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ELENA MEARINI racconta BIANCA DA MORIRE

febbraio 10, 2016

ELENA MEARINI racconta il suo romanzo BIANCA DA MORIRE (Cairo editore)

Elena Mearini

di Elena Mearini

Questo romanzo nasce da una riflessione su Bene, Male e posizione nello spazio.
Il buono è colui che si mette da parte? A lato? Sopra, sotto? E che succede invece se pretendiamo di stare nel mezzo, al centro esatto di tutto? Forse, il male sta proprio nel punto massimo di luce, anche lui sotto a quel riflettore che tentiamo a tutti i costi di richiamare ed inseguire.
Forse, il centro della scena corrisponde a una botola che s’apre sull’abisso.
Bianca da morire” indaga le pulsioni che spingono a raggiungere lo spazio d’inevitabile attrazione, il cerchio illuminato a cui nessuno sguardo può fuggire.
Bianca, la protagonista del romanzo, è un’adolescente che ha tutte le caratteristiche per non passare inosservata, bella, brillante, seducente, una naturale predisposizione a catturare gli occhi e i pensieri della gente. Eppure, in famiglia pare non venga vista, come se girasse per casa con il cappuccio del boia in testa. I lineamenti del suo viso, i tratti delle sue verità, tutto il desiderare della sua faccia risulta sconosciuto ai genitori. Una madre e un padre che si ostinano a non vedere la verità della figlia.
Lei vorrebbe fare l’attrice, riconosce in sé un talento che nessuno dei due mette a fuoco, perché le dieci diottrie sono riservate al figlio maschio, Valerio. E’ lui l’asso su cui puntare, la promessa del calcio su cui scommettere.
Valerio gira per casa a viso scoperto, è pienamente visto e riconosciuto. Bianca no, per lei c’è il buio sulla faccia, c’è il cappuccio del boia, l’uomo nero che di mestiere taglia le teste, decapita per campare. Il “cattivo” con cui Bianca s’identificherà per rivendicare il proprio diritto a esistere.
Sceglie il male, Bianca, sceglie la parte nera, l’unica che non si tira indietro e la guarda dritto in faccia. Perchè il supposto bene si è sempre voltato dall’altra parte e i presunti buoni le hanno più volte dato le spalle.
Sarà il male a trascinare Bianca, spingerla a occupare il centro della scena famigliare, quel punto massimo di luce dedicato al fratello Valerio, lo spazio dell’attenzione, dell’ascolto, della messa a fuoco totale.
Per arrivarci, Bianca sfrutterà il proprio corpo, ne farà un corpo-arma che inganna, seduce, ricatta, accusa e punisce d’istinto, senza ammettere processi.
Una volta raggiunto il bramato centro della scena, ecco che la corrispondente botola si spalanca sull’inaspettato abisso. E Bianca, la cattiva, precipita.
Dalle balconata, dalla platea, da lato, da sopra, da sotto, gli altri adesso la guardano e la riconoscono. Ma questi “altri”, sono davvero i buoni?

(Riproduzione riservata)

© Elena Mearini

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Il libro
Nella Milano dei giardini verticali e della rinascita urbana, si muove Bianca, sedici anni, papà camionista e mamma casalinga, studentessa dell’Artistico, viso da diva anni Quaranta e unghie laccate di blu, quattro stelline bianche su ciascuna. Della vita sa due cose. Sa che non vuole diventare come sua madre, precocemente sfiorita in un sonnambulismo dei sentimenti e delle velleità, asservita ai bisogni di marito e figlio maschio, ma cieca davanti ai bagliori di speranza negli occhi della sua ex bambina. Sa che vuole diventare una star del cinema, oggetto di invidie femminili e di sogni maschili. E per farlo, è pronta ad ascoltare la più nera parte del cuore. Mentire, manipolare, sedurre. Uccidere.
Per lei il corpo è un’arma letale, strumento di affermazione, di riconoscimento. Un corpo-arma per non morire anonima. Dove il linguaggio della cronaca e i sociologismi sul disagio giovanile non possono arrivare, Bianca da morire scava fino a toccare il grumo autentico di desideri e solitudine che partorisce azioni scioccanti. Bianca è l’incarnazione terribile delle nostre ambizioni frustrate, delle nostre paure infantili che non ci lasciano mai.
Bianca è un Paese intero, che ha in Milano il suo specchio più illusorio.
Bianca siamo noi.

Un estratto del libro è disponibile qui

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Elena Mearini è nata nel 1978 e vive a Milano. Si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo 360 gradi di rabbia (Excelsior 1881, Premio Giovani lettori Memorial Gaia di Manici Proietti), nel 2011 pubblica per Perdisa Pop Undicesimo comandamento (Premio Speciale Unicam-Università di Camerino). Seguono il terzo romanzo A testa in giù (Morellini Editore, Premio Giovani lettori Memorial Gaia di Manici Proietti) e le raccolte di poesie Dilemma di una bottiglia (Edizioni Forme Libere) e Per silenzio e voce (Marco Saya Editore).
elenamearini.blogspot.com

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