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Archive for gennaio 2016

RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (un estratto)

Trollmanngross.jpgPubblichiamo le prime pagine del romanzo RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (Chiarelettere)

Il libro
Lui è Johann Trollmann (1907-1943), pugile sinti nella Germania nazista, il più bravo di tutti, ma c’è un particolare: è uno zingaro.
La vita di Johann comincia subito di corsa, da quando, bambino, scopre la boxe e sale sul ring portando con sé i valori e la tradizione della sua gente, e guadagnando strepitose vittorie, una più emozionante dell’altra, con il pubblico (soprattutto femminile) in visibilio. Ma uno zingaro non è come gli altri tedeschi: come può rappresentare la grande Germania alle Olimpiadi del 1928? Le strade del successo ben presto gli vengono sbarrate, il clima politico peggiora, il nazismo travolge tutto, anche la sua vita e quella della sua famiglia. Non importa che Johann sia il più bravo, il titolo di campione dei pesi mediomassimi gli verrà negato, nonostante la vittoria sul ring.

Da quel momento la sua vita diventa impossibile: prima il divorzio cui è costretto per salvare la moglie e la figlia, poi la sterilizzazione, la guerra cui partecipa come soldato e infine il campo di concentramento e l’ultima sfida, quella decisiva, contro il kapò, che vincerà, e per questo sarà punito. Con la morte.

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Le prime pagine di RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (Chiarelettere)

La prima volta sul ring Leggi tutto…

AIE: sui libri torna il segno più

La nuova analisi dell’Associazione Italiana Editori sul mercato del libro

Secondo quanto indicato sulla nuova analisi AIE (Associazione Italiana Editori), dopo cinque anni, il trend del mercato del libro in Italia cambia tendenza e vira verso il segno “più”.

La lettura di libri di carta torna a crescere, mentre rallenta quella dei digitali; ma più in generale il dato interessante è il seguente: il mercato nei canali trade per la carta registra un +0,7% (dato Nielsen). Una percentuale di crescita piuttosto bassa, certo; ma segna comunque un’inversione di tendenza per la prima volta da cinque anni.
Dato, dunque, incoraggiante.

Se si considera tutto il mercato – fatturato ebook e tutti gli altri canali (fiere, bookshop museali, etc..) – secondo le stime dell’Ufficio studi AIE Leggi tutto…

Marilina Giaquinta

marilina-giaquintaMarilina Giaquinta, dirigente della Polizia di Stato, vive a Catania e ha pubblicato finora un volume di poesie, Il passo svelto dell’amore, Le Farfalle, 2014 e uno di racconti, L’amore non sta in piedi, Melino Nerella Edizioni, 2015. Ha lavorato per varie radio locali siciliane, conducendo programmi letterari in format da lei stessa inventati (Scusi, le piace Brahms?,L’invenzione dell’amore). Nel 2015 ha curato, con la pittrice Marisa Sapienza, la mostra “Insulamata, la pittura poetata”, un percorso multisensoriale di contaminazione tra varie forme d’arte (visiva, poetica e musicale). Ha collaborato all’antologia poetica dedicata a Marilyn Monroe, Umana troppo umana, a cura di Alessandro Fo e Fabrizio Cavallaro (Aragno, 2016). Fa parte della segreteria organizzativa del Premio Nazionale di Poesia “Elio Pagliarani”.
Nel 2017 ha pubblicato la raccolta di racconti “Malanotte” (Coazinzola Press).

STEFANIA AUCI racconta FLORENCE

STEFANIA AUCI racconta il suo romanzo FLORENCE (Baldini & Castoldi)

di Stefania Auci

Non è facile parlare dei propri figli con obiettività. Il genitore riconosce nelle proprie creature quelle sfumature che lo legano a lui: gli atteggiamenti, quel modo particolare di muovere le mani, gli sguardi, la fisicità. Non solo il colore dei capelli o la forma del viso.
C’è qualcosa che va oltre e che parla di sensazioni che, per quanto possano passare gli anni, rimangono intonse, prova di un’affinità destinata a continuare negli anni.
Con i romanzi accade la stessa cosa, o così è per me.
Florence è il terzo dei miei figli di carta (tra quelli pubblicati), e credo che rimarrà nel mio cuore a lungo, proprio per il forte legame che sento con i protagonisti e con i luoghi in cui è ambientato. Non mi vergognerò mai del mio passato di autrice romance: è ciò che mi ha permesso di arrivare fino qui. Ma è altrettanto vero che nel tempo ho provato il bisogno di sperimentare modi nuovi e più liberi di parlare ai lettori e di raccontare le mie storie.
Ecco. Florence nasce da qui, dalla voglia e dalla necessità di mettersi alla prova utilizzando una strada conosciuta come punto di partenza per sperimentare nuove prospettive di scrittura.
Il mio desiderio era creare una storia che non parlasse solo di un amore grande/bello/impossibile/travolgente/ect ect. con i protagonisti fighi e acchiappanti. Volevo che la storia d’amore fosse “funzionale”, che avesse un suo scopo nell’economia del romanzo.
Per questo motivo ho scelto dei personaggi difficili da raccontare: Ludovico è un giornalista e un antieroe, Claudia una donna che vive nell’ipocrisia, Irene una ragazza che deve ancora crescere, Dante un omosessuale costretto al silenzio. Quando dico difficili, intendo proprio questo: nella narrativa di genere, i personaggi sono tagliati spesso con l’accetta e con un’evoluzione prevedibile. L’eroe di turno è bello e dannato e si redime, la fanciulla in fiore è pura di cuore, c’è la perfida maliarda. Ma io non volevo narrare questo. Volevo parlare di conflitti familiari, della condizione della donna e delle pressioni sociali che era (o forse dovrei dire è?) costretta a subire all’interno della famiglia. Leggi tutto…

Giorno della Memoria 2016: Intervento del Presidente Mattarella (video e testo)

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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Celebrazione della Giorno della Memoria

Palazzo del Quirinale, 27/01/2016

Immagine descritta in didascalia

Ministro Giannini,

Autorità,

Signor Presidente delle Comunità ebraiche d’Italia, Leggi tutto…

GIORNO DELLA MEMORIA 2016: 10 libri per non dimenticare

GIORNO DELLA MEMORIA 2016: 10 libri per non dimenticare

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PREMIO MEDITERRANEO PER LA CULTURA – VI edizione

PREMIO MEDITERRANEO PER LA CULTURA – VI edizione

Premio Mediterraneo Cultura

29 gennaio 2016, ore 18.00
Catania • Palazzo Biscari

 

Il “Premio Mediterraneo per la Cultura”, VI ed., promosso dalla fondazione omonima, con la consulenza scientifica di Sarah Zappulla Muscarà, è stato assegnato a Antonio Troiano, responsabile della redazione Cultura del “Corriere della Sera” e direttore dell’inserto domenicale “La Lettura”, a Maria Rosaria Gianni, caporedattore Cultura e Spettacolo del TG1, a Amer El Alfi e Naglaa Waly dell’Università Ain Shams del Cairo per la traduzione in lingua araba della commedia di Stefano Pirandello Un padre ci vuole.
La cerimonia di premiazione avrà luogo venerdì 29 gennaio alle ore 18, nel salone della musica del settecentesco Palazzo Biscari a Catania. Leggi tutto…

ENZA ALFANO racconta BALLA SOLO PER ME

ENZA ALFANO racconta il suo romanzo BALLA SOLO PER ME (Perrone)

di Enza Alfano

Il palcoscenico di Balla solo per me è il teatro San Carlo di Napoli.
Al centro del palco Laura, ballerina e donna di mare, muoverà i suoi passi interpretando Coppelia, misteriosa figlia di un fabbricante di giocattoli. Ruolo inedito per l’etoile del corpo di ballo a cui è stata rubata la parte di Swanilda.
Tutti, intorno a Laura, ignorano che quel palcoscenico non è solo danza, non è solo interpretazione. Nasconde frammenti di una storia d’amore intricata, complessa come lo sono le relazioni segrete.
C’è un uomo che ha fatto una duplice promessa d’amore, è un uomo sensibile e onesto ma non sa districarsi tra doveri diversi, differenti declinazioni dell’amore. Intrappolato da un destino che sembra farsi gioco di lui, dei suoi sentimenti, della sua vita. Due donne che amano, forse troppo, e altri personaggi minori che fanno i conti con sentimenti irrisolti e contraddittori.
Ci ho messo il mio amore per la danza, la mia passione per la vita, la voglia di sconfessare una visione semplicistica delle relazioni affettive e la banalizzazione dei rapporti d’amore. Leggi tutto…

Uno scrittore allo specchio: ANTONIO TABUCCHI

File:Antonio Tabucchi.jpgUno scrittore allo specchio: ANTONIO TABUCCHI

di Simona Lo Iacono

Lo specchio somiglia a un gioco che facevo da bambino, il gioco del rovescio. Mi acquattavo tra le campagne brullose che costeggiavano la casa dei nonni, in Toscana. Disteso, i calzoni sbragati sulle ortiche, estraevo dalla cintola uno specchietto da borsa, trafugato dalla cassa dei vestiti invernali.
Era, quella cassa, un inaspettato covo di fantasmi, perchè poteva contenere ogni genere di residuo, scampoli sopravvissuti alla ferocia del tempo. Scarpe di un moribondo, ad esempio, che al momento del trapasso aveva deciso di morire scalzo; velette di antenate civettuole che esalavano odore di naftalina e camposanto. O guanti di seta, tarlati e ancora sporchi della polvere di un loggione di teatro. Gli oggetti parlavano ed evocavano storie di morti senza rassegnazione, e io che li trafugavo come un ladro ero stato eletto re di tutte le loro incompiutezze.
Per questo lo specchio venne a posarsi sulle mie mani, perché scoprissi in esso un’altra dimensione della realtà, la più vera, quella del contrario.
Se infatti me lo mettevo davanti, vedevo ciò che mi stava dietro. E se alzavo la mano destra lui mi faceva alzare la sinistra, e se anche mi guardavo, non era me stesso che vedevo, ma un altro, che mi osservava.
Ho così compreso che per cogliere la dimensione del reale, dovevo attraversare la superficie di quello specchietto, e che oltre avrei finalmente dato un altro volto alle cose e mi sarei chiesto, fiducioso e al tempo stesso titubante, quale delle due visioni fosse vera, se quella che si specchiava o quella specchiata.
Così, rincorrevo le lucertole con il solo riflesso, e quando le immobilizzavo con il bastoncino ne afferravo, sullo specchio, lo sguardo annichilito e sofferente, che mai l’osservazione diretta mi avrebbe dato, e le lasciavo andare.
Oppure mettevo gli scarafaggi sulla superficie e così ne scoprivo il ventre rugoso, le zampette esauste e rinsecchite, tutta la fisionomia invertebrata e purissima come quella di un angelo.
Ferire gli animali mi era impossibile dopo averli osservati allo specchio, e rifuggivo tutti i giochi che prima mi divertivano, perché sapevo ormai che la realtà aveva un altra e più dolorosa natura, che con lo specchio mi era ormai chiara.
E finii per diventare specchio io stesso. Leggi tutto…

L’ORO DI SAN BERILLO

L’ORO DI SAN BERILLO (Algra editore) di Domenico Trischitta, con le foto di Giuseppe Leone e la prefazione di Pippo Baudo

Il quartiere di una città come metafora di una «tragedia esistenziale», di un doloroso processo di «ricerca della propria identità».
San Berillo ha avuto grande importanza nella mia gioventù catanese“, scrive Pippo Baudo nella prefazione di questo libro. “A metà degli anni ’50 tutta la città passeggiava riversandosi in via Etnea”, prosegue il Pippo nazionale, “e, per noi diciottenni, c’era una deviazione obbligatoria verso il quartiere San Berillo dove, in case compiacenti e autorizzate, si dava libero e poco costoso sfogo ai nostri bollenti spiriti. (…) Improvvisa si sparse una notizia: San Berillo sarebbe stato demolito e sarebbe sorto un grande quartiere per fare affacciare Catania alla distesa azzurra del suo mare.

Il libro in questione si intitola “L’oro di San Berillo“, è pubblicato da Algra e contiene un testo teatrale in due atti di Domenico Trischitta arricchito dalle foto di Giuseppe Leone (nonché dalla citata prefazione di Pippo Baudo).

Ho avuto modo di discuterne con i due “protagonisti”…

– Partiamo dall’inizio, caro Domenico Trischitta… ovvero dai tuoi legami con questo quartiere così particolare della città di Catania, che è appunto San Berillo. Cosa puoi dirci in tal senso?
Rappresenta la mia formazione, la mia provenienza. I miei genitori erano cresciuti lì, in via Celeste, la strada che finiva di fronte al cinema Mirone, oggi King. Come molti altri abitanti, subirono una sorta di deportazione forzata nel nuovo San Berillo, dove io sono cresciuto sulla strada assieme ad altri ragazzi, che poi è il plot del mio romanzo “Una raggiante Catania”. Direi che è fondamentale nella mia scrittura, sia letteraria che teatrale.

– Proviamo a conoscere un po’ meglio luogo e abitanti per chi non è di Catania e non conosce il luogo protagonista di questo libro. Se dovessi provare a tracciare una sorta di identikit di San Berillo, cosa diresti? Leggi tutto…

SCUOLA PER LIBRAI 2016: eccellenza e innovazione in libreria

SCUOLA PER LIBRAI UMBERTO E ELISABETTA MAURI

Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri

XXXIII Seminario di Perfezionamento

Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 26 – 29 gennaio 2016

Eccellenza e innovazione in libreria

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LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

In concomitanza con il ritorno in tv della serie evento 1992, in onda su La7, l’ex giudice e sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo racconta quegli anni drammatici nel libro Lettera a un figlio su Mani pulite.

Che cos’è stata Mani pulite e qual è oggi la sua eredità civile?

Gherardo Colombo racconta per la prima volta ai più giovani una stagione controversa della storia della nostra nazione.

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Da LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

di Gherardo Colombo

Sono passati più di vent’anni da quel 17 febbraio 1992, il giorno dell’arresto di Mario Chiesa che ha dato inizio alle indagini e all’inchiesta conosciuta con il nome di Mani pulite. Voi ragazzi di oggi vi stupireste se vi ritrovaste a vivere anche soltanto qualche mese di allora: l’attenzione dei media, le novità scandalose che quotidianamente venivano a galla, lo straordinario coinvolgimento dell’opinione pubblica. Voi che non avete vissuto il 1992 fate giustamente fatica a immaginarvelo: i computer avevano una memoria fissa di soli 20 MB; non esisteva Internet, quindi non c’erano Google e Wikipedia; i telefoni cellulari – che servivano solo a telefonare – erano riservati a poche persone; si fotografava ancora con la pellicola e non in digitale. Per quel che riguarda le investigazioni, i mezzi erano molto più limitati rispetto a oggi.

Mani pulite ha rappresentato un punto di passaggio controverso e decisivo per la nostra storia. Sono stati anni difficili e carichi di speranza, per me e per il Paese, anni in cui ho avuto modo di conoscere a fondo i limiti e le potenzialità miei e dell’Italia. Insieme soprattutto ad Antonio Di Pietro e a Piercamillo Davigo, ho fatto parte di quel pool della procura di Milano che ha smascherato un sistema criminale e corrotto, capillare e potente, che coinvolgeva – salvo le formazioni politiche dell’estrema destra e dell’estrema sinistra – tutto l’arco politico parlamentare dell’epoca, e poi imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine, membri della magistratura. È stata un’esperienza che ha inciso profondamente sulla nostra società, ma più passa il tempo, più continuo il mio quotidiano viaggio nelle scuole di tutte le regioni dialogando ogni anno con migliaia di studenti di ogni età, più mi accorgo che il senso di quell’esperienza è sempre più nebuloso. Che cosa è davvero successo in quegli anni? Perché è stato importante e necessario portare avanti quell’inchiesta? Quali pericoli abbiamo corso? Io penso sia necessario avere ben chiaro nella mente cosa è accaduto allora. È fondamentale cioè, per non ripetere certi errori, che la vostra generazione, che non ha vissuto in prima persona quei momenti, non dimentichi comunque quanto è accaduto. Sono convinto che conoscere meglio quei fatti possa fornire a chi allora non c’era una maggiore capacità di capire il presente. E credo che questo sia utile per tutti. Leggi tutto…

CLAUDIO MORANDINI racconta NEVE, CANE, PIEDE

CLAUDIO MORANDINI racconta il suo romanzo NEVE, CANE, PIEDE (Exòrma Edizioni)

di Claudio Morandini

220È sicuramente bello costruire romanzi complessi, coltivare selve fitte di avventure, edificare cattedrali narrative gremite di particolari da dominare con il piglio dell’architetto, o almeno del geometra. Ma a volte è giusto, salutare, scrivere storie piccole, romanzi che sembrano quasi racconti, abitati da due o tre figure, non di più; aiuta a focalizzare meglio i propri obiettivi concentrarsi sull’essenziale, prosciugare, levare il superfluo, abbassare la voce. Come quando, dopo pranzi elaborati e generosi sentiamo il bisogno di un pasto semplice, pochissimi ingredienti purché buoni, cotti il meno possibile; o quando, dopo un paio di ore di sinfonie, ci viene voglia di un quartetto, anzi di un trio, in un’esecuzione senza ritornelli, così finisce prima e ci lascia con il desiderio di riascoltarla ancora. È quello che ho sentito di fare con questo libro, in cui certi temi che evidentemente mi sono cari ritornano, ma sommessamente, e l’ambizione non è quella di dire meno ma di dire ancora più cose con meno parole.

https://i1.wp.com/www.exormaedizioni.com/exorma/wp-content/uploads/2015/09/Cop_NEVE_CANE1.jpgNeve, cane, piede è nato già nel 2011, subito dopo l’uscita di Il sangue del tiranno, e in attesa delle bozze di A gran giornate; ed è cresciuto velocemente, con relativa facilità e un certo piacere, per me, come se i limiti e i vincoli imposti dall’ambientazione e dal numero ridotto di personaggi e situazioni rappresentassero un incentivo a muoversi ancora più liberamente.
C’era, all’origine di tutto, l’immagine di un piede umano che spuntava da una massa di neve: immagine misteriosa, venutami chissà come, che costringeva a porsi domande (di chi è? perché è lì? da quando è lì?); e, accanto a quel piede, un cane e un vecchio. Sarebbe potuto diventare l’avvio di un giallo o un thriller; e l’uomo avrebbe potuto anche essere un vecchio marinaio in mezzo all’oceano, o un beduino altrettanto vecchio nel deserto, invece è rimasto un montanaro scontroso e solitario, e di thriller alla fine non c’è nulla. Anzi, per sgombrare il campo da possibili equivoci, non mi serviva nient’altro attorno se non spazi deserti, sufficientemente ostili da tener lontano i curiosi, gli sfaccendati, le fonti di distrazione, le soluzioni troppo facili. Leggi tutto…

ROBERTO MISTRETTA racconta ROSARIO LIVATINO: l’uomo, il giudice, il credente

ROBERTO MISTRETTA racconta il suo volume ROSARIO LIVATINO: l’uomo, il giudice, il credente (Edizioni Paoline)

di Roberto Mistretta

Scrivere questo libro sul giudice Rosario Angelo Livatino mi ha molto arricchito come uomo e come credente.
Come tutte le biografie che si rispettino, ha presupposto da parte mia un accurato lavoro preparatorio: lettura dei libri sul giudice ragazzino (invero pochi) e dei moltissimi articoli, delle sue agende, delle sentenze di condanna dei suoi carnefici e quindi analizzare a fondo le testimonianze ascoltate dalla viva voce del postulatore.
Un lavoro lungo e faticoso, ma ritengo ne sia valsa davvero la pena.
Circa lo stile da adoperare non ho avuto dubbi ed ho fatto una scelta sostanziale fin dal primo momento: semplicità ed essenzialità, nel pieno rispetto della personalità di Rosario.
Ho riflettuto a lungo invece sulla pubblicazione delle agende. Non volevo violare l’intimità di Rosario. Ma è proprio lì, tra le pieghe di quelle poche righe, scritte di volta in volta a matita con grafia minuta, che a mio parere emerge appieno la sua umanità, la semplicità, il suo travaglio, la sua spiritualità. Agende che fanno parte del materiale raccolto per la causa di beatificazione di questo uomo buono e giudice integerrimo che ha scritto di suo pugno: “La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio, e non riducibile alla mera solidarietà umana; e forse può in esso rinvenirsi un possibile ulteriore significato: la legge, pur nella sua oggettiva identità e nella sua autonoma finalizzazione, è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge, per cui la stessa interpretazione e la stessa applicazione della legge vanno operate col suo spirito”.
Ed ancora: “Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata”. Leggi tutto…

GINEVRA BOMPIANI lascia NOTTETEMPO

GINEVRA BOMPIANI lascia NOTTETEMPO

Ginevra BompianiGinevra Bompiani –  scrittrice, traduttrice, saggista (nonché figlia dell’editore Valentino Bompiani) – ha insegnato per molti anni all’Università di Siena e, tra le altre cose, ha fondato nel 2002 con Roberta Einaudi (nipote di Giulio Einaudi), la casa editrice Nottetempo, con sede a Roma.

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Dal sito dell’Ansa apprendiamo la notizia che Ginevra Bompiani, dopo 13 anni, ha deciso di lasciare i suoi incarichi di presidente e direttore editoriale di Nottetempo.

La cosa che mi piace di più nella vita è inventare“, ha riferito Ginevra Bompiani all’Ansa. “Nottetempo è stata questo, un’invenzione continua. L’ho fatta e la lascio con convinzione e passione ma ad un certo punto bisogna passare la mano ad altri. L’ansia e l’impegno cominciavano a pesarmi“.

Il “testimone” passa a Andrea Gessner – figlio di Roberta Einaudi, anch’egli tra i fondatori, dal 2002 nel Comitato d’Amministrazione e dal 2013 amministratore delegato nottetempo – che ha acquisito le quote di maggioranza della casa editrice.

Ginevra Bompiani, tuttavia, continuerà a occuparsi di Nottetempo con la direzione della nuova collana di libri illustrati ‘Luce mediterranea‘, inaugurata dal Pulcinella di Giorgio Agamben. Leggi tutto…

LA LETTURA IN ITALIA NEL 2015 (Istat)

Logo istat.it

Pubblichiamo la nota diramata dall’Istat con riferimento ai dati relativi a LA LETTURA IN ITALIA NEL 2015

Nella tabella sottostante: Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista – per classe di età (valori percentuali)

lettori per età

Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.

Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi.

La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.

La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente.

I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno. Leggi tutto…

DARE VOCE ALL’INVISIBILE – Indagine sull’ineffabile in musica

Pubblichiamo l’introduzione del volume “DARE VOCE ALL’INVISIBILE. Indagine sull’ineffabile in musica” di Sabina Meyer (Scienze e Lettere)

In collegamento con il forum Letteratura e musica di LetteratitudineBlog

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L’interesse che suscita la voce, quest’entità sfuggente e sottile, che le sole parole non riescono a cogliere, si è delineato man mano nel corso di questa ricerca. II punto d’arrivo era aperto; si è però approdati con grande precisione e quasi, si potrebbe dire, per ovvietà al perno dell’indagine qui proposta: la voce che ode, vede e dice l’invisibile.
Tale riflessione sul corso che lo studio ha preso, che – posto in questi termini, potrebbe apparire alquanto casuale – si fonda in realtà sul tentativo di farsi guidare dall’oggetto di studio seguendone il flusso e scorgendo in esso stesso l’organicità che spesso si cerca di rendere sistematizzando la materia secondo criteri deduttivi aprioristici.
Questo lavoro vuole inoltre mettere a contatto due campi diversi: l’antropologia e il teatro. L’accento non viene però posto su nessuna delle due parti, lo sguardo non vuole essere quello del ‘solo’ teatrante o del ‘solo’ antropologo che guarda l’altra realtà con occhio estraneo o estraniato.
II tentativo è quello di situarsi esattamente a metà, o meglio sulla soglia tra i due ambiti in modo da permettere uno sguardo aperto su tutta la zona.
Saranno chiariti innanzitutto i motivi dell’avvicinamento tra i due diversi ambiti della conoscenza; i loro punti di contatto, le ragioni del profondo interesse che certi uomini di teatro e musicisti e certi antropologi hanno mostrato nell’aprire il proprio orizzonte sull’altro mondo.
In seno alle osservazioni condotte in entrambi i campi, è emersa con singolare pregnanza la tematica dello sciamanismo come zona d’indagine di confine, capace di gettare luce sui molti aspetti che la ricerca proposta implica. Leggi tutto…

Paul McCartney e Yoko Ono ricordano DAVID BOWIE

Tra i vari commenti di commiato dedicati a David Bowie che circolano sui social network proponiamo la traduzione in italiano dei post che Paul McCartney e Yoko Ono hanno pubblicato ieri, 11 gennaio 2016, sui loro profili Facebook.

Di seguito pubblichiamo due video relativi a collaborazioni tra i due ex Beatles (John e Paul) e David Bowie.

Ieri abbiamo ricordato David Bowie in questo post

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di Paul McCartney

foto di Paul McCartney.

Una notizia molto triste mi ha risvegliato in questa mattina di pioggia. David era una grande stella e io custodisco come tesori i momenti che abbiamo trascorso assieme. La sua musica ha giocato un ruolo molto forte nella storia della musica britannica e sono orgoglioso di pensare alla grande influenza che ha avuto sulla gente di tutto il mondo.
“Invio le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia e ricorderò sempre le grandi risate che ci siamo fatte nel corso degli anni. La sua stella brillerà nel cielo per sempre.

(Foto di Paul e David Bowie da Linda McCartney, 1985)

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di Yoko Ono Lennon

foto di Yoko Ono.

John e David si rispettavano reciprocamente. Erano molto affini per intelletto e talento. John e io abbiamo avuto pochissimi amici e abbiamo sempre sentito David come uno di famiglia.
Dopo la morte di John, David era sempre lì per Sean e me. Nel periodo in cui Sean era in collegio in Svizzera, David lo andava a prendere e lo portava in viaggio per musei o nel suo studio di registrazione a Ginevra.
Per questo Sean sta perdendo un’altra figura paterna. Sarà difficile per lui, lo so. Ma abbiamo alcuni dolci ricordi che rimarranno con noi per sempre.

New York, 11 gennaio 2016 Leggi tutto…

DAVID BOWIE (in memory)

DAVID BOWIE (Londra, 8 gennaio 1947 – 10 gennaio 2016)

David Bowie l'evoluzione del look - gif virale

IN MEMORY

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Approfondimenti su: la Repubblica I, la Repubblica II, Il Corriere della Sera I, Il Corriere della Sera II, La Stampa, Ansa Cultura

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Al tramonto della luna

Al Tramonto della LunaAL TRAMONTO DELLA LUNA

Intervista a Concita Gallo a cura di Simona Lo Iacono

Un libro d’esordio. Uno sfogo potente e doloroso che affonda le parole nel viaggio alla conquista di sé. L’autrice – Concita Gallo – è un avvocato netino, che ci fa dono di questa sua opera prima con forza e profonda sensibilità.

-Cara Concita, il suo libro affronta la caduta delle illusioni. Un amore che svela un volto doloroso. Il passaggio dall’innocenza alla consapevolezza del male. Questo, e molto altro è “Al tramonto della luna“, un romanzo di iniziazione alla vita, alle sue ferite. Pensa che il suo libro possa essere definito, nonostante la protagonista sia una donna adulta, un “romanzo di formazione”?
Sì, certo. Penso proprio che questo romanzo possa annoverarsi in quel genere letterario che illustra un percorso di formazione del protagonista e che solitamente si conclude con l’inserimento dello stesso nella vita vera. Nello specifico, anche se la protagonista, Linda, è una donna in età adulta, passando attraverso il mondo “uterino” della piccola città dove nasce e cresce, per quello giovanile e goliardico dell’università ed, infine, per quello più impegnativo del mondo del lavoro in cui presto riesce ad inserirsi, carpisce gli insegnamenti e subisce (temprandosi) le sferzate spesso violente della disillusione e dell’esperienza della vita: si forma, appunto.

-La scoperta della realtà che la protagonista deve affrontare appare al lettore una graduale e progressiva conquista del senso nascosto delle cose. Quasi una presa di possesso della grande scissione tra apparenza e realtà. Quanto conta in questo suo libro la ricerca della verità, e – in particolare – della verità su se stessi? Leggi tutto…

GIOVANNI COCCO racconta LA PROMESSA

GIOVANNI COCCO racconta il suo romanzo LA PROMESSA (Nutrimenti)

La promessa, il nuovo romanzo di Giovanni Cocco, seguito ideale de La Caduta (Nutrimenti, 2013), è uscito da qualche settimana per l’editore Nutrimenti. L’autore ci racconta il suo libro.

di Giovanni Cocco

1
La promessa rappresenta un unicum all’interno della mia esperienza di scrittura: nessun disegno prestabilito, nessun progetto a tavolino, ma un romanzo scritto quasi di getto e l’urgenza di raccontare una storia che mi aveva particolarmente coinvolto.
Un romanzo che parte da un fatto di cronaca (il disastro aereo sulle Alpi francesi dello scorso marzo che ha coinvolto il volo 4U9525 della Germanwings, causato dalla volontà suicida del copilota Andreas Lubitz) per arrivare a raccontare esperienze universali.
Si tratta di un libro scritto “in presa diretta”, in cui fatti pubblici e accadimenti privati del protagonista vanno di pari passo.
Come ha scritto qualcuno di recente, La promessa è il mio romanzo “acustico”. Se La Caduta era un romanzo con le chitarre elettriche sguainate (per usare una terminologia springsteeniana), certamente La promessa è il mio Nebraska, un romanzo più intimista, scritto senza orpelli, che va dritto al sodo.
Ecco l’attacco. Leggi tutto…

ANARCHIA COME ROMANZO E COME FEDE

Anarchia come romanzo e fedeANARCHIA COME ROMANZO E COME FEDE di Antonio Di Grado (Ad Est dall’Equatore)

[Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Antonio Di Grado dedicata a Anarchia come romanzo e come fede]

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recensione di Eliana Camaioni

Sembra avere la struttura dell’Inferno dantesco, lo splendido saggio “Anarchia come romanzo e come fede” di Antonio di Grado (ed. Ad Est dall’Equatore).
Un triplice percorso, fatto appunto di anarchia,  fede e letteratura; tre ingredienti cari all’autore, tre bisettrici che si intersecano in maniera diacronica e si accompagnano a vicenda – l’una il Virgilio dell’altra- in un movimento a spirale, che principia con la figura del ‘divino anarca’ e termina con una morale paolina, bellissimo approdo del complesso cammino: “Se qualcuno di voi si crede sapiente, si faccia stolto per divenire saggio”.
Il viaggio fra i gironi degli anarchici  inizia con la definizione del concetto di anarchia, e il sommo della  porta starà tutto nella chiusa della praefatio: “Allora, da credente, chiamavo tutto questo speranza. Oggi a quel sogno do un nuovo nome, meno astratto, più propizio a una ‘nuova terra’. Quel nome è anarchia”. E’ l’approdo che fa da inizio, è la summa della ricerca -personale e scientifica- condotta sull’argomento da Antonio Di Grado, frutto di studi (una lectio su Cristianesimo e Anarchia tenuta da Di Grado per l’Ateneo Libertario Etneo) e di percorsi personali, che affondano nella fede stessa dell’autore (un sermone tenuto nel 2001, officiando il culto in una chiesa protestante di Zurigo). Dalla combinazione di questi due mondi, professionale e privato, ha origine il percorso che Di Grado ci regala col suo pamphlet. Leggi tutto…

QUATTRO SCRITTORI QUATTRO SICILIE


QUATTRO SCRITTORI QUATTRO SICILIE
 a cura di Dario Stazzone (Le Farfalle)

E. Patti – C. Levi – G. Comisso – C. Sofia

di Anna Vasta

Della Sicilia, di quest’Isola di indefinibile identità, di storia spuria, ibrida di miti, di ancestrali memorie, di archetipiche coralità,  di un fabuloso immaginario che affonda nella notte dei tempi, non è possibile parlare senza sconfinare nella letteratura. Anche quando nella prospettiva di sguardo prevale l’interesse antropologico  e il punto di vista storico, politico o sociologico. Nel 1952- gli anni della ricostruzione, dell’ottimismo, della fede nelle “magnifiche sorti e progressive” di un’umanità  uscita dalle macerie della guerra piagata, ma non vinta, determinata a seppellire i morti, a dimenticare i padri-“L’ Illustrazione italiana” pubblicò un fascicolo speciale dedicato alla Sicilia.
In quel clima di fermenti, di grandi speranze, di attenzione alle aree regionali più economicamente depresse, ma culturalmente fertili, la Sicilia destava  particolare  interesse per una sorta di extraterritorialità in  cui la poneva la sua isolitudine. Dei sedici articoli di scrittori e intellettuali, che componevano il numero della rivista del mese di dicembre, Dario Stazzone, l’autore di questo prezioso libretto “Quattro scrittori. Quattro Sicilie” edito per Le FarfalleEdizioni 2015 di Angelo Scandurra (pag. 96, € 12,00), sceglie gli scritti di quattro autori, Patti, Levi, Comisso, Sofia, per raccontare  attraverso le loro voci, una Sicilia-la sua Sicilia-ossimorica, di contrasti e dissonanze, di laceranti divisioni e pacificanti riconciliazioni. Leggi tutto…