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Al tramonto della luna

gennaio 11, 2016

Al Tramonto della LunaAL TRAMONTO DELLA LUNA

Intervista a Concita Gallo a cura di Simona Lo Iacono

Un libro d’esordio. Uno sfogo potente e doloroso che affonda le parole nel viaggio alla conquista di sé. L’autrice – Concita Gallo – è un avvocato netino, che ci fa dono di questa sua opera prima con forza e profonda sensibilità.

-Cara Concita, il suo libro affronta la caduta delle illusioni. Un amore che svela un volto doloroso. Il passaggio dall’innocenza alla consapevolezza del male. Questo, e molto altro è “Al tramonto della luna“, un romanzo di iniziazione alla vita, alle sue ferite. Pensa che il suo libro possa essere definito, nonostante la protagonista sia una donna adulta, un “romanzo di formazione”?
Sì, certo. Penso proprio che questo romanzo possa annoverarsi in quel genere letterario che illustra un percorso di formazione del protagonista e che solitamente si conclude con l’inserimento dello stesso nella vita vera. Nello specifico, anche se la protagonista, Linda, è una donna in età adulta, passando attraverso il mondo “uterino” della piccola città dove nasce e cresce, per quello giovanile e goliardico dell’università ed, infine, per quello più impegnativo del mondo del lavoro in cui presto riesce ad inserirsi, carpisce gli insegnamenti e subisce (temprandosi) le sferzate spesso violente della disillusione e dell’esperienza della vita: si forma, appunto.

-La scoperta della realtà che la protagonista deve affrontare appare al lettore una graduale e progressiva conquista del senso nascosto delle cose. Quasi una presa di possesso della grande scissione tra apparenza e realtà. Quanto conta in questo suo libro la ricerca della verità, e – in particolare – della verità su se stessi?
Molto, moltissimo, direi. Nell’arco della storia – specie nei primi capitoli – la “voce narrante” afferma spesso che probabilmente, se Linda avesse conosciuto i risvolti della storia nel futuro, se solo avesse saputo ciò che sarebbe accaduto, conoscendo e poi avvicinandosi a Giulio, forse avrebbe deciso di non catalizzare quel processo o, addirittura, che questo non fosse mai avvenuto. Beh, in realtà, non è così: Linda avrebbe scelto di vivere e anche di conoscere la verità; si è scelto di lasciare nel dubbio il lettore ma il messaggio che si vorrebbe lanciare è essenzialmente il seguente: la ricerca della verità è primaria per la protagonista e così dovrebbe essere per ogni individuo, anche se fa male, anche se rischia di far cadere ideali e sogni.

-Alla fine, però, nonostante questa dolorosa presa d’atto della vita e dei suoi più feroci meccanismi, anche il male lascia elementi di bene, come un figlio, unica eredità che si sottrae con la prepotenza di una creazione pura e innocente al “grande scandalo” (per dirla alla Elsa Morante) delle dinamiche umane. In che senso, allora, il dissidio tra illusione e caduta dell’illusione viene sanato in questo libro?
Il dissidio si sana essenzialmente con il significato che racchiude il sottotitolo del romanzo “Amare nonostante tutto”: Linda, per Giulio, per il suo unico amore, sceglie dapprima di donare se stessa, poi di lasciare il mondo “uterino” nel quale sino allora è tornata a rifugiarsi tutte le volte che si è sentita persa, abbandonata, ferita. E nonostante subisca una grande delusione, sceglie di continuare ad amare Giulio attraverso ciò che di più caro e reale le sia rimasto di lui, attraverso il frutto del loro amore e rimane come in attesa… Questo amare nonostante tutto viene, alla fine, ripagato dal ritorno che sana ogni caduta d’illusione pur nella consapevolezza che anche nel futuro, forse, il passato tornerà a bussare e dovrà ancora combattersi per quel vivere ormai disilluso ma quanto mai reale e degno d’essere vissuto.

-Cara Concita, la professione di avvocato la mette naturalmente a contatto con la difficile e dolorosa ricerca di un “senso” alle azioni umane, di un significato al mistero dell’esistenza. In che modo anche un libro può essere “normativo”, nel senso di trasmettere comunque senso della giustizia?
Beh, ritengo in molti modi. Per esempio, nella lotta fra l’essere un trafficante di morte (male) e diventare un figlio, marito e padre accorto e sollecito (bene), vince il secondo ed il protagonista sceglie di “autoeliminarsi” a tempo indeterminato dalla vita dell’unica persona al mondo che ama, infliggendosi una esemplare “pena” per i suoi errori, se vogliamo. Da questo e da molti altri punti di osservazione narrati nel testo (si può pensare anche all’accantonamento dei capi di una famiglia malavitosa a vantaggio di altre come il male che non ripaga e non rende alcuna giustizia), il romanzo vorrebbe trasmettere il messaggio che fare ciò che è giusto, che agire secondo giustizia spesso possa ripagare meglio e più che comportarsi scegliendo altre vie.

-E, infine, una notazione sulle modalità di pubblicazione di questo bel romanzo di esordio. In che modo è venuto alla luce e come mai la scelta del self-publishing?
Beh, cara Simona, in realtà, la scelta non è stata una scelta, appunto. Ad un certo momento, quando pensavo di spedire il manoscritto che tenevo serbato in un cassetto ad alcune case editrici, è comparso un link sul mio p.c. che invitava ad iscriversi ad un sito internet ilmiolibro.it, quale condizione per partecipare ad un concorso editoriale che premiava permettendo di pubblicare con una nota casa editrice; di lì a pensare che fosse arrivato il momento per uscire alla luce del sole è stato un attimo e devo dire che la congiuntura mi ha ripagato grandemente, ogni volta che apro la mia pagina fb e trovo il feedback positivo da parte del pubblico che il romanzo rimanda!

Auguri di cuore, cara Concita! Che questo romanzo le porti davvero tanta fortuna!

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