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Archive for febbraio 2016

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono – un estratto (presentazione del libro a Catania il 7 marzo 2015)

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo, in uscita a marzo…

Lunedì 7 Marzo, alle 18:00, alla Feltrinelli di Catania, Simona Lo Iacono incontra il pubblico per la presentazione del suo nuovo romanzo Le streghe di Lenzavacche (E/O). Ad affiancare l’autrice, Massimo Maugeri. L’incontro sarà arricchito da un contributo a cura di Monica Felloni e Piero Ristagno dell’associazione culturale Neon.

Le streghe di lenzavacche - feltrinelli ct

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LE PRIME PAGINE DI LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

PARTE PRIMA

CAPITOLO PRIMO

La prima volta in cui ti vidi eri talmente imperfetto che pensai che nonna Tilde avesse ragione. Avrei dovuto mettere sotto la tua culla otto pugni di sale, bere acqua di pozzo e invocare le anime del purgatorio. Poi dire tre volte: «Maria Santissima abbi pietà di lui», affidarti alle mani del primo angelo in volo e assicurarti al collo una catena della buona morte.
Non lo avevo fatto.
D’altra parte eri un imprevisto, e con gli imprevisti non si allestiscono scongiuri e preparativi. Al più qualche rimedio per i tuoi occhi allungati, la fronte bitorzoluta, il broncio spellato dalle troppe spinte. Nonna Tilde ti ha guardato scettica ed è corsa a chiamare un sacerdote pontificando che solo gli esorcismi ti avrebbero salvato dalla malasorte. Poi ti ha sciacquato dal sangue del parto, ti ha sistemato sul mio seno ed è sparita per andare a seppellire la placenta sotto il vecchio noce. In silenzio, ha invocato i nomi degli antenati. Ma la luna calava invece che alzarsi, non era tempo di marea né di santi, i fantasmi tacevano e non una stella brillava nella notte. Tutti cattivi presagi, figlio mio, ma tu eri nato, e pur squadernato da un vento di sfortuna, ti chiamai Felice, e decretai che quello era il primo passo per ribaltare il destino.

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#ZeroNoveCinque

#ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono#ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono’ di Domenico Marcella

di Alessandro Russo

Potrebbe darsi che sia diventato visionario.
Resta il fatto che mentre sfoglio ‘#ZeroNoveCinque.Signore catanesi rispondono’ opera prima di Domenico Marcella (Carthago ed, pg73, € 15), scorgo torno torno all’Etna un’enorme passerella tondeggiante di pietra lavica. Lassù, sotto il luccichio dei raggi solari, adocchio una cospicua cifra di donne sicule in fila indiana sfilare con leggiadria. Un po’ eroine, un po’ sacerdotesse e regine, un po’ tutte e tre le cose insieme, le guardo rimboccarsi le maniche e rimettersi in gioco. Le scruto mentre con le valigie piene di sogni salutano l’isola a tre punte e infine le intravedo tornare a casa e sbottonarsi davanti a un taccuino. In mezzo ai fragori del Mungibeddu, ritrovo testimonianze esclusive che somigliano a pennellate di fierezza. Più defilata, ecco la città del Liotro con la sua anima seducente e i conflitti con cui convive, a volte perfino in armonia. Come i profumi di zagara sommersi dagli odori appuntiti di carne di cavallo arrostita in pieno centro storico. Ordunque, in mezzo alle pagine di ‘#ZeroNoveCinque’, Domenico Marcella pronuncia a voce alta il nome e il cognome di numerose pronipoti di Sant’Agata, specializzate in cose tanto diverse. Dal canto alla cucina conventuale, dalla moda alla poesia, passando per il ricamo, la recitazione e altro ancora. «Catania è fimmina –garantiscono– e la donna è la chiave dell’universo». Nel loro tributo alla catanesità collocano in primo piano un variopinto ventaglio architettonico. Lì dentro risplende la metropoli etnea col suo salotto infarcito di magnificenze settecentesche, non privo però di lati oscuri. Leggi tutto…

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

Palermo. Anni Ottanta. Mille morti per la “guerra di mafia”: un numero incredibilmente alto, da “catastrofe umanitaria”, che dà la misura della terribile cruenza di quel periodo. E di come la parola “guerra” non sia stata usata a caso.

Nel suo nuovo libro Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, caporedattore de «L’Ora» proprio mentre si consumava la “mattanza palermitana”, ci offre il racconto preziosissimo e documentato di ciò che accadde allora. Il volume si intitola: “I mille morti di Palermo” (Mondadori). Il sottotitolo è molto evocativo: “Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l’Italia“. Una scrittura diretta, fluida, che non manca di gettare uno sguardo attento sul presente e sul possibile prossimo futuro di “Cosa Nostra”. Un libro che diventa testimonianza e memoria del ruolo dei tanti caduti nello svolgimento del loro compito a servizio delle istituzioni. Uomini del calibro di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà…

Ne ho discusso con l’autore.

– L’uccisione del boss Stefano Bontade, avvenuta il 23 aprile 1981, è da considerarsi come una sorta di pietra miliare nella “guerra di mafia” degli anni Ottanta a Palermo. Perché?
Comincia la “guerra di mafia” o meglio “la mattanza” di boss e picciotti delle cosche mafiose che si opponevano al dominio del corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei loro alleati. Un dominio su tutti gli affari interessanti per Cosa Nostra: la droga, le armi, gli appalti, il riciclaggio di denaro. Una mattanza che provoca, a Palermo, mille morti nell’arco di cinque anni: cinquecento assassinati in modo plateale e altrettanti rapiti e uccisi, “fatti scomparsi”. Una serie sconvolgente di vittime, in una città europea, in una democrazia occidentale. Gli omicidi colpiscono uomini delle cosche mafiose, “malacarne”, ma anche magistrati, poliziotti, carabinieri, politici, giornalisti, imprenditori, persone che si oppongono alla violenza di Cosa Nostra in nome della legge, delle regole, dello Stato. E’ una stagione terribile, quella dei primi anni Ottanta, in Sicilia, Al Nord, era la stagione della ricchezza diffusa, della leggerezza, delle Tv commerciali. Nel Mezzogiorno, era il tempo del dominio della criminalità organizzata. La “Milano da bere”. E la Palermo per morire.

– Cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto, in quegli anni, per limitare la terribile escalation di morti?
Nel corso del dopoguerra, la mafia si è infiltrata nelle strutture della politica di governo, nella pubblica amministrazione, nell’economia. Ha garantito consensi, voti e potere, in cambio di affari e impunità. Ha goduto di protezioni e consensi. E la repressione, verso i boss ma anche verso gli alleati, i complici, i conniventi, è stata tutt’altro che efficace. Così la mafia è cresciuta, tollerata, protetta, alimentata. Sino a quando, proprio all’inizio degli anni Ottanta, lo Stato ha cominciato a muoversi, finalmente, in nome della legalità: indagini ben condotte, istruttorie giudiziarie ben costruite, processi ben gestiti. La fine della stagione dell’impunità. Cosa Nostra ha reagito, uccidendo poliziotti e giudici. Ma la svolta della legalità è andata avanti

– Qual è stato l’apice… il momento più difficile di quel periodo? Leggi tutto…

A PALERMO NASCE VIA SELLERIO

PALERMO INTITOLA UNA VIA PER ENZO E ELVIRA SELLERIO

La celebrazione si svolgerà domenica 28 febbraio, nella strada dove è nata e cresciuta la casa editrice

via sellerio

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enzo e elvira sellerioIn memoria di Elvira Sellerio.

In memoria di Enzo Sellerio

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di Massimo Maugeri

Non è solo una casa editrice. È anche un simbolo. Uno dei più importanti simboli della cultura siciliana, dell’intero Sud Italia e del Paese. Di più: è anche la dimostrazione di come sia possibile operare, con successo, anche in contesti difficili.
Stiamo parlando della Sellerio di Palermo, nata nel 1969 dal sogno e dall’idea di Enzo ed Elvira. Un’idea che è diventata la splendida realtà che tutti conoscono: una delle più influenti case editrici italiane.

Domenica 28 febbraio l’Amministrazione Comunale di Palermo intitolerà a Enzo ed Elvira Sellerio il tratto di via Siracusa dove ha sede la casa editrice.

antonio sellerio«Sicuramente per me, mia sorella Olivia e per tutti i collaboratori della casa editrice è una grandissima soddisfazione”, mi riferisce Antonio Sellerio. “E anche una grande emozione. È un riconoscimento importante per il lavoro che hanno svolto i miei genitori. Noi siamo radicati in questo luogo da più di quarant’anni. La casa editrice è nata qui. Non si è mai mossa da questa strada e da questa città. Il rapporto con la città è testimoniato anche dal fatto che, dopo tutti questi anni, continua a essere citata nelle nostre copertine, che riportano la dicitura “Sellerio editore Palermo”. Una rarità nell’editoria di oggiLeggi tutto…

MARCO PEANO racconta L’INVENZIONE DELLA MADRE

marco peanoMARCO PEANO racconta il suo romanzo L’INVENZIONE DELLA MADRE (Minimum Fax)

Questo testo è stato scritto appositamente per il numero speciale del Breast Cancer Consortium Quarterly, sul quale è apparso tradotto in inglese (a cura di Grazia De Michele)

Dizionari, gatti, enciclopedie

di Marco Peano

Di solito, finché non c’è qualcuno che glielo dice in maniera esplicita, una persona ignora di essere un caregiver. O perlomeno, mio padre e io lo ignoravamo. Anche perché – prima che il cancro facesse irruzione nella nostra quotidianità tramite il corpo di mia madre – non avevamo idea di cosa significasse quella parola.
Eppure di termini nuovi era fatta la realtà che ci circondava, e sempre più lo sarebbe stata: io però li andavo scoprendo soltanto nel momento in cui entravano in relazione con la malattia di mia madre.

Quando le venne diagnosticato un cancro al seno destro era il 1996: lei aveva quarantacinque anni, io diciassette; lei lavorava all’ufficio postale, io frequentavo il liceo; lei aveva ben chiaro il suo quadro clinico, io ero un po’ confuso su cosa fosse un «carcinoma mammario».
All’epoca sul pc di casa non avevamo internet, Google non esisteva ancora. Se avessi avuto a disposizione una connessione sarei andato a cercare informazioni in rete: mi divertiva il fatto che i due motori di ricerca più diffusi in Italia si chiamassero come il personaggio di un mito – Arianna – e con il nome di un poeta – Virgilio. Dovetti invece accontentarmi di sfogliare una più prosaica enciclopedia medica, dalla quale ricavai una serie di dati e di percentuali che non dissipavano troppo la nebbia.
Pochi mesi prima di quella diagnosi avevamo accolto un gattino dal pelo rosso incendio, a cui avevo dato il nome di Socrate. L’animale, capitato nella nostra famiglia quasi per caso, avrebbe tenuto compagnia a mio padre e a me durante la degenza ospedaliera della donna che entrambi amavamo di più al mondo.
Si susseguirono nell’ordine: una mastectomia, due cicli di chemioterapia, una convalescenza tutto sommato abbastanza breve. Dopodiché, mia madre riprese a lavorare. Non prima però di aver deciso di sottoporsi allo svuotamento dell’altra mammella, la sinistra, per motivi precauzionali. Leggi tutto…

NEL NOME DELLA MADRE di Alessandro Greco (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NEL NOME DELLA MADRE di Alessandro Greco (Miraggi edizioni)

Nel nome della madreLa storia di Alessandro si svolge in una manciata di mesi, tra poche pareti e qualche esterno: le pareti di una casa come tante altre, dove vivono un marito, una moglie e una bambina, ma un po’ speciali, perché sono felici, e quelle di un ospedale, dove lui viene operato di un tumore al cervello, perché a volte sembra davvero che la felicità non possa esistere. Sgomenti, impauriti, arrabbiati anche, Alessandro e Federica si fanno forza, forti del loro amore, di quello per Sara, e per il bambino che sta per venire al mondo. Non basta, e il secondo colpo è ancora più tremendo. Eppure, con lucidità e limpidezza estreme, guardando in faccia ogni cosa e in profondità dentro se stessi, riescono a ritrovare un filo, perfino un senso, non soltanto nel loro rapporto e con la piccola Sara, ma negli altri, nelle vite che incrociano, in ogni minima occasione. Il romanzo che ne è nato, ne porta i segni: un romanzo di vita e di amore per la vita. È questo che mi ha colpito: il coraggio, viene da dire la nobiltà d’animo, di trasformare una tragedia personale in un’esperienza importante per gli altri, di cui si è grati.

(Laura Bosio)

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Un estratto di NEL NOME DELLA MADRE

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[Sono stanco] Leggi tutto…

RATPUS ad AMSTERDAM

ratpusRATPUS ad AMSTERDAM

Mixtree – Overtoom 301 (2 floor), Amsterdam – domenica, 28 febbraio 2016 – h. 20:30 – ingresso: euro 10

“RATPUS” – pièce teatrale nata da un racconto di Massimo Maugeri. Regia di Manuel Giliberti. Interpretazione di Carmelinda Gentile

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“Ratpus” oltrepassa i confini nazionali e approda in Olanda. Abbiamo chiesto alla protagonista, Cetti Curfino, un commento su questo spettacolo. “Signor commissario“, ha riferito la Curfino, interpretata da Carmelinda Gentile, “e che ci devo dire. Qua ci sono tanti emicrati. Giovani come a noi. E o penzato che la mia storia ci puo’ piacere puro qua. Cosi il 28 febraio c’é la racconto tutta, in fondo in fondo“.

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“Ratpus” è una moderna tragedia. Una tragedia dell’ignoranza, della povertà, del pregiudizio e della violenza. In tempi di femminicidio, in questa storia non si uccide alcuna donna, non in senso materiale almeno, ma ugualmente un essere umano di sesso femminile viene distrutto, cancellato, annullato. Il testo di Massimo Maugeri è già teatrale in sé. L’autore, infatti, ha una estrema capacità di narrare rendendo contemporaneamente “visuale” la sua parola. Maugeri, scrivendo, reinventa una lingua e la rende vera, autentica, più di ogni regola grammaticale o di sintassi conosciuta, facendo di Cetti Curfino, la protagonista del racconto, una madre dolorosa dei bassifondi. Carmelinda Gentile è Cetti Curfino. L’attrice sceglie di “divenire” il personaggio piuttosto che interpretarlo, portando nella sua recitazione una sicilianità che è tutta interna, fatta di sentimenti profondi che restituisce subito le caratteristiche che al personaggio ha dato Maugeri. Io ho spesso messo in scena testi nei quali la donna fosse il tema centrale dello spettacolo: con “Ratpus” vado oltre. In questo testo contemporaneo – e, direi, neorealista – si racconta una storia specifica e insieme se ne fa un manifesto programmatico: un racconto di donne vessate o vittime, invisibili alla società che le circonda. Vorrei che il pubblico portasse con sé questa consapevolezza della ingiustizia che spesso vive accanto ad ognuno di noi e che non vediamo quasi mai, insieme alla voglia di capire ciò che ci circonda e divenirne parte attiva per cambiare, ove possibile, tutto ciò che non è civile e contemporaneo.

Manuel Giliberti

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