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L’AMORE È UNA FAVOLA di Annarita Briganti (intervista all’autrice)

febbraio 17, 2016

Intervista a ANNARITA BRIGANTI sul romanzo L’AMORE È UNA FAVOLA (Cairo editore)

di Eliana Camaioni

L’amore vero, l’uomo dei sogni, le amiche del cuore, e quel sentimento estatico di chi è innamorata- finalmente- della persona giusta: è un sogno o una possibile realtà? Ce lo racconta Annarita Briganti nel suo “L’amore è una favola” (Cairo), sequel di “Non chiedermi come sono nata” (Cairo 2014), romanzo d’esordio della freelance napoletana. Dopo il calvario della procreazione assistita, topic del primo romanzo, adesso Gioia –la protagonista- ha finalmente ripreso in mano le redini della sua vita: “sono stufa di compagni occasionali, di amanti passeggeri; sogno un fidanzato che mi protegga, che mi salvi dagli altri”. E Guido Giacometti, artista fascinoso, qualche pagina dopo, arriva nella vita di Gioia come un principe azzurro a cavallo: “Cosa vuoi che sia per te? Posso essere tutto” le dice, davanti ad un cappuccino, al loro primo incontro di lavoro.
Strutturato come un diario, versi di canzoni che chiudono ogni capitolo, L’amore è una favola seguirà senza filtri la storia di Gioia&Guido, con gli occhi e il cuore della protagonista, dentro e fuori quell’alone incantato dell’innamoramento, della vita che improvvisamente sembra colorarsi di rosa. Ma L’amore è una favola non è solo questo: è soprattutto un focus impietoso sulla condizione di Gioia, giornalista freelance. “Noi freelance, i precari di lusso del giornalismo e dell’editoria, siamo pagati sempre meno, ai limiti della dignità umana e della sussistenza. Nonostante migliaia di articoli importanti, gli scoop e un libro, ho sempre il conto in rosso. Con la Cultura non si mangia e gli effetti sul nostro paese e sulla nostra vita privata si vedono. Da intellettuali precari a precari sentimentali è un attimo”. Quello della condizione dei giornalisti è un tema molto caro alla Briganti, tanto da divenire il vero trait d’union col primo romanzo; e la presenza corrosiva di uno stalker che perseguita Gioia con telefonate, messaggi e pacchi dono indesiderati chiuderà il retroscena ruvido che fa da contraltare alla storia d’amore, calandola in un bagno di realtà che rende ogni pagina viva e pulsante.

-“Ormai sono cotta, andata, innamorata persa come una sedicenne. Ho bruciato la moka (…) ho saltato la fermata della metro. Ho buttato l’abbonamento che non era scaduto. Mi sono fatta trovare al numero civico sbagliato…”: l’amore travolge Gioia, come nelle migliori favole?
Non per niente si usa l’espressione “innamorato pazzo”. Le follie sono le uniche cose che non si rimpiangono mai, ha detto Oscar Wilde. Il colpo di fulmine esiste. Il mio sogno, lo spunto di questo romanzo, è l’incontro che ti cambia la vita. Gioia Lieve, la mia protagonista alter ego, conosce Guido Giacometti, l’Artista, per un lavoro che non voleva fare e niente sarà come prima. Ovviamente si tratta di un Principe Azzurro contemporaneo, con tutte le contraddizioni e i segreti del caso, e Gioia è una donna troppo indipendente per rinunciare alla sua carriera di giornalista culturale e scrittrice. I colpi di scena sono molti, fino alla fine, con ben due epiloghi e location da favola, da Milano a Napoli, da Roma a Sorrento, da Torino alla Parigi degli attentati con una spruzzata di New York, un Sud inedito, senza camorristi, ma artistico, e molti consigli letterari inclusi nel testo. L’amore è una favola (Cairo) è il mio secondo romanzo. Nei miei libri i buoni vincono sempre. Il gioco è capire chi siano.

-“Ogni tanto oso il giubbino di pelle ed è un buon segno, vuol dire che la primavera sta arrivando davvero, che siamo tutti pronti a rifiorire, a godercela, a dare il meglio di noi”. Dopo il lungo inverno della procreazione assistita, sembra che il destino stia finalmente girando in un altro modo per Gioia. O forse è Gioia che, adesso, è pronta ad accogliere i germogli di una vita nuova?
Le cose belle arrivano quando meno te l’aspetti, ma dobbiamo tenere sempre il cuore e le braccia aperte. Tu ti riferisci al mio primo romanzo memoir Non chiedermi come sei nata (Cairo), che racconta la perdita di un figlio e la ricerca della maternità, attraverso la fecondazione assistita, e dell’amore. Scrivo sempre di storie vere, di vita vissuta. Sia Gioia sia l’autrice avevano bisogno di una boccata d’aria, di un po’ di leggerezza calviniana. Il messaggio più forte del mio nuovo romanzo è la felicità delle piccole cose. Godiamoci quello che abbiamo, da un viaggio a un’amica, da un uomo al cibo. Le ferite restano, profonde, la scrittura non è terapeutica, ma sognare è gratis, non costa niente e fa solo bene.

annarita briganti-“I miei guadagni sono lordi, mi arrivano al netto e devo pagarci sopra altre imposte. Che divertimento essere freelance in Italia. Con la cultura non si mangia”: anche in questo secondo romanzo Gioia denuncia la sua difficile condizione di freelance, tracciando un importante trait d’union  con “Non chiedermi come sei nata”.  Quali le cause, quali le soluzioni?
Il mio primo libro è dedicato ai precari dell’editoria e del giornalismo, ma vale per tutte le professioni. Le cause della precarietà, che ormai è entrata anche in camera da letto, sono la crisi economica, che in Italia picchia ancora duro, e l’incapacità di chi dovrebbe risolverla di trovare qualche soluzione. Noi, che l’abbiamo presa in pieno – ma anche i ventenni che devono ancora entrare nel mondo del lavoro o i cinquantenni rottamati –, possiamo solo lottare ogni giorno come pugili. Vendendo cara la pelle. Sperando. Migliorando sempre di più la nostra preparazione. Studiando. Essendo corretti. Non bisognerebbe mai fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, prima di tutto il bullismo, che sto sperimentando in una “simpatica” versione al femminile. I buoni vincono sempre anche nella vita. Ci vuole solo un po’ più di tempo. La soluzione è essere puri. Gioia e Guido sono persone perbene, per questo si attraggono come calamite. Oggi, in un momento storico in cui gli uomini incendiano le loro compagne incinte, abbiamo bisogno più che mai che l’amore sia una favola, contro la violenza sulle donne. Astenersi cinici.

-“(Marci): Conoscilo meglio prima di innamorarti”, “(Larry): Bambina, bambina, di quale amore parli? Apri gli occhi”. L’amore è cieco, o è Gioia che ci vede benissimo, a differenza di chi la circonda?
Per conoscere la risposta a questa domanda bisogna leggere il libro e non posso aggiungere altro. Vorrei che i Lettori si facessero questo nuovo viaggio nel mondo di Gioia con le maggiori soprese possibili.

-“Dopo aver fatto decluttering psicologico, dobbiamo decidere se restare i fidanzati del liceo, che ballano un lento con le cuffiette nelle orecchie, o fare sul serio e diventare grandi. Siamo esseri in evoluzione alla ricerca del senso delle cose”: è una regola che vale per Gioia&Guido, o è la prova del fuoco di ogni rapporto?
L’amore è l’argomento più noir che ci sia. Se ne discute da sempre e se continuiamo a farlo vuol dire che non l’abbiamo ancora capito. I miei testi valgono a prescindere dal sesso della coppia. Nei miei libri le unioni civili, le nuove famiglie, i diritti degli omosessuali, le possibilità dei single sono già una realtà. Il segreto di una relazione, di qualsiasi genere, sono le aspettative. Per stare insieme non dovrebbero esistere. Nel migliore dei casi coincidono, bisognerebbe prolungare lo stato di grazia il più a lungo possibile. Dirsi tutto, frequentarsi, unirsi per osmosi, condividere la felicità delle piccole cose, scop… molto, liberamente, aiuta. Nel libro c’è anche un Decalogo dell’amore, scritto da Gioia e Guido. Dicono che funzioni. Per l’autrice dobbiamo ancora lavorarci, anzi, lancio un appello per San Valentino: un fidanzato che somigli al mio Artista. Lo auguro a tutti.

-Guido  si pone intimo con Gioia fin dalla prima telefonata, in un momento in cui Gioia ha “una voglia di leggerezza pazzesca, di divertimento. Guido non chiede, lui non usa i punti interrogativi, dà per scontato che io sia d’accordo. Mi trascina, mi coinvolge, sento che porterà guai. Senza rendermene conto mi trovo nella sua scia, trascinata dalla corrente elettrica dell’artista”. Un intellettuale spocchioso, o il principe azzurro che ogni donna si immagina?
Ho sempre diffidato delle persone che si prendono troppo sul serio. Gli Artisti e gli esseri umani che preferisco scherzano molto sulla vita e su loro stessi. Nella descrizione che Gioia fa di Guido, ma anche di se stessa – “Cercavo amore, invece ho trovato il frigo” – c’è una buona dose di ironia, che richiede intelligenza per essere apprezzata. Ma quanto sono insopportabili le persone “carine”, che vogliono piacere a tutti costi, a costo di sembrare false, o forse lo sono? Basta bamboccioni o uomini yougurt, con la scadenza incorporata. Guido, con tutti i suoi difetti – chi è che non ne ha? – è un Uomo con la maiuscola, che cerca di esserci sempre, ma non posso svelare di più…

-“Ecco cosa mi ricorda. Quel tempo in cui tutto era possibile. Ma lo è ancora, tutto possibile?”. Credo sia la domanda più difficile.
Certo che è possibile. Ti racconto una cosa successa veramente. Dopo giorni tristi, una persona prende un aereo solo per stare un po’ con me. Stacchiamo da tutti, facciamo colazione a Milano, pranziamo a Firenze, ceniamo a Bologna e così via, finché non è dovuto ripartire. Non è importante che lui sia già altrove, facendo fatica anche a scambiarsi due messaggi. Se è successo, vuol dire che una speranza c’è sempre, per tutti. Basta volerlo.

Grazie di queste domande magnifiche. Essere intervistati da te è una favola.
Con amore
Annarita & Gioia

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Annarita Briganti, giornalista culturale e scrittrice. Napoletana globetrotter, felicemente espatriata a Milano, scrive di libri su Repubblica e Donna moderna, dove ha anche un blog. Con Non chiedermi come sei nata (Cairo, 2014), il suo primo romanzo, una vera storia d’amore e fecondazione assistita, ha vinto il Premio Comoinrosa, ha girato l’Italia e lo sta portando a teatro.

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