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ANNA di Niccolò Ammaniti (recensione)

dicembre 22, 2015

Pubblichiamo una recensione del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti: ANNA (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

«Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e sono sicura che ce la farete. Vi lascio in questo quaderno delle indicazioni che vi aiuteranno ad affrontare la vita e a evitare i pericoli. (…) Alcuni dei consigli scoprirete che non saranno utili nel mondo in cui vivrete. Le regole cambieranno e io posso solo immaginarle. Sarete voi a correggerle e a imparare dagli errori. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate.»
Queste frasi sono tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia Zanchetta, madre di Anna Salemi: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi Stile Libero Big, pagg. 275, euro 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da un virus (soprannominato “la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre e croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini; anche loro tuttavia sembrerebbero destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. È in questa Sicilia devastata dalla Rossa e dalle sue conseguenze che Anna, con sottobraccio il suo quaderno delle “cose importanti”, va prima alla ricerca del fratellino Astor – che pare esser stato rapito da una banda di ragazzini – e poi (spostandosi dal trapanese verso Palermo, Cefalù, Messina) a inseguire una speranza di salvezza che si pensa possa albergare oltre lo stretto, sul Continente, dove forse è sopravvissuto qualcuno dei Grandi che potrebbe aver prodotto un vaccino contro il virus.
Altrove ho avuto modo di definire con la dizione di “letteratura del contagio” quella a cui sono ascrivibili libri che affrontano problematiche connesse alla diffusione di epidemie (tra cui opere celeberrime del calibro de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni e “La peste” di Albert Camus). Il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti rientra senz’altro in questo ambito. (Non è la prima volta, peraltro, che un romanzo appartenente alla “letteratura del contagio” è ambientato in Sicilia. Mi viene in mente “I morti tornano” di Luigi Natoli – in arte William Galt – pubblicato nel 1931e ambientato a Palermo intorno al 1837 nel pieno dell’epidemia di colera che flagellò la popolazione siciliana di quel periodo). Se poi spostiamo la visuale nell’ambito dei romanzi “post-apocalittici” (che uniscono le angosce legate alla diffusione del virus alla lotta disperata per non soccombere in un mondo che sembra volgere alla fine) vengono in mente grandi successi della letteratura internazionale, tra cui: “Cecità” di José Saramago, “La strada” di Cormac McCarthy, “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, “La peste scarlatta” di Jack London, “L’ultimo degli uomini” di Margaret Atwood, “Io sono leggenda” di Richard Matheson.
In “Anna”, Ammaniti introduce la variante di un mondo post-apocalittico che, per via delle peculiarità del virus, è popolato solo da bambini e da ragazzini i quali – in un modo o nell’altro – devono organizzarsi per farcela da soli (e qui, ovviamente, il pensiero va al celeberrimo “Il signore delle mosche” di William Golding). Come potrebbero vivere, i bambini, in assenza di adulti? In che forme sociali si potrebbero organizzare? A quali leggende o dicerie finirebbero per credere, in un contesto del genere? Come muterebbe, per loro, il concetto e il valore stesso della “memoria”? Ammaniti sembra porsi tali domande e prova a fornire risposte raccontando questa storia.
Torniamo alla trama: quando il virus uccide i genitori di Anna, la nostra protagonista ha nove anni e il fratellino Astor ne ha appena quattro. A partire da questo momento scatta l’inevitabile battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Si torna alla legge del baratto, solo che molti degli oggetti considerati indispensabili nel nostro mondo (dagli smartphone, agli orologi, alla maggior parte degli elettrodomestici) diventano inutili e non hanno più alcun valore. Gli oggetti più ambiti – oltre alle vettovaglie – sono i medicinali, le torce elettrice (e le pile per alimentarle); anche se non manca il desiderio di preservare alcuni oggetti moderni, come i Cd (nella parte iniziale del libro “assistiamo” al tentativo di baratto di un Cd di Massimo Ranieri per delle medicine). Cambia tutto, in questa Sicilia post-apocalittica in cui Anna si trova costretta a muoversi. Cambia il rapporto con l’esistenza e la sua fine. Muta persino la percezione della vita e della morte. I resti umani, le ossa, diventano parte dell’ordinario, come certi paesaggi urbani, come certi cespugli selvatici che nascono tra gli anfratti dell’asfalto. Lo stesso concetto di futuro tende a coincidere con lo scarno allungamento di un presente malato e provvisorio.
Niccolò AmmanitiE a proposito del rapporto con la vita e la morte, e della familiarità con i resti umani, con i cadaveri in decomposizione, con gli scheletri che si ritrovano all’interno di molti appartamenti, c’è una scena molto indicativa descritta nella prima parte del libro e collegata alla dipartita della madre di Anna. Nel quaderno delle “cose importanti” sono riportate persino istruzioni su come la bambina deve procedere dopo che il virus avrebbe ucciso la madre: “cose da fare quando mamma muore”. Il primo suggerimento dispone che non bisogna trasportare subito il cadavere fuori da casa (sarebbe troppo pesante); meglio, dunque, chiudere la stanza e attendere cento giorni per consentire al processo di decomposizione di alleggerire il corpo (nel frattempo è bene aerare le altre stanze per fronteggiare l’inevitabile olezzo). A quel punto è possibile procedere al trasporto del cadavere. «Legami con una corda e trascinami fuori», scrive con lucido distacco la signora Mariagrazia. «Vedrai, sarà facile, perché peserò poco. Portami nel bosco, più lontano che puoi, in un posto che ti piace e ricoprimi di pietre. Pulisci bene la mia stanza con la varechina. Butta il materasso. Poi potrete tornare in casa». Anna, però, non vuole separarsi dai resti della madre e, dopo i cento giorni (cento giorni di vita in un mondo senza adulti e con la costante presenza della morte), decide di ricoprire di marmellata le ossa di mamma di modo che le formiche facciano piazza pulita del materiale residuo; dopodiché riporta lo scheletro in casa, raschia le ossa con la punta di un cacciavite per ripulirle dei residui di carne essiccata e comincia a decorarle con un pennarello.
Un’altra scena importante racchiude un dialogo notturno tra Anna (già sulle soglie dei quattordici anni) e un suo coetaneo: Pietro (che accompagna lei, il piccolo Astor e un cane da pastore maremmano che si è unito ai due fratelli, nel viaggio della speranza verso il Continente). Parlano della vita dei cani. «In quattordici anni fanno tutto. Nascono, crescono e muoiono», dice Pietro. E aggiunge: «Alla fine non conta quanto dura la vita, ma come la vivi. Se la vivi bene, tutta intera, una vita corta vale quanto una lunga. Non credi?». Anna non replica. Si limita a cercare la mano di Pietro, a stringergliela e a carezzargli le dita con il pollice. “La vita non ci appartiene, ci attraversa”. In questa frase è racchiuso il senso ultimo del libro.
Così come ci aveva abituato nei precedenti romanzi, Niccolò Ammaniti ci consegna una storia caratterizzata da una scrittura fluida che procede “per immagini” e che ben si presta per la sceneggiatura di un film (Gabriele Salvatores, regista di “Io non ho paura”, ha già manifestato i suoi apprezzamenti sull’opera); una storia che assorbe al suo interno gli stilemi espressivi di parte della cultura pop che ha influenzato molti degli autori nati tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta (dai cartoni animati giapponesi ai fumetti, dal cinema alle serie tv) e che trascina il lettore dentro le vicende narrate viste con gli occhi di questa coraggiosa ragazzina e intramezzate da flashback del mondo pre-apocalittico. Un storia aspra con il finale aperto, dove – come scopriranno i lettori – rimane accesa una piccola speranza di salvezza. Una speranza che procede su un paio di scarpe da passeggio.

[una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia”]

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La scheda del libro
In una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono piú, dovrà inventarne di nuove. Con Anna Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo piú struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la «vita non ci appartiene, ci attraversa».

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Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Ha pubblicato da Mondadori Nel nome del figlio(1995), Fango (1996), Ti prendo e ti porto via (1999) e Come Dio Comanda (Premio Strega 2007, è stato portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores). Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell’antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po’ male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri. Per Einaudi Stile Libero ha curato l’antologia Figuracce (2014). Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicato Ti prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015 , Come Dio Comanda.
Il suo ultimo romanzo è Anna (Stile Libero 2015). Dai suoi libri sono stati tratti film di successo, di importanti registi. È pubblicato in quarantaquattro Paesi e il suo sito ufficiale è all’indirizzo www.niccoloammaniti.com

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