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GRAZIA VERASANI racconta SENZA RAGIONE APPARENTE

dicembre 11, 2015

grazia verasaniGRAZIA VERASANI racconta il suo romanzo SENZA RAGIONE APPARENTE (Feltrinelli)

Le indagini di Giorgia Cantini

Menzione speciale al Premio Scerbanenco 2015 con la seguente motivazione:
«Per il felice ritorno dell’originale investigatrice bolognese, questa volta a confronto con il tormentato mondo degli adolescenti».

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Grazia Verasani

Da dove nasce un romanzo? Picasso diceva che un quadro gli arrivava da lontano. Per quanto riguarda me e i romanzi con l’investigatrice Giorgia Cantini, devo dire che è l’esatto contrario, mi basta osservare le cose che ho davanti agli occhi. Insomma, la realtà nel suo senso più prosaico. In fondo, è come aprire una finestra e fiutare l’aria, lasciar entrare tutto, interpretare il tempo reale assorbendolo totalmente, e entrando in empatia con chi lo abita. Ho scritto questo romanzo a istinto, come mi piace dire. Perché ogni volta che scrivo la mano va un po’ avanti da sola e non so mai come finirà una storia, o lo so solo vagamente. Mi lascio trascinare come se scrivesse qualcun altro al posto mio, eppure sono immedesimata, inchiodata, onnipresente. Una volta lessi che un libro, nel bene o nel male, è il risultato della personalità di chi lo scrive. Aggiungo: la sensibilità. Il modo di “sentire” le cose, non solo di razionalizzarle. Scrivere deve avere sempre, secondo me, un margine di magia, di ispirazione. Una necessità creativa che non dà risposte, solo suggerimenti. Per capire meglio il mondo e la vita che viviamo. Giorgia Cantini è donna che non giudica, rappresenta quello che vede intorno a sé e lo lascia sospeso, tenta di illuminare qualche luogo oscuro, lascia qualche traccia. Di sé e delle persone che incontra.
Questo 5° romanzo della serie con lei nasce da un articolo di cronaca. L’aumento di suicidi tra gli adolescenti nei cosiddetti “anni della crisi”. Nelle storie precedenti avevo già affrontato alcuni temi sociali di forte interesse per me, come la violenza sulle donne o l’omofobia, e in questo ho scelto i ragazzi. Cioè, banalmente, il futuro. Le loro emozioni, i loro problemi, lo spazio di opportunità che si restringe, l’agonismo obbligato, il rapporto fragilità/forza, il bullismo, la scuola, la famiglia. Insomma, il mondo che noi adulti gli abbiamo preparato, un mondo sempre più ostico e confuso, dove l’apparenza è diventata un valore, e la superficialità ha sostituito ogni tentativo di approfondimento.
Un amico poeta, di cui tra l’altro cito nel romanzo alcuni versi, mi ha detto che il plot è l’unica cosa non “nera” in un’atmosfera scurissima. Credo abbia ragione. Il mio approccio al genere noir è sempre esistenziale, svolgo indagini sui sentimenti. Per questo mi rivolgo anche a lettori che non amano il giallo in senso stretto, perché nei miei libri il sangue non abbonda, e il mero conflitto tra bene e male, crimine e soluzione del crimine, non mi interessano. Preferisco muovermi tra le ombre, i chiaroscuri, raccontare inquietudini, osservare la società tramite quella che io chiamo “una riflessione a freddo sui sentimenti”.
Ma alla fine, al di là dei generi, tutti i libri dovrebbero raccontare un mistero, indagare intorno a quello che Dostoevskij chiamava “il mistero uomo”. E il mistero più grande è l’amore, per questo credo che i miei romanzi, tutti, siano in fondo, dei libri che parlano d’amore.
“Senza ragione apparente” narra soprattutto di un’adolescenza oppressa dalle aspettative degli adulti, da un mondo che non regala niente e l’ansia da prestazione è vertiginosa. C’è un’angoscia crescente e non ci sono strumenti per combatterla. Io avevo i libri, loro? Loro sono come noi quando avevamo la loro età. Non sono diversi. Si innamorano. Soffrono. Credono nell’amicizia. Ma sono cresciuti con un telecomando in mano, nell’invasività della omologazione televisiva, gli è stato sottratto lo spirito critico, gli è stato detto che il successo è un culto. C’è questa velocità di apprendimento delle cose, attraverso la tecnologia, il computer, internet, che impedisce un’effettiva comprensione di ciò che si fruisce. Il rischio è quello di diventare dei contenitori di informazioni che non si ha il tempo di metabolizzare.
Mi sono schierata dalla parte dei ragazzi, sì. Contro le ipocrisie, le finzioni, e le maschere che noi adulti non ci togliamo mai. Li faccio muovere dentro questo mondo di superficie, una patina spessa su cui tutto rimbalza, e non si va oltre. E lascio al preside illuminato di questa storia il compito di dire che la fragilità è il nostro punto di forza. Lo scambio delle reciproche defaillance, il contatto fisico, l’empatia, la fiducia. Intollerabile, per me, questo crescente cinismo difensivo che annulla i sogni, oltre alla passione e alla speranza. Ovviamente, non è stato facile districarsi in questa materia evitando la retorica. Il rischio c’era e ho provato a eluderlo.
Ho la fortuna di frequentare molti adolescenti, figli di amici o ragazzi dei miei corsi, e ho toccato da vicino l’instabilità che assorbono da noi, ricalcando i nostri passi sbagliati. E ho anche pensato che non sappiamo più parlargli della morte, del dolore, come se fossero brutti pensieri da scacciare con diversivi sempre più aleatori.
Poi c’è lei. Un altro trafiletto di cronaca. La ragazzina che si è buttata sotto un treno per qualche chilo di troppo. Notizia che ho letto quando il libro ormai era già uscito. Dedica postuma a lei che non si sentiva abbastanza bella da sopportare il peso di un mondo dove l’apparenza la fa da padrona.
E naturalmente c’è Bologna, città che ho ormai interiorizzato come una seconda pelle, e di cui racconto le trasformazioni con occhio spesso critico ma sempre innamorato.

(Riproduzione riservata)

© Grazia Verasani

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La scheda del libro

Autunno. Sullo sfondo di una Bologna umida e grigia, Giorgia Cantini lavora al suo nuovo caso. Emilio, studente diciassettenne in un liceo della città, si è suicidato senza ragione apparente, lasciando solo un laconico messaggio: Sono stanco. A otto mesi dal fatto, la madre di Emilio è decisa a trovare i responsabili morali. Giorgia si immerge così in un universo adolescenziale di serate passate ad ascoltare musica hip hop, fumare canne e chattare, con i primi amori che nascono e l’ansia del futuro. 
Ed è una stagione decisamente malinconica quella in cui Giorgia si dibatte, perché ci sarà un secondo suicidio sospetto e l’incubo di una notte in cui forse è accaduto qualcosa di irreparabile. Senza contare la confusione degli adulti, il crollo delle facciate dietro cui si nascondevano, la finzione in cui sono calati e di cui i figli sono le vittime predestinate. In uno scenario di precarietà di valori e sentimenti, e in una Bologna specchio di un paese sempre più in crisi, si muove Giorgia. Vicino a lei, la sua surreale assistente Genzianella e il capo della Omicidi Luca Bruni, con il quale convive da pochi mesi, anche se il loro rapporto è ancora un’incognita. E Mattia, il figlio sedicenne di Bruni, che aiuterà Giorgia a capire qualcosa in più di una generazione costretta a muoversi in un mondo sempre più ambiguo, dove le apparenze non sono più salvabili e il senso delle cose è sempre più indecifrabile.

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Grazia VerasaniGrazia Verasani (Bologna, 1964) è scrittrice, autrice teatrale e cantautrice. Ha esordito giovanissima con alcuni racconti apparsi su “il manifesto”. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Tutto il freddo che ho preso (Feltrinelli, 2008) e Mare d’inverno (Giunti, 2014). Nella serie “Le indagini di Giorgia Cantini”, tradotta in Francia, Germania e Russia: Quo vadis, baby? (da cui il regista Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film nel 2005 e una serie tv), Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno (tutti e tre in Universale Economica Feltrinelli), Cosa sai della notte? (Feltrinelli, 2012) e Senza ragione apparente (2015). La sua opera teatrale From Medea-Maternity Blues (Sironi, 2004), più volte rappresentata in Italia e all’estero, è diventata un film presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2012 e vincitore di numerosi premi. Ha studiato pianoforte classico e nel 1995 ha vinto il Premio Città di Recanati per la canzone d’autore, cui sono seguiti il cd Nata mai e il più recente Sotto un cielo blu diluvio.

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