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L’UOMO ISOLA di Emanuele Ponturo (recensione e intervista)

maggio 10, 2016

L’UOMO ISOLA di Emanuele Ponturo (Avagliano)

di Domenico Trischitta

L’amore ai tempi di Internet, l’amore che preme per riprendersi il suo spazio vitale, quello carnale. Scenario della storia è una riconoscibilissima isoletta siciliana, protagonisti Martina una quarantenne romana delusa dal noioso lavoro quotidiano di insegnante, e Lorenzo, un rude pescatore abbronzato che si rifugia ad occuparsi di un camping per turisti. Cosa li lega? Un’attrazione fisica alimentata da un carteggio di chat virtuale? O la fuga per raggiungere un appagamento esistenziale e sentimentale? Ponturo, avvocato penalista romano, imbastisce una trama accattivante,in un crescendo di emozioni che scardina un’inappagante condizione femminile. Perché il suo punto di vista è quello di una donna, l’alter ego protagonista che sfugge alle etichette e al conformismo di circostanza. Dall’altra parte del mondo c’è la natura, la solitudine, tramonti mozzafiato, tempo dilatato che si accontenta di accogliere esseri umani alla deriva (che non sono quelli che purtroppo si infrangono con barconi su scogliere e spiagge desolate). Tutti quelli che farebbero a meno di telefonini e computer, che sanno che gli scambi di effusioni e opinioni su whatsApp sono il preludio del disagio dell’incontinenza amorosa, del male di vivere. Martina e Lorenzo sono legati da un sottile filo di complicità, da un punto di non ritorno che invoca un inno alla vita, riprendersi e gustare i momenti semplici della convivenza, le tenerezze, i dialoghi in silenzio, ma anche l’attrazione fisica che può portare alla ferinità. Simile a quella dei gabbiani, ai tonni che predano sardine, ai delfini che giocano nel branco, a loro due che invocano ed anelano a un amore che li faccia sentire ancora vivi.

-Che rapporto hai con il mare?
Ho la resistenza del nuotatore. Quando posso mi ritiro nelle isole meno turistiche del mediterraneo, spesso in solitudine, sono un apneista, amo perdermi nel blu verticale, una discesa, forse, simile a quella verso l’inconscio.

-Il tuo personaggio maschile sembra ispirarsi ai pescatori siciliani del passato… è così?
I miei bisnonni erano pescatori siciliani. Finché abbiamo potuto, mio padre ed io abbiamo pescato assieme e poi cucinato assieme il pesce alla brace.

-Che ricordi hai della tua infanzia trascorsa in parte nelle coste siciliane?
Ricordo quando mi sedevo in barca a guardare il fratello di mio nonno che ritirava le reti o le nasse.  Mi ricordo degli altri pescatori, la loro abilità manuale nel preparare il conzo, pulire il pesce nell’acqua salata. Da adolescente prendevo la barca per andare a pescare totani di notte. Ma loro non erano soltanto pescatori, portavano i turisti in giro per le varie spiagge e la grotta. Allora, quello che si apriva ai miei occhi era un mondo “parallelo”, fatto di ricchezza e costumi da bagno che coprivano poco o nulla.

-C’è una spiaggia in particolare che la tua memoria rievoca?
Mazzarò, sotto Taormina. Sono passato là dopo molti anni, tutto è cambiato. Di quei pescatori, più nessuna traccia.

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Il libro
Martina è una giovane insegnante precaria, abita a Roma, sogna di fuggire. Lorenzo è un uomo solitario, vive in una piccola isola siciliana, è proprietario di un camping. Una notte i due si incontrano per caso su Internet e intrecciano una relazione virtuale fatta di selfie e di email. Si scriveranno per tutto l’inverno senza riuscire a interrompere il loro gioco che, anzi, si trasforma presto in una passione travolgente. Arrivata l’estate, Martina decide di recarsi in incognito sull’isola di Lorenzo, confondendosi tra i turisti. Qui la sorprenderà una realtà che fino a quel momento non aveva sospettato. Intenzionata a scoprire il segreto che Lorenzo porta con sé, si imbatterà nel fantasma di Eleonora, un’adolescente che si muove nei ricordi dell’uomo. Martina inizia così un percorso oscuro simile alle profondità marine che cingono l’isola e il campeggio. Si accorge che quell’isola nasconde anche un lato ruvido, ostile, che è segnata dalla disperazione e dalla morte dei migranti. La vacanza di Martina assumerà contorni sempre più inquietanti e alla fine la donna si ritroverà davanti a un bivio. Riuscirà a ribaltare il ruolo di preda che Lorenzo ha deciso per lei? Fin dove è possibile spingersi per amore?
Emanuele Ponturo si confronta con il concetto di fuga e traccia un nuovo profilo di isola, non più soltanto meta turistica in cui riparare lontani dal caos delle nostre città ma anche approdo di gente in esilio, luogo in cui si mescolano morte e speranza.
Un libro sul senso di reclusione e sulla marginalità che ci parla dell’altra faccia della medaglia: l’aspirazione alla libertà.

* * *

Emanuele Ponturo (1970) è avvocato penalista, vive e lavora a Roma. Nei suoi libri esplora, al di là di ogni giudizio morale, il lato oscuro di chi commette azioni irreparabili. Suoi racconti sono apparsi su diverse antologie. Ha pubblicato L’odio. Una storia d’amore (2011).

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