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LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (recensione)

febbraio 10, 2016

La capitana dell'isola di nessunoLA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (Mursia)

di Alessandro Russo

Lontano da tutte le rotte del mondo, c’è un posto dove il sole è più testardo d’un mulo e i suoi raggi acuminati sono lame bollenti: un isolotto che odora di capperi e pare un presepe. Una manciata di rocce nere e case bianche abitate da pescatori in attesa di riempire le loro reti e da peccatori dalle facce di terra e salsedine. Un piccolo spazio magico preda dei capricci dei venti dove la risacca s’intestardisce e s’arruffiana il mare. Dalle nostre parti, nella capitale dell’isola di Sicilia, vive un abile scrittore che con la sua penna aguzza plana giornalmente sopra quell’oasi fatata e prova a scrutarne gli accadimenti con occhi femminili. Intanto una donna dai lunghi capelli neri diventa la protagonista del romanzo che lui sta scrivendo. Vede così la luce una fiaba narrata con ritmi sudamericani: La Capitana dell’isola di nessuno (Mursia Ed, pg133, €12) del giornalista Mario Di Caro da Palermo. S’alternano colà tempeste e piaceri, pirati e gelsomini, sfavillanti luci erotiche e ombre buie di malaffare. Fragori di trombe e vassoi ricolmi di cocco, pannocchie fumanti e piatti di ceramica adorni di polpi; e poi petali di pomelie, cestini di fichidindia e grappoli di variopinti pupari e giullari. Un tripudio di colori e profumi di un luogo tenero e selvaggio annientato però da bisbigli taglienti come scimitarre e velenosi più dei serpenti. Avvince la trama del romanzo e si lascia assaporare con gusto; la prosa è colorata di rosa e tutto il testo ha una seducente andatura a tempo di musica.
L’intera storia ce la racconta Carmen Maria Mercede Villanuova, appena tornata nella sua isola. Ha una scorza battagliera, l’anima inquieta e la chiamano la Capitana. Lei addolcisce l’arsura, legge i segni del Cielo e gli estortori li caccia via col forchettone da cucina. Le sue curve sono prosperose, il seno è magniloquente, ancheggianti e sinuosi sono i suoi fianchi carichi di passione. Le stelle le chiama per nome una per una e intanto zittisce i gabbiani, ammorbidisce il sole e seduce gli uomini. Ha il corpo d’una pantera e la grinta d’un generale; le sue mani sono di fata e gli occhi da gitana. La voce è da sirena e carezza l’udito di chi la sta ad ascoltare; di giorno sfama torme di mendicanti e bambini randagi, di sera è un fuoco tra i fornelli e le lenzuola. È un personaggio mitologico e le sue melanzane profumano tutte di cannella, ribellione e riscatto. La sua bottega è un coro armonioso di dolci al cioccolato, forchettate di zucchine fritte e gocce di passito.
Mario Di Caro«’La Capitana dell’isola di nessuno’ –parola di Mario Di Caro- nasce dalla mia curiosità di esplorare il mondo sconosciuto delle donne. Hai voglia di esser un bravo osservatore, di aver un po’ sperimentato il loro pianeta ma alla fine quello rimane un mondo lontano per i maschi. La base di partenza del romanzo è stata costruire un personaggio forte, carnale e sensuale e capire quali meccanismi potevano determinare il successo di una donna. Mi chiedevo che tipo di invidie e gelosie poteva provocare una donna di questo tipo, una che non s’arrende mai e che è capace di trascinar dalla sua parte la gente riottosa. Carmen è una donna che può tirare dritto davanti alle calunnie ma alla fine la vera crisi la scatena il fuoco del racket, un pericolo concreto. La mia idea è che il mondo delle donne è più magico di quello maschile e il mio romanzo è imperniato su questa differenza. A lavoro concluso, mi piace ringraziare tutte quelle donne che inconsapevolmente hanno contribuito con le loro gioie e i loro sogni a costruire questo mosaico femminile che per me è il personaggio di Carmen».
Arrivato a questo punto, appena prima d’inserire il cappuccio nella biro e scrivere la parola fine, fa qui capolino una donna innamorata dei libri ancor più di me. «È solo tra le pagine della letteratura – le chiedo- che il mondo delle donne è magico più di quello degli uomini?“ “La letteratura –ribatte la mia amica del cuore- sa descrivere quei dettagli che non riusciamo a codificare e delinea i tratti emotivi di due mondi apparentemente diversi. Dentro i libri il mondo femminile non lo definirei magico ma più passionale e carnale. Nella letteratura i due mondi coesistono perché tra le righe l’uomo è descritto con dettagli che nella vita reale sfuggono a molte e viceversa».

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