Home > Brani ed estratti > PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (un estratto)

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (un estratto)

dicembre 21, 2015

Pubblichiamo un estratto del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori). 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato una recensione del libro corredata da un’intervista all’autore, entrambe curate da Tea Ranno

(da pagg. 326 -328)

Quando Frank giunse, calò nella stanza un silenzio irreale.
Si presentò con la divisa e l’aria di indossarla da sempre. Solo
Lucia sapeva tutto, ma Frank le aveva chiesto di tacere.
«Ma come…» mormorò Carmela spaesata. «Il poliziotto? Non
dovevi fare l’avvocato?»
«C’è sempre tempo» rispose Frank togliendosi il cappello.
Sal, che aveva già preso posto intorno al tavolo, si alzò di scatto.
«Non ci sto nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro!» esclamò.
I due fratelli si scrutarono con odio. «Se tu non vuoi stare
nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro, io non voglio respirare
la stessa aria che respira un mafioso.»
«Attento a come parli, sbirro!»
Frank serrò i pugni e si morse il labbro, poi: «Meglio sbirro
e lavorare onestamente per la gente che…».
«Onestamente?» Sal sbottò in una risata: «Ma tu lo sai quanti
sbirri ci sono nel libro paga dei mafiosi?». Si avvicinò alla porta
per andare via. «Cresci, Frank, il mondo non è quello dei libri
di scuola.»
Sua madre lo prese per il braccio: «Dov’è che vai? La famiglia
questa è. Questa!» urlò furibonda indicando con la mano quelli
che stavano intorno al tavolo. Lo tirò per la giacca e lo riportò
al suo posto, poi li guardò: «Vostro padre è ancora caldo nella
tomba e voi v’acchiappate così?». Spostò lo sguardo infuocato
dall’uno all’altro: «Non ci sono sbirri e non ci sono mafiosi in
questa casa» disse con voce roca e furente, «solo fratelli. Mi sono
spiegata? Fratelli» scandì, «stessa carne, stesso sangue, stesso
dolore nel partorirvi, stessa stanchezza nel crescervi. Figli miei
siete. E di Luigi. E se ora Luigi non c’è a battere i pugni sopra
al tavolo per ricordarvi l’educazione, ci sono io. Capiste?».
Abbassarono gli occhi. «E ora a tavola, ognuno al posto suo!»
Robert avrebbe voluto sparire, si sentiva fuori luogo, lo sussurrò
all’orecchio a Tony: «Che ci sto a fare io qui, in mezzo a voi?».
«Sei il mio amico» rispose lui come se constatasse la cosa più
naturale del mondo.
Cominciarono a mangiare. Le ragazze cercarono di colmare
il silenzio con battute che riguardavano il lavoro, un vestito
nuovo, l’inverno che si presentava durissimo con quel gelo che
entrava nelle ossa.
«Ma presto sarà Natale» disse Tony a cui quella festa piaceva
più di ogni altra.
«Il primo senza tuo padre» mormorò Carmela mordendosi
il labbro.
Tornarono il silenzio e l’imbarazzo, e quel senso di inadeguatezza
in cui ciascuno sembrava avvolto.
Sal non riusciva a sopportare l’idea che suo fratello fosse
diventato poliziotto. «Come mai questo improvviso bisogno
di vestire una divisa?» gli domandò infatti.
«Perché così ho un lavoro sicuro e mi posso sposare.»
«Balle. Sputa la verità.»
Si guardarono, poi, lentamente: «Perché voglio acchiappare
quello che ha ammazzato nostro padre» disse Frank, «e sederlo
sulla sedia elettrica. Problemi?».
Sal alzò verso di lui quei suoi occhi beffardi nel cui fondo
brillava un fuoco feroce: «Sempre che riusciate a prenderlo»
esclamò.
«Non hai fiducia nella polizia?»
«Non ho fiducia negli americani» rispose ridacchiando, «nelle
loro leggi, nei loro provvedimenti che non provvedono a una
minchia.»
«In questa casa si parla pulito» scattò Carmela.
«Scusami» disse lui.
Ma l’aria rimaneva carica di tensione, Meg cercò sotto il tavolo
la mano di Sal, gliela strinse come a dire: “Tranquillo, avete fatto
la vostra scelta, tu la tua, lui la sua”. E lo stesso cercò di fare
Lucia con Frank, perciò quando Carmela si chinò per raccogliere
la forchetta che nella foga del parlare le era caduta, vide quelle
mani intrecciate e ne fu contenta. Tony fece appena in tempo
a sciogliere le sue dita da quelle di Robert: se sua madre se ne
fosse accorta chissà che idea si sarebbe fatta.
Quando finirono di sparecchiare, Carmela portò in tavola il
pacco arrivato dalla Sicilia. Con una forbicina tagliò i piccoli
punti che cucivano lateralmente la stoffa e questa si dispiegò con
facilità. Sul lato destro portava impresso l’indirizzo del destinatario
e in alto quello del mittente. Aprì la scatola di cartone e per
prima cosa trovò una lettera. Era di sua sorella. Per un attimo se
la poggiò sul cuore, poi se la mise in tasca. Sotto la lettera c’era
una ciambella di ’mpagnuccata, il torrone dei poveri, fatto con
palline di pasta fritte e poi legate insieme col miele. Carmela s’impose
di resistere alla commozione. Affondò le mani nella scatola
e ne trasse alcune marmellate di cotogne, un sacchetto pieno di
origano e uno di capperi, uno con le olive nere e un altro con le
olive grosse della Tardara, la contrada che aveva gli ulivi migliori
di tutta la costa. E poi una bustina con la mostarda di carrube,
una con l’uva passa, e infine un pacco di zucchero e uno di caffè.
«Un tesoro» mormorò Carmela. E le sembrò di vedere sua
sorella e le sue cugine che confezionavano per lei u cùnsulu;
che cercavano di farle arrivare, insieme a quel cibo comprato
coi risparmi di tutti, anche il loro bene, la partecipazione a una
perdita che sarebbe stata definitiva, irrimediabile.
Carmela prese la ciambella, affondò il coltello nella pasta
friabile, ne offrì un pezzo a ognuno dei ragazzi, poi ne prese
uno anche per sé: «Mangiate» disse, «è roba fatta con amore».
«Buona!» disse Robert.
«Buonissima» fece Lucia.
«Ma come si fa?» domandò Meg, ben decisa a imparare come
cucinavano i siciliani.
Tutti si voltarono verso Carmela, aspettando che rispondesse,
ma lei aveva gli occhi fissi nel vuoto davanti a sé, masticava e
grosse lacrime silenziose le scendevano giù per le guance: «Non
m’è rimasto niente di Luigi, niente» mormorò, «nemmeno una
fotografia».
Tony la guardò, valutò per alcuni istanti se quello che stava
per proporle fosse una cosa giusta, poi: «Io ho un filmato dove
c’è papà».
Carmela lo guardò con improvvisa speranza: «C’è lui? Si
vede lui?».
«Sì.»
«Dov’è? Dove lo posso vedere?» disse alzandosi.
«Al cinema, nella cabina di proiezione.»
«Possiamo andarci?» domandò.
«Va bene.»
Uscirono subito lasciando la tavola così com’era, coi piatti
sporchi e i bicchieri mezzi vuoti.

* * *

Prima famigliaLa scheda del libro
Frank e Sal Palermo sono i due figli maggiori di una famiglia di emigrati siciliani nella New York dei primi del Novecento. Frank, il più grande, ha ereditato la schiena dritta del padre, vuole lavorare e studiare sodo per diventare un grande uomo di legge ed essere rispettato come un americano vero. Sal è l’esatto contrario, pensa che non sarà mai accettato dagli americani ed è mosso da un’ambizione e un’energia incrollabili, che lo porteranno a diventare il mafioso più potente degli Stati Uniti. Tra loro resterà solo il legame del sangue, mentre la vita e le scelte che compiranno li porteranno a combattersi senza tregua: Frank schierato con la legge, Sal a guida della criminalità organizzata. Prima Famiglia è un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena, che racconta la lotta senza quartiere di due fratelli alla conquista di un posto al sole nella terra dove tutti i sogni possono realizzarsi. Accanto a loro vivremo le emozionanti vicende degli altri membri della famiglia Palermo, in un paese pieno di pregiudizi verso gli emigranti italiani, dove li aspettano la miseria e le umiliazioni da cui credevano di essere fuggiti. Seguiremo personaggi indimenticabili come il padre Luigi, pronto a ogni sacrificio per dare un futuro ai suoi cari, ma senza scendere a compromessi con la Mano Nera, l’organizzazione criminale che gestisce la vita degli italiani a New York, o la madre Carmela, che cercherà disperatamente di preservare l’unione della famiglia. E poi i due figli minori: Nina, affascinata dal carisma di Sal ma troppo fragile per reggere la violenza di un mondo spietato, e Tony, destinato a diventare un grandissimo regista a Hollywood. Il primo film che girerà sarà proprio la storia dei Palermo: attraverso il suo sguardo scopriremo i segreti più inconfessabili della famiglia. Pietro Valsecchi ha scritto un grande romanzo, l’affresco epico di un tempo mitico e perduto, la New York tra il 1910 e gli anni del Proibizionismo, la nascita della mafia e la lotta della polizia per arginarne il potere. Prima Famiglia è struggente, appassionante, coinvolgente, un grande libro che parla degli unici temi che valga la pena raccontare: l’amore, la morte, i sogni, il destino.

* * *

Pietro Valsecchi è nato a Crema nel 1953. Dopo gli studi universitari al DAMS di Bologna, nel 1977 si trasferisce a Roma, dove muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come attore. Dopo pochi anni lascia la recitazione e diventa un produttore cinematografico. Tra i film prodotti per il grande schermo: La condanna di Marco Bellocchio e Un eroe borghese di Michele Placido. Nei primi anni ’90, insieme a Camilla Nesbitt con cui ha fondato la Taodue Film, inizia a ideare e produrre miniserie e serie per la televisione: tra i maggiori successi Ultimo, Distretto di polizia, RIS (Delitti imperfetti), Paolo Borsellino, Karol ‘ Un uomo diventato Papa, Maria Montessori, Il capo dei capi, Squadra Antimafia. Negli ultimi anni è tornato a produrre per il cinema, realizzando, tra gli altri, i film di Checco Zalone.

 

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: