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Archive for marzo 2016

È MORTO IMRE KERTÉSZ

È morto Imre Kertész (Budapest, 9 novembre 1929 – Budapest, 31 marzo 2016) scrittore ungherese Premio Nobel per la letteratura nel 2002, noto per essere sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e per il resoconto semiautobiografico dell’Olocausto

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Lo scrittore ungherese Imre Kertész, premio Nobel per la letteratura nel 2002, è morto il 31 marzo a Budabest all’età di 86 anni, dopo una lunga malattia.

Imre Kertész è noto soprattutto per il resoconto semiautobiografico dell’Olocausto che costituisce l’argomento della trilogia “Sorstalanság” (trad. it. “Essere senza destino”, 1999), “A kudarc” (1988; trad. it. “Fiasco”, 2003) e “Kaddis a meg nem született gyermekért” (1989, “Kaddisch per il bambino non nato”)

https://kaddishplay.files.wordpress.com/2013/01/images-2.jpgNato in una famiglia di origine ebraica, fu deportato quindicenne ad Auschwitz, nel 1944, e poi trasferito a Buchenwald, dove fu liberato nel 1945. Tornato in Ungheria, nel 1948 cominciò a lavorare come giornalista per un quotidiano di Budapest. Quando nel 1951 il giornale divenne organo del partito comunista Kertész fu licenziato. Dopo due anni di servizio militare, per mantenersi iniziò a scrivere romanzi e a tradurre opere di Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgenstein e altri.

“Essere senza destino” (Sorstalanság), il suo primo e più famoso romanzo, descrive l’esperienza di un ragazzo ungherese di quindici anni nei campi di sterminio nazisti di Auschwitz, Buchenwald e Zeitz (egli stesso ha dichiarato: Ogni volta che penso a un nuovo romanzo penso a Auschwitz). Il romanzo, terminato nel 1973 dopo dodici anni di lavoro, è stato pubblicato nel 1975 non senza resistenze da parte del mondo politico-editoriale. Lo stile, spesso ironico e autoironico, l’ostentata oggettività, è il magistrale travestimento letterario che conduce il lettore a inorridire di fronte al silenzio. Kertész rifiuta ogni accostamento ideologico al tema, sia esso politico o religioso; l’Olocausto degli ebrei non è più questione di un singolo popolo, ma il trauma dell’intera civiltà occidentale. Leggi tutto…

20 ANNI DALLA MORTE DI DARIO BELLEZZA

20 ANNI DALLA MORTE DI DARIO BELLEZZA

https://i0.wp.com/poesia.blog.rainews.it/files//2013/01/dario_bellezza2.jpgIn occasione del ventennale della morte del poeta Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 – Roma, 31 marzo 1996) proponiamo una brano tratto dal volume Bellezza, addio(Archinto Editore) curato da Adelia Battista. Il volume raccoglie le lettere scritte da Anna Maria Ortese all’amico poeta Dario Bellezza tra il 1972 e il 1992

L’incontro tra Anna Maria Ortese e Dario Bellezza avviene a Roma, nella casa di Graziana Pentich, moglie di Alfonso Gatto, agli inizi degli anni Settanta, durante una cena in cui sono presenti anche Alberto Moravia e Dacia Maraini. Anna Maria ha cinquan tasei anni, Dario venticinque. Per Bellezza la Ortese è subito una Voce, anzi, la Voce: divina, melodiosa, inafferrabile. Lei sta lavorando al suo romanzo più angelico e infernale, Il porto di Toledo; lui si prepara a pubblicare la raccolta di versi Invettive e licenze (1971), che sta per imporlo all’attenzione della critica. «Ecco il miglior poeta della nuova generazione» lo saluta Pier Paolo Pasolini. Nel ’76, Dario Bellezza vince il Premio Viareggio con la silloge Morte segreta. Da allora, e fino alla sua morte, avvenuta nel marzo del ’96 per Aids, i due sono inseparabili. L’intenso epistolario indirizzato a Bellezza è una testimonianza preziosa della loro relazione, totale, esclusiva, non priva di incomprensioni. Opera compiuta in se stessa e che apre spiragli di un fulgore talvolta crudele sull’esistenza di entrambi, le lettere dell’Ortese svelano il terreno da cui sono nati alcuni dei suoi racconti e romanzi e testimoniano di un periodo della sua creatività altrimenti oscuro.

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Da “Bellezza, addio” (Archinto Editore) – di Adelia Battista Leggi tutto…

CONOSCO L’AMORE MEGLIO DI VOI (recensione)

CONOSCO L’AMORE MEGLIO DI VOI di Andrea D’Agostino (Codice Edizioni)

Il volume sarà presentato presso la libreria Cavallotto di Corso sicilia 91,  Lunedì 23 maggio alle 17,30.
Relatori: Alessandro Russo, medico e scrittore; Sarah Grisiglione, psicologa e scrittrice.

Sarà presente l’autore

di Alessandro Russo

Conosco l’amore meglio di voi di Andrea D’Agostino (Codice Ed, pp295, €14,90) è uno sconvolgente grido d’allarme all’interno d’un romanzo assolutamente vero. Di più: un libro essenziale che trasforma la letteratura in luogo di rivelazione e denunzia. Dapprima Andrea D’Agostino sposta il timone verso una famiglia in disfacimento, poi punta il dito sul grave fenomeno della pedofilia dentro la Chiesa. Il romanzo è ambientato nella nostra bella isola a tre punte con i suoi piccoli e grandi nei: ecco la Sicilia delle fuitine, del lavoro in nero, delle miserie giornaliere e dei pettegolezzi. La scrittura di ‘Conosco l’amore meglio di voi’ è tagliente come un bisturi chirurgico; impreziosita da fulminanti metafore, la prosa è crudele ma rilucente. Ne scaturisce un testo inquieto, colmo di brutali notizie di cronaca nera, angoscianti visioni e orrendi rapimenti. In modo siffatto, si va delineando un affresco delicato e insieme intenso, una tragedia poco o nulla distante dal mondo reale. La narrazione è incentrata su una sequenza di abusi di rilevanza psichiatrica; i gol di Karl-Heinz Rummenigge su Novantesimo minuto e i cruciverboni di Domenica In la collocano correttamente nello spazio e nel tempo. Leggi tutto…

EDITORIA: PROTOCOLLO D’INTESA EDITORI-TRADUTTORI

EDITORIA: PROTOCOLLO D’INTESA EDITORI-TRADUTTORI

FIRMA AL BOOK PRIDE A MILANO

Domenica 3 aprile 2016, ore 10:00

La seconda edizione di BOOK PRIDE si svolgerà a MILANO dall’1 al 3 aprile 2016

ProgrammaOspitinews

Domenica 3 aprile 2016 a Milano, nell’ambito della seconda edizione di Book Pride, la fiera degli editori indipendenti promossa da ODEI (1-3 aprile, BASE Milano), sarà fissato un momento di svolta nell’editoria italiana indipendente: ODEI (Osservatorio degli editori indipendenti), Slc Cgil (Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil) e STradE (Sindacato traduttori editoriali) firmeranno il protocollo d’intesa “Le buone pratiche per un’editoria sana”, impegnandosi reciprocamente a rispettare le Linee guida concordate per un rapporto giusto fra editori e traduttori. Leggi tutto…

CARO ALBERTO, MI RICORDO DI TE: la programmazione del Fondo Moravia

LA PROGRAMMAZIONE DEL FONDO MORAVIA PER APRILE E MAGGIO

CasaMoravia

Aprile / Maggio 2016 Leggi tutto…

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FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE al Teatro Brancati

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE. Parole d’amore e di letteratura”FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE – a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla (Bompiani) – La recensione di Massimo Maugeri è disponibile qui

De Roberto Leggi tutto…

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta IL GIUDICE DELLE DONNE

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta il suo romanzo IL GIUDICE DELLE DONNE (Frassinelli)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Maria Rosa Cutrufelli

Un’importante scrittrice spagnola, Rosa Montero, confessa che a volte le fa paura mettersi al lavoro e cominciare a delimitare un’idea con le parole. Un’idea scritta, dice, “è un’idea ferita e incatenata a una precisa forma concreta; perciò fa così paura sedersi a scrivere, perché è un’azione irreversibile”. E’ in quel momento che puoi sciupare tutto con parole inadeguate, sprofondando “nell’aridità della scrittura intesa come mestiere”.
E’ una paura che sperimento anch’io ogniqualvolta mi siedo davanti al computer per dare inizio a una nuova storia. Ed è forse per questo che ho bisogno di molto tempo prima di fermare sulla carta le mie fantasie e incanalare la mia immaginazione, compiendo un gesto – il gesto della scrittura, per l’appunto – che è tanto semplice quanto abbacinante.
Perché i romanzi, dice sempre Rosa Montero, “così come i sogni, scaturiscono da un vasto territorio costellato di sabbie mobili che va al di là delle parole”. Devo quindi stare molto attenta e procedere con lentezza, badando a dove metto il piede, per evitare trappole difficili da individuare a un primo sguardo.
Anche il mio ultimo romanzo, “Il giudice delle donne“, non fa eccezione a questa regola. Ha avuto una lunga gestazione, benché sia nato da una scintilla improvvisa. O meglio, da un incontro fortuito con una storia che mi ha coinvolta immediatamente. Da subito mi è parsa straordinaria, singolare e per certi versi epica: una storia che ‘voleva’ essere raccontata. Che ‘io’ volevo raccontare, su questo non avevo dubbi. Ma affrontare un fatto storico, che non si conosce per via diretta, e tradurlo in narrazione è un bel rischio e non a caso il mio antico professore di estetica, Renato Barilli, lo sconsiglia caldamente: non è facile avvicinarsi al passato (a un passato ‘storico’) e restituirgli la semplice quotidianità della vita… Leggi tutto…

AUGURI DI BUONA PASQUA

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UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (recensione)

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

Ruvido, scomodo, carico di tensione, una sfida continua per il lettore. Bellissimo.
Con “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016) Paolo di Paolo opera un vero e proprio cambio di passo, lasciandosi alle spalle quel periodare sereno e rassicurante che tanto ci aveva fatto amare i suoi romanzi precedenti, ma porta con sé i temi a lui più cari: la Storia, le storie individuali, i giornali e i telegiornali, le polaroid di sere in famiglia, le adolescenze inquiete, l’amore e la morte, Dio, la caducità dell’essere umano, la memoria, la giovinezza, l’impegno civile.
Cinematografico nell’impianto – una narrazione che sa di montaggio: play, rewind e avanti veloce, play di nuovo, tagli, scene – e innovativo nella forma, fino al punto di fondere le esigenze del narratore (autodiegetico che sa farsi eterodiegetico, con una focalizzazione zero eppure parallittica, interna ed esterna al contempo, attenta a raccontare senza svelare) con l’uso dello spazio bianco, della posizione fisica del testo all’interno del foglio. Perché i capitoli non hanno nome né numero, iniziano in alto a sinistra anziché, convenzionalmente, al centro a destra: e ciò fa sì che il racconto sembri – cosa che vuole e deve essere- un discendere dall’alto, il grandangolo di un drone che tutto sa e ovunque vede, ma che all’occorrenza atterra in mezzo alla scena, divenendo personaggio fra i personaggi, se non protagonista fra i protagonisti.
I protagonisti, appunto.
Chi sono i protagonisti di questa storia quasi solo d’amore? Leggi tutto…

BUON 90° COMPLEANNO DARIO FO (con un estratto del nuovo libro)

Dario Fo

In occasione dei 90 anni di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) pubblichiamo un estratto del suo nuovo libro DARIO E DIO (Guanda) scritto con la giornalista Giuseppina Manin  [© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano – Gruppo Editoriale Mauri Spagnol]

 

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In esclusiva per Letteratitudine, un estratto del nuovo libro di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) intitolato DARIO E DIO (Guanda)

1. La Grande Invenzione Leggi tutto…

PATRIZIA DEBICKE racconta L’EREDITÀ MEDICEA

PATRIZIA DEBICKE VAN DER NOOT racconta il suo romanzo L’EREDITÀ MEDICEA (Parallelo45)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

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di Patrizia Debicke

Come scrivo un giallo storico? Un giallo è sempre un giallo, quindi si deve pensare a una trama che sia coinvolgente e a dei personaggi funzionali. Poi nel caso di un giallo storico ci vuole un “BEL” pizzico in più: la plausibilità storica e lo scenario che deve essere quanto più possibile calibrato. Passando dall’ambientazione agli abiti, alle abitudini alimentari dell’epoca e a un certo linguaggio che sia ad hoc, secondo il personaggio. Salvo eccezione per facilitare i lettori di oggi. Per esempio, nei miei libri faccio dare dell’eminenza ai cardinali anche se so che solo alla fine del 1600 si è cominciato a chiamarli così.
In un romanzo storico i binari sono più stretti che in un romanzo di pura fiction. Bisogna confrontarsi con i personaggi reali che richiedono ricerca, attenzione e rispettare al massimo loro vera storia, mentre i personaggi di fantasia, di pura e funzionale invenzione, sono dei jolly indispensabili all’intreccio della trama. Con loro ogni autore, come un deus ex machina, può fare e inventare tutto.
E per finire, come per la scrittura di ogni libro o giallo che si rispetti, tenere sempre accanto un sano “bigino” con tutti i nomi e le caratteristiche fisiche e caratteriali dei protagonisti.
Amo il ‘500. L’ho dimostrato ampiamente. Cinque dei miei romanzi pubblicati in Italia sono ambientati nel ‘500 (il grande secolo che vide la prima mondializzazione, le terribili guerre di religione, il continuo confronto armato di popoli e di idee) e il mio sesto, La congiura di San Domenico Todaro, andrà in libreria a maggio, ma ho scritto anche romanzi ambientati in altri secoli e storie moderne.
L’Eredità Medicea nasce da un doppio input. Leggi tutto…

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2016

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2016


21 marzo 2016 – In occasione della GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2016, pubblichiamo il testo del messaggio del Direttore Generale dellUNESCO, Irina Bokova (tradotto in italiano e nella versione originale in lingua inglese). Qui trovate l’elenco dei poeti celebrati dall’Unesco nel 2016.

Ne approfittiamo altresì per ricordare Alda Merini in occasione dell’85° anniversario della nascita. Segnaliamo il post intitolato ALDA MERINI. L’amore in un Dio lontano (dal volume di Erica Donzella – Prova d’autore, 2013)

Di seguito, troverete anche un video messaggio di Irina Bokova

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Ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia nel primo giorno di primavera.  Istituita dall’UNESCO in quanto si riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato della promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

di Irina Bokova

Shakespeare, che è morto 400 anni fa, scrisse nel “Sogno di una notte di mezza estate” che: “l’occhio del poeta rotante nella sfera di una splendida concezione, vibra il suo sguardo dal cielo alla terra e dalla terra al cielo. E come l’immaginazione dà corpo e forma agli oggetti sconosciuti, la penna del poeta presta ad essi del pari veste nuova e assegna all’arioso nulla una dimora propria e un nome peculiare”.
Rendendo omaggio agli uomini e alle donne il cui unico strumento è la libertà di parola, di immaginazione e di azione, l’Unesco riconosce nella poesia il suo valore di simbolo della creatività dello spirito umano. Dando forma e parole a ciò che non ne ha – come la bellezza insondabile che ci circonda, l’immensa sofferenza e miseria del mondo – la poesia contribuisce all’espansione della nostra comune umanità, contribuendo ad aumentare la sua forza, la solidarietà e la consapevolezza di sé .
Le voci che portano la poesia aiutano a promuovere la diversità linguistica e la libertà di espressione. Partecipano allo sforzo globale volto all’educazione artistica e alla diffusione della cultura. La prima parola di una poesia a volte è sufficiente per ritrovare la fiducia di fronte alle avversità, per trovare il cammino della speranza di fronte alla barbarie. Nell’era dell’automazione e dell’immediatezza della vita moderna, la poesia offre spazi alla libertà e all’avventura inerenti la dignità umana. Dal coreano Arirang al messicano Pirekua, dai canti Hudhud del popolo Ifugao, all’
Alardah dell’Arabia Saudita, dal turkmeno Koroghlu e Kirghizistan Aitysh, ogni cultura ha la sua arte poetica che utilizza per trasmettere conoscenze, valori socio-culturali e memoria collettiva, che rafforzano il rispetto reciproco, la coesione sociale e la ricerca della pace.
Oggi, mi congratulo con i professionisti, gli attori, i narratori e tutte quelle voci anonime impegnate con e attraverso la poesia, che offrono
readings all’ombra o sotto i riflettori, nei giardini o nelle strade. Invito tutti gli Stati membri a sostenere questo sforzo poetico, che ha il potere di portarci insieme, indipendentemente dalle origini o credenze, da ciò che è al centro stesso dell’umanità.

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di Irina Bokova Leggi tutto…

85 anni dalla nascita di ALDA MERINI

In occasione dell’85° anniversario della nascita di ALDA MERINI (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) riproproniamo la puntata di “Uno scrittore allo specchio” a lei dedicata.

di Simona Lo Iacono

Lo specchio lascia solo un angolo libero, quello in basso a destra, per il resto è un corpo carico di segnali.
Numeri di telefono, per lo più, scritti alla rinfusa e con il rossetto. Li traccio velocemente e senza mai annotare a chi appartengano, e adesso sono un inno alla mia smemoratezza. Vagano orfani, in cerca di un nome.
Anche io sono così, non faccio che cercarmi, e tutti i giorni invoco un padre, come i miei numeri. Non l’ho trovato, perché Lui è stato più veloce e ha trovato me, si è chinato su questi capelli indisciplinati, sulle unghie lunghe e laccate imperfettamente, sull’indice e sul medio con cui trattengo la sigaretta.
Gli è piaciuta la collana lunga di perle finte, la bocca arrossata, il disordine della mia casa sul naviglio, dove Milano si riflette sempre attraverso un velo di nebbia. Gli è piaciuto che lo invocassi in certe sere di solitudine, vieni Padre, parlami Padre, scendi sulla carne addolorata, sul passo incerto da viandante, sui martirii della mancanza di compassione.
Così, adesso, ci crogioliamo insieme allo specchio, io e il Padre, ci facciamo spazio tra i numeri dipinti e sbavati, io non vedo me stessa ma vedo Lui, e Lui non vede se stesso, ma vede me.
Mi piace perché è un esperto delle asimmetrie, ama senza essere riamato, parla senza essere ascoltato, versa lacrime che nessuno asciuga. S’impiglia in questa nostra umanità feroce e sgraziata, la benedice, la perdona.
Per il mondo è pazzo come il peggiore dei visionari, ed è per questo che – in fondo – mi piace, perché in manicomio ho imparato ad amare proprio queste esagerazioni che nessuno vuole ricondurre alla ragione, che i più bollano come follia. Anche se proprio lì, nei luoghi della mancanza di senno, ho trovato la vera saggezza.
Non sarà allora che questa pazzia che fa tanta paura, è solo una di quelle asimmetrie che sperimenta il Padre? E che nasca da chi, amando, non è amato, parlando, non è ascoltato, piangendo, non è consolato? Non sarà, Padre, che i pazzi sono i più tumefatti?
E mentre blatero allo specchio, i numeri arrancano in salita, prendono a muoversi e a ballare, si trasformano in lettere dell’alfabeto e poi in versi.
D’altra parte perché stupirsi. E’ questa la poesia: numeri che – per la magia del Padre – si umanizzano. Leggi tutto…

GABRIELE TINTI racconta LAST WORDS

GABRIELE TINTI racconta il suo libro LAST WORDS (Skira)

di Gabriele Tinti

Last words” è il frutto di un lavoro di ricerca sulla rete. Ho voluto mantenere per me il ruolo “lieve” d’una regia la cui unica invenzione è stata pensare, ideare quest’opera. Alla preliminare ricerca ha fatto poi seguito la composizione delle ultime parole dei suicidi in una singolare collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà.
Ne è venuto fuori un libro privo di qualsivoglia patetico tentativo d’immedesimazione, di qualsiasi tentativo di finzione, di artificiosità letteraria. Perché queste parole ci mostrano come la maggior parte degli uomini diventi lirica “quando la vita palpita ad un ritmo essenziale, quando ciò che si sta vivendo è talmente forte da sintetizzare il senso stesso della personalità”. Perché “il lirismo assoluto è quello degli istanti ultimi”, quello che va “al di là della poesia, del sentimentalismo”, quello che “risolve tutto nel senso di morte” (E.M Cioran).
“Last words” è stato da me voluto esattamente nel senso indicato da Emil Cioran: crudo, essenziale, vero, al di là della letteratura, della finzione, persino della poesia. Voluto così perché soltanto in questo modo avrei potuto restituire intatto tutto l’autentico lirismo della sofferenza, tutto il dramma proprio d’ogni uomo quando vive un’esperienza essenziale, tragica, com’è il decidere di porre fine alla propria vita.
Queste ultime parole sono state pronunciate, scritte, da persone comuni. Non da attori, non da scrittori, non da personaggi dello spettacolo. Mi preme sottolinearlo perché non c’è in coloro che le hanno scritte una riflessione sulla composizione – un’intenzionalità e consapevolezza letteraria – ma c’è – senza mediazioni né appunto il filtro della “Letteratura” – soltanto il puro desiderio di comunicare ancora. Desiderio che si raggruma in un’intensità fuori dall’ordinario proprio perché muove da una solitudine senza scampo. Leggi tutto…

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

La mostra sarà visitabile fino al 30 marzo. Orari di apertura: Lun/Sab: 17.30-20.00. Luogo: locali della redazione di Sicilia Journal di Catania

Fuoco, poesia e mitologia, l’immensità della montagna, odori e carta, sono i protagonisti di una mostra che tenta di ricordare quanto sia importante mantenere il contatto con l’inchiostro e le vecchie abitudini, il piacere dell’attesa e la voglia di liberare la propria creatività.
Dopo il successo della scorsa iniziativa, “L’isola che non c’è a Utopia”, il 18 marzo è stata inaugurata la Mostra Internazionale di Mail Art “La montagna del mito: dal fuoco alla poesia”, nei locali della redazione di Sicilia Journal – diretto da Daniele Lo Porto – nella quale sono esposte le splendide opere degli artisti che hanno condiviso con noi la loro visione, con ogni tecnica e su ogni tipo di supporto, il concetto di “mito” legato alla figura della montagna, del fuoco e della poesia. Leggi tutto…

EMANUELA E. ABBADESSA racconta FIAMMETTA

EMANUELA E. ABBADESSA racconta il suo romanzo FIAMMETTA (Rizzoli)

Emanuela E. Abbadessadi Emanuela E. Abbadessa

Fiammetta ed io ci incontrammo molti anni fa in una stanza polverosa, piena di carte e di buone cose di pessimo gusto, per dirla con Gozzano.
Ma a quel tempo Fiammetta Renzi si chiamava ancora Giselda Fojanesi. Mi si presentò con alcuni versi sotto i pentagrammi di una lirica da camera di poco valore, proprio una bagatella. A me piaceva solo il suo nome e pensai di conoscerla meglio. Era una maestra venuta da Firenze: aveva un fuoco dentro, un marito insopportabile come Mario Rapisardi e un amante taccagno (anche di sentimenti) come Giovanni Verga. Io, che in certe questioni di corna non volevo mettere becco, le feci un saluto cortese e la abbandonai quasi subito.
Ma, sapete come succede? Capita che a volte il ricordo di quanti accostano il nostro passo torni pressante. E Giselda, “pizzuta” come solo lei sapeva essere, venne ancora e ripetutamente a bussare alla mia porta chiedendomi di raccontare la sua storia.
Ora, ammettiamolo, di narrare un’ennesima questione di corna a me non importava e, peggio, a chi mai sarebbe potuto interessare? Per un po’ quindi la tenni sulla corda ma alla fine dovetti cedere perché quando Giselda si mette in testa una cosa è dura dirle di no.
Così feci un patto: spostai avanti nel tempo la sua vicenda; la resi orfana perché mi piaceva saperla sola e autonoma nelle scelte; le misi una ciocca rossa tra i capelli; le diedi un nome da musa stilnovista e la feci innamorare di un poeta, Mario Valastro appunto, che col vero Mario Rapisardi aveva ben poco in comune. Ma anche sull’amante giocai non poco, modellando l’autore dei Malavoglia piuttosto che su Verga, sul seduttore eterno, Don Giovanni, cui accostai i tratti brillanti e perfidi del nipote delle sorelle Materassi. Loro poi, insieme alle favolose Anastasia e Genoveffa, mi servirono per dare a Valastro una famiglia tutta al femminile, matriarcale e opprimente. Leggi tutto…

TIRATURE ’16: UN MONDO DA TRADURRE

TIRATURE ’16: UN MONDO DA TRADURRE – Milano: il Saggiatore / Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2016

È online «Tirature ’16», l’annuario diretto da Vittorio Spinazzola che per il diciottesimo anno fa il punto su fenomeni, tendenze, generi, acquisizioni nell’ambito dell’editoria italiana. Grande spazio è dedicato quest’anno alla traduzione: la professione del traduttore raccontata da chi la svolge, la vendita dei diritti all’estero, nuove esperienze di testo a fronte al tempo delle migrazioni, Google e i traduttori automatici, il fenomeno della riscrittura, gli adattamenti al cinema sono alcuni degli argomenti.
Disponibile solo in versione digitale, anche quest’anno «Tirature» è scaricabile gratuitamente dal sito di Fondazione Mondadori.
*Scarica gratuitamente «Tirature ’16»: formato epub, mobi

Di seguito: l’introduzione a “Un mondo da tradurre”

di Vittorio Spinazzola

Le traduzioni non sono un fenomeno inedito. Ma la loro enorme diffusione e il loro utilizzo per forme e scopi differenti rappresentano un aspetto innovativo della modernità letteraria. La nascita della figura professionale del traduttore ne è stata la necessaria conseguenza. Un ruolo, il suo, che si fonda su un rapporto d’interdipendenza con l’autore: se da un lato non vi può essere traduzione senza scrittura, infatti, dall’altro il traduttore è la prima risposta del mercato della letterarietà di fronte a un testo.

Uno degli aspetti più innovativi della modernità letteraria è il traduzionismo, nella sua diffusione crescente e multiforme. Ovviamente, non si tratta di un fenomeno inedito: traduzioni orali e scritte se ne son sempre fatte, sin dai tempi di Babele, ogni volta che si intendeva stabilire un rapporto comunicativo tra le varie tribù. A venire trasferiti da un linguaggio all’altro erano, s’intende, i discorsi più importanti, come quelli a carattere sacro: la parola di Dio era chiamata a risuonare in ogni idioma. Ma al giorno d’oggi tutto ciò che pronunziamo può chieder di esser reso comprensibile a chi usa una lingua diversa da quella che noi adoperiamo abitualmente. Per necessità di lavoro o opportunità di svago, a chiunque capita di trovarsi in imbarazzo di fronte a elocuzioni straniere sconosciute e incomprensibili. E allora si ricorre al traduttore, o a chi per lui: non si può farne a meno. Leggi tutto…

Le LIBRERIE CAVALLOTTO entrano nel network UBIK

cavallotto-1Le LIBRERIE CAVALLOTTO entrano nel network UBIK

Un comunicato stampa della Ubiklibri rende noto che le storiche librerie catanesi entreranno – dal mese di aprile – a far parte del circuito UBIK.

Leggi la storia delle Librerie Cavallotto 

Il nuovo romanzo di Giuseppina Torregrossa (“Il figlio maschio” – Rizzoli) è incentrato sulla storia delle librerie Cavallotto: leggi la recensione di Letteratitudine)

(nella foto accanto: Cetti, Luisa, Anna e Adalgisa Cavallotto)

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Le Librerie Cavallotto, da oltre sessant’anni, rappresentano una delle più rinomate librerie indipendenti italiane, con due punti vendita, entrambi a Catania, in Viale Ionio 32 e in Corso Sicilia 91. Pioniere delle librerie self service, offrono un assortimento vasto e variegato di titoli, dalla narrativa alla saggistica, dai testi tecnici a quelli scolastici e universitari.

Nel 2007 le librerie Cavallotto si aggiudicano la prima edizione del Premio nazionale Mauri, attribuito a un libraio meritevole nella promozione del libro e della lettura.
UBIK Librerie, principale circuito retail del gruppo Messaggerie Italiane, con i suoi 52 punti vendita rappresenta oggi l’unico vero e moderno modello aggregativo tra catene e libreria indipendente all’interno del quale la funzione del Libraio, la sua tradizione, le sue esperienze, la sua “diversità”, vengono  preservate e riconosciute come valori insostituibili.
Si unisce così il radicamento sul territorio a criteri di gestione avanzata, attraverso una semplificazione dei processi che non sminuisce la qualità del servizio. Leggi tutto…

NON LASCIARMI MAI SOLA di Marco Rettani (intervista)

NON LASCIARMI MAI SOLA di Marco Rettani (Mondadori)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui. In coda al post, il video di “Non lasciarmi mai sola” – Marco Rettani Ft. Patty Pravo – Special Guest: Ornella Muti

Un libro che si legge come si ascolta una canzone

di Gabriella Serravalle

Si intitola “Non lasciarmi mai sola” ed è edito da Mondadori il romanzo di Marco Rettani.

Marco Rettani, classe 1963, vive e lavora in Svizzera, dove si divide tra l’attività di imprenditore e la passione per l’arte, la musica e la scrittura. Autore e compositore di testi e musiche, ha pubblicato due album, Nel nome del Padre e Solo per le favole d’amore, e ha scritto canzoni per importanti artisti del panorama internazionale. Appassionato d’arte e collezionista, nel 2013 ha dato vita a Roma al “Museo dei Sognatori”, vincitore nel 2014 del premio Margutta per l’arte, che patrocina e organizza mostre ed eventi in diretta collaborazione con EAC (Electronic Art Café) di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca. “Non lasciarmi mai sola” è il suo romanzo d’esordio.
Un romanzo da leggere tutto d’un fiato. Scritto davvero bene. Quel che rende il testo davvero bello è sicuramente la storia. “Dalla Lugano patinata della finanza alla Roma corrusca dei papi e dei Borgia: nel giro di pochissimo tempo la vita di Luca Della Rovere viene sconvolta quando, a trentasette anni, perde entrambi i genitori in un incidente aereo. Di lì a poco viene meno anche il suo lavoro: la brillante carriera di broker è bruscamente interrotta dalla peggiore crisi che abbia visto l’Occidente. E poi la telefonata del notaio che lo informa di un’inaspettata eredità: un’antica dimora, «una proprietà romana da secoli legata alla sua famiglia». Perché Luca non ne ha mai saputo nulla? Quale mistero circonda il palazzo di via dei Coronari? E chi è Francesca, la donna che incontra nel suo viaggio verso Roma?”.

Rettani, in questo libro uscito lo scorso novembre sembra esserci tutto il tuo mondo, la scrittura, la musica, l’arte. È così? Leggi tutto…

SOGNANDO MESSI di Stefano Benedetti (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume SOGNANDO MESSI di Stefano Benedetti (Dissensi)

Da SOGNANDO MESSI
La verità sulle scuole calcio
(Stefano Benedetti, © Dissensi 2016)

Le riflessioni riportate sono il frutto di un’inchiesta involontaria, nel senso che riguardano la mia esperienza durata all’incirca 10 anni come dirigente accompagnatore in varie società di calcio, durante la quale ho potuto osservare da vicino l’ambiente “scuole calcio” di Roma. A distanza di alcuni anni, raccogliendo in un contenitore immaginario tutte le vicende a cui ho assistito, mi sono reso conto che possedevano un legame molto stretto con le sorti del calcio “che conta” e a mio avviso hanno causato (e continuano a farlo perché la realtà non è cambiata, anzi è peggiorata) la situazione disastrosa in cui versa il calcio professionistico. Leggi tutto…

ANDREA DE CARLO pubblicherà con GIUNTI

ANDREA DE CARLO pubblicherà con GIUNTI

(pubblichiamo il seguente comunicato inviatoci dall’ufficio stampa della casa editrice Giunti)

Andrea De Carlo cambia editore.
L’autore pubblicherà il suo nuovo romanzo per Giunti. Il primo libro con il marchio dell’editore fiorentino è previsto già per l’autunno 2016.

“Ho deciso di pubblicare il mio prossimo romanzo con Giunti perché lì ho trovato uno spirito che mi corrisponde. Mi ha convinto la combinazione di competenza professionale, entusiasmo fuori dalla routine, e impegno a tutti i livelli a raggiungere sempre nuovi lettori – spiega De Carlo”.

Soddisfazione anche nelle parole del direttore editoriale di Giunti, Beatrice Fini:” Con gioia abbiamo siglato questo accordo:  arriva da noi un autore importante con un romanzo bellissimo che, siamo certi, lascerà il segno in tutti coloro che lo leggeranno”. Leggi tutto…

BOOK PRIDE 2016: 1-3 aprile

BOOK PRIDE – LA FIERA DEGLI EDITORI INDIPENDENTI

seconda edizione –  1-3 APRILE 2016

BASE Milano – Via Bergognone, 34-  Ingresso libero

E’ in programma dall’1 al 3 aprile 2016 all’interno di BASE Milano la seconda edizione di BOOK PRIDE, la fiera promossa dall’Osservatorio degli editori indipendenti (ODEI), un’occasione per dare visibilità alla produzione dell’editoria indipendente, farla conoscere ai lettori e tutelare così la bibliodiversità.

 

ProgrammaOspitinews

 

BOOK PRIDE si svolge sotto il segno del grande successo della prima edizione, che si è tenuta nel marzo 2015 ai Frigoriferi Milanesi, registrando oltre 20.000 presenze e la partecipazione di 124 marchi editoriali. Le adesioni confermate per il 2016 arrivano a circa 150 editori, in decisa crescita rispetto alla prima edizione. Leggi tutto…

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CaLibro Festival 2016

Da giovedì 31 marzo a domenica 3 aprile 2016 torna CaLibro – Festival di letture a Città di Castello

FIERA DEL LIBRO DELLA ROMAGNA 2016: 2-3 aprile

Il 2-3 aprile torna a Cesena la FIERA DEL LIBRO DELLA ROMAGNA

Elenco editoriLocation e informazioniProgramma

Il 2-3 aprile torna a Cesena la Fiera del libro della Romagna con ingresso gratuito dalle 10 alle 20. L’evento, organizzato dalla casa editrice Historica, giunge alla quarta edizione e si terrà all’interno del Palazzo del Ridotto. Leggi tutto…

ROMANO LUPERINI racconta LA RANCURA

ROMANO LUPERINI racconta il suo romanzo LA RANCURA (Mondadori)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

romano luperini - la rancura

IL DISAGIO DI UN AUTORE AVVENTIZIO

di Romano Luperini

1.
Per un critico e un saggista saltare il fosso e collocarsi dall’altra parte, quella di chi è valutato e giudicato, non è facile. Il rischio è quello di rovinarsi una identità già assodata, di avventurarsi in un campo nuovo e inesplorato. Come autore di romanzi, insomma, sono un autore avventizio.
Perché dunque? Cosa me lo ha fatto fare?
Ho patito una gravissima malattia che mi ha condotto due volte sulla soglia della morte. Ho avuto una lunghissima convalescenza (a dire il vero, dopo più di tre anni, non ancora conclusa), ho lasciato l’università e sono andato in pensione. Sono entrato così come in un limbo in cui motivi esistenziali e psicologici, a lungo tenuti sotto controllo, sono emersi con forza. Per quali travasi del sangue io sono io? Che rapporto c’è fra le generazioni, fra mio nonno, mio padre e me? Quale continuità, quale rottura? E anche: esiste una ragione valida per continuare a vivere, a dare senso (un qualche precario e provvisorio senso) alla vita?
Nello stesso tempo ho avvertito sempre di più il bisogno di superare il muro di vuoto e di silenzio contro cui, da trenta anni a questa parte, batte la testa il critico letterario. Quando ero un saggista esordiente o alle prime armi, dopo il Sessantotto e ancora per tutti gli anni Settanta, i miei scritti avevano un’eco nella società civile e nei movimenti di lotta. Ancor oggi mi capita di incontrare medici, insegnanti, avvocati, a volte anche operai, che conservano il ricordo di quei saggi che evidentemente, pur occupandosi di temi letterari e culturali, avevano per loro anche un interesse in qualche modo politico. Poi l’impatto con la società si è ridotto sin quasi a scomparire: oggi un libro di critica o di teoria letteraria circola perlopiù solo in un ambito asfittico, molto ristretto e specialistico. Così da un lato mi trovavo senza più interlocutori, dall’altro argomenti e temi che in questi ultimi anni hanno suscitato in me interrogativi e riflessioni rischiavano di restare inespressi. Per esempio: cosa è cambiato dagli anni del fascismo a oggi? Perché avverto una rottura antropologica non con mio padre e nemmeno con mio nonno, ma con quanti sono nati dopo gli anni settanta del Novecento?
Come rispondere contemporaneamente a queste domande esistenziali e politiche? Scrivere un romanzo mi è sembrata una risposta plausibile, un romanzo che affrontasse, insieme, la storia d’Italia dal fascismo a oggi, quella delle generazioni che si sono succedute e dei conflitti che le hanno contrapposte, e anche la ricerca privata e contraddittoria di un senso nelle uniche cose che per me contano: i rapporti degli uomini fra loro e con la natura, il confronto con i padri e quello che avvicina e spesso contrappone uomini e donne, il maschile e il femminile.

 

2. Leggi tutto…

I VINCITORI DEL PREMIO SELEZIONE BANCARELLA 2016

ANNUNCIATI I SEI VINCITORI DEL PREMIO SELEZIONE BANCARELLA 2016

Ecco gli autori finalisti alla 64esima edizione del Premio Bancarella

bancarella 2016

I librai, interpreti del gusto dei lettori, in un percorso iniziato il primo marzo 2015 e concluso il 10 marzo 2016 hanno scelto, per il successo di pubblico conseguito, sei volumi, tutti editi nell’intervallo di tempo indicato. Si tratta di: La teologia del cinghiale di Gesuinos Nemus, Elliot; La nave delle anime perdute di Alberto Cavanna, Cairo Editore; L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi, Rizzoli; La ragazza di fronte di Margherita Oggero, Mondadori; Le sette sorelle- Ally nella tempesta di Lucinda Rilley, Giunti Editore; La moglie perfettadi Roberto Costantini, Marsilio.

L’inaugurazione del calendario della manifestazione avrà luogo, come da tradizione, nella cornice della Sala Consiglio della Banca Cesare Ponti di Milano lunedì 21 marzo alle ore 10.30. Presenti i sei autori, i rappresentati delle case editrici e i giornalisti del settore. Leggi tutto…

ELENA FERRANTE nominata al Man Booker International Prize 2016

ELENA FERRANTE nominata al Man Booker International Prize 2016: tra i 13 titoli selezionati figurano anche i Nobel KENZABURO OE e ORHAN PAMUK

Elena Ferrante è tra gli autori presenti nella tredicina del prestigioso Man Booker International Prize 2016. Tra i tredici titoli selezionati soltanto sei andranno in finale (un estratto del libro è disponibile qui).

L’italiana Ferrante, che gareggia con la versione tradotta in inglese di “Storia della bambina perduta” (il quarto libro della saga dell’Amica geniale, tradotto da Ann Goldstein per i tipi di Europa Editions, con il titolo di “The story of the lost child”) dovrà competere con “pesi massimi” della letteratura internazionale, tra cui i premi Nobel Kenzaburo Oe e Orhan Pamuk.

Tra gli autori selezionati del Man Booker International Prize 2016 figura anche Maylis de Kerengal, autrice francesce molto nota al pubblico italiano (in Italia è pubblicata da Feltrinelli).

Tra gli altri: lo scrittore cinese Yan Lianke, il brasiliano Raduan Nassar, l’austriaco Robert Seethaler, l’angolano José Eduardo Angalusa, la francese Marie Ndiaye, il congolese Fiston Mwanza, il finlandese Aki Ollikainen, la sudcoreana Han Kang, l’indonesiano Eka Kurniawan.

Il vincitore sarà annunciato il 16 maggio. In palio: 50 mila sterline, da dividere tra autore e traduttore.

* * *

 

SEGUE L’ELENCO DEI LIBRI E DEGLI AUTORI SELEZIONATI Leggi tutto…

MARIAPIA VELADIANO racconta UNA STORIA QUASI PERFETTA

Mariapia VeladianoMARIAPIA VELADIANO racconta il suo romanzo UNA STORIA QUASI PERFETTA (Guanda)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Mariapia Veladiano

Una storia quasi perfetta” nasce da un primo nucleo molto lontano. È la storia di un vecchio professore di discipline plastiche, vecchio e “malamente malato”, invecchiato male, con una
sostanza di degenerazione dello spirito che gli avvelena il corpo insieme alla malattia fisica e all’età, che non necessariamente è malattia in sè, in lui sì.
Ma lui è famoso, il suo nome è importante e di questo il professore approfitta per circondarsi di allieve giovani e piene di vita. Sa leggere il loro desiderio di essere riconosciute, come
donne e come artiste, e le seduce, sadicamente e senza grazia. Ne prende l’energia e la giovinezza.
Questa storia ha occupato il pensiero e la scrittura per molto tempo. Presa, lasciata, ampliata. Ma non riuscivo a farle avere un movimento. Era come un quadro, ma non diventava storia. Mancavano i personaggi intorno, il luogo giusto. L’Accademia di Venezia, certo, lo studio del professore, ma non succedeva abbastanza, intorno a loro non si muoveva il mondo. E del resto quel che cercavo era un duetto, una storia a due che esplorasse quel che capita quando si cade nella trappola del perverso.
Un passo molto difficile da compiere, quando si scrive, è rinunciare a qualcosa su cui si è così tanto lavorato da sentirlo già creatura, e come si fa a rinunciare alla propria creatura per quanto non ci piaccia? È misto di orgoglio – non posso aver lavorato così male – e paura – allora questa storia proprio non nasce, è “brutta”. E c’è anche la paura di non riuscire a farsi venire un’altra buona idea. Il blocco.
Di solito fa bene lasciar lì e lavorare ad altre scritture. È una piccola liberazione con tarlo annesso, perché il pensiero dello scartafaccio abbandonato resta lì, ombra sullo sfondo del pensiero. Leggi tutto…

MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (ZONA Contemporanea)
pp. 106 – EURO 11

https://i1.wp.com/www.malacoda.eu/wp-content/uploads/2016/01/cover-fiorletta2.jpg3.

I motivi, Nadja.
Diamoci delle motivazioni, allora, cerchiamo di spiegare tutto quello che rimane di più insindacabile, le ragioni metafonetiche, le anastrofi d’epoca, da drive in.
Anche le coppie molto giovani, quelle che dicono:
– Mai e poi mai andare a convivere.
Non lasciare mai più gli smalti verdi sulle unghiette, mai gli unguenti retrò, in bella vista col contrassegno della discoteca.
È un dettato piuttosto naif, il polso col bollo, e non si gioca più neanche il rugby da sottoscala, con le infradito di provette e entreneuse.
Però ugualmente il sabato, in battuta d’arresto, dicevamo, tutti in massa, col mobilio chantilly, le visite di famiglia, il tè agli agrumi.
Non si scappa, non riuscirai a scappare più.
– Tanto anche se scappi io ti trattengo. Leggi tutto…

LIBRI COME 2016

LIBRI COME 2016 – Festa del Libro e della Lettura “Roma e le altre”

Calendario Festival PDFAttività Didattiche PDF

a cura di Marino Sinibaldi
con la collaborazione di Michele De Mieri e Rosa Polacco

Torna all’Auditorium Parco della Musica, uno dei momenti più attesi della programmazione della Fondazione Musica per Roma. Per il settimo anno consecutivo, Libri come, la grande Festa del Libro e della Lettura di Roma animerà, dal 18 al 20 marzo, tutti gli spazi dell’Auditorium Parco della Musica, coinvolgendo lettori, addetti ai lavori, studenti, curiosi.
Promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Instituto Cervantes, RAI Radio3, a cura di Marino Sinibaldi con la collaborazione di Michele De Mieri e Rosa Polacco, Libri come è un evento unico nel suo genere, una festa di tre giorni in cui scrittori e lettori possono incontrarsi e vivere insieme, oltre il libro, l’esperienza della lettura, attraverso conferenze, dialoghi, lezioni, workshop, presentazioni, laboratori.  Il Parco della Musica diventa così una grande biblioteca animata dove i lettori possono confrontarsi dal vivo con i grandi protagonisti della letteratura e della cultura mondiale.  In questi anni Libri come ha raccontato “come” si scrivono, si pubblicano, si leggono i libri affrontando nelle ultime edizioni anche alcuni temi chiave: il futuro del libro, l’Europa, il Lavoro, la Scuola. Il titolo dell’edizione di quest’anno Roma e le altre (città) introduce uno dei temi più attuali del dibattito contemporaneo e anche uno dei motivi ispiratori più affascinanti della letteratura.
Oltre a Roma saranno molte le città che diventeranno protagoniste nel racconto degli scrittori: Istanbul, Londra, Barcellona, Damasco, Gerusalemme, New York Parigi, Monte Carlo, Milano, Trieste, Latina, Venezia, le città africane, ma soprattutto saranno numerose le occasioni di confronto su tutti gli aspetti che riguardano la vita quotidiana dei cittadini: politica e mondo del lavoro, mobilità e trasporti, energia, nuove tecnologie e banda larga, rifiuti, start-up, consumi, beni comuni, turismo sport e spettacolo, cibo e eccellenze, shopping, artigianato e Made in Italy, Ma anche: amore e guerra, povertà e cimiteri, famiglia e futuro, giornalismo e urbanistica, arte e cinema. Leggi tutto…

LA DANZA DELLA MEDUSA di Guido Conterio

LA DANZA DELLA MEDUSA di Guido Conterio (Manni, 2016)

di Claudio Morandini

«De la musique avant toute chose» andrebbe detto quando si parla di un romanzo di Guido Conterio. Il dato stilistico, la cura del ritmo della frase e la scelta lessicale improntata a pluralità di registri e toni continuano a essere prioritari per l’autore di Aosta, che dedica a essi ogni attenzione, riuscendo a trasmettere al lettore il fascino e la necessità di questa ricerca. Così è anche per questo suo ultimo romanzo, “La danza della medusa”, pubblicato, come il precedente “Incanto e guarigione”, da Manni nella collana Pretesti.

In un futuro remoto, allo studioso Sugar Abbagnano viene affidato (da un rettore che è un ologramma proteiforme piuttosto simpatico) il compito di redigere lo studio definitivo su Giuseppe Rocci, insigne superesperto a noi contemporaneo e quasi dimenticato dai posteri, prodigiosamente rigenerato, in un certo momento epifanico della sua vita, dal tocco tutt’altro che urticante della medusa del titolo. Ad aiutare Abbagnano nella ricerca c’è una giovane e affascinante ricercatrice; attorno a loro, vive una collettività esente da mali e angosce e un po’ stolida, per la quale la morte di ciascuno è programmata fin dalla nascita. Leggi tutto…

ERALDO AFFINATI racconta L’UOMO DEL FUTURO

ERALDO AFFINATI racconta il suo romanzo L’UOMO DEL FUTURO (Mondadori)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

Eraldo Affinati

di Eraldo Affinati

Credo che L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani sia nato ben prima di essere stato scritto: è come se lo avessi sempre avuto dentro. Non sonnecchiava soltanto negli occhi di Romoletto, quando lui imprevedibilmente alzava la mano per rispondere alle domande che io ponevo e, così facendo, lasciava intravedere il cinturone con il teschio stretto sui suoi fianchi esili. Certo, si stava formando anche nella furia di Valerio nel momento in cui voleva entrare in classe sempre alla seconda ora, sebbene glielo avessimo vietato. Il testo era già presente, seppure in potenza, nella dolcezza di Fulvio, nella malinconia di Omar, nella rabbia di Mohamed, nella strafottenza di Ismail. Ma tutto ciò non è sufficiente a dire perché è diventato così com’è. Intendiamoci: guai se non pensassi che quest’ultimo tomo, diciassettesimo della serie, concepito alla maniera di un reportage riflessivo sui luoghi che videro l’azione educativa del priore di Barbiana e dei suoi inconsapevoli seguaci sparsi oggi in ogni parte del pianeta, non sia cresciuto alla maniera di una pianta rampicante sulle pareti scrostate della mia ormai trentennale consuetudine coi cosiddetti ragazzi difficili, italiani e immigrati; tuttavia devo ammettere che, per fornire una spiegazione più esauriente, meno tecnica, più autentica, al tema di questa rubrica, sono costretto a risalire a molto tempo prima del mio ingresso nella scuola come insegnante di lettere negli istituti professionali per l’industria e l’artigianato. Posso azzardare ancora di più? Per motivare la forma che l’opera ha preso – pellegrinaggio, breviario interiore, indagine conoscitiva – non mi basterebbe nemmeno tirare in ballo l’Eraldo bambino che giocava coi soldatini di gomma sul pavimento dalle mattonelle color sale e pepe in un condominio anonimo e triste nella solitudine atroce che può riservare una grande antica città del ventesimo secolo. Leggi tutto…

ALBA DONATI, Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux (intervista)

INTERVISTA A ALBA DONATI, Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux

di Massimo Maugeri

Il Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux è una storica istituzione culturale di Firenze, ospitata a Palazzo Strozzi, fondata nel 1819 dal letterato ed editore italiano di origine ginevrina Giovan Pietro Vieusseux.

Come è riportato sul sito web segnalato sopra “Fin dall’epoca di Giovan Pietro Vieusseux era usuale che presso il Gabinetto si tenessero periodiche “riunioni”, per lo più dedicate a illustri personaggi italiani o stranieri durante i loro soggiorni a Firenze: memorabile quella che fu organizzata il 3 settembre 1827 in onore di Alessandro Manzoni, alla quale prese parte anche Giacomo Leopardi. Tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento l’Istituto funzionò essenzialmente come biblioteca; a partire dagli anni Cinquanta, dopo che Alessandro Bonsanti aveva fatto allestire in Palazzo Strozzi un apposito spazio con gli arredi secenteschi della Sala Ferri, cominciarono a essere promosse con una certa sistematicità varie iniziative culturali: presentazioni di libri, mostre, conferenze, convegni. Tali iniziative sono andate sempre più intensificandosi negli anni, fino alla creazione di uno specifico settore di Attività Culturali che attualmente sovrintende all’organizzazione e alla promozione delle manifestazioni“.

Nei giorni scorsi è stata nominata come nuovo Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux   la poetessa Alba Donati.

https://i1.wp.com/www.davisefranceschini.it/site/wp-content/uploads/2014/10/alba-donati.jpg– Cara Alba, intanto complimenti per il conferimento dell’incarico. Cosa significa per te essere presidente del Gabinetto Vieusseux?
Significa molto, stare sulla strada della letteratura, e continuare a pensare che su quella strada si trovano le cose migliori, in forma di scarabocchi, di fregi, di disegni, di chiose, che compongono la storia delle persone.

– Sei anche la prima donna a ricoprire quest’incarico. Doppia soddisfazione?
Questo non è un mio merito, ma casomai un demerito di una società antiquata, lenta, bradipa. Però vorrei ricordare che sono in buona compagnia perché il Direttore è Gloria Manghetti, primo direttore donna.

– Cosa puoi anticiparci in merito ai tuoi prossimi impegni legati alla guida di questa storica istituzione culturale di Firenze?
Intanto che vorrei fare tante cose. Credo sia prioritario portare i ragazzi a emozionarsi a contatto con i manoscritti, va subito stabilito un piano di partecipazione degli studenti e bisogna fare iniziative con autori e poeti di oggi che sappiano rileggere gli autori del passato. Immagino delle Cover. Non so: Sandro Veronesi che fa “La cognizione del dolore”.

– Parliamo di poesia. Hai esordito nel 1993, nella rubrica di Milo De Angelis, su “Poesia”, intitolata “I poeti di trent’anni”. Come nasce il tuo amore per la poesia?
Nasce come lettrice fin dalle medie e nasce fin da subito con quel senso di confronto con la Storia, che non mi ha mai abbandonato. Ho trovato in soffitta un lungo commento “A Generale di Bertold Brecht” scritto a 12 anni. Poi sono passati anni di letture e all’improvviso è nata “La repubblica contadina”. Avevo più di 30 anni. Avevo trovato la mia lingua.

– Chi sono i tuoi “riferimenti letterari”, soprattutto per quanto concerne la poesia? Leggi tutto…

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (recensione)

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (Rizzoli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

È una storia di famiglie, “Mio padre in una scatola da scarpe” (Giulio Cavalli, Rizzoli ed.): quella di Michele e del Nonno, composta da ‘brave persone, che lavorano e tacciono’, e quella dei Torre, simile ad ‘una marchiatura a fuoco sull’orecchio o una targhetta pinzata in mezzo alle palle come un toro’, capace di ‘allargare le regole finché non ti entrano perfettamente’. Sono le regole non scritte del paesino di Mondragone, dell’entroterra napoletano: appartenenze suggellate da battesimi di sangue e persiane chiuse, omertose e vigliacche; baci in piazza che timbrano come bestiame, e gonne da processione paesana –gonne debutto, per donne da marito, e gonne gabella, assenzi taciti di sottomissione ai boss.
‘Non guardare e non sentire è il modo più maturo e responsabile per difendere la tua famiglia e i figli che vorrai’, questa la ricetta per sopravvivere a Mondragone, paese di poche anime e tanti segreti, dal lessico silenzioso dell’abito buono esibito alla messa domenicale, di una scollatura che ti rende donna e di morti sparati, ‘morti interrotti’, guardie e ladri, corriere e corrieri.
Un affresco collettivo, nitido e tridimensionale per l’uso intenso che Giulio Cavalli fa di similitudini e metafore; ci sono caffè all’alba e turni di notte, cervelli che schizzano e mogli che aspettano, odore di salsa ed esalazioni di vino, amici che muoiono e carabinieri che archiviano.
E poi ci sono gli occhi, di chi tutto guarda e nulla vede, occhi che piangono e occhi che seccano, occhi che urlano parole non pronunciate, e picchiano più delle bastonate; occhi di bue da regista, che Giulio Cavalli stringe su ciascun capitolo, con una focalizzazione disincarnata e variabile, raccontando quarant’anni e quattro generazioni di una terra ‘così omertosa e schiava’ di cui il Nonno, agli occhi del nipote Michele, sembra essere il ‘certificato’. Michele e la famiglia coraggiosa che farà con Rosalba, secondo i dettami delle ‘brave persone’: perché ‘c’è tanta bellezza e tanto coraggio a crescere una famiglia con dignità’, lo stesso coraggio necessario ‘a rinunciare, anche ai principi se serve’. Un mos maiorum che si tramanda di Nonno in nipote, una rabbia sorda impossibile da accettare per Michele se non quando sarà nonno a sua volta, perché a Mondragone ‘la vita è molto più semplice di come la pensi: basta non fare la rivoluzione tutte le mattine’, basta sposare una donna onesta ed accontentarsi di un onesto lavoro, dribblando le ingiustizie, stando fuori dagli affari dei potenti. Leggi tutto…

STEFANO SANTARSIERE racconta LA MAPPA DELLA CITTÀ MORTA

STEFANO SANTARSIERE racconta il suo romanzo LA MAPPA DELLA CITTÀ MORTA (Newton Compton)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Stefano Santarsiere

stefano santarsiereC’è stato un tempo in cui non tutto era noto.
Oltre la linea immaginaria che chiamiamo orizzonte v’erano intere e sconosciute regioni, da avvistare dietro una cortina di liane, oltre le cime di una cordigliera. Mondi alla portata di uomini abbastanza folli da avventurarsi dove uno sconosciuto Diomede poteva darli in pasto ai suoi cavalli. Ci siamo spinti in quei luoghi, abbiamo portato indietro frammenti di conoscenza, tessere di un immenso mosaico composto con caparbietà fin quando non abbiamo avuto sotto gli occhi ogni particolare del mondo visibile.
Ho immaginato, per un istante, che qualcosa ci fosse sfuggito, che esistessero, sepolti sotto coltri di nubi o colonne d’acqua scura, angoli ancora sottratti al nostro sguardo. Recessi che custodissero le silenziose testimonianze di un’altra umanità, dissolta nella spirale dei millenni ma sublimata nei nostri miti più antichi. Mi sono chiesto: cosa accadrebbe se tale scoperta incontrasse l’avidità più feroce?
Su un piano visuale, mi figuravo le domande del libro come scintille scaturite dallo scontro fra il desiderio di conoscenza e la volontà di sopraffazione. Mi chiedevo continuamente come e quando si accendevano, quanta energia sprigionassero e in quale direzione volteggiassero man mano che la storia andava avanti. Nel seguire la doppia caccia all’uomo che anima il romanzo, ho scoperto che le forze in conflitto venivano entrambe trascinate nella roboante tenebra che è la foresta pluviale; ed è nel cuore di essa, sorprendentemente glabro e quasi sospeso nel tempo, che dovevo assistere allo scontro finale e scoprire chi era destinato a sopravvivere alla catàbasi.
Ma dietro il conflitto, oltre il vortice di scintille, avvertivo anche un desiderio di purezza. Era nella tenacia dell’archeologo, ossessionato da una civiltà scomparsa quindici millenni prima. Era nello sguardo febbrile degli indigeni che si nascondono nella foresta e difendono i loro bambini ‘speciali’ dai rapimenti. Era nell’ostinazione dell’antropologa che accetta di compiere il suo pellegrinaggio sulle orme dell’amato, di cui non osa sperare l’esistenza in vita. La violenza che pervade la storia, la guerra tra la compagnia mineraria e gli avventurieri improvvisati, mossi unicamente dall’amicizia verso l’archeologo scomparso, tracciava dinanzi a me la linea del fuoco fra la bramosia cieca e il sogno di un mondo recuperato alla sua verginità: un’Arcadia dove la fratellanza è ideale così forte da proiettarsi oltre l’apocalisse. Leggi tutto…