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MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (recensione)

dicembre 10, 2015

MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (Neri Pozza)

di Marco Ostoni

Alla fine Marta il suo torrente l’ha attraversato. E con lei, camminando mano nella mano sulle pietre viscide di una memoria riesumata dal forziere dell’oblio, sull’altra sponda ha messo piede anche Emma, la psicanalista chiamata a restituirle la parola e, con essa, una possibilità di futuro oltre il dolore, oltre il lutto più atroce per un bambino: la perdita della mamma.
È una storia di salvezza e di “redenzione” questo intenso romanzo della 44enne insegnante liceale Elena Rausa, pubblicato ormai un anno fa da Neri Pozza. Un libro d’esordio di una maturità – anche stilistica – sorprendente, che non ha avuto l’eco che merita, forse perché rubricato troppo semplicemente come “femminile”, mentre i temi che tratta varcano, e di molto, la sottile soglia del genere, spaziando dal dolore personale a quello collettivo, dal microcosmo dell’individuo al respiro ampio della storia, fino a sfiorare il senso ultimo delle cose e la prospettiva teleologica del “dopo”.
Il romanzo, ambientato nell’anno della vittoria italiana ai Mondiali del 1982, incrocia due vicende che ruotano attorno al presente e al passato di Emma Donati, psicanalista infantile dai capelli ormai grigi e con il fardello ingombrante del lager (cui è sopravvissuta, diversamente dagli amici del tempo) da portarsi appresso senza aver tentato fino in fondo di esorcizzarlo, ma preferendo piuttosto seppellirlo in un anfratto della memoria. La donna è chiamata ad affiancare in un delicato percorso di analisi la piccola Marta: 7 anni e mezzo, un padre mai conosciuto, rimasta orfana dopo la tragica scomparsa della madre (vittima di un incidente stradale insieme con l’amante violento). La dottoressa, sposata con un uomo cui ha sempre chiuso la porta d’accesso ai suoi segreti più reconditi ma che ciononostante l’ama di un amore disinteressato, si prende cura della bambina, chiusasi in un mutismo di protesta contro un dolore al quale non sa reagire in altro modo. E in lei, in quel suo modo primordiale di rispondere alle batoste della vita, finisce per trovare assonanze di un modo di affrontare il lutto (negandolo) che gradualmente, e con il conforto di un collega e maestro, decide di accantonare. Riapre così, per suturarla una volta per tutte, quella ferita che pensava cicatrizzata e che invece continuava da quarant’anni a distillare in lei – nella forma del silenzio ostinato – il suo calice amaro di angoscia e sofferenza mortifera.
Elena RausaNella parte iniziale del romanzo il presente di Marta, sballottata tra la colorata e festosa famiglia affidataria e un nonno premuroso ma mai conosciuto prima, si alterna con il passato di Emma, arrestata giovanissima sulle montagne della valle d’Aosta e poi deportata in un campo di lavoro tedesco insieme alla migliore amica e al primo amore, compagni di avventura negli anni della guerra. Quindi il presente prende il sopravvento e l’occhio attento dell’autrice si sofferma sul rapporto fra Marta ed Emma e sulla sua evoluzione, che regala ad entrambe un’inattesa, quanto inconsciamente bramata, via d’uscita dai propri incubi più profondi.
Elena Rausa si dimostra una scrittrice di grande finezza psicologica, capace di una narrazione piana e lieve, mai oscura o concettuale, dosata nei cambi di ritmo e di tempo, accurata nel dettaglio, delicata nel tratteggio e sostenuta da una scrittura levigata e matura. Speriamo di rivederla presto all’opera.

ELENA RAUSA, Marta nella corrente, Neri Pozza, pp. 270, 16,50€

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Marco Ostoni è caposervizio Cultura & Spettacoli (anche Interni/Esteri/Economia) a Il Cittadino, quotidiano di Lodi e Sudmilano (per cui cura anche da 10 anni una pagina di recensioni librarie). Collabora a La Lettura del Corriere della Sera, al mensile dei Gesuiti Aggiornamenti Sociali ed è consulente per la comunicazione al Comune di San Donato Milanese.

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La scheda del libro

Mentre impazzano i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 1982, a Milano un’auto sbanda lungo un viale alberato e va a sbattere. L’uomo al volante e la donna al suo fianco muoiono sul colpo. Marta, la bambina di sette anni della donna, la sta aspettando a casa. Nonostante l’ispettore Zandonà non ci metta molto a rintracciare Aldo Fantini, il nonno della ragazzina, la faccenda appare subito più complicata del previsto. L’uomo, infatti, non parlava con la figlia da più di dieci anni e non sapeva neppure di avere una nipotina. Perciò, quando incontra Marta, barricata dietro a un mutismo doloroso e insondabile, capisce di non poter far altro che lasciarla nelle mani di un’esperta e aspettare. Emma Donati, la psicologa che prende in custodia Marta, ha chiaro sin da subito che deve aiutare la bambina ad accettare la morte dei propri genitori e a liberarsi dai sensi di colpa. Ma più Emma si avvicina a Marta e si addentra nella sua vita – riportando alla luce dettagli di una storia familiare segnata dal dolore e dall’incomprensione – , più la psicologa sente tornare a galla quel passato personale che aveva nascosto nel punto più profondo di se stessa. E quando finalmente si sentirà pronta a ricordare gli anni passati come prigioniera ad Auschwitz e quelli trascorsi isolata dal mondo e dalle proprie emozioni, capirà di poter essere la madre di cui Marta ha tanto bisogno.

Elena Rausa è nata a Milano e attualmente vive in Brianza. Ha tre figlie. Dopo la laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano, ha conseguito un dottorato di ricerca in Italianistica-Filologia umanistica. Oggi è docente di lettere al liceo scientifico. Marta nella corrente è il suo primo romanzo.

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