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BUON 90° COMPLEANNO DARIO FO (con un estratto del nuovo libro)

marzo 24, 2016

Dario Fo

In occasione dei 90 anni di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) pubblichiamo un estratto del suo nuovo libro DARIO E DIO (Guanda) scritto con la giornalista Giuseppina Manin  [© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano – Gruppo Editoriale Mauri Spagnol]

 

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In esclusiva per Letteratitudine, un estratto del nuovo libro di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) intitolato DARIO E DIO (Guanda)

1. La Grande Invenzione

Esiste?

«No che non esiste.»

Sicuro?

«Non c’è, non esiste, non ci credo. Però…»

Però cosa?

«Che invenzione…! Come diceva Voltaire, Dio è la più grande invenzione della storia. E quel che più conta, ha fatto tutto da solo, si è inventato da sé. Un colpo di genio divino, bisogna ammetterlo, che mi incuriosisce, mi stuzzica e mi sconvolge anche. Perché ci vuole una stoffa da gran falsario per riuscire fin dalla notte dei tempi a farsi passare per Padreterno, a farsi adorare, odiare, venerare, a raccontare le favole più inverosimili e gabbarci in massa, a sancire le peggiori efferatezze, ribaltare le carte in tavola come un abile croupier… E tutto senza nemmeno darsi la briga di esistere. Be’, uno così o ci fai uno sghignazzo da sbellicarsi, o ti siedi davanti a Lui e gli dici: e adesso parliamone.»

Optiamo per la seconda ipotesi. Giochiamo al «come se».

«Giochiamo.»

Intanto, come te lo immagini?

«Come un folle di talento. Ossessivo e brutale, paradossale e permaloso. Fabulatore sommo, imbonitore fenomenale. Di certo un egocentrico, del tipo io, io, io e nessun altro. Per di più vendicativo e contraddittorio. Uno che giura di amarti ma poi, se appena gli gira storto, ti scatena contro le sue schiere angeliche. Ti ordina di non uccidere, ma poi incita il suo popolo a colpire i nemici di Israele, dei poveracci colpevoli solo di danzare intorno a un vitello d’oro… Se sei così grande, così onnipotente e sapiente, che fastidio può darti un povero idolo qualsiasi? Facci su una risata e lascialo campare… Invece no. Puntiglioso e malmostoso, si incazza come un Padreterno e allora ecco che comincia a tormentare tutti, specie i più devoti, pretendendo prove d’amore che neanche un siciliano… Quella di essere amato, per Lui è proprio una fissa, non gli pare mai abbastanza, ha bisogno di conferme continue se no va in tilt. Mi ami? Ma quanto mi ami? Fino a che punto? E faresti questo per me? E pure quest’altro? Mai che si ponga la domanda opposta: ma io, io, amo qualcuno? Sull’amore del resto deve avere strane idee. Più dice di amarti, più ti si accanisce contro. Un bel caso clinico, Freud ci andrebbe a nozze.»

Difatti ne ha scritto in lungo e in largo… In L’uomo Mosè e la religione monoteistica parla di un dio proiezione di una figura paterna maldigerita, a cui sottomettersi come il bambino spaurito davanti all’immagine genitoriale.

«Diciamolo, un vero padre padrone. A cominciare da come tratta le sue due prime creature, Adamo ed Eva. Le ha modellate Lui, plasmate a sua immagine e somiglianza, difetti compresi. Dovrebbe esserci almeno affezionato, e invece, appena sgarrano dalla linea divina, fuori! Cacciati, maledetti, loro e tutta la loro stirpe. E non contento va pure ad aizzare uno contro l’altro i loro figlioli. Una storia, quella di Caino e Abele, che non mi è mai andata giù…»

Naturalmente tu stai con Caino.

«Naturalmente. Ragioniamo, se Adamo ed Eva erano i primi figli di Dio, Caino e Abele erano i suoi primi nipotini. Adesso, ti par bello che un nonno prenda così spudoratamente
le parti di uno a scapito dell’altro? Tutto quello che fa Abele (un nome che è già tutto un programma, così suadente e mieloso) è giusto e buono, mentre Caino (sfortunato già nel nome, a me fa venire in mente il guaito di un cane, caì caì…) non ne azzecca mai una. Eppure anche lui cerca di far di tutto per rendersi gradito. Lo riempie di doni, gli offre i frutti del suo lavoro della terra. Niente. Nella Genesi sta scritto: ‘Non diede uno sguardo a Caino né ai doni di Lui’. Una sberciata inqualificabile. Tutti i complimenti di Dio vanno solo al pastore Abele. In realtà i due fratelli rappresentano le due grandi scelte operative dell’umanità: la pastorizia e l’agricoltura. Dio opta per la prima. Ovvero per la conservazione, l’immobilità, la violenza. Loda chi alleva creature viventi per ucciderle, disprezza chi pratica la scelta più pacifica e creativa. Se Caino fosse stato ammazzato da Abele saremmo ancora un popolo di pastori. Caino invece è colui che ha le idee, che inventa la ruota e l’aratro, che fa gli innesti moltiplicando le specie. È Caino a inventare tutto. Forse è proprio per questo che Dio lo odia, non sopporta qualcuno che gli faccia concorrenza. Meglio i pastori che ripetono sempre le stesse cose. La Bibbia sembra avversare i contadini e i vignaioli, come dimostrano alcuni passi di Isaia e di Gioele, di Matteo e di Marco. E anche Lutero nel documento Contro le empie e scellerate bande dei contadini scrive che i contadini ribelli devono essere considerati al bando di Dio e degli uomini, e chi li uccide agisce in modo giusto.»

(Riproduzione riservata)

© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano
Gruppo Editoriale Mauri Spagnol

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Il libro

Maestro di teatro e di letteratura, Dario Fo da sempre è un ateo militante, ma anche un curioso del sacro, che ha esplorato a più riprese in molte opere, a cominciare dal suo capolavoro, Mistero buffo. Il sacro, la Chiesa, i santi e i fanti nel corso del tempo sono stati non soltanto i suoi bersagli, ma i suoi interlocutori privilegiati. Dall’immenso patrimonio dei testi ufficiali e apocrifi, della cultura popolare, dell’arte visiva ha tratto spunto per riletture personalissime della Bibbia e dei Vangeli, della figura di Maria, del rapporto di Gesù con le donne, dell’invenzione della Chiesa e delle sue tante malefatte. Tutto questo con ironia provocatoria, mai blasfema o irrispettosa. E ora, arrivato ai novant’anni, Dario Fo decide di tirare le somme della sua lunga e avventurosa esplorazione nei misteri più o meno buffi della fede e della religiosità. Sollecitato da Giuseppina Manin, si diverte a fare i conti a modo suo con Dio e quel che ne consegue: dalla Genesi all’Apocalisse, dall’Inferno al Paradiso, dal Regno dei Cieli a quello degli uomini.

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Dario Fo nasce il 24 marzo 1926 a San Giano, provincia di Varese, dove suo padre era capostazione. Diplomato all’Accademia di Brera, frequenta il Politecnico, ma scopre in fretta la vocazione per il teatro e per la satira. Comincia a scrivere testi per la radio, poi debutta in scena con Franco ­Parenti e Giustino Durano. È l’inizio di una fortunata e lunga carriera che lo porterà, tra successi e censure, a venire rappresentato in tutto il mondo, con commedie politiche che attingono alla cultura popolare e alla cronaca di tutti i giorni. Nel 1997 riceve il premio Nobel per la letteratura. Guanda ha pubblicato: Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin, L’amore e lo sghignazzo, L’Apocalisse rimandata, Una vita all’improvvisa, scritto con Franca Rame, La Bibbia dei villani, L’osceno è sacro, Il Boccaccio riveduto e scorretto, Il Paese dei misteri buffi, Un clown vi seppellirà, questi ultimi due scritti con Giuseppina Manin, Ciulla, il grande malfattore, scritto con Piero Sciotto, e Storia proibita dell’America.

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