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IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (recensione)

febbraio 12, 2016

Il paese dell'alcolPubblichiamo una recensione del romanzo IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (Einaudi)

Mo Yan è premio Nobel per la Letteratura nel 2012 – un estratto del libro è disponibile qui

di Lorenzo Marotta

Il tema è sconvolgente: a Jiuguo, un paese della Cina, rinomati ristoranti servono ad una clientela particolare – funzionari corrotti, ricchi burocrati, alti dirigenti di partito, ospiti di riguardo – prelibati piatti a base di carne di bambini. Un orrendo traffico di neonati cui non si sottraggono i genitori allettati da alti guadagni. Per verificarne la fondatezza viene inviato sul posto l’ispettore Ding Gou’er. “Era il migliore investigatore della Procura suprema, apprezzato dai superiori. Alto circa un metro e sessanta, magro, scuro di carnagione, aveva gli occhi un po’ sporgenti. Fumatore accanito, gli piaceva bere ma non reggeva l’alcol”. Inizia da qui il romanzo di Mo Yan, Il Paese dell’alcol, apparso a Pechino nel 1992 e ora pubblicato, a cura di Maria Rita Masci, da Einaudi, con la traduzione di Silvia Calamandrei. Un romanzo che mette a dura prova il lettore che, tuttavia, rimane incollato alle pagine per la formidabile inventiva immaginativa dell’autore che alterna crude descrizioni di sangue a splendide immagini oniriche e fantastiche. “La pallottola sparata da Ding Gou’er aveva colpito il bambino brasato alla testa. Dal cranio spaccato la materia cerebrale era schizzata sui muri, imbrattandoli di macchie rosse e bianche che esalavano vapore profumato, scatenando ogni sorta di sensazioni”. Non così quando preso dai fumi dell’alcol “la sua coscienza se la rideva, sospesa alle decorazioni del soffitto, finché non fu proiettata ancora più in alto… Staccata dal corpo, la sua coscienza dischiuse le ali e si mise a volteggiare nella sala sfiorando le tende di seta delle finestre – le ali erano più fini, più soffici, più luminose della seta delle tende. Nel volo sfiorava anche le gocce di cristallo che pendevano dal lampadario, che irradiavano fasci di luce. E sfiorava le labbra rosse carminio delle cameriere in rosso, i loro capezzoli rossi, e altri luoghi più nascosti”. Una esemplare prova di quel “realismo allucinato” per il quale è stato insignito nel 2012 del Premio Nobel per la letteratura. Un noir a tinte forti che vuole essere una metafora di come la corruzione e il degrado morale pervadano, dopo la liberalizzazione delle riforme, tutta la società cinese, travolta da uno sviluppo tumultuoso e protesa al successo e al guadagno ad ogni costo.L’autore, muovendosi tra realtà e finzione in un gioco di specchi sempre aperto alla sorpresa, conduce il lettore a seguire le vicende, ora tragiche ora grottesche ed esilaranti, dell’ispettore Ding, facendo muovere con maestria innumerevoli altri personaggi, tutti grandi bevitori, sospesi tra il fantastico e il demoniaco. Dalla conturbante camionista, al Piccolo demone dalle squame di pesce che lo deruba, al terribile nano della Taverna Yichi, al vecchio guardiano del Cimitero dei martiri, al venditore ambulante di ravioli, alla direttrice del Centro di ricerca culinaria, al dirigente dell’Associazione degli scrittori che “ha l’abitudine di nutrirsi ogni giorno di una tazza di placenta e uovo”, all’accademico Yuan Shuangyu, famoso per avere distillato il Liquore di scimmia. Lo scrittore, padroneggiando diverse tecniche narrative tra cui quella di inserire nei capitoli inserti di corrispondenza tra lui e Li Yidou, uno specializzando nella miscelazione di liquori all’Università di Juoguo e aspirante scrittore, fa de Il Paese dell’alcol un interessante ipertesto con l’interfacciare la trama principale a stralci di racconti di Li Yidou aventi il medesimo contenuto. Una scrittura, quella di Mo Yan, che attinge all’immaginazione più sfrenata i suoi ingredienti, facendo apparire e scomparire folletti, fantasmi, antri sotterranei, ricette di cucine, odori fetidi, carni le più svariate preparate da sapienti cuochi. Come il piatto dell’Unione augurale del drago e della fenice che Ding vede nella Taverna dei nani a base di genitali del maschio e della femmina dell’asino, preparati con arte sopraffina da mani esperte e conditi con aromi speciali. “Lo assalì un forte odore agrodolce e si trovò avvolto da una fitta nube di vapore. In mezzo al vapore si intravedevano una serie di piccoli esseri tutti affaccendati, che sembravano dei folletti. C’era chi maneggiava il coltello, chi pelava, chi lavava i piatti, chi cucinava, il tutto in un’apparente confusione che in realtà rispondeva a un ordine preciso. Inciampò su qualche cosa e abbassando la testa vide che si trattava di peni d’asino congelati: ce n’erano almeno una trentina”. Insomma un romanzo che lascia irrisolto l’enigma e che sorprende fino alla fine allorché lo stesso autore, invitato dal giovane Li Yidou a visitare la famosa città di Jiuguo, diventa parte del racconto, non sfuggendo alla seduzione inebriante del posto e sfumando nel medesimo perverso meccanismo del potere.
– “Il bagno è pronto, Maestro, – disse la signorina Ma. Poi si diresse ridendo verso la porta e Mo Yan ebbe la vaga impressione che il suo sorriso nascondesse una certa simpatia. Emozionato, avrebbe avuto voglia di stringerla tra le braccia e darle un bacio su quel visetto tutto rosso”.

© (articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” – Riproduzione riservata)

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Mo YanMo Yan (foto © Effigie), premio Nobel per la Letteratura nel 2012, nasce nel 1955 da una famiglia numerosa di contadini poveri, a Gaomi, nella provincia dello Shandong. Nel febbraio del 1976 abbandona il povero e isolato paese natale per arruolarsi nell’esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l’istruttore, il segretario e lo scrittore. Nel 1997, congedatosi dall’esercito, inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la Facoltà di Letteratura dell’Istituto Artistico dell’Esercito di Liberazione Popolare (1984-1986) e ha ottenuto un Master in Studi letterari e artistici presso l’Università Normale di Pechino (1989-1991). Inizia a pubblicare nel 1981.
Fra le sue numerose opere narrative, Einaudi ha finora pubblicato Sorgo rosso, L’uomo che allevava i gatti, Grande seno, fianchi larghi, Il supplizio del legno di sandalo, Le sei reincarnazioni di Ximen Nao, Le rane, Le canzoni dell’aglio e Il paese dell’alcol. Delle sue undici novelle si ricordano Felicità, Fiocchi di cotone, Esplosioni, Il ravanello trasparente. Tra i racconti, Il cane e l’altalena e Il fiume inaridito, che Einaudi ha pubblicato nella raccolta di racconti L’uomo che allevava i gatti.
Ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come Sorgo rosso, Il sole ha orecchie, Addio mia concubina. Il film Sorgo rosso è stato premiato con l’Orso d’Oro al Festival del cinema di Berlino e Il sole ha orecchie con quello d’Argento. Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino per la sua intera opera.

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© Letteratitudine

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