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PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (recensione e intervista)

dicembre 18, 2015

Pubblichiamo una recensione del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori) corredata da un’intervista all’autore. La settimana prossima pubblicheremo un estratto del libro

Recensione e intervista a cura di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci

di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci, si dice in Sicilia. Uscire per riuscire nella vita, abbandonare la miseria per trovare l’abbondanza, lasciare il proprio paese per scommettere in un futuro migliore. Fu appunto per riuscire che gli emigranti siciliani tentarono l’avventura della Merica. Perché la Merica era il sogno della ricchezza grande, i soldi che crescevano come la verdura nei campi, la panza sempre piena, il portafoglio pure. Poi la realtà fu diversa, poi si patì il freddo e la fame, poi si pianse, poi si morì. Alcuni tornarono, la maggioranza non ebbe il coraggio di dichiararsi vinta e rimase lì, a spaccarsi la schiena per garantire ai figli un futuro degno. L’America non spalancò le sue braccia a tutti: gli storpi, gli analfabeti, i malati, furono rispediti indietro; c’era grande solerzia a Ellis Island nel fungere da filtro affinché solo gli abili al lavoro potessero tentare la fortuna. L’accesso a New York fu consentito a Luigi Palermo, a sua moglie Carmela, ai loro tre figli (il quarto, Tony, nascerà nella nuova terra), protagonisti del romanzo Prima Famiglia, di Pietro Valsecchi, edito da Mondadori, dal 2 dicembre in libreria.
Luigi, Carmela, Frank, Sal, Nina, Tony. Sono questi i nomi in cui ci si imbatte più frequentemente leggendo questo libro. Sei destini, sei diverse volontà, sei modi per dire alla vita: «Eccomi, andiamo avanti».

Avanti, sempre avanti, raccomanda Luigi ai suoi figli la mattina, prima che vadano a scuola; guai a loro se si lasciano fuorviare dagli sfaccendati che offrono lavoretti ben pagati ma che profumano di malaffare, guai a loro se tentano scorciatoie: la strada per la scuola è dritta per dritta, la strada per l’avvenire è dritta per dritta. Frank, il maggiore, si conforma perfettamente ai dettami del padre, e così Nina e anche Tony, ma Sal… oh, Sal. Lui, con quegli occhi chiarissimi che paiono scandagliarti l’anima ogni volta che si posano su di te, non vuole più patire la fame, non sopporta di dover calare la testa davanti ai soprusi, è svelto e spavaldo, intelligentissimo, sa che nella vita non vorrà accontentarsi come ha fatto suo padre. Incita i fratelli a una emancipazione che passa per le scorciatoie proibite. Ma Frank terrà duro, lui vuole essere un americano vero, lustra le scarpe per guadagnare quanto gli serve per mantenersi all’università, il suo sogno è quello di fare l’avvocato. Il sogno di Tony, invece, è quello di diventare regista. Sogna il cinema, vive di cinema, riuscirà a vendere a Jack Warner, il produttore, la storia della sua famiglia e a farne un film, Prima Famiglia, appunto. Nina, invece sogna l’amore. Che arriverà. E non sarà, però, come l’aveva immaginato. Perché non sempre la vita è come la vuoi tu. Di questo Sal è convinto, perciò agisce in maniera da convogliare l’esistenza dentro i binari che traccia lui, facendosi giustizia a modo suo, perseguendo una ricchezza vera, grande, che non si cura dell’onestà ma è pronta a tutto pur di mantenersi e conquistare il Potere. E poi c’è Carmela, la madre, che incarna il ruolo antico della donna capace di tenere coesa la famiglia con la forza dell’amore, quella che saprà imporsi e prevalere quando tra i figli nasceranno conflitti, dissapori che rischieranno di distruggere tutto ciò che negli anni lei e suo marito hanno costruito. E infine Luigi, che si è sradicato dalla Sicilia per piantarsi in quella terra nuova che offre, a chi ha buona volontà, di vivere e non di sopravvivere, di permettere la realizzazione del sogno, di credere in un futuro di felicità.
Dritto per dritto, dunque. E chi svicola se ne assume ogni responsabilità.
E dritto per dritto va Pietro Valsecchi nella scrittura di questa storia: nessun indugio, nessun compiacimento, una narrazione per immagini che esprime il suo modo di raccontare storie attraverso l’occhio vivo del cinema.

-Gli abbiamo chiesto il perché di una storia siciliana scritta da un lombardo.
Pietro Valsecchi«Questa storia» ha risposto «nasce da un ricordo legato alla mia famiglia: mio nonno aveva deciso di emigrare in America perché aveva perso tutto a causa dell’acquisto di un terreno rivelatosi poi impossibile da coltivare. Ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale impedì la sua partenza e così mi sono spesso domandato come sarebbe stata la vita della mia famiglia se invece mio nonno si fosse trasferito in America. La storia dei Palermo è quindi quella di una famiglia di emigrati italiani che per poter sopravvivere e soprattutto per dare un futuro ai propri figli, affronta degli enormi sacrifici con dignità e orgoglio. Ma all’interno di questo racconto volevo che ci fosse anche il percorso di un membro di questa famiglia che per arrivare al successo sceglie la via del crimine e dopo essermi documentato, mi sono reso conto che non c’erano emigrati del Nord Italia tra i membri della Mano Nera, l’organizzazione criminale che dà origine a Cosa Nostra. Per questo motivo ho scelto di raccontare una famiglia siciliana, che però nel romanzo incarna il destino di un intero popolo: lombardi, siciliani, veneti, calabresi erano tutti italiani accomunati da un unico destino e da un’identica voglia di riscatto».

-Ci sembra di capire che il romanzo è pervaso da un’etica importante. È così?
«Questa famiglia ha un grande senso etico anche se al suo interno  c’è una mela marcia. C’è l’etica del lavoro, del coraggio, dell’orgoglio di sentirsi italiani nonostante i pregiudizi e le umiliazioni e c’è soprattutto la voglia di farcela, di riscattarsi dalla povertà che è ben sintetizzata dal proverbio siciliano “Cu nesci arrinesci”, chi va fuori, fa fortuna. Se uno dei Palermo diventa criminale, la gran parte della famiglia ha grandi valori e combatte con onestà tutti i giorni, lavorando e studiando con impegno e fatica per farsi strada. In questo senso la famiglia che ho raccontato rappresenta l’emigrazione italiana in America, dove a fronte di qualche esempio negativo come Lucky Luciano o Al Capone, la gran parte dei nostri connazionali ha dato tantissimo al paese che li ha accolti: penso a Petrosino, a Fiorello La Guardia, a Giannini il fondatore della Bank of America, a Frank Capra e tantissimi altri esempi che hanno regalato all’America il meglio dell’eccellenza italiana in tutti i settori».

-Quanta passione ci vuole per dare a ciascun personaggio un’impronta di verità?
«I personaggi che animano le mie storie nascono sempre dalla realtà, non sono mai personaggi di carta. In questo romanzo ognuno di loro  ha un sogno che lo anima e lo rende vivo. Frank  vuole diventare avvocato per combattere i soprusi e le prepotenze all’interno della legalità. Tony vuole diventare un regista e ci riuscirà raccontando proprio la storia della sua famiglia. Lucia ha il grande e sfortunato sogno dell’amore. Carmela incarna la grande mamma italiana, che mette al primo posto l’unità della propria famiglia, come dice in una battuta: “Alla mia tavola né sbirri né mafiosi, solo fratelli”. E poi il personaggio di Luigi, il capofamiglia che  vive una vita di sacrifici e di fatica per regalare il sogno di una vita migliore alla propria famiglia. Ecco, la verità di ciascuno di questi personaggi è proprio in quello che fanno, nei loro gesti e nelle loro scelte».

Dunque valori forti. E tanta passione: quella che anima i personaggi, quella che fa di Pietro Valsecchi un grande affabulatore che si serve, per regalarci le sue storie, di tutti i linguaggi narrativi a sua disposizione: cinema, televisione, carta scritta.

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Prima famigliaLa scheda del libro
Frank e Sal Palermo sono i due figli maggiori di una famiglia di emigrati siciliani nella New York dei primi del Novecento. Frank, il più grande, ha ereditato la schiena dritta del padre, vuole lavorare e studiare sodo per diventare un grande uomo di legge ed essere rispettato come un americano vero. Sal è l’esatto contrario, pensa che non sarà mai accettato dagli americani ed è mosso da un’ambizione e un’energia incrollabili, che lo porteranno a diventare il mafioso più potente degli Stati Uniti. Tra loro resterà solo il legame del sangue, mentre la vita e le scelte che compiranno li porteranno a combattersi senza tregua: Frank schierato con la legge, Sal a guida della criminalità organizzata. Prima Famiglia è un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena, che racconta la lotta senza quartiere di due fratelli alla conquista di un posto al sole nella terra dove tutti i sogni possono realizzarsi. Accanto a loro vivremo le emozionanti vicende degli altri membri della famiglia Palermo, in un paese pieno di pregiudizi verso gli emigranti italiani, dove li aspettano la miseria e le umiliazioni da cui credevano di essere fuggiti. Seguiremo personaggi indimenticabili come il padre Luigi, pronto a ogni sacrificio per dare un futuro ai suoi cari, ma senza scendere a compromessi con la Mano Nera, l’organizzazione criminale che gestisce la vita degli italiani a New York, o la madre Carmela, che cercherà disperatamente di preservare l’unione della famiglia. E poi i due figli minori: Nina, affascinata dal carisma di Sal ma troppo fragile per reggere la violenza di un mondo spietato, e Tony, destinato a diventare un grandissimo regista a Hollywood. Il primo film che girerà sarà proprio la storia dei Palermo: attraverso il suo sguardo scopriremo i segreti più inconfessabili della famiglia. Pietro Valsecchi ha scritto un grande romanzo, l’affresco epico di un tempo mitico e perduto, la New York tra il 1910 e gli anni del Proibizionismo, la nascita della mafia e la lotta della polizia per arginarne il potere. Prima Famiglia è struggente, appassionante, coinvolgente, un grande libro che parla degli unici temi che valga la pena raccontare: l’amore, la morte, i sogni, il destino.

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Pietro Valsecchi è nato a Crema nel 1953. Dopo gli studi universitari al DAMS di Bologna, nel 1977 si trasferisce a Roma, dove muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come attore. Dopo pochi anni lascia la recitazione e diventa un produttore cinematografico. Tra i film prodotti per il grande schermo: La condanna di Marco Bellocchio e Un eroe borghese di Michele Placido. Nei primi anni ’90, insieme a Camilla Nesbitt con cui ha fondato la Taodue Film, inizia a ideare e produrre miniserie e serie per la televisione: tra i maggiori successi Ultimo, Distretto di polizia, RIS (Delitti imperfetti), Paolo Borsellino, Karol ‘ Un uomo diventato Papa, Maria Montessori, Il capo dei capi, Squadra Antimafia. Negli ultimi anni è tornato a produrre per il cinema, realizzando, tra gli altri, i film di Checco Zalone.

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