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GABRIELE TINTI racconta LAST WORDS

marzo 21, 2016

GABRIELE TINTI racconta il suo libro LAST WORDS (Skira)

di Gabriele Tinti

Last words” è il frutto di un lavoro di ricerca sulla rete. Ho voluto mantenere per me il ruolo “lieve” d’una regia la cui unica invenzione è stata pensare, ideare quest’opera. Alla preliminare ricerca ha fatto poi seguito la composizione delle ultime parole dei suicidi in una singolare collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà.
Ne è venuto fuori un libro privo di qualsivoglia patetico tentativo d’immedesimazione, di qualsiasi tentativo di finzione, di artificiosità letteraria. Perché queste parole ci mostrano come la maggior parte degli uomini diventi lirica “quando la vita palpita ad un ritmo essenziale, quando ciò che si sta vivendo è talmente forte da sintetizzare il senso stesso della personalità”. Perché “il lirismo assoluto è quello degli istanti ultimi”, quello che va “al di là della poesia, del sentimentalismo”, quello che “risolve tutto nel senso di morte” (E.M Cioran).
“Last words” è stato da me voluto esattamente nel senso indicato da Emil Cioran: crudo, essenziale, vero, al di là della letteratura, della finzione, persino della poesia. Voluto così perché soltanto in questo modo avrei potuto restituire intatto tutto l’autentico lirismo della sofferenza, tutto il dramma proprio d’ogni uomo quando vive un’esperienza essenziale, tragica, com’è il decidere di porre fine alla propria vita.
Queste ultime parole sono state pronunciate, scritte, da persone comuni. Non da attori, non da scrittori, non da personaggi dello spettacolo. Mi preme sottolinearlo perché non c’è in coloro che le hanno scritte una riflessione sulla composizione – un’intenzionalità e consapevolezza letteraria – ma c’è – senza mediazioni né appunto il filtro della “Letteratura” – soltanto il puro desiderio di comunicare ancora. Desiderio che si raggruma in un’intensità fuori dall’ordinario proprio perché muove da una solitudine senza scampo.
Ognuno di questi suicidi, di queste persone comuni, diventa lirico nel momento in cui dice, parla, una esperienza così al limite, così potente. In questo modo – solo così, soltanto vivendola e dandole voce e non osservandola dall’esterno come facciamo noi scrivendone – sono capaci di svelarci l’immensa tragedia del nostro “essere per la morte”, di ricondurci di fronte alla comprensione dell’ineluttabilità del patire, della nostra impotenza al dolore, dell’impossibilità di replicarvi, di sapere di dover subire, di essere esposti e di dover resistere. O di dover non necessariamente farlo.
I suicidi sono quasi sempre stati condannati nella storia delle varie società perché considerati dei ribelli, delle persone contro. Distaccandosi improvvisamente dal flusso collettivo della vita – dalla catena continua d’affezioni e d’amore – si isolano ponendosi contro la società, contro la teologia, contro la scienza. Trasgredendone le leggi scelgono l’egoismo, ripiegando su se stessi si annullano e, annullandosi, rifuggono da qualsivoglia controllo. Lacerando ogni rapporto sperimentano il proprio limite, realizzano la propria volontà di tragedia, il proprio destino.
Abbiamo scelto tra le ultime parole queste per la quarta di copertina:
Conto alla rovescia per 45 minuti… Che cosa dovrei fare in questi 45 minuti?
 
Le riporto perché l’interrogazione che ne scaturisce è potente, barbara. È un urlo che ci inchioda all’oscenità, alla paura del tempo che rimane, che la vita cerca disperatamente di sottrarre alla morte. Queste parole, come d’altronde tutte quelle inserite, sono vere, vero turbamento. Disturbano. Mettono in crisi. Illuminano. Per queste ragioni ho deciso di comporle in un multiforme canto della realtà, di riportarle fedelmente senza alcuna modifica di sorta, di organizzarle appena in forma di epitaffio collettivo secondo una sorta di climax. Cercarle, leggerle tutte, crearne un libro, è stata una esperienza drammatica. Letali, terribili, lucide, scritte come urlo, in serenità, con consapevolezza, in pace. Sono parole che contengono tutta la complessità terribile della vita. Nel loro essere ultime, conclusione d’ogni comunicazione, d’ogni slancio vitale, testimoniano la più autentica difficoltà dell’esser uomini.

(Riproduzione riservata)

© Gabriele Tinti

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Il libro
Last words è una raccolta di found poems. Il disegno concettuale che la presiede è drammatico: restituire il lirismo degli istanti ultimi.
Con questo obiettivo Gabriele Tinti ha composto in una collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà, le ultime parole di persone comuni che hanno scelto di suicidarsi. Parole organizzate dall’autore in forma di epitaffio collettivo e riportate fedelmente, senza alcuna modifica di sorta, privandole così di qualsivoglia patetico tentativo d’immedesimazione, di finzione, di artificiosità letteraria. Letali, terribili, lucide, scritte come urlo, come grido, in serenità, con consapevolezza, in pace. Sono parole che contengono tutta la complessità terribile della vita. Nel loro essere ultime, conclusione d’ogni comunicazione, d’ogni slancio vitale, testimoniano la più autentica difficoltà dell’essere uomini. Il libro contiene i saggi di Derrick de Kerchkove e Umberto Curi ed è arricchito dalle immagini di morti per suicidio di Andres Serrano tratte dalla scandalosa serie The morgue.

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Gabriele Tinti è un poeta e scrittore italiano. I suoi libri di poesia sono conservati nei maggiori centri di ricerca della poesia internazionale come la Poets House di NYC, il Poetry Center di Tucson, la Poetry Foundation di Chicago, la Poetry Collection di Buffalo e la Poetry Library del South Bank Centre a Londra. Ha scritto poesie per opere dell’arte antica come Il pugile a riposo conservato al Museo Nazionale Romano, Il Galata suicida al Palazzo Altemps, il Victorious Youth al Getty Museum di Los Angeles e l’Ercole al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, al Metropolitan di New York e al LACMA di Los Angeles. Le sue poesie sono state lette da attori come Robert Davi, Michael Imperioli, Franco Nero, Alessandro Haber, Silvia Calderoni (Motus) e Joe Mantegna. Nel 2014 è stato invitato a partecipare alla Special Edition Series del SouthBank Centre di Londra.

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© Letteratitudine

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