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L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (recensione)

aprile 4, 2016

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (Garzanti)

di Loredana Limone

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, oltre che un gran bel romanzo, è – per chi conosce le donne – un prevedibilissimo piano squisitamente femminile che un uomo è bene si aspetti di vedere realizzato se… se ci sta facendo del male. Perché, se così è, come spesso capita, è prevedibilissimo che noi ci si vendichi.
Sebbene non sia questo il punto focale del romanzo, io lo ritengo un punto molto significativo e ci tornerò dopo.
Dunque, la scrittrice senza nome.
In realtà un nome ce l’ha, anche bello, si chiama Silvana – che riporta alle atmosfere dannunziane della favola bella che ieri m’illuse che oggi t’illude. Ma Silvana Sarca – detta Vani – non si illude, è una ragazza concreta con i piedi piantati a terra, sebbene sia una sorta di fantasma. Ovvero una ghostwriter. Troppo indispensabile per non essere considerata meno che invisibile – peraltro in un mondo, quello editoriale, fortemente maschilista – è colei che scrive romanzi di successo per conto di scrittori i quali nemmeno la vedono.
Ma noi sì.
Già solo per i capelli corvini, il rossetto viola e l’impermeabile scuro, Vania è un personaggio più che intrigante. Possibile Macchianera in gonnella, la nostra protagonista è una tipa tosta, cui non frega niente di niente (dice, e – ammesso che sia vero – quanto mi piacerebbe essere come lei). Definita dalla madre “la nostra geniale figlia disadattata”, nel suo lavoro, in realtà mette in campo le proprio, favolose capacità di dissimularsi nel cervello altrui ed estrarvi romanzi di successo.
Così accade anche con Riccardo Randi, scrittore che, dopo aver pubblicato un bestseller, è riuscito a buttare giù solo appunti, disordinati e schizofrenici e incongruenti appunti che non servono a nulla. È lui stesso il primo a dirlo.
loredana limoneIl romanzo assume una sfumatura gialla quando Bianca Dell’Arte Cantavilla, per la quale Vani sta scrivendo un libro sugli angeli (con cui la Cantavilla millanta di avere colloqui vis-à-vis), viene rapita. Chi sarà? Certo, intorno a una scrittrice così, appunto, rapita da estasi celesti qualche invidia può nascere. Vani, con la sua intelligenza e le sue capacità deduttive, diventa un ottimo aiuto per il commissario Berganza che conduce le indagini.
Ma torniamo a Riccardo. Inutile dire che Vani se ne innamora e l’amore fuga il suo cinismo. Cinismo – direi – dovuto anche alla scorza che la nostra protagonista si è dovuta costruire in famiglia essendo perennemente confrontata alla sua (secondo i familiari) preferibile e preferita sorella.
Tuttavia, quando quello stesso amore si rivela offesa (per usare un eufemismo), perché spesso a fronte di un amore fattivo e collaborativo, in questo caso costruttivo e professionalmente salvifico, c’è ingratitudine, Vani si vendica nel modo che noi donne prediligiamo, ovvero il modo che usiamo seguendo la nostra natura: sputtanando, anzi facendo in modo che si (auto)sputtani, quel “galantuono” il quale ci ha solo usate.
Che sia una vendetta reale o immaginaria, poco importa, Io, che personalmente sono una lettrice morbosa, mi diverto a immaginare che ci sia una vendetta nella vendetta, cioè una vendetta reale nella vendetta romanzata. Ciò che importa è che tifo per Vani e aspetto il seguito di questo romanzo rutilante, effervescente eppure perfetto e circoscritto nei più precisi canoni narrativi, senza una sbavatura che sia una.
Brava, Alice Basso!

[nella foto in alto, Loredana Limone con il romanzo di Alice Basso]

* * *

Un estratto del libro

«Oh! Non l’avevo vista!» esclama Monsieur De Lapalisse. «Da quanto tempo è lì?»
Enrico trattiene un sospiro. So che è da quando è stato fissato questo incontro che ha temuto questo momento. Ha paura che io lo metta in imbarazzo, e non riesco a dargli torto. «Professore, ho il piacere di presentarle la nostra Vani, ehm, dottoressa Silvana Sarca.»
Mantegna esita un istante. Anche lui, ora, è preda di un evidente dilemma. Non sa se alzarsi e venirmi incontro a stringermi la mano (due buone ragioni: 1, sono una signorina
e sarebbe educazione; 2, sono la persona che ha scritto il libro che poi lui ha firmato e grazie al quale la sua carriera s’è impennata) o se rimanere seduto attendendo che mi alzi io (una buona ragione: lui è la star, e io una semplice dipendente della casa editrice, anzi, una di quelle meno popolari, di cui nessuno ama parlare).
Alla fine decide di rimanere seduto.
Anch’io.
«Così lei è la famosa signorina Sarca a cui io devo tutto», commenta il professore con tono eccessivamente scherzoso. Registro «signorina» al posto di «dottoressa». Potrei offendermi, se solo me ne fregasse qualcosa.
«Bene, bene… È giovane, eh?» sorride, rivolto a Enrico, come se stesse parlando del suo cane. Non lo sono. Ho trentaquattro anni. Ma in effetti ne dimostro ventiquattro. Una
gran cosa, in teoria, ma la verità è che sul lavoro è una gran rottura, perché tendi a non essere mai presa sul serio. Come adesso, per esempio. «Eh eh… Caspita», continua infatti Mantegna, «pensate se si sapesse in giro che il libro di un neuroscienziato dall’esperienza trentennale è passato per le mani di… di una ragazza così giovane.»
Dice «è passato per le mani» ma quello che la mente di tutti e tre i presenti, lui compreso, immediatamente traduce, è: «è stato scritto da». Perché è questo che è successo. Lui ha avuto l’idea dell’argomento. Lui mi ha spiegato in alcune fumose e-mail – non a caso questa è la prima volta che mi vede in faccia – le linee guida per lo sviluppo dei singoli capitoli.
Lui mi ha inoltrato le password per accedere all’archivio accademico delle riviste scientifiche e mi ha segnalato gli studi da citare. Il resto l‘ho fatto io. Perché è questo il mio mestiere: sono la ghostwriter delle Edizioni L’Erica.

* * *

Il libro
Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l’essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un’empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un’importante casa editrice. Scrive libri per altri. L’autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell’ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora.
Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei.
E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili. Proprio ora che ha bisogno di tutta la sua concentrazione. Perché un’autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. C’è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore.
Come nel più classico dei romanzi, Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c’è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo: dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.
L’ imprevedibile piano della scrittrice senza nome è il sorprendente esordio di Alice Basso. Una voce nuova, unica, esilarante. Un tributo al mondo dei libri, all’amore che non ha regole e ai misteri che solo l’intuito può risolvere. Una protagonista indimenticabile che vi dispiacerà lasciare alla fine del romanzo.

* * *

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni e canta in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.

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