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PATRIZIA DEBICKE racconta L’EREDITÀ MEDICEA

marzo 23, 2016

PATRIZIA DEBICKE VAN DER NOOT racconta il suo romanzo L’EREDITÀ MEDICEA (Parallelo45)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

https://i0.wp.com/www.patriziadebicke.com/images/rec_081009radioasti/radioastieuropa_home_files/MZ2J7247.jpg

di Patrizia Debicke

Come scrivo un giallo storico? Un giallo è sempre un giallo, quindi si deve pensare a una trama che sia coinvolgente e a dei personaggi funzionali. Poi nel caso di un giallo storico ci vuole un “BEL” pizzico in più: la plausibilità storica e lo scenario che deve essere quanto più possibile calibrato. Passando dall’ambientazione agli abiti, alle abitudini alimentari dell’epoca e a un certo linguaggio che sia ad hoc, secondo il personaggio. Salvo eccezione per facilitare i lettori di oggi. Per esempio, nei miei libri faccio dare dell’eminenza ai cardinali anche se so che solo alla fine del 1600 si è cominciato a chiamarli così.
In un romanzo storico i binari sono più stretti che in un romanzo di pura fiction. Bisogna confrontarsi con i personaggi reali che richiedono ricerca, attenzione e rispettare al massimo loro vera storia, mentre i personaggi di fantasia, di pura e funzionale invenzione, sono dei jolly indispensabili all’intreccio della trama. Con loro ogni autore, come un deus ex machina, può fare e inventare tutto.
E per finire, come per la scrittura di ogni libro o giallo che si rispetti, tenere sempre accanto un sano “bigino” con tutti i nomi e le caratteristiche fisiche e caratteriali dei protagonisti.
Amo il ‘500. L’ho dimostrato ampiamente. Cinque dei miei romanzi pubblicati in Italia sono ambientati nel ‘500 (il grande secolo che vide la prima mondializzazione, le terribili guerre di religione, il continuo confronto armato di popoli e di idee) e il mio sesto, La congiura di San Domenico Todaro, andrà in libreria a maggio, ma ho scritto anche romanzi ambientati in altri secoli e storie moderne.
L’Eredità Medicea nasce da un doppio input. Il primo, la straordinaria e quasi in sordina scelta di Cosimo de’ Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere (e pertanto nipote di Caterina Sforza), imposto da Alessandro Vitelli e da Innocenzo Cybo, primo ministro della città, agli ottimati fiorentini, che dovevano eleggere alla svelta un nuovo duca dopo l’assassinio di Alessandro de’ Medici. Il secondo, la grande personalità e la storia di Alessandro Vitelli, condottiero di Città di Castello, marito di Angela Rossi di San Secondo, cugina prima di Cosimo. Personalità che ben risalta dalla Stanza, In giovenile etate il mondo vinse, della grande poetessa rinascimentale Veronica Gambara: In lode di Alessandro Vitelli

In giovenil etate il mondo vinse
quello di cui il glorïoso nome
degno tenete, e l’onorate chiome
d’eterna gloria alteramente cinse;

simil desio per far lieta vi spinse
la gran Sposa di Cristo, avendo dome
le genti a lei nemiche e fatto come
fece già mai chi grave incendio estinse.

Così, nel più bel fior degli anni vostri
col senno e col valor mostrato avete
che ‘l secondo Alessandro al primo è uguale.

Stanche dunque saran penne ed inchiostri
anzi che passan dir quel che voi sete;
pur vi faranno eterno ed immortale.

Il mio giallo storico L’eredita Medicea ha come principale scenario la Firenze del 1537 che, tornata da sette anni sotto l’egida dei Medici, è governata dal duca Alessandro de’ Medici, (riconosciuto come figlio naturale da Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, anche se in realtà era figlio di papa Clemente VII, Giulio de’ Medici).
Il brutale assassinio di Alessandro de’ Medici nella notte della befana del 1537 a opera del cugino Lorenzino, detto Lorenzaccio, crea a Firenze un pericoloso vuoto di potere.
Il cardinale Cybo, primo ministro dell’ucciso, e il comandante dell’Esercito
imperiale di Carlo V, Alessandro Vitelli, che con le sue truppe garantiva la protezione
del ducato, spingono i fiorentini ad eleggere, come nuovo capo e primo cittadino,
Cosimo de’ Medici, un ragazzo non ancora diciottenne, ritenuto a torto non
all’altezza del padre e facile da manovrare.
Cosimo de’ Medici accetta il compito, ma la scelta scontenta la Francia, che può vantare diritti legittimi alla successione per Caterina de’ Medici, moglie del delfino Enrico figlio di Francesco I, e i fuorusciti fiorentini che ambirebbero a restaurare la repubblica e muovono da Bologna e da Roma…. L’elezione di Cosimo, sostenuto dai ‘padrini’ Vitelli e Cybo, non convince completamente Carlo V che, pur non intendendo rinunciare alla Toscana come vassalla, non si sente abbastanza garantito, rimanda la conferma imperiale e mantiene la situazione cittadina in stallo.
Nel frattempo da Roma, il papa Paolo III (Farnese), che mira a ottenere Firenze per il figlio Pierluigi, trama. E in una cupa atmosfera di intrighi e giochi di potere, rotta solo da un breve e sereno interludio a Città di Castello, patria di Vitelli, l’assassinio è la regola e qualcuno, un’Ombra ignota, mortalmente pericolosa e che appare inafferrabile, semina ovunque una sanguinosa scia di cadaveri, mentre cerca di spianare la strada al pontefice, eliminando il giovane duca.
I fuorusciti fiorentini, avvalendosi dell’appoggio indiretto della Francia vogliono portare la guerra alle porte della città…
In un crescendo di suspense, nell’incertezza che fa temere tutto da tutti, con la ribellione della gioventù che lo fa convivere con la necessità di imparare a governare e a confrontarsi con le astuzie della diplomazia, coinvolto nel tenero ma pericoloso idillio con la vedova del duca morto, Margherita d’Austria – importante pedina di scambio nei giochi dei grandi – e nell’incertezza di riconoscere i veri amici, Cosimo de’ Medici dovrà evitare le insidie mortali che si pongono tra lui e il potere.
I fuorusciti incalzano con il loro esercito a Montemurlo… Solo Alessandro Vitelli con i suoi uomini potrà controllare la situazione.
Chi sarà mai l’Ombra, la velenosa serpe in seno, lo sconosciuto che minaccia Cosimo de’ Medici?
In questo romanzo ho privilegiato il rapporto affettivo e costruttivo padre figlio, in questo caso padrino figlioccio e quindi la scuola di vita di Alessandro Vitelli a Cosimo de’ Medici per forgiarlo come uomo, prepararlo al suo compito di duca e consegnargli l’eredità medicea. E, alla fine gli ricorderà freddamente: «Per fare un buon governante ci vogliono prudenza, abilità, testa, freddezza, crudeltà e doppiezza quanto basta». Certo erano altri tempi e altre regole, ma anche oggi un vero rapporto costruttivo dovrebbe essere sempre quello di insegnare a un giovane a camminare da solo per la propria strada. E invece penso con sbigottita tristezza agli eterni e sbandati “ragazzi” dei nostri giorni.
L’eredità Medicea è senz’altro da mettere tra i romanzi che mi hanno chiesto maggiori ricerche, tempo e rilettura. L’ho rivisto, riscritto e limato tante volte anche a distanza di tempo. Avendo la necessità di maggior spazio temporale per sviluppare il giallo dovevo giostrare con la storia, cercando di non farla pesare sulla narrazione. Volevo inserire molta interiorità psicologica nei rapporti tra i diversi personaggi e spero di esserci riuscita.
Ho faticato, penato ma, come sempre, mi sono anche divertita a scriverlo, inserendo ogni tanto scherzi e battute per far sorridere il lettore. Comunque è stata un’ ottima esperienza formativa che, a mio vedere, mi ha insegnato molto e soprattutto che un romanzo è quasi una cosa viva che si deve cercare di migliorare fino in fondo.
E come per ogni romanzo credo che il lettore troverà e intuirà altre diverse sfaccettature per farlo crescere ancora.

(Riproduzione riservata)

© Patrizia Debicke

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Il libro
6 gennaio 1537: nella notte della Befana, Lorenzino de Medici detto Lorenzaccio, uccide a tradimento il cugino Alessandro de’ Medici, duca di Firenze.
Firenze è decapitata. Serve un successore da nominare e in fretta.
Il diciassettenne Cosimo de’ Medici, unico figlio di Giovanni delle Bande Nere, assumerà il potere con l’appoggio di Alessandro Vitelli, comandante dell’esercito imperiale. Ma tanti, troppi nemici lontani e vicini tramano contro il nuovo duca. Un intero esercito si sta radunando ai confini per spodestarlo. E tra coloro che lo circondano, di chi può veramente fidarsi? Chi sono i crudeli mandanti dell’Ombra, lo sconosciuto traditore, la serpe in seno che attenta alla vita di Cosimo de’ Medici? E a cosa mirano? Riuscirà Alessandro Vitelli a intervenire in tempo per proteggerlo.

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Patrizia Debicke van der Noot: romanzi, racconti per varie antologie (ultima, 6/2015, Crimini d’Estate, Calibro Novecento) ed E-book con Milano e Nera e Delos Digital.
Con Corbaccio: L’oro dei Medici, La gemma del cardinale e L’uomo dagli occhi glauchi.
2010: per “L’uomo dagli occhi glauchi”, secondo premio assoluto al IV Festival Mediterraneo del giallo e del noir.
2012: Premio alla carriera al IX Premio Europa di Pisa.
9/2013. “La Sentinella del Papa”, Todaro.
1/2014: “Il ritratto scomparso” Melino Nerella.
Il 28 aprile 2015 per Odissea Digital “L’uomo dagli occhi glauchi” in versione e-book. Collaboratore editoriale Delos Book, Mentelocale e Milano Nera, Conferenze storiche per il FAI, circoli letterari e corsi di scrittura.
http://www.patriziadebicke.com

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