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ROBERTO MISTRETTA racconta ROSARIO LIVATINO: l’uomo, il giudice, il credente

gennaio 15, 2016

ROBERTO MISTRETTA racconta il suo volume ROSARIO LIVATINO: l’uomo, il giudice, il credente (Edizioni Paoline)

di Roberto Mistretta

Scrivere questo libro sul giudice Rosario Angelo Livatino mi ha molto arricchito come uomo e come credente.
Come tutte le biografie che si rispettino, ha presupposto da parte mia un accurato lavoro preparatorio: lettura dei libri sul giudice ragazzino (invero pochi) e dei moltissimi articoli, delle sue agende, delle sentenze di condanna dei suoi carnefici e quindi analizzare a fondo le testimonianze ascoltate dalla viva voce del postulatore.
Un lavoro lungo e faticoso, ma ritengo ne sia valsa davvero la pena.
Circa lo stile da adoperare non ho avuto dubbi ed ho fatto una scelta sostanziale fin dal primo momento: semplicità ed essenzialità, nel pieno rispetto della personalità di Rosario.
Ho riflettuto a lungo invece sulla pubblicazione delle agende. Non volevo violare l’intimità di Rosario. Ma è proprio lì, tra le pieghe di quelle poche righe, scritte di volta in volta a matita con grafia minuta, che a mio parere emerge appieno la sua umanità, la semplicità, il suo travaglio, la sua spiritualità. Agende che fanno parte del materiale raccolto per la causa di beatificazione di questo uomo buono e giudice integerrimo che ha scritto di suo pugno: “La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio, e non riducibile alla mera solidarietà umana; e forse può in esso rinvenirsi un possibile ulteriore significato: la legge, pur nella sua oggettiva identità e nella sua autonoma finalizzazione, è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge, per cui la stessa interpretazione e la stessa applicazione della legge vanno operate col suo spirito”.
Ed ancora: “Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata”.
Rosario come si evince anche dai suoi scritti, era un uomo profondamente buono, che amava la vita e la natura, che amava le donne e il suo lavoro, i suoi genitori ed amava anche chi era chiamato a giudicare. Un giudice che è già Servo di Dio, e per il quale è stato aperto quattro anni fa il processo di beatificazione.
Il postulatore don Giuseppe Livatino che ha collaborato alla stesura di questo libro, ha cercato a lungo in questi anni testimonianze che gettassero ombre sulla vita di Rosario, che ne evidenziassero pecche ed eventuali meschinità, umane fragilità insomma. Le ha cercate anche tra avvocati e colleghi. Non ne ha trovato.
E non va trascurato l’essenziale passaggio di alcune testimonianze di collaboratori di giustizia, testimonianze sancite da sentenze, ovvero le ultime parole pronunciate da Rosario mentre i suoi aguzzini lo finivano. Parole che sono all’origine dell’avvio della causa di beatificazione.

Il cugino di Rosario, Enzo Gallo mi ha testimoniato con questa nota la bontà della mie scelte: “Gentilissimo Roberto, ho finito di leggere, in due puntate, la sua ultima opera; quella sul giudice Livatino. Complimenti è riuscito a colmare con puntualità, scorrevolezza ed equilibrio un vuoto che con le altre opere si era creato, senza colpa di alcuno. Compatibilmente ai suoi impegni spero che lei possa divenire Ambasciatore nel mondo della corretta trasposizione della “Storia” del giudice Livatino aiutando la Postulazione e le Associazioni Tecnopolis ed Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino a realizzare il sogno degli anziani genitori (di vederlo assurgere agli onori degli altari) e di far sì che il suo sacrificio, in vita e con la morte, non sia stato vano”.
Ho anche avuto il privilegio di intervistare Elena Canale a cui il giudice annunciò la guarigione in sogno. E bisogna saperle cogliere quelle emozioni che ancora oggi incrinano la voce di Elena, per capire quanto sconvolgimento ancor oggi le provoca parlare di Rosario.
Così come sconvolgenti sono le testimonianze circa la presenza in spirito del giudice ai riti di esorcismo.
Ecco perché nelle prime righe ho scritto: “Mettiamo le mani avanti: chi non crede negli insegnamenti del Vangelo, probabilmente nelle pagine che seguono non troverà ciò che fa al caso suo. Tale avvertenza al lettore è doverosa da parte di chi scrive, perché questo lavoro, che certo non ha pretesa d’esaustività, pur trattando ampiamente della vita professionale e dell’omicidio del giudice Rosario Angelo Livatino, si propone principalmente di porne in evidenza l’umanità e la profonda spiritualità che, come limpidamente emerge dai ricordi di chi lo conobbe, ne permeò l’intera esistenza. Tanto è vero che ad anni di distanza dal suo barbaro assassinio, a Rosario Livatino, oggi Servo di Dio, vengono ricondotti dei fatti straordinari. E indubbiamente si tratta di fatti che chi non ha fede, farà fatica ad accettare. E tra questi l’annuncio della miracolosa guarigione che il giudice anticipò in sogno alla signora Elena Canale Valdetara che neppure lo conosceva. Un episodio che esula dalla realtà così come noi la percepiamo e siamo adusi a viverla. Un autentico miracolo che viene raccontato dalla viva voce della stessa signora oggi perfettamente sanata da un male incurabile”.
Un libro che si avvale della pregevole prefazione di Mons. Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta che così si conclude: “Dio era là dove un giudice ragazzino, coraggioso eroe di Vangelo e Giustizia, stava morendo dichiarando la purezza del suo cuore e del suo operato e consegnando agli assassini un’ultima inquietante possibilità di redenzione con un pentateuco disarmante: «Picciotti, cosa vi ho fatto?». Dall’altra parte prima il silenzio attonito e poi la risposta con due colpi di pistola. Ma tu, e chiunque come te è segnato e piagato dal male che dentro corrode, ricorda le parole che dal Cielo Rosario Livatino rivolse ad Elena Canale Valdetara: «La forza che ti guarisce è dentro di te. Quando la troverai, potrai aiutare altri bambini”.
Nessun libro sul giudice aveva messo prima nero su bianco la pianificazione dell’agguato e le modalità del suo assassinio con tanta dovizia di particolari, frutto di un lavoro certosino e di estrema sintesi delle sentenze processuali.
Nessuno aveva pubblicato le sue agende.
Nessuno aveva parlato delle sue presenze in spirito alle sedute di esorcismo.
Nessuno aveva notato la singolarità delle date: 27 settembre 1988, Rosario partecipa ai funerali del giudice Antonino Saetta assassinato dalla mafia, e pochi giorni chiede di fare la Cresima, il sacramento della confermazione. Il suo affidarsi totalmente alla volontà di Dio per quello che sarà il proprio futuro.
Al di là di tutto questo comunque, quello veramente conta, almeno per me, è l’amore profondo che ho riscontrato in Rosario in tutto quello che faceva. Un amore puro, autentico, così limpido che quasi spaventa.
Rosario era un uomo impastato d’amore.
E poiché come diceva San Giovanni Della Croce, al tramonto della nostra vita saremo tutti giudicati sull’amore, penso che dovremo conoscere tutti più a fondo Rosario Livatino che di amore ne aveva davvero tanto nel suo cuore.

(Riproduzione riservata)

© Roberto Mistretta

A venticinque anni dalla morte, Roberto Mistretta ripercorre la vita del “giudice ragazzino” Rosario Livatino, evidenziandone la dimensione umana e spirituale, fondamento del suo impegno professionale.

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