Home > Interviste > ALBA DONATI, Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux (intervista)

ALBA DONATI, Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux (intervista)

marzo 3, 2016

INTERVISTA A ALBA DONATI, Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux

di Massimo Maugeri

Il Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux è una storica istituzione culturale di Firenze, ospitata a Palazzo Strozzi, fondata nel 1819 dal letterato ed editore italiano di origine ginevrina Giovan Pietro Vieusseux.

Come è riportato sul sito web segnalato sopra “Fin dall’epoca di Giovan Pietro Vieusseux era usuale che presso il Gabinetto si tenessero periodiche “riunioni”, per lo più dedicate a illustri personaggi italiani o stranieri durante i loro soggiorni a Firenze: memorabile quella che fu organizzata il 3 settembre 1827 in onore di Alessandro Manzoni, alla quale prese parte anche Giacomo Leopardi. Tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento l’Istituto funzionò essenzialmente come biblioteca; a partire dagli anni Cinquanta, dopo che Alessandro Bonsanti aveva fatto allestire in Palazzo Strozzi un apposito spazio con gli arredi secenteschi della Sala Ferri, cominciarono a essere promosse con una certa sistematicità varie iniziative culturali: presentazioni di libri, mostre, conferenze, convegni. Tali iniziative sono andate sempre più intensificandosi negli anni, fino alla creazione di uno specifico settore di Attività Culturali che attualmente sovrintende all’organizzazione e alla promozione delle manifestazioni“.

Nei giorni scorsi è stata nominata come nuovo Presidente del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux   la poetessa Alba Donati.

https://i0.wp.com/www.davisefranceschini.it/site/wp-content/uploads/2014/10/alba-donati.jpg– Cara Alba, intanto complimenti per il conferimento dell’incarico. Cosa significa per te essere presidente del Gabinetto Vieusseux?
Significa molto, stare sulla strada della letteratura, e continuare a pensare che su quella strada si trovano le cose migliori, in forma di scarabocchi, di fregi, di disegni, di chiose, che compongono la storia delle persone.

– Sei anche la prima donna a ricoprire quest’incarico. Doppia soddisfazione?
Questo non è un mio merito, ma casomai un demerito di una società antiquata, lenta, bradipa. Però vorrei ricordare che sono in buona compagnia perché il Direttore è Gloria Manghetti, primo direttore donna.

– Cosa puoi anticiparci in merito ai tuoi prossimi impegni legati alla guida di questa storica istituzione culturale di Firenze?
Intanto che vorrei fare tante cose. Credo sia prioritario portare i ragazzi a emozionarsi a contatto con i manoscritti, va subito stabilito un piano di partecipazione degli studenti e bisogna fare iniziative con autori e poeti di oggi che sappiano rileggere gli autori del passato. Immagino delle Cover. Non so: Sandro Veronesi che fa “La cognizione del dolore”.

– Parliamo di poesia. Hai esordito nel 1993, nella rubrica di Milo De Angelis, su “Poesia”, intitolata “I poeti di trent’anni”. Come nasce il tuo amore per la poesia?
Nasce come lettrice fin dalle medie e nasce fin da subito con quel senso di confronto con la Storia, che non mi ha mai abbandonato. Ho trovato in soffitta un lungo commento “A Generale di Bertold Brecht” scritto a 12 anni. Poi sono passati anni di letture e all’improvviso è nata “La repubblica contadina”. Avevo più di 30 anni. Avevo trovato la mia lingua.

– Chi sono i tuoi “riferimenti letterari”, soprattutto per quanto concerne la poesia?
Oddio sono tanti e sono cambiati nel tempo. Oggi direi Pascoli per la raffinatezza della lingua, per l’impalpabile verità intima, e Wislawa Szymborska per l’intelligenza, l’ironia. Ma poi Betocchi, Eliot, Caproni, Sereni, Celan, Morante, Heaney. E poi un giovane, morto a vent’anni, che mi ha cambiato la vita: Eros Alesi.

– Se dovessi scegliere i versi più rappresentativi della tua opera più recente “Idillio con cagnolino” (Fazi), quali sceglieresti? E perché?
Non dimenticherei il Pianto per la distruzione di Beslan, il perché è evidente. Si rischia di dimenticare tutto, anche una strage di bambini in apertura di nuovo millennio.

– Come immagini il futuro della poesia?
Non lo immagino, lo coltivo.

– Fai parte della famiglia de “La nave di Teseo“, la nuova casa editrice fondata con il contributo prezioso del compianto Umberto Eco. Cosa puoi dirci da questo punto di vista?
Un progetto emozionante che nasce dall’affermazione di una libertà. Elisabetta Sgarbi è un editore vecchio stile, una che ha un rapporto diretto con i suoi autori, li sostiene, li ama. E ama molto la poesia. Chissà!

– Ci sono tuoi progetti letterari “in cantiere” di cui vorresti anticiparci qualcosa?
Certo! Ho già la mente piena di cose. Cose dedicate alla valorizzazione del patrimonio esistente. E un Open Vieusseux con eventi dedicati agli scrittori toscani, ai poeti, alle Parole. Ma questo è un progetto importante e ne parleremo più avanti.

* * *

Ringrazio Alba Donati per l’intervista e ne approfitto per segnalare un’iniziativa appena nata, intitolata #lostregachevorrei, organizzata nell’ambito del Gabinetto G. P. Vieusseux in collaborazione con Gian Paolo Serino e Satisfiction.me.

* * *

Alba Donati (Lucca) è una poetessa e critica letteraria italiana. Vive tra Firenze e Lucignana. Ha esordito su Poesia, nel 1993, nella rubrica di Milo De Angelis “I poeti di trent’anni”. Ha lavorato per Rai 3 e Rai Radio Tre ed ha tenuto per molto tempo rubriche di poesia su vari quotidiani. Ha pubblicato: “La Repubblica contadina” (City Lights, 1997, Premio Mondello Opera Prima e Premio Sibilla Aleramo); “Non in mio nome” (Marietti, 2004, Premio Diego Valeri, Premio Carducci, Premio Pasolini, Premio Cassola); “Idillio con cagnolino” (Fazi, 2013, Premio Lerici-Pea, Premio Dessì, Premio Ceppo). Sue poesie sono state tradotte dalla Triquarterly Review della Northwestern University of Chicago e recentemente il “Canto per la distruzione di Beslan”, poema contenuto nell’ultimo libro, è stato tradotto dal Department of French and Italian, University of Arizona. Il canto per la distruzione di Beslan è stato anche musicato dall’Orchestra Regionale della Toscana e rappresentato al Teatro Verdi di Firenze, nel 2009. Ha tradotto con Fausta Garavini le poesie di Michel Houellebecq “Configurazioni dell’ultima riva” (Bompiani, 2015). Ha curato “Poeti e scrittori contro la pena di morte” (Le Lettere, 2001) e, insieme a Paolo Fabrizio Iacuzzi, Il “Dizionario della libertà” con scritti di Todorov, Savater, Cordelli, Pamuk, Yeoshua, Bauman, T.B. Jelloun e altri (Passigli Editori, 2002). È presidente del Gabinetto Scientifico Letterario “G.P: Vieusseux”.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: