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LA MELODIA DEI PERDENTI di Simone Pagiotti (estratti)

maggio 3, 2016

Pubblichiamo alcuni estratti del volume LA MELODIA DEI PERDENTI di Simone Pagiotti (Il Foglio letterario)

Eccomi tornato in provincia e alla mia piccola vita provinciale d’inizio
millennio. Eccomi nei piccoli spazi dove tutto è triste ma confortevole.
Dove le insicurezze sono sicure e le delusioni calcolate, dove la
malinconia è a misura d’uomo. Qui tutto è programmato, c’è spazio
appena per qualche colpo di scena, come questo, giusto per sentirci
vivi e ricordarci che soffriamo.
(pag.10)

“Che ho? Ho la sensazione di perdere tempo, ho la sensazione che
tutto succeda da un’altra parte e ad altra gente. I migliori lavori? Non
sono qui a Perugia. I più bei locali nemmeno. I migliori negozi manco
a parlarne. Non abbiamo manco l’autostrada cazzo, manco l’autostrada,
tu pensa siamo perfettamente al centro e l’autostrada da noi non
ci passa, ma non è ridicolo! Tutto da un’altra parte, tutto ad altri, anche
i migliori amori li hanno altri, una come Miriam da un’altra parte
l’avevo mandata affanculo e forse manco mi avrebbe lasciato”
(pag.35)

La luce del tramonto accarezza case fatiscenti, è palese a gli occhi
di chiunque che l’Umbria non è altro che una gigantesca campagna,
una regione che pulsa natura selvaggia, il cuore verde d’Italia ripeteva
la maestra. Torchiagina non è altro che la periferia della periferia
della periferia, sarebbe impensabile vivere a queste condizioni senza
possibilità economiche, accettare il “compromesso” di sentirsi tremendamente
defilati in cambio di una bella casa, di una macchina potente,
di un armadio griffato. È così che funziona nei posti dimenticati
che leggo ora nelle indicazioni stradali: “Pianello”, “Palazzo d’Assisi”
“Bastiola” “Ospedalicchio” la periferia del Texas.
(pag.65)

A farmi paura è la ciclicità della provincia, è uscire dal Bingo e
camminare verso la Ford tra le strade della stazione, è vedere gli stessi
marocchini a gli stessi angoli, è la pattuglia dei soliti sbirri incapaci
e corrotti, è la puzza di piscio e le bottiglie di Ceres lasciate da i soliti
parassiti, sono le strade deserte alle una di notte, è il Mac Donald con
le porte blindate, è la solita curva a tre corsie, sono le puttane nere
del percorso verde, sono i trans della zona industriale, è il parcheggio
selvaggio sotto il mio appartamento, è la toppa del portone di casa,
sono tutti i fantasmi che mi stanno aspettando in casa.
(pag.108)

La malinconia è arrivare a farsi male con le proprie mani.
La malinconia è un vizio dannoso.
È cercare la tristezza a ogni costo e poi pentirsene.
È autocommiserarsi, soffrire, farsi male e provare piacere.
È piangere e godere allo stesso tempo.
È venire qui quando si è giù di morale.
È alzarsi dalla panchina con gli occhi lucidi e continuare a passeggiare.
(pag.132)

Il Barolo che ho regalato ai nonni giace nella piccola dispensa vicino
alla cucina di fronte al grande camino ormai spento da diversi
mesi. Non ho quasi più tempo per pensare che poi era quello che volevo.
La fatica è una sensazione primordiale, che nella vita comoda e
borghese delle città abbiamo completamente rimosso. Nella società
moderna tutto è pensato per uno sforzo fisico minore. Invece, stendersi
dopo una giornata di lavoro con la testa sgombra e il corpo affaticato,
è una sensazione immensamente piacevole. In città molti rincasano
con un gran mal di testa e un corpo pieno d’energie, stracarico
di calorie non bruciate e nervosismo accumulato.
(pag.160)

Il freddo tempra lo spirito dicono i russi.
Nessuno di voi seduto nella propria scrivania dell’ufficio del cazzo
può saperlo. Non è una partita di calcetto al martedì sera a febbraio
che tempra lo spirito, non ditelo ai russi, non ditelo ai siberiani o ai
sami, anzi non ditelo proprio. È una stagione vissuta all’aperto, è uscire
alle sei del mattino e non rincasare prima di pranzo. È spaccare il
ghiaccio dell’acqua congelata delle bestie. È sentire le gocce ghiacciate
sul viso con la vanga in mano. Sono le mani viola nel fango. È spaccare
la legna mentre nevica. Sono i geloni sotto due paia di calze. È il
ghiaccio sulla scalinata d’edera. È la brina sul pelo dei gatti randagi. È
la vita d’Olivello!
(pag.191)

(Riproduzione riservata)

© Il Foglio letterario

* * *

Simone Pagiotti vive dal 1978 a Perugia e dintorni. Malgrado tutto, continua ad avere un’idea abbastanza vaga di provincialismo. La Melodia dei perdenti è il suo primo romanzo.

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