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DARE VOCE ALL’INVISIBILE – Indagine sull’ineffabile in musica

gennaio 14, 2016

Pubblichiamo l’introduzione del volume “DARE VOCE ALL’INVISIBILE. Indagine sull’ineffabile in musica” di Sabina Meyer (Scienze e Lettere)

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L’interesse che suscita la voce, quest’entità sfuggente e sottile, che le sole parole non riescono a cogliere, si è delineato man mano nel corso di questa ricerca. II punto d’arrivo era aperto; si è però approdati con grande precisione e quasi, si potrebbe dire, per ovvietà al perno dell’indagine qui proposta: la voce che ode, vede e dice l’invisibile.
Tale riflessione sul corso che lo studio ha preso, che – posto in questi termini, potrebbe apparire alquanto casuale – si fonda in realtà sul tentativo di farsi guidare dall’oggetto di studio seguendone il flusso e scorgendo in esso stesso l’organicità che spesso si cerca di rendere sistematizzando la materia secondo criteri deduttivi aprioristici.
Questo lavoro vuole inoltre mettere a contatto due campi diversi: l’antropologia e il teatro. L’accento non viene però posto su nessuna delle due parti, lo sguardo non vuole essere quello del ‘solo’ teatrante o del ‘solo’ antropologo che guarda l’altra realtà con occhio estraneo o estraniato.
II tentativo è quello di situarsi esattamente a metà, o meglio sulla soglia tra i due ambiti in modo da permettere uno sguardo aperto su tutta la zona.
Saranno chiariti innanzitutto i motivi dell’avvicinamento tra i due diversi ambiti della conoscenza; i loro punti di contatto, le ragioni del profondo interesse che certi uomini di teatro e musicisti e certi antropologi hanno mostrato nell’aprire il proprio orizzonte sull’altro mondo.
In seno alle osservazioni condotte in entrambi i campi, è emersa con singolare pregnanza la tematica dello sciamanismo come zona d’indagine di confine, capace di gettare luce sui molti aspetti che la ricerca proposta implica.
Lo sguardo, se da un lato scorre lungo diverse zone geografi che attualmente osservabili, non rinuncia però a soffermarsi altrettanto su zone raggiungibili soltanto attraverso un ‘immaginario’ spostamento nel tempo. Troviamo quindi accanto alle riflessioni sullo sciamano – a volte collocato in determinati punti geografici, ma il più delle volte concepito nella sua essenza trasversale e universale –, e diverse considerazioni sull’attore/musicista erede di determinate tradizioni culturali – antiche e recenti, lontane e vicine –, molti riferimenti al mondo classico, dove l’analisi – passando attraverso due figure chiavi: Dioniso e il poeta dell’antichità, ci permette di capire meglio quanta osservato durante il nostro spostamento spaziale.
La tematica della voce, centro d’irradiazione che illumina l’intera ricerca, è considerata attraverso la dimensione del nostro spostamento spazio-temporale, poiché ogni fenomeno osservato è valutato principalmente in base alla rilevanza che esso svela in termini di vocalità, sonorità ed evocatività. La dimensione che però tocca in particolar modo l’analisi della voce è, nel nostro caso, lo scavare in profondità su un punto preciso, che nella mappa geografica e ideale sarà l’India.
L’osservazione quindi minuta e precisa della voce e del suono nella filosofia indù diventa cosi una sorta di paradigma delle possibilità d’interpretazione dell’universo sonoro in relazione all’uomo.
Ma l’analisi, come vedremo, dovrà andare un passo ancora oltre per scoprire che, nonostante l’essenza sottile del suono possa essere considerata strumento più adatto a evocare l’invisibile, le risposte che cerchiamo si celano in realtà di là dalla conoscenza della natura del suono, “l’autentico dhvani (suono) consiste nel percepire l’inespresso come la cosa principale”[1].
Data la dimensione trasversale che questo studio si propone, esso non può non sollevare le domande circa la validità di una tale affermazione in altri campi della conoscenza e della creatività umana. Eccoci quindi tornati allo sciamano, all’attore, al musicista, al cantore, al poeta, al posseduto; figure che pur nella loro diversità esprimono una tensione simile verso la conoscenza che svela forme del sapere simili a lampi improvvisi di lucidità, schiudendo cosi una dimensione inafferrabile di vedere, percepire, essere.
Dal piano metafisico, sul quale gran parte delle riflessioni si muovono, si tenta in più luoghi di collegarsi a una dimensione più concreta; un esempio in questo senso è dato dall’analisi delle correlazioni tra sciamanismo e nomadismo.
La prevalenza del piano metafisico che comunque persiste nell’argomentazione è sicuramente motivata dal fatto che campo d’indagine è quell’elemento inafferrabile e sottile che è la voce.
D’altra parte non ci insegnano forse le conoscenze più ovvie sulla voce umana che il suono – etereo, caldo, pieno, rauco, tagliente, avvolgente, soffocato, affonda le sue radici nella concretezza del corpo umano?
Infine, un’osservazione metodologica: può essere singolare proporre un’indagine sulle sonorità evocatrici senza far alcun riferimento concreto a materiale sonoro esistente. II discorso si forma, infatti, prevalentemente attraverso la lettura di resoconti e racconti, riflessioni critiche e inquadramenti storici, accenni, ipotesi e proposte d’interpretazione. Ma, leggendo, ci si può scoprire uditori improvvisi e forse involontari di un’orchestrazione invisibile di suoni, rumori, voci e canti che tra le righe affiora quasi impercettibilmente.
Tutto il lavoro non può che essere inteso come un preliminare avvicinamento all’esperienza dell’ascolto e della partecipazione, realizzabile soltanto attraverso una ricerca sul campo. Questa è rappresentata per me attraverso il mio lavoro di cantante di musica contemporanea, d’improvvisazione e di musica barocca che mi ha dato la possibilità di rintracciare su un piano concreto quanto questo studio mi ha permesso di scorgere sul piano teorico: di essere parte di un’orchestrazione dell’invisibile condivisa con i musicisti straordinari che ho avuto la fortuna di incontrare e con un pubblico cosciente del fatto che ogni concerto è simile a un rito sacro in cui le barriere tra scena e platea scompaiono.

(Riproduzione riservata)

[1] Schneider, 1970, p. 171.

Introduzione di Dare voce all’invisibile – Indagine sull’ineffabile in musica (Sabina Meyer, © Scienze e Lettere 2015)

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La scheda del libro
Copertina del libroLa tematica della voce è il centro d’irradiazione che illumina questa ricerca: una voce che ode, vede e dice l’invisibile. Un percorso di pensiero che esplora il fenomeno vocale da un punto di vista sia antropologico che esperienziale, l’autrice infatti è cantante professionista. Tale percorso ci porterà a scoprire che il lavoro sulla voce è un percorso innanzitutto umano e culturale, oltreché artistico. Lo sguardo, se da un lato scorre lungo diverse zone geografiche attualmente osservabili, non rinuncia però a soffermarsi altrettanto in luoghi raggiungibili soltanto attraverso un immaginario spostamento nel tempo. Accanto alle riflessioni sullo sciamano e sull’attore/cantante, erede di determinate tradizioni culturali, antiche e recenti, lontane e vicine – troviamo riferimenti al mondo classico, in particolare alla figura mitica di Dioniso e al poeta dell’antica Grecia. Inoltre come paradigma delle possibilità d’interpretazione dell’universo sonoro in relazione all’uomo ci si sofferma sull’osservazione minuta della voce e del suono nella filosofia indù. II discorso si forma prevalentemente attraverso la lettura di resoconti e racconti, riflessioni critiche e inquadramenti storici, accenni, ipotesi e proposte d’interpretazione. Ma, leggendo, ci si può scoprire uditori improvvisi e forse involontari di un’orchestrazione invisibile di suoni, rumori, voci e canti che tra le righe affiorano quasi impercettibilmente.

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Sabina Meyer cantante, songwriter, scrittrice e musicologa, ha fatto della trasversalità il suo stile. Come interprete si muove tra improvvisazione e composizione ed esegue in prima assoluta opere a lei dedicate, incidendo per prestigiose etichette internazionali. Laureata summa cum laude in Musicologia e Antropolgia culturale al DAMS di Bologna, scrive testi di narrativa e saggistica su argomenti musicologici con particolare attenzione alla tematica della voce. Vive tra Roma e Berlino e, oltre alla sua attività concertistica, insegna in diversi Conservatori italiani.

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