibattito su Letteratitudine), è stato un vero e proprio caso letterario: un bestseller internazionale tradotto in 39 lingue, con due milioni di copie vendute solo in Italia.

“Vita degli elfi” è stato considerato “un romanzo sorprendente e commovente sul linguaggio misterioso della natura”. Per Le Figaro «Muriel Barbery ha scritto un inno – e un’invocazione – all’antica complicità di mani, menti e natura». Per La Vie «Vita degli elfi è al tempo stesso realistico e onirico. Il linguaggio poetico di Muriel Barbery e i suoi accattivanti personaggi faranno innamorare i lettori».

Anticipiamo di seguito la trama del libro.

Maria vive in uno sperduto villaggio francese, in Borgogna, dove scopre di saper comunicare con la natura. A centinaia di chilometri di distanza, nelle campagne italiane, Clara scopre di possedere uno sbalorditivo genio musicale e viene mandata a Roma per sviluppare queste sue portentose abilità. La forza e la magia delle due ragazze uniscono così due mondi, quello “elfico” capace di cogliere e contemplare la bellezza e quello umano, in grado di crearla e all’occorrenza difenderla. Sono creature speciali: Maria sente le onde emesse dagli esseri che la circondano, Clara le storie nascoste tra le note degli spartiti. Vita degli elfi racconta la loro storia e quella dei mondi che i loro talenti sanno evocare. Mondi in cui convivono armonia e forze maligne, mondi che tutti sapremmo abitare se non ce ne dimenticassimo, distratti dalle piccole e grandi guerre quotidiane e dalla fatica di vivere. Mondi in cui l’impalpabile bellezza della musica e della natura sono l’unica legge che conta.

Nove anni dopo la pubblicazione del bestseller mondiale “L’eleganza del riccio”, Muriel Barbery (foto in alto) sorprende con un romanzo lirico, originalissimo, sulla ricerca di ciò che è in grado di incantare in un mondo che sembra aver dimenticato l’esistenza stessa dell’incanto.
Ricco di personaggi indimenticabili, “Vita degli elfi” è una meditazione poetica sull’arte, la natura, i sogni e il ruolo dell’immaginazione. Leggi tutto…

La conclusione di “PIU’ LIBRI, PIU’ LIBERI” 2015

La conclusione di “PIU’ LIBRI, PIU’ LIBERI” 2015: dati e commenti

L’invenzione della madre (minimum fax) di Marco Peano è il libro dell’anno di Fahrenheit

Roma, 8 dicembre. Con 53 mila presenze e tanti appuntamenti da “tutto esaurito”, Più libri più liberi raccoglie i frutti degli anni di resistenza di fronte alla crisi, puntando sulla vastità dell’offerta di temi, autori, formati, il coinvolgimento dei giovani lettori e l’incontro fra autori, editori e lettori. La migliore risposta all’appello formulato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inviato alla manifestazione: “È necessario adoperarsi per garantire la maggiore libertà editoriale possibile”. E l’intreccio di editori, autori, librai, operatori professionali e visitatori, ha richiamato lo spirito delle parole del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini: “Dobbiamo lavorare tutti insieme, istituzioni ed editori, librerie fisiche e online, grandi e piccoli, non dividendoci in un settore del mercato né rassegnandoci ad avere pochi lettori in Italia”.

Vivace e poliedrica, Più libri più liberi conclude la quattordicesima edizione rilanciando la scia di successi degli anni precedenti, con grande soddisfazione degli espositori, soprattutto per l’aumento delle vendite e un pubblico mirato, che sa cosa vuole acquistare e si fida dei consigli dei propri editori preferiti. Riuscitissime anche le presentazioni, che hanno fatto da traino anche per altri titoli di catalogo oltre alle novità.

Orgogliosi gli organizzatori: Leggi tutto…

LA NARRATIVA ITALIANA ALL’ESTERO

Dalla Fiera “Più libri più liberi” i dati sulla NARRATIVA ITALIANA ALL’ESTERO

Quasi 1 titolo su 10 pubblicato oggi in Italia ha un mercato straniero. Cresce l’interesse internazionale per narrativa e libri per bambini, diminuisce per saggistica e illustrati

Presentati i primi dati della fotografia AIE e ICE

Quasi un titolo su dieci pubblicato oggi in Italia ha un mercato straniero. E’ quanto emerge dalla ricerca sull’import/export dei diritti realizzata dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) su 1.200 editori, per conto dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e presentata oggi a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino a domani al Palazzo dei Congressi dell’EUR.

Una fotografia su come l’editoria italiana si impone (o meno) all’estero, nell’acquisto e nella vendita dei diritti e che permette di coprire un vuoto di 8 anni (l’ultima che consentiva di farlo con questa analiticità e articolazione risale al 2007), grazie alla rilevazione dei dati di vendita/acquisto 2015 e 2014 dei diritti dei segmenti Narrativa, Bambini, Saggistica, Illustrati ecc.

Continuiamo ad acquistare più che a vendere titoli ma…Triplica rispetto al 2001 il peso dei titoli venduti all’estero rispetto alle novità pubblicate: erano il 3,2% 15 anni fa, sono oggi il 9,5%. In termini assoluti oggi gli editori italiani (che avranno pochi lettori, ma curiosi!) acquistano 10.672 titoli, ne vendono la metà: 5.844.

Cosa vendiamo?

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GIORNO DOPO GIORNO

GIORNO DOPO GIORNO – 12 dicembre – h. 9,00, nell’auditorium dell’istituto penitenziario di Augusta –  pièce in tre atti – con la regia di Simona Lo Iacono e Aldo Formosa

Il 12 dicembre, alle 9,00, nell’auditorium dell’istituto penitenziario di Augusta, si svolgerà il nuovo spettacolo teatrale allestito dai detenuti con la collaborazione di Simona Lo Iacono, scrittrice e magistrato, e Aldo Formosa, regista teatrale.
Una pièce in tre atti che si propone di rappresentare la giornata del detenuto, dal significativo titolo: “Giorno dopo giorno“.
Mattina, pomeriggio e sera in cella, tra piccoli impedimenti e voglia di sognare nonostante tutto, tra le difficoltà della convivenza forzata e la solidarietà che nasce dal condividere lo stesso destino.
Il lavoro, in cui i detenuti hanno riversato le proprie esperienze, il proprio desiderio di raccontarsi, la propria necessità di denudarsi, è lo sbocco di un percorso di scrittura guidato da Simona Lo Iacono e arricchito dall’apporto delle voci di ciascun partecipante.
Ne è derivato uno specchio, sincero e spassionato, ma anche nostalgico e visionario, dei giorni di reclusione. Leggi tutto…

FILUMENA MARTURANO di Edoardo De Filippo (a Catania)

A Catania, il 12 e 13 dicembre, sarà a teatro FILUMENA MARTURANO, opera in tre atti  di Edoardo De Filippo

Sabato 12, alle 21.00, e domenica 13 dicembre, alle 18.00, torna in scena, al teatro Piscator di Catania, la compagnia teatrale “Luci della Ribalta” promossa dall’omonima Associazione artistica  e culturale. Dopo il grande successo di “Due dozzine di rose scarlatte” i bravi e preparati attori porteranno sul palco un classico della drammaturgia “Filumena Maturano”.  L’opera, in tre atti, fu scritta da Edoardo De Filippo per la sorella Titina, ispirandosi ad un fatto di cronaca  avvenuto a Napoli. Per la prima ed unica volta abbiamo, nel teatro di Edoardo, una vera e sola protagonista femminile, l’ex prostituta, che si rivela depositaria dei valori familiari e del riscatto della persona. Filumena Maturano, la commedia dell’attore e drammaturgo napoletano più rappresentata all’estero, rappresenta la donna nella madre: l’amore, la passione ed il dolore messi in scena. E’ un personaggio autentico che, ancor più, in questa rivisitazione, coinvolge inevitabilmente lo spettatore. Leggi tutto…

MARIO DI CARO racconta LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO

Mario Di CaroMARIO DI CARO racconta il suo romanzo LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO (Mursia)

(a seguire, le prime pagine del libro – leggi la recensione di Emanuela E. Abbadessa su “la Repubblica”)

di Mario Di Caro

Può un uomo guardare il mondo con gli occhi di una donna? Difficile, magari può provare a spiare il mondo delle donne, assai più magico, e provare ad ascoltarne il respiro, a riconoscerne i sentimenti, a rispettarne i codici, ad assecondarne le sensibilità. E allora per costruire un personaggio con una centralità assoluta come la Carmen de “La capitana dell’isola di nessuno”, appena pubblicato da Mursia, ho formato un mosaico di donne, ho sovrapposto archetipi, partendo da un paio di riferimenti precisi: la Carmen di Merimee e Bizet, di cui la mia Carmen spero possa essere considerata una sorella minore, una cuginetta che ha ereditato la sua voglia di libertà, la sua capacità di trascinare. Magari senza bisogno di trasformare un soldato in contrabbandiere ma in grado di minacciare con un forchettone da cucina i suoi estorsori o di scatenare il suo samba di piacere tutte le volte che ne ha voglia. E qui entra in gioco la musica sottintesa del racconto, la colonna sonora che ho avuto nelle orecchie mentre scrivevo: la Habanera di Carmen, certo, ovvero il manifesto dell’amore libero, ma soprattutto la “Garota de Ipanema”, ovvero quel miracolo di grazia che cammina ancheggiando e che è capace di fare sorridere il mondo al suo passaggio.
La capitana dell'isola di nessunoEccola, allora Carmen, bella, forte seduttrice, mezza fata e mezza strega, una capace di cucinare le melanzane in 24 modi diversi, una che quando torna nella sua isola dopo vent’anni di assenza di colpo quieta la risacca, zittisce i gabbiani e ammorbidisce la morsa del sole. Troppo per una comunità che resta maschile e invidiosa. Ed ecco l’altra domanda centrale. Quanto è sopportabile, allora, in un mondo di ominicchi e caporali, una capitana promossa sul campo dai compagni della vigna che si sono visti difesi da lei, una preda di appetiti sessuali che si fa cacciatrice, una donna risoluta che rianima l’economia di una piccola isola e che caccia a maleparole gli estorsori dalla sua Bottega? Quanto da’ fastidio una donna che si ribella, che dice no al pizzo, che ha successo, che attira benevolenze dalla su gente come dagli elementi naturali?
Tanto, evidentemente, se il prezzo della libertà diventa un ammasso di cenere fumante.
Ho pensato allora a come potrebbe reagire una donna di questo tipo alla paura, ho pensato alle peripezie di Teresa Batista, l’eroina di Jorge Amado, e al contesto, semplice ma comunque inquinato, di una piccola isola siciliana che scopre improvvisamente il germe del benessere e le sue tentazioni. Da quali fantasmi e’ visitata la notte di una donna minacciata? Quanto pesa la solitudine di chi  ha scelto l’indipendenza? Leggi tutto…

Uno scrittore allo specchio: ELSA MORANTE

Uno scrittore allo specchio: ELSA MORANTE

In collegamento con il forum di Letteratitudine: Omaggio a Elsa Morante (in occasione della ricorrenza del trentesimo anniversario della morte della scrittrice)

di Simona Lo Iacono

Era Alberto ad amare gli specchi, a riflettersi facendo le smorfie, mentre si rasava senza sbavature e schiaffeggiava la pelle con un dopobarba fresco, al sapore di menta.
Io li evitavo coscienziosamente, soprattutto al mattino presto, quando la notte mi lasciava addosso quella stanchezza da sogni in eccesso.
Troppo dolore vedersi lì, senza difese.
Una donna al mattino è sempre troppo vera, e quindi sempre troppo fragile – gli dicevo. Non ha un filo di rossetto a imbarazzare gli sguardi, né ombretti che smussino le lacrime. E non c’è cipria capace di colmare il pallore di una delusione, o mascara che ispessisca le ciglia, allestendo una santa protezione contro il giudizio. No, non c’è nulla di tutto questo, Alberto – gli dicevo – e, invece, avrei fatto meglio a tacere, perché in quel modo gli consegnavo la mia arrendevolezza.
E, infatti, le scenate peggiori erano al mattino presto, quando non riuscivo ad evitare di essere sincera.
Era facile per Alberto entrare nelle mie barricate già sventrate, in quella mia città senza assedio, in quel mio esercito fuggevole e malmesso.
Sei una donna senza artifici, diceva.
Ma si sbagliava, perché il mio vero artificio erano le parole.
Così, quando usciva con quel suo passo danzante – le sopracciglia sempre troppo aggrottate e ferine, amara la bocca anche quando rideva – io prendevo possesso del mio sommo artificio e, parola dopo parola, riconquistavo il campo perduto.
Scrivevo sempre per rivolta, all’inizio, e con il gusto di infrangere un limite sacro. Scagliavo frecce, non frasi, e aguzzavo le punte estraendole, una ad una, dalla faretra di un soldato esperto. Non facevo fatica a versare il cuore, a svernare sulla cima di un segreto inaccessibile, a trovare casa tra le nicchie dei libri.
Ma quasi mai trovavo la pace.
Infatti, dopo, vedermi lì, sulla pagina, era come avere eretto un monumento ai caduti, mentre io non cercavo la morte, ma la vita, e questo chiedevo alla letteratura: non che urlasse una canzone di epilogo, ma che mi rendesse ciò a cui, vivendo, abdicavo attimo dopo attimo. La realtà. Leggi tutto…

UNA MONTAGNA DI LIBRI 2015-2016

UNA MONTAGNA DI LIBRICortina d’Ampezzo, dal 6 dicembre 2015 a Pasqua 2016.

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SOTTO IL CIELO STELLATO delle dolomiti una stagione di emozioni per #CORTINA12MESI. E A FEBBRAIO la montagna viene scoperta A PARIGI

A Cortina d’Ampezzo è tutto pronto per una nuova stagione di emozioni e di pagine lunga oltre quattro mesi. Con il record di circa trentacinque incontri organizzati dall’inverno alla primavera, da dicembre a Pasqua, torna per la XIII, pirotecnica edizione Una Montagna di Libri, la manifestazione protagonista della stagione letteraria cortinese, che raccoglie un pubblico annuale di circa 20mila presenze.

Sei anni di vita e numeri solidi per la manifestazione: oltre trecento incontri organizzati fino a qui, una continuità ormai annuale degli incontri. #Cortina12mesi significa, infatti, che Una Montagna di Libri fornisce ormai alla Regina delle Dolomiti un servizio continuo di incontri, eventi e presentazioni. La rassegna si aprirà con il naso all’insù, guardando la volta celeste nell’aria pulita di Cortina. E moltissime altre novità. Punta su un solido parterre di protagonisti della letteratura e del giornalismo italiano e internazionale la rassegna di incontri con l’Autore di Cortina d’Ampezzo. Il programma dell’edizione estiva è stato presentato a Venezia, a Palazzo Labia, da Francesco Chiamulera, responsabile della manifestazione ampezzana. Sono intervenuti Cristiano Corazzari, assessore alla cultura della Regione Veneto, Marco Ghedina, assessore alla cultura del Comune di Cortina, Alessandro Russello, direttore del Corriere del Veneto, Vera Slepoj, presidente onorario con Alberto Sinigaglia, e Alessandro Dimai, Associazione Astronomica Cortina.

Ma ecco tutti i contenuti dell’edizione Inverno/Primavera 2015/16. Una Montagna di Libri chiederà a Paolo Sorrentino, Premio Oscar al miglior film straniero 2014, di raccontarci a Cortina i libri e il film della sua vita, che lo hanno ispirato come regista e come scrittore; si ritroverà con Renzo Arbore tra le storie uniche di quarant’anni della migliore televisione italiana; sfoglierà le pagine dei nuovi romanzi di narratori del calibro di Giancarlo De Cataldo, Catherine Chanter, Paolo Maurensig; interrogherà le voci della cultura, come Elisabetta Sgarbi, Gian Arturo Ferrari, Domenico De Masi, e i protagonisti dell’informazione come Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Paolo Mieli, Bruno Vespa, Aldo Cazzullo, Vittorio Feltri, Gennaro Sangiuliano; farà le valigie per Parigi, dove racconterà la montagna alpina e cortinese all’Istituto Italiano di Cultura, presso l’Hôtel de Galliffet. Nel calendario cortinese il nuovo spettacolo di Federico Buffa, “Le Olimpiadi del 1936”, appuntamenti a tutto sport come quello con l’atleta paralimpica Bebe Vio, con Filippo Facci e Gianluca Zambrotta, e un viaggio di arte e bellezza tra le pagine del magazine Cabana, in compagnia di Martina Mondadori.

I NOMI. Leggi tutto…

LIMBO: dal romanzo di Melania Mazzucco al film diretto da Lucio Pellegrini (stasera su Rai1 alle 21:20)

Stasera su Rai1 a partire dalle 21:20 sarà trasmesso il film LIMBO tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco pubblicato da Einaudi – un estratto del romanzo è disponibile qui

(film di Lucio Pellegrini, con Kasia Smutniak, Adriano Giannini, Domenico Diele – sceneggiatura di Francesco Piccolo e Laura Paolucci)

Da giorno 3 dicembre, il film è visibile online da questo link.

Proponiamo una videointervista a Kasia Smutniak e, a seguire, la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Melania Mazzucco dedicata a “Limbo”

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LIMBO: la puntata con MELANIA G. MAZZUCCO, ospite di “Letteratitudine in Fm” del 21 dicembre 2012

PER ASCOLTARE LA PUNTATA, CLICCA SUL PULSANTE AUDIO

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Con Melania G. Mazzucco abbiamo discusso della sua favola pubblicata da Einaudi e intitolata “Il bassotto e la Regina“. La Mazzucco ha anche letto, in radio, una pagina della sua favola.

Nella seconda parte della puntata, sempre con Melania Mazzucco, abbiamo avuto modo di discutere del romanzo “Limbo” (Einaudi).

PER ASCOLTARE LA PUNTATA, CLICCA SUL PULSANTE AUDIO

 

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Il TV movie «Limbo», tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco con la sceneggiatura di Francesco Piccolo e Laura Paolucci e diretto da Lucio Pellegrini, su RAI1 mercoledì 2 dicembre, è una storia di amore e di perdita, di morte e di resistenza, che ci interroga sulle nostre scelte e sulle nostre responsabilità. Leggi tutto…

Con Paolo Sidoti chiude l’edizione 2015 di SPAZIO AL SUD

.L’ultimo appuntamento della rassegna 2015 di SPAZIO AL SUD si svolgerà sabato 5 dicembre 2015, ore 17.30, a Taormina (Me), presso l’Hotel Isabella

L’incontro con Paolo Sidoti segna la chiusura dell’edizione 2015 del caffè letterario di “Spazio al Sud”, ideato e organizzato da Arte&Cultura a Taormina di Maria Teresa Papale, con la collaborazione di Milena Privitera. Nell’ambito della rassegna sono stati presentati una vetrina di scrittori emergenti e coraggiose piccole case editrici del Sud.

Volge al termine l’edizione 2015 di Spazio al Sud, progetto composito ideato e organizzato da Arte&Cultura a Taormina, che – con mostre d’arte e con Il Caffè letterario, ospitato dall’accogliente Sala “Le Naumachie” del centralissimo Hotel Isabella di Taormina – dà visibilità alle voci e alle realtà originate dal sostrato culturale e sociale che accomuna e caratterizza il Meridione d’Italia. Tutto parte dalle energie di Arte&Cultura a Taormina. Direttore artistico della manifestazione è Maria Teresa Papale, giornalista e presidente di Arte e cultura a Taormina, che, con il patrocinio del Comune di Taormina, Taormina Arte, la partnership di servizio del “Gais Hotels Group” e la collaborazione dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì, è riuscita, con la sponsorizzazione dell’ Associazione Albergatori di Taormina, e la collaborazione e l’impegno di tutti i consiglieri dell’associazione a creare una serie di eventi che arricchiscono l’offerta della città.

paolo-sidotiL’appuntamento conclusivo si svolgerà  sabato 5 dicembre. Protagonista dell’incontro, Paolo Sidoti, uomo di teatro, sceneggiatore, regista, mimo a Parigi, che presenterà Pietra lavica di Algra Editore. Un thriller ambientato nella città etnea dove dell’omicidio di un giornalista viene sospettato il suo migliore amico, il quale, cercando di scagionarsi con l’aiuto di una bella archeologa, va a sbattere su di un segreto perduto nel cuore della città, di cui Vincenzo Bellini, Riccardo Cuor di Leone, l’Etna, la Fisica quantistica sono testimoni. Leggi tutto…

LA PROVA DEL BIANCO di Anna Vasta (intervista all’autrice)

LA PROVA DEL BIANCO di Anna Vasta

di Massimo Maugeri

Sono tante le opere poetiche pubblicate da Anna Vasta: da La Curva del cielo a I Malnati; da Quaresimale a la Sposa del vento; da Di un fantasma e di mari a Cieli violati. L’uscita di questo nuovo libretto, intitolato “La prova del bianco” (pubblicato da Le Farfalle), ci dà l’occasione di discutere di poesia e di aforismi. Del resto, come scrive Paolo Manganaro nel risvolto di copertina, “la raccolta di questi pensieri e aforismi di Anna Vasta è il frutto, splendido, di una riflessione inesorabile sulla poesia e sulle tensioni dell’esistenza che solo la poesia può portare”.

-Cara Anna, come nasce questo tuo nuovo libro?
Spesso i libri nascono per caso, come gli amori, gl’incontri, i figli. Senza una necessità che li giustifichi. Ma una volta nati, la casualità diventa necessità, come di tutto ciò che accade.
I pensieri, le riflessioni, gli aforismi raccolti in questo libro, alcuni sono nati come appunti a margine alle mie poesie, altri, come spunti di narrazione, di osservazione del reale; tutti come frammenti di una medesima ricerca, quella poetica, che è ricerca di senso, itinerarium mentis in hominem.
Percorso di conoscenza, verso una meta. Meta che non costituisce un approdo fermo, sicuro, definitivo, ma una riva malferma, provvisoria, oltre la quale spingersi, in direzione di altri porti.
La poesia ha bisogno di pause, di stacchi, di ripensamenti. Soprattutto di nutrirsi di prosa, di ciò che le è estraneo, ma che le fornisce la linfa vitale a cui attingere. Questo libro nasce forse da un tale bisogno di prosa, di ragionamento, di ancoramento a una visione del mondo, dell’esistenza.

Il titolo colpisce. Cosa significa “La prova del bianco”?
Nel titolo di un libro, c’è il senso del libro.
È come una mappa che guida il lettore ad inoltrarsi nel testo; nel titolo c’è tutto il libro.
Io, lettore, non vorrei che mi fosse anticipato il senso del libro, nel senso del titolo. Anche perché, neppure l’autore saprebbe spiegarlo, senza in qualche modo intaccarne l’ambiguità di senso, la possibilità delle interpretazioni che il titolo racchiude.
Wisława Szymborska, citando Goethe, dice che il poeta sa cosa voleva scrivere, ma non sa cosa ha scritto.
Il senso di ciò che l’autore scrive, una volta affidato alla scrittura, non appartiene più allo scrittore, ma ai suoi lettori.

-A tuo avviso, che rapporto c’è – oggi – tra “poesia” e “riflessione” (sia dal punto di vista di chi la scrive, sia da quello di chi la legge)? Leggi tutto…

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI 2015

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI 2015

PER AMORE DEI LIBRI: Palazzo dei Congressi (Roma), 4-8 dicembre 2015

Qui, il PROGRAMMA

Piccoli editori ma agguerriti, competenti e dinamici, pronti ad affrontare i nuovi scenari che vive oggi l’editoria italiana interpretando un ruolo d’avanguardia culturale ed editoriale, setacciando i mercati nazionali e internazionali, esplorando nuove nicchie di mercato prima dei grandi, scoprendo i bestseller, le tendenze, gli autori e le letterature di domani. Un lavoro di scouting particolarmente prezioso in un’epoca segnata da radicali trasformazioni, dalle megafusioni industriali alla crisi di vendite nella grande distribuzione, dal boom dell’e-commerce al rilancio delle librerie indipendenti. Sono loro i protagonisti della quattordicesima edizione di Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria promossa e organizzata da AIE – Associazione Italiana Editori in programma dal 4 all’8 dicembre 2015, nella consueta sede del Palazzo dei Congressi nel quartiere dell’EUR. Cinque giorni di fiera con incontri, conferenze, tavole rotonde, reading, spettacoli e laboratori che permettono agli appassionati di esplorare la straordinaria varietà e vitalità di un settore fondamentale dell’industria culturale italiana. Collocata in una posizione temporale strategica, alla fine dell’anno e in prossimità delle festività natalizie, Più libri più liberi offre ai visitatori uno strumento per incontrare i protagonisti della stagione editoriale, le promesse della nuova letteratura internazionale, gli autori italiani più amati, ma anche fumettisti, youtubers, attori, giornalisti, saggisti, politici, intellettuali, scienziati, in un approccio fortemente basato sulla trasversalità del linguaggio e dei contenuti. Non a caso, Per amore dei libri, come recita il claim di questa quattordicesima edizione.

Qui di seguito, tutti i dettagli… Leggi tutto…