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LUCA POLDELMENGO racconta I PREGIUDIZI DI DIO

maggio 5, 2016

LUCA POLDELMENGO racconta il suo romanzo I PREGIUDIZI DI DIO (Edizioni E/O – Sabot/Age)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Luca Poldelmengo

I pregiudizi di Dio visto attraverso gli occhi dei bambini.

Lorenzo ha 5 anni, è il figlio di Andrea, uno dei protagonisti del romanzo.

Papà da quando la mamma è andata a lavorare lontano è strano, quando non litiga con la nonna si chiude nello studio a mettere insieme quei pezzetti di carta. Dice che fa un puzzle, ma io non ci vedo nessun disegno, solo delle scritte.
L’altra sera mi ha messo paura.  Ha iniziato a muoversi a scatti, tremava, poi però mi ha visto e ha sorriso, e un po’ mi sono tranquillizzato, anche se per un attimo l’ho visto spaventato. Poi mi sono ricordato che papà è un commissario, che ha la pistola, che comanda tanti uomini e combatte i cattivi. Lui non può avere paura mai.
Ora sta discutendo con la nonna, lo fanno sempre, aspettano che io vado in camera, come se da qui non li sento lo stesso.
A volte i grandi sono proprio scemi.
Hanno iniziato a guardarsi male quando è arrivato quell’uomo in tv che cercava la moglie, si chiama come un fiore, Margherita. Mia mamma si chiama come un pesce invece, Alice. Forse tutte le mamme che hanno un nome strano prima o poi se ne vanno, perché anche questa Margherita se n’è andata. Papà mi ha detto che pure lei è andata a lavorare lontano, ma secondo me stavolta non diceva la verità, secondo me c’entra col suo lavoro. Lo so che non mi dice tutto.
Chissà se anche quel signore che chiamava Margherita in televisione la sera fa i puzzle con le scritte e senza figure, chissà se pure lui non ride mai.

 

L’altro protagonista di questa storia è il nuovo arrivato al commissariato di Villalba, il vice di Andrea Valente, Marco Alfieri. Valerio ha 9 anni, è suo nipote.
 
Mio zio si chiama Marco ed è un ispettore di polizia. Con lui ci sto bene, più che con mio papà, anche se parla poco e sembra sempre arrabbiato. Pure lui mi obbliga ad andare a scuola, ma io lo sento che lo sa cosa vuol dire fare una cosa quando proprio non ne hai voglia. Papà fa il professore, lui la ama la scuola. Zio fa il poliziotto, ma secondo me non gli piace. Un giorno gli ho chiesto se era un bravo poliziotto, lui mi ha dato una risposta strana. Mi ha detto bravo forse, buono non di sicuro. Io gli ho chiesto quale era la differenza e lui mi ha risposto che i bravi poliziotti fermano i cattivi, e che quelli buoni lo fanno nel modo giusto. Io questa cosa non l’ho capita, però quando me l’ha spiegata ho capito che anche a lui non piace quello che fa, ma lo deve fare per forza. Anche per questo gli voglio bene.

(Riproduzione riservata)

© Luca Poldelmengo

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Il libro

Perché Alice la madre di suo figlio, se n’è andata? Pochi mesi dopo la scomparsa di Alice, il commissario capo Andrea Valente in seguito a un trauma cranico, ha iniziato a soffrire di epilessia ma quel male assume i contorni della tragedia: se i suoi colleghi lo scoprissero finirebbe a mettere timbri in qualche ministero e così decide di mantenere il segreto sulle sue reali condizioni di salute. In commissariato arriva l’ispettore Marco Alfieri, che porta in dote un passato burrascoso e un pedigree da raccomandato: suo padre è stato vice capo della polizia. I due si detestano sin dalla prima indagine. Giulio Begucci irrompe in questura per denunciare la scomparsa di sua moglie Margherita; quando il suo cadavere viene rinvenuto deturpato da uno stupro feroce, l’occhio dei media si spalanca su Mandela, il paesino dove abitava la vittima. Il clamore porta con sé anche Francesca Ralli, commissario della squadra mobile di Roma che li coadiuverà nelle indagini. Francesca e Andrea sono stati a lungo colleghi nella sezione omicidi, tra loro si è instaurato un rapporto tanto forte quanto ambiguo. Le attenzioni degli inquirenti e dei media si concentrano sul marito: la vita dell’uomo viene passata sotto la lente d’ingrandimento, ne emerge un identikit inquietante ma per motivi diversi, il commissario e l’ispettore si fanno da subito un’opinione opposta sull’uomo e sul caso. Giulio Begucci invece si rivela un laido, un fedifrago indefesso, un uomo esecrabile; ma è anche un assassino? Marco ne è convinto, Andrea propende per la versione di Giulio. Poi il destino mischia le carte: Marco, nel tentativo di prendersi una vendetta che affonda le sue radici in un doloroso passato, incorrerà in una severa lezione; Andrea dovrà fare i conti con le sue debolezze, fisiche e psichiche, scendere a patti con la propria coscienza, mettere in dubbio le sue certezze e capire che non sempre essere un buon poliziotto è la soluzione migliore.«Un libro che mi ha totalmente conquistato. Durezza della lingua, asprezza dei temi, tenuta della trama, la giusta pietas».

—Giancarlo De Cataldo

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Luca Poldelmengo è nato a Roma nel 1973. Alla sua attività di sceneggiatore dal 2009 affianca quella di scrittore, esordendo con il noir Odia il prossimo tuo (Kowalski), tradotto anche in Francia, finalista al premio Azzeccagarbugli e vincitore del premio Crovi come migliore opera prima. Nel 2012 pubblica L’uomo nero (Piemme), finalista al premio Scerbanenco. Nel 2014 pubblica Nel posto sbagliato per le Edizioni E/O, anch’esso finalista al Premio Scerbanenco.

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