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CODICE SHAKESPEARE

aprile 18, 2016

CODICE SHAKESPEARE di Elvira Siringo

L’autrice ipotizza l’esistenza di una chiave per decodificare il 155° Sonetto nascosto nell’opera in cui “Shakespeare dischiuse il suo cuore” (il 23 aprile, un evento a Siracusa)

elvira siringo

di Elvira Siringo

Confesso di non esserne mai stata capace, per questo forse amo tanto la Poesia!
Con impetuoso desiderio di stupore ho immerso l’anima, inaridita dalla scorsa calura estiva, nell’opera in cui Shakespeare “disserrò il suo cuore”, restando sopraffatta dalla pienezza di senso che interamente mi si è rivelata in lingua originale. Nel loro inglese arcaico, i Sonetti vibrano di affascinante musicalità e splendore, sospesi in un non luogo, mirabilmente adeguati ad ogni epoca. Narrando una storia affascinante, custodiscono una meravigliosa dichiarazione d’amore e un enigma destinato a svelare aspetti inediti del Bardo, un personaggio tanto straordinario quanto sfuggente.

Quando l’editore Thomas Thorpe pubblicò i Sonetti li ebbe da uno sconosciuto. Shakespeare viveva stabilmente a Londra e aveva già dato alle scene molti capolavori, però fu allarmato che fossero andati in stampa, si disse che ne “ebbe orrore” perché in essi si esprime troppa passione omoerotica.
In realtà, io credo che vi fossero ben altre ragioni a giustificare la sua preoccupazione.
Il misterioso curatore strutturò la raccolta scegliendone esattamente 154. Shakespeare ne aveva composti anche degli altri, ma tanti ne servivano per formare la più elaborata “Corona di Sonetti” della letteratura di ogni epoca e per nascondervene uno: il 155°.
La chiave per ricostruirlo fu posta in apertura, in forma di dedica: una serie di punti fra parole, disposte su dodici linee più una coppia, secondo il perfetto schema del Sonetto Elisabettiano.
Una chiave in codice, non certo destinata a tutti ma solo per il “Begetter”, un vocabolo dal significato univoco, cioè il “Padre”. A lui il misterioso curatore volle dedicarli.
Dimenticando che fosse stata scritta proprio per Shakespeare e non da Shakespeare, la parola Begetter è stata scambiata nei secoli per Arrangiatore, Procuratore, o Ispiratore. Una superficialità che ha prodotto un ribaltamento della questione, generando l’equivoco (molto shakespeariano!) di chiedersi a chi mai egli li avesse dedicati.
A guardar bene, appare ovvio che Mr. W. sia proprio Master William, perché è chiaramente indicato nel titolo: “Shake-speare Sonnets”. Inoltre, se fosse stato per un nobile, quel Mr. sarebbe stato davvero offensivo. Shakespeare invece aveva acquisito da poco il titolo di Master, e se ne vantava. L’iniziale del cognome era superflua perché tutti conoscevano Master Will!
La lettera H. nel 16° secolo indicava altro, era stata oggetto di una disputa rilevante fra accademici che avevano proposto di abolirla e altri che avevano obiettato in difesa, fra questi Ludovico Ariosto aveva detto «Chi non conosce il valore dell’H. non conosce il valore dell’Homo, né del suo Honore.».

 

  1. H. significa Homo Honorabilis, tradotto in inglese: He Honourableman.

La dedica allora significa:

Al solo padre di / questi seguenti sonetti /

Master William, egli uomo d’onore (He Honourable-man) tutta la felicità / e quella eternità / promise /

Dal / nostro poeta sempre-vivo / desiderata /

Il ben-augurante / avventurato nella / esposizione / presente /

Thomas / Thorpe /

Il misterioso curatore della raccolta usando l’H. fece appello all’onore di Master W. e gli ricordò di una promessa fatta ad un amico poeta morto, ever-living poet, il poeta sempre-eterno. Doveva conoscerlo tanto bene per confezionargli un indovinello in apparenza banale, sull’identità del misterioso Mr. W. (quasi come chiedere: “qual è il colore del cavallo bianco di Napoleone?” In quanto il nome dell’only begetter Mr.W. era già indicato a fianco, sul frontespizio). In realtà il curatore era certo che il destinatario, il solo padre, avrebbe intuito la presenza del vero enigma. E Shakespeare infatti lo capì, decodificò la dedica in cui ogni linea rivela il posto in cui è allocato il corrispondente verso nascosto e ricostruì il 155° sonetto, un vero appello alla sua coscienza espresso in versi.
È davvero sbalorditivo ma, se fosse solo frutto di coincidenza, ciò che accadde dopo ci lascia pensare che perfino Shakespeare forse equivocò… infatti lesse e non commentò nulla, non andò dall’editore per chiedergli chi li avesse forniti perché lo intuì dal messaggio forte contenuto nel sonetto nascosto, che produsse in lui l’effetto di “dischiudere il suo cuore” ricordandogli qualcosa.
Il 155° Sonetto è un invito a continuare a lasciare la verità negletta sotto un velo di bellezza, per portare a termine un progetto, per realizzare un fine superiore.
   Infatti, decise di lasciare Londra e tornò a vivere definitivamente a Stratford! L’anno successivo produsse La Tempesta, l’opera-testamento in cui Prospero, il protagonista, è un uomo che guida il suo Destino col Sapere. Servendosi di uno Spirito che ha il nome dell’Angelo Ebraico della Cura: Ariel, egli blocca lo scorrere del Tempo, per cogliere l’occasione propizia. Domina il Tempo, per realizzare un fine superiore e universale. Al medesimo tema è rivolto il celebre sonetto che gli valse l’accusa di omosessualità, il 126°, un sonetto di dodici versi, analogo al sonetto che Giordano Bruno, dedicò Al Tempo. Shakespeare era un uomo di spirito e amava molto i doppi sensi, ma qui il “giovane ragazzo” è senza dubbio il Kairos dei greci, il “Tempo Propizio”.
Accomunati dall’auspicio di un rinnovamento culturale e politico, Shakespeare e Bruno furono fautori dell’Ordine Rosacroce, il movimento che precorre la Massoneria. Aspirarono entrambi ad un mondo migliore, costruito su valori di fratellanza e di riconciliazione universale. Il manuale dell’Ordine Rosacroce si intitolò Nozze Chimiche di Christian Rosencrantz, dal nome di uno dei personaggi amici di Amleto.
Il 155° Sonetto nascosto rivela l’esistenza di un segreto che i nemici vorrebbero smascherare, dal nono verso offre una nuova risposta all’alternativa radicale posta da Amleto: per contrastare gli affanni della fortuna il destino può essere affrontato a testa alta, senza soccombere. Fra Essere, o non Essere indica la terza via: Inchinarsi alla sorte dispettosa e lasciare la Verità nascosta sotto la Bellezza. Talvolta è necessario coprire la Verità continuando sulla bella via dell’arte, della poesia e della drammaturgia, per portare a compimento un grande progetto, una Grande Opera.
Shakespeare però negli anni dovette manifestare stanchezza e disillusione. Doveva aver composto quel sonetto molti anni prima, forse per domandare copertura proprio alla medesima famiglia che poi glielo restituì, per spronarlo, per chiedergli di portare a termine l’ambizioso progetto di sviluppo del prestigio nazionale attraverso la crescita linguistico-culturale da affiancare all’espansione politico-militare.
Nell’epoca di cospirazioni, Servizi Segreti, crittografia, manovre politiche occulte che si avvalevano di risorse magico alchemiche per operare la trasformazione del mondo, si attuò un piano di grande respiro volto alla diffusione del potere britannico su scale mondiale.
Ma le condizioni mutarono, la Golden Age tramontò con la morte di Elisabetta e la Congiura delle Polveri fallì senza produrre cambiamenti sostanziali nella retriva linea politica di re Giacomo.
Allora, Amleto/Shakespeare prima di morire affidò all’amico Orazio il compito di “manifestare la verità al mondo”. Così, pur non lasciando neanche un rigo scritto di suo pugno, dopo la sua morte una vera e propria squadra di intellettuali lavorò per sette anni, trascrivendo le sue opere nel First Folio che vide luce nel 1623. In copertina posero un’immagine bruttina e il curatore invitò i lettori a guardare alle opere, non al ritratto che è evidente metafora di altro: non è un volto, ma una maschera poggiata su uno scudo ove è raffigurato un ramo di palma, a simboleggiare l’esodo della cultura inglese e la sua diffusione nel mondo, insieme ai principi di un gioioso rinnovamento, al desiderio di edificare una nuova società più giusta.
Pochi anni dopo, partì alla volta del nuovo mondo un giovane, il reverendo John Harvard, nipote del macellaio di Stratford. Egli portò con sé una cospicua quantità di denaro e un carico di circa 400 libri che offrì alla nascente scuola di Cambridge, una cittadina del Massachusetts che aveva ambiziosamente preso nome dall’omonima città universitaria britannica con la quale intendeva saldare un filo di continuità culturale (che oggi è la Harvard University).
La foglia di palma è il simbolo della Festa Ebraica delle Capanne, insieme al ramo di salice. Come tutti gli ebrei sanno, agitare un ramo di salice è prescritto dal Levitico per sfuggire la maldicenza, e tutte le infelici amanti shakespeariane, sfortunate, calunniate o tradite, lo scuotono per averne protezione. Peccato che fosse un albero inesistente in Inghilterra, almeno fino alla fine del 18° secolo.
Infine, qualcosa come la prescrizione del Levitico di vivere in una capanna dal tetto di paglia “da cui si veda il cielo” sembra aver ispirato gli uomini della Compagnia del Ciambellano (di cui Shakespeare era maggiore azionista) nella costruzione del Globe.

I Sonetti non furono inclusi nel First Folio. Trent’anni dopo ne furono riediti solo 146 con ordine modificato. Si disse che il nuovo curatore volesse difendere l’immagine di Shakespeare dal contenuto omoerotico, eppure negli otto sonetti omessi possiamo leggere confessioni di ben altro genere.
Il maquillage servì a seppellire una verità scomoda. L’immagine di Shakespeare aveva intrapreso il suo glorioso viaggio per il mondo, egli era il vero Bardo, il poeta senza patria, non si poteva adombrarlo col sospetto di una dubbia, imbarazzante, origine. L’autentico contenuto sarebbe rimasto nascosto insieme al misterioso sonetto reso irrecuperabile alterando l’ordine delle poesie… lasciando ancora e per sempre la verità negletta sotto il velo di bellezza.

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CODICE SHAKESPEARE di Elvira Siringo

dalla quarta di copertina

    I 154 sonetti di Shakespeare pubblicati a sua insaputa nel 1609 e a lui dedicati, furono riordinati da un misterioso curatore che, formando la “Corona di Sonetti” più poderosa della letteratura d’ogni tempo, ne celò uno, il 155°. La chiave per ricostruire il sonetto nascosto è indicata in bella mostra sul frontespizio, nell’enigmatica dedica, è la semplice sequenza ordinata di punti e lettere, è il “Codice Shakespeare”.

   Il 155° sonetto rivela l’esistenza di un segreto e suggerisce una nuova risposta alla celebre questione posta da Amleto: La radicale alternativa fra “Essere, o non Essere” può risolversi percorrendo una terza via: “lasciare che la verità dell’Essere resti celata sotto il velo della bellezza”.

   Shakespeare quando seppe della pubblicazione viveva ormai stabilmente a Londra, lesse, non commentò nulla, decodificò semplicemente il messaggio e in risposta decise di ritornare definitivamente a Stratford…

 

 

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Elvira Siringo è nata a Siracusa dove vive, lavora e scrive. È sposata, ha tre figli, insegna filosofia e storia presso il Liceo Polivalente “Quintiliano” di Siracusa. È associata FILDIS.

Ha intrapreso l’attività giornalistica alla fine degli anni ’70, curando una pagina settimanale dedicata ai problemi delle donne sul quotidiano “Il Diario”. È socio fondatore del settimanale cattolico “Cammino”. Ha collaborato alla rivista di storia locale “I Siracusani”.

Il suo primo racconto è apparso sul settimanale femminile “Bella” e altri, più recentemente, sul magazine on line “Stilos”.

Ha pubblicato:

  • La zia di Lampedusa, Morrone editore, 2009, romanzo dal quale ha tratto l’adattamento teatrale
  • Zucchero in tasca presentato al Salone Internazionale del libro di Torino 2010.
  • Per le vie del mondo, Morrone editore, 2011. Romanzo sul tema dell’amore spirituale e sulla bellezza che ha avuto la Menzione di merito al 3° Concorso Letterario “In purissimo azzurro”.
  • Sogno di indipendenza, Morrone editore, 2012, saggio storico. Premio nazionale di giornalismo e saggistica “Portopalo più a sud di Tunisi” VII edizione.
  • Il passaggio anomalo dell’onda, Lombardi Editore, 2013. Pièce teatrale.
  • Una seconda occasione Di Felice Edizioni, 2014. Romanzo vincitore del “Premio Internazionale di narrativa Città di Martinsicuro” V edizione.
  • Codice Shakespeare, Create-Space Independent Publishing, Charleston-USA, 2015. Saggio di cui è imminente la pubblicazione in lingua inglese.
  • Il segreto di Elisabetta, romanzo di prossima pubblicazione.

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