Home > Autoracconto d'autore (l'autore racconta il suo libro) > STEFANO CRUPI racconta A OGNI SANTO LA SUA CANDELA

STEFANO CRUPI racconta A OGNI SANTO LA SUA CANDELA

febbraio 12, 2016

STEFANO CRUPI racconta il suo romanzo A OGNI SANTO LA SUA CANDELA (Mondadori)

di Stefano Crupi

Dicono che in Italia non si trovi lavoro. Lo ripetono in televisione, se ne discute in ogni salotto, le statistiche sono impietose. Ernesto invece la pensa diversamente. Lui, che è nato nei quartieri spagnoli di Napoli, un lavoro lo troverà e il perché è molto semplice: ha capito come funzionano le cose. Bisogna tirare le leve adatte, mettersi dietro ai santi giusti, sua madre Maristella l’ha istruito per bene.
Per ottenere quello che vuoi, gli ripete spesso, per prima cosa mettici qualcosa di soldi, che vedi che poi te la trovi, senti a mamma tua.
Così Ernesto si è laureato, pure se all’inizio di studiare non teneva genio. Ma sua madre insisteva. Mica vuoi finire come quella fetenzia che se ne sta nei vicoli a ciondolare tutto il giorno senza un’occasione che sia una? gli diceva. Ti serve una laurea, una laurea in Economia per esempio. Che poi è quella che secondo lei serve a fare i soldi, mica inutile come tutte le altre. D’altronde, che senso ha laurearsi se poi non trovi lavoro manco se sei Gesù Cristo sceso in terra? Nella vita bisogna essere pratici, massimizzare, valutare bene cosa ti può tornare utile e cosa no.
Al colloquio che sta andando a fare in un’agenzia interinale del centro direzionale Ernesto si è portato dietro il suo curriculum e le fototessere, ma pure del denaro, perché non si sa mai, potrebbe sempre servire. Sua madre lo ha detto e sua madre non sbaglia.
Nel frattempo lei pure si è messa all’opera. Si è informata, ha parlato con le persone giuste; quel suo povero figlio ha bisogno di un aiutino e lei sa dove trovarlo. Sa cosa in quell’agenzia di lavoro interinale sta per accadere e gli ha detto di tenersi pronto, di non essere avventato ma gentile ed efficace come si deve. Scegli il momento giusto, gli ha ripetuto, fa la tua mossa poi stai a vedere quello che succede e comportati di conseguenza.
E così, mentre la marmaglia di ragazzi che popola il suo quartiere sguazza nell’inedia più annichilente, Ernesto passa le selezioni e viene assunto. Entra nella giostra, che poi è quello che gli interessava. In fondo è stato facile, se sei furbo vai avanti. Che importa se all’inizio è solo uno sportellista? No che non importa, da qualche parte bisogna pure iniziare la scalata.
Una volta che sei dentro al carrozzone, gli dice Maristella, non si scende più, nessuno lo fa mai. Ora bisogna muoversi con lungimiranza, puntare ai capi, arruffianarseli, mamma tua ti aiuta.
Lei è il suo punto di riferimento, l’asse intorno al quale gira la sua vita, l’unico asse visto che Ernesto ha perso il padre quand’era un bambino. Per questo sua madre tutto avvolge, tutto protegge, tutto sa, pure i suoi desideri, lei non si sbaglia.
Parte allora la girandola di regali, ma anche di ricatti che pure ci stanno bene, senza contare la violenza a cui Ernesto è abituato e che non risparmia a nessuno.
Scalino dopo scalino l’ascesa è rapida, le occasioni si moltiplicano, come le conoscenze, gli interessi.
Ernesto allora scopre un mondo.
Nel mondo impiegatizio nel quale si immerge ognuno è bollato da un’etichetta: c’è il fannullone, il rattuso, il tirapiedi; c’è il protagonista, l’atteggiato, il mariuolo. Tutti con la loro raccomandazione da mostrare al momento utile, tutti coinvolti in questo gioco di scambi di favori e di cariche e di regalie.
Ognuno con il suo santo da portare avanti e da corteggiare.
Ecco perché si festeggiano gli onomastici, perché ogni festa del santo rinforza questo sistema, ne sancisce il consolidamento. Si creano partiti, si stringono alleanze, ci si schiera con i più forti. Ai piani bassi come ai piani alti, che è dove Ernesto vuole arrivare.
Così corteggia ognuno dei piccoli capi che incontra, si fa presentare ai funzionari, arriva finalmente al direttore che occupa solitario la cima, solo al comando, da vent’anni.
Ernesto sa il fatto suo, Maristella gli suggerisce di volta in volta come comportarsi, mentre lei costruisce trame all’esterno, stringe alleanze, ordisce ricatti.
A ogni santo la sua candela” racconta l’Italia che non ha mai smesso di essere feudale. I nuovi feudi? Questi enti pubblici che impiegano un numero di dipendenti anche dieci volte maggiore rispetto al necessario, dove spadroneggiano da anni signorotti che fanno un po’ quel che cavolo gli pare: accumulano compensi, usano le casse per le proprie spese personali.
Funziona così ovunque, dal nord al sud, in qualsiasi ambito. È la regola. Gli italiani ci sono abituati, sono arresi da decenni, sanno che è più facile imparare a sguazzare nella palude che provare a bonificarla. È questo il dna di una nazione senza speranza che ha condannato una generazione di ragazzi.
Ernesto è davvero il carnefice, la figura odiosa che incarna questa mentalità degenerata o è la sua vittima? Davvero il merito è così poco rilevante? Dove lo condurrà questa sua smania di potere, questa rabbia di emanciparsi?
Solo chi leggerà potrà scoprirlo. Dirò soltanto che è in questo humus che attecchisce la corruzione rappresentata da Alfonso Malatesta, eminente personalità del quartiere da cui Ernesto e Maristella provengono, che metterà gli occhi sulla loro ascesa e deciderà di impossessarsene.

(Riproduzione riservata)

© Stefano Crupi

* * *

Stefano Crupi è nato a Caserta nel 1977. Giornalista dal 2010, si occupa di cronaca e attualità. Nel 2014 ha esordito con il romanzo Cazzimma, edito da Mondadori.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

 

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: