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Archive for aprile 2016

BICENTENARIO DELLA NASCITA DI CHARLOTTE BRONTË

In occasione del BICENTENARIO DELLA NASCITA di CHARLOTTE BRONTË , che ricorre oggi 21 aprile 2016, riproponiamo un estratto del romanzo SHIRLEY edito da Fazi editore  (traduzione di Fedora Dei) – di seguito, approfondimenti sulla biografia della Brontë

Charlotte Brontë (Thornton, 21 aprile 1816 – Haworth, 31 marzo 1855) è stata una scrittrice inglese, la maggiore di età tra le tre sorelle Brontë, i romanzi delle quali sono diventati dei classici della letteratura inglese.

La mente di Shirley si volgeva a ben altro che al denaro e alla posizione sociale. Naturalmente era lieta di essere ricca e, a tratti, si sentiva perfino esaltata all’idea di essere signora di un’antica magione, di aver tanti affittuari e possedimenti e in special modo la zona di Hollow, con “la grande filanda e tutti i suoi annessi, la tintoria cioè, e il magazzino merci e l’amministrazione, nonché il podere ora tenuto a giardino e quella villetta bianca denominata Hollow’s Cottage”. Ma era un’esaltazione così ingenua e dichiarata che non poteva dare fastidio a nessuno. In effetti Shirley amava tutto ciò che è grande, nobile, buono, generoso, e a quello aspirava. Meditava di più sui mezzi per soddisfare questa sua inclinazione che non sulla propria superiorità sociale.
Si era interessata a Caroline dapprima soltanto perché l’aveva vista così quieta, riservata, fragile da far credere che avesse bisogno di qualcuno che si occupasse di lei. La predilezione accentuò quando scoprì che il proprio modo di pensare e parlare trovava in lei puntuale rispondenza. Non se l’era aspettato: una ragazza con un visino così bello, una voce e modi così dolci, non poteva esser molto dissimile dalle comuni ragazze del luogo, sia per mentalità sia per cultura. Ma quando aveva arrischiato un paio di battute alquanto caustiche, quel visino si era subito illuminato di arguta comprensione. E più ancora crebbe la simpatia quando si avvide quale ammirevole lavorio mentale e quali tesori di cultura – acquisita senza l’aiuto di nessuno – si nascondevano in quella testina tutta riccioli. Shirley e Caroline avevano gli stessi gusti, avevano letto gli stessi libri, ammirandone alcuni e ridendo di altri che giudicavano pieni di falso sentimentalismo e pomposamente scritti. Leggi tutto…

IL 23 APRILE PARTE IL MAGGIO DEI LIBRI 2016

IL 23 APRILE PARTE IL MAGGIO DEI LIBRI 2016: Se son libri fioriranno

23 aprile – 31 maggio 2016

Segnaliamo, in particolare, l’evento di Catania del 23 aprile (Giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore) dedicata al volume “CODICE SICILIANO” di Stefano D’Arrigo (Mesogea) – Biblioteche Riunite “Civica e A.Ursino Recupero”,
via Biblioteca N. 13 – Catania – h. 10

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ELENA FERRANTE tra le 100 persone più influenti del 2016 per TIME

ELENA FERRANTE è stata inserita dalla rivista TIME tra le 100 persone più influenti del 2016

Qui la lista completaQui la sezione Artists 

Time 100
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L’INCANTESIMO DELLE CIVETTE di Amedeo La Mattina (recensione e intervista)

Pubblichiamo una recensione/intervista dedicata al romanzo L’INCANTESIMO DELLE CIVETTE di Amedeo La Mattina (edizioni E/O)

a cura di Simona Lo Iacono

Era un’estate di scirocco che neanche a nerbate il Signore avrebbe fatto scemare.
Partinico giaceva sotto la calura e sotto i raggiri di un vento ostinato, che arrotolava covoni e bioccoli di polvere. Il tempo scorreva coi suoi ritmi viscerali, da sempre uguali a se stessi, e nessuno immaginava che di lì a poco sarebbe stato rotto da una novità inaspettata.
Cento uomini con macchine e arnesi da cinematografo, “seggie” da regista e truccatrici esperte. Quasi un popolo nuovo venuto a insediarsi come uno straniero, con regole sue, sogni, strumenti misteriosi e parole senza cadenza. Un’invasione, ma senza armi e senza guerrieri.
Fino a quel momento Luca non aveva mai pensato ad altro che a impossessarsi del campo di calcio, a sopravvivere tra Sasà e Maciste, e a scazzottare, se necessario, dall’alto dei suoi pochi anni, per non perdere la faccia.
Ma quando, in quell’estate memorabile,  la troupe del regista Damiano Damiani si innestò in paese per girare “Il giorno della civetta”, la sua vita – improvvisamente – cambiò.
E cambiò non solo perché il cinema trascinava con sé mode nuove, abiti di donna lievi come zucchero, zaffate di profumi evanescenti e sensuali, che infiammavano le notti e facevano sognare. E neanche perché l’attore Franco Nero, noto come il pistolero Django, pareva uscito da una di quelle pellicole western che riempivano le domeniche pigre davanti allo schermo, mentre un esercito di elettricisti, macchinisti, autisti e produttori sciamavano da una strada all’altra, invadendo botteghe, case e ville padronali.
No. Cambiò perché lei, Claudia Cardinale, venne a vivere proprio lì, a due passi da lui, provando le parti da recitare, facendo rivolare perle di sudore sul collo, tentando di imitare il dialetto per esigenze di copione e chiamandolo, inaspettatamente: “Occhi belli”. Leggi tutto…

LUCIANO FUNETTA racconta DALLE ROVINE

LUCIANO FUNETTA racconta il suo romanzo DALLE ROVINE (Tunué) – tra i dodici libri candidati al Premio Strega 2016

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di Luciano Funetta

Sono passati quasi cinque mesi dalla pubblicazione di Dalle Rovine. Questo, a conti fatti, è l’unico periodo di vita del libro che posso condividere con chi lo ha letto e con chi (forse) lo leggerà. Dico questo per una forma di pudore e di nostalgia che provo nei confronti dei quattro anni che hanno preceduto l’uscita del romanzo per Tunué. La vita del manoscritto riguarda il suo autore – e quelle persone di solito fidate, pazienti e amorevoli che scelgono di restargli accanto negli anni in cui, in effetti, l’autore non sa nulla e la sua consapevolezza è un raffreddore al cospetto della sua tenacia che è, in proporzione, la peste nera – mentre la vita del libro stampato e pubblicato appartiene ai lettori, ovvero a coloro che posseggono l’esclusiva dell’esperienza. Nel momento in cui un romanzo arriva alla pubblicazione, chi lo ha scritto si rende conto di essere un miserabile, perché all’improvviso, dopo un’abbuffata di libertà (quella della scrittura), deve farsi carico della responsabilità di ciò che ha scritto. In altre parole, è costretto a svegliarsi di notte in preda a violenti spasmi gastrici, a inginocchiarsi davanti allo specchio del bagno e implorare pietà per essersi ingozzato impunemente: «Dio mio, che ho fatto! Sono stato così libero e stupido!». Leggi tutto…

PREMIO PULITZER 2016: Letters, Drama and Music

I VINCITORI DEL PREMIO PULITZER 2016 nelle sezioni Letters, Drama & Music

Per la Fiction vince Viet Thanh Nguyen (autore non tradotto in Italia). Nella categoria Memoir vince William Finnegan con “Giorni selvaggi. Una vita sulle onde” (titolo originale: Barbarian Days. A Surfing Life), in uscita a giugno per 66thand2nd 

Il Premio Pulitzer 2016 per la categoria Fiction è stato vinto da Viet Thanh Nguyen: autore nato in Vietnam e cresciuto in America. I suoi racconti sono apparsi su Best New American Voices, TriQuarterly, Narrative e sul Chicago Tribune. Tra le altre cose è autore del volume accademico “Razza e Resistenza” (Race and Resistance). Insegna presso la University of Southern California e vive a Los Angeles.

photo of Viet Thanh NguyenIl Premio Pulitzer 2016 per la Fiction gli è stato tributato per il romanzo “Il simpatizzante” (The Sympathizer – edito da Grove Press), non ancora tradotto in Italia.

Nella categoria “drama” ha vinto Lin-Manuel Miranda, con “Hamilton”; nella poesia: Peter Balakian, con “Ozone Journal”. Per la “General Non fiction”, ha vinto Joby Warrick con “Black Flags: The Rise of ISIS”.

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photo of William FinneganWilliam Finnegan vince il Premio Pulitzer 2016 nella categoria memoir con Giorni selvaggi. Una vita sulle onde (titolo originale: Barbarian Days. A Surfing Life), in uscita a giugno per 66thand2nd nella collana Vite inattese. Leggi tutto…

IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

[I post di Letteratitudine dedicati al precedente romanzo di Elizabeth Jane Howard, Gli anni della leggerezza“, sono disponibili qui]

Quel sabato tutti gli adulti residenti alla Casa del Pero – ovvero Villy con Edward (l’unico ritardatario), Sybil con Hugh e Jessica con Raymond e Lady Rydal – furono invitati a cena a Home Place per espressa volontà del Generale. Solo Miss Milliment dovette restare insieme ai bambini più grandi, tra cui quelli di Home Place che erano stati oggetto dello scambio. All’arrivo di Edward, la cena degli adulti stava appena iniziando, con l’arrosto di vitello, le deliziose polpettine speziate di Mrs Cripps servite con sottilissime fette di limone, purè di patate e fagiolini. C’erano quindici persone intorno al lungo tavolo, che per l’occasione era stato dotato di una quarta prolunga, e Bertha aiutava Eileen a servire le verdure. Sid, ben conscia di essere l’unica esterna alla famiglia – una situazione in cui per una ragione o per l’altra si ritrovava spesso –, osservava i commensali con una simpatia che, oltre alla consueta ironia, conteneva anche una forma di soggezione. Quel giorno tutti avevano lavorato sodo ai preparativi per la guerra imminente, ma adesso si comportavano e parlavano come se quella fosse una sera come tutte le altre. Mentre gli altri mangiavano o conversavano, lasciò errare lo sguardo lungo il lucido tavolo scuro. Il Generale stava raccontando un aneddoto sull’India a Lady Rydal, che di frequente lo interrompeva: entrambi si consideravano delle autorità in materia, lui in virtù dei tre mesi che vi aveva trascorso con la moglie negli anni Venti, lei in quanto era nata proprio là, «nel pieno dell’ammutinamento», come amava dire. «La mia ayah mi portò in giardino e mi tenne nascosta nel capanno del giardiniere per due giorni, salvandomi la vita. Perciò vede, Mr Cazalet, perché non posso considerare tanto inaffidabili gli indiani, anche se capisco che i meno informati possano pensarla così. Inoltre…», aggiunse a suggello di tanta magnanimità, «…non posso credere che gli indiani abbiano cambiato la loro natura. Ricordo la loro commovente lealtà: mio padre, uomo la cui esperienza non ha pari, diceva sempre che dei suoi sepoy si fidava come fossero fratelli». Leggi tutto…