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FLAVIO SANTI racconta LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE

febbraio 18, 2016

FLAVIO SANTI racconta il suo romanzo LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE (Mondadori)

Flavio Santi

di Flavio Santi

Da estimatore di grappe, posso dire che La primavera tarda ad arrivare è in realtà un distillato. Sì, un distillato della raccolta di poesie in friulano Rimis te sachete (Poesie in tasca), uscita per Marsilio nel 2001. Lì c’era già tutto: la campagna, l’osteria, i microfatti di paese, la Storia, la morte. Ma visto che sono un diesel, ci ho messo i miei annetti a capirlo. Oh, nel frattempo ho fatto e soprattutto scritto molto altro, di vampiri, precari, supereroi, cloni, moto Guzzi; ho avuto l’onore di tradurre Balzac, Fitzgerald, Melville. Ma intanto, sotto cute, o meglio fra le pieghe del mio cervello e del mio cuore, fermentava il distillato… Finché, uscendo da un folle progetto che mi aveva ossessionato per anni (dal quale ho capito che i thriller io non li so scrivere, ma probabilmente nessun italiano li sa scrivere, davvero, se non scimmiottando gli americani), rinunciando a un lauto contratto con un grande editore, mi sono messo a scrivere, senza rete e senza garanzie, così perché era urgente, quello che sarebbe diventato La primavera tarda ad arrivare. Era un limpido settembre del 2013. Sono stati mesi bellissimi. Non mi sono mai divertito tanto – l’“allegro entusiasmo” nel fare arte di cui parla Robert Walser, ecco l’ho provato. E commosso. Riso e pianto si alternavano sul mio viso. Chi era al mi fianco doveva pensare che fossi impazzito.

Volevo raccontare il Friuli, la mia terra. E attraverso il Friuli, l’Italia. E il mondo. Quale forma scegliere? Il giallo è la moderna epica, e l’ispettore è il suo eroe. Il giallo, dice Umberto Eco, nasce da una profonda esigenza conoscitiva, tipica dell’uomo: vogliamo capire il perché delle cose. Il giallo poi è un’immensa distilleria di scrittura: c’è la costruzione della storia, la suspense; ci sono i personaggi e l’ambientazione, che devono essere interessanti; c’è la psicologia – perché il tale si è comportato così? Perché quell’altro ha ucciso? Perché tizio mente?

Si poneva il problema Montalbano. Che fare? Ignorarlo o eluderlo sarebbe stato di una ipocrisia pelosa: ogni giallista si deve misurare con Montalbano. Non può fare altrimenti. Se non lo fa, è in cattiva fede, come minimo. Un po’ come ogni pittore non può far finta che Picasso non esista. I libri nascono anche da altri libri. A mio avviso dopo Bibbia, Iliade e Odissea si è già scritto tutto, avremmo potuto chiudere baracca e burattini. Non lo si è fatto, però si è dovuta accettare l’idea che nihil sub sole novi. Allora con Montalbano ci ho giocato: per via del paese di Colloredo di Monte Albano, un gioiellino in mezzo alle colline moreniche del Friuli. Che, guarda caso, è anche il mio, di paese. E per via del fatto che ormai tutti, ma proprio tutti, sembrano sapere come si risolve un’indagine perché hanno visto i telefilm di Montalbano. Camilleri è un ottimo giallista, ma… il giallo italiano “alla Camilleri” nasce con La donna della domenica della mitica coppia Fruttero-Lucentini: io mi sono ispirato soprattutto a loro. E poi a Simenon e Agatha Christie. Senza dimenticare certi giallisti magari meno noti ma formidabili: lo svizzero-tedesco Friedrich Glauser (le indagini del sergente Studer), il finlandese Mika Waltari (Chi ha ucciso la signora Skrof?).

L’ispettore Drago Furlan è un po’ anche mio padre, fisicamente e moralmente. Ho voluto trasformare mio padre in un personaggio letterario. Ricordate quella frase di Tolstoj: “Ogni famiglia è infelice a suo modo”? Be’, io l’ho rigirata: “Ogni famiglia è felice a suo modo”.

(Dite che non è una chiusa da giallista? Nella Primavera tarda ad arrivare c’è molto giallo, non temete, però sinceramente mi sono anche stufato dei commissari ombrosi e problematici, dal passato burrascoso, che non vivono, rosi dalle loro angosce. L’Italia è fatta dei suoi paesi, dell’umanità dei suoi abitanti. Quello volevo raccontare. Non possiamo fà l’americani.)

(Riproduzione riservata)

© Flavio Santi

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La primavera tarda ad arrivareIl libro
Che cosa ci fa un morto ammazzato nella sonnacchiosa Montefosca, sperduto paesino alle pendici delle Alpi friulane? Drago Furlan, l’ispettore incaricato del caso, ha una bella gatta da pelare: ormai abituato a prendersi cura del suo orto e a verbalizzare multe per divieto di sosta, non indaga su un omicidio da quasi vent’anni. E quello di Montefosca, in più, è un omicidio davvero strano: la vittima, uccisa con un colpo di pistola in mezzo alla fronte, è un anziano di cui nessuno sembra conoscere l’identità. Drago, fisico alla Ernest Hemingway e metodi da ispettore contadino, è costretto a indossare di nuovo i panni del detective: ma è un po’ arrugginito, e i montanari (“montanari… lupi mannari”, come gli ricorda sempre sua madre, la vulcanica signora Vendramina, perfetto prototipo della mame furlane), con la loro aspra riservatezza, non gli rendono certo il compito facile. Tra soste in osteria annaffiate da tajut di ottimo vino, partite dell’amata Udinese e gite in Moto Guzzi con l’eterna fidanzata Perla, l’ispettore scopre che quei luoghi che tanto ama, al confine tra Italia e Slovenia, custodiscono segreti inconfessabili. La primavera che scioglie le nevi comincia a far riaffiorare anche i fantasmi di un passato lontano.

Un estratto del libro è disponibile qui

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Intervista al poeta Flavio Santi sul suo primo noir "La primavera tarda ad arrivare"Flavio Santi (1973) abita in campagna alle porte di Pavia. Ha tradotto autori classici (Honoré de Balzac, Francis Scott Fitzgerald, Herman Melville) e contemporanei (Wilbur Smith, Robert Stone, Ian Fleming). Insegna all’università dell’Insubria di Como-Varese. Ha scritto di vampiri (L’eterna notte dei Bosconero, Rizzoli, 2006), di precari (Aspetta primavera, Lucky, Socrates, 2011, candidato al premio Strega 2011), ma soprattutto del suo amato Friuli, in poesia (Rimis te sachete / Poesie in tasca, Marsilio, 2001) e in prosa (Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road, Laterza, 2011). È tradotto in diverse lingue, dall’inglese al coreano. Coltiva un orto di cui è molto fiero; e tifa Udinese.

 

 

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