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MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (un estratto)

marzo 9, 2016

Pubblichiamo un estratto del romanzo MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (ZONA Contemporanea)
pp. 106 – EURO 11

https://i0.wp.com/www.malacoda.eu/wp-content/uploads/2016/01/cover-fiorletta2.jpg3.

I motivi, Nadja.
Diamoci delle motivazioni, allora, cerchiamo di spiegare tutto quello che rimane di più insindacabile, le ragioni metafonetiche, le anastrofi d’epoca, da drive in.
Anche le coppie molto giovani, quelle che dicono:
– Mai e poi mai andare a convivere.
Non lasciare mai più gli smalti verdi sulle unghiette, mai gli unguenti retrò, in bella vista col contrassegno della discoteca.
È un dettato piuttosto naif, il polso col bollo, e non si gioca più neanche il rugby da sottoscala, con le infradito di provette e entreneuse.
Però ugualmente il sabato, in battuta d’arresto, dicevamo, tutti in massa, col mobilio chantilly, le visite di famiglia, il tè agli agrumi.
Non si scappa, non riuscirai a scappare più.
– Tanto anche se scappi io ti trattengo.
Prometteva la mia voce, spaziale. È tutto ciò che potevo desiderare, ci credevo, ma poi non è bastato. Più.
E intanto vedo già tutti pronti gli invitati, con le scarpette lucide e le tartine in bocca. Sarà di sabato, il matrimonio. Bisogna andare fuori, tutti quanti, con la grancassa, il trombone flautato, un’ action painting coattiva e refrigerante, a guardare i bicchieri blu, le tende a fiori e gli arredi bagno, di qualcuno.
Quant’è più bello disegnare il rosso fuoco, il rosso smerigliato, il colore del legno d’acciaio?
Puoi davvero dire di essere la cosa di qualcuno? Riesci a dire con calma di appartenere a qualcuno, senza patire l’enorme desiderio di gridare? Senza farti scappare il fiato, dalle mani.
Tutti gli arredi smerigliati sono puro appannaggio degli amori forti. Per quegli amori affettati che ancora si consumano, vicendevoli d’intimità.
– Che è successo?
Per carità, Nadja in blu. Nella maniera più assoluta, dicono. Nadja blues, con le tendine alle finestre. È un minuetto, lento.
– Dici di no?
No.
Tu non sei così, dice lei. Non sai guardare avanti mai.
Sembra un migliaio di anni fa. Quando ancora credevamo insieme nel blu. O forse m’illudevo solo io.
Ma oggi che cos’è diventata, questa carambola alcolica? Questo turpilo- quio di colori? C’è troppo di tutto. Tutti vogliono tutto. Nadja, pure tu.
– Dovresti scegliere qualcosa per te.
Per me sola, no. Forse non sono ancora pronta. Ha ragione il mio treno, mancato a metà.
– Sembra quasi che tu viva per gli altri.
Continua a ripetere la voce d’amore fuori campo.
Il mio campo è pura nebbia, senza il suono di lui, gli occhi ingenui che continuo a non dimenticare. E sarà vero che, per finta, è il mestiere del fuoco, il gioco della forza.
– Perché resti sempre fuori dal mio campo? Nemmeno questo mi pareva d’aver scelto. Sbagliavo. – Tutta questa socialità ti paralizza, ti succhia dentro.
Sbagliato. Lo so.

(Riproduzione riservata)

© ZONA

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https://i0.wp.com/www.malacoda.eu/wp-content/uploads/2016/01/cover-fiorletta2.jpgIl libro
Nadja è una giovane promessa sposa, con un carico di aspettative – ora prosaiche, ora più liriche e sognanti – al passaggio dal fidanzamento al matrimonio. Nadja è presenza fisica ma anche frastagliarsi della coscienza, coacervo di idee, paura, certezze, un calco di quello che la sua amica, un io narrante non meno sfuggente, proietta di sé sulla soglia della maturità, come rito di passaggio (temuto, scartato, ma infine ineluso) verso la maturità: il matrimonio. Le due donne parlano sedute in cucina. Tutto un immaginario femminile che si radica nell’infanzia e s’alimenta delle bruciature del crescere viene dispiegato in una forma narrativa che ha gli scatti della poesia, la sua diversione linguistica e sintattica, il suo procedere analogico, talvolta ipnotico e straniante.

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Francesca Fiorletta è nata a Frosinone nel 1985. Vive a Roma, è autrice, critico letterario e cura l’ufficio stampa di una casa editrice indipendente.
Redattrice di Nazione Indiana, suoi testi sono apparsi su diversi blog, riviste on line e cartacee: tra queste, Alfabeta2, Portbou, L’Ulisse, L’immaginazione, Nuova Corvina.

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© Letteratitudine

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