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IO SONO SPARTACO di Nic Fields

maggio 17, 2016

NIC FIELDS interverrà a “SCHIAVI” XII edizione del Festival èStoria 

VENERDI’ 20 MAGGIO – Ore 21,00- Kinemax Gorizia – piazza della Vittoria 41

PER INTRODURRE LA PROIEZIONE DEL FILM Spartacus

(Spartacus,  di Stanley Kubrick, 1960)

schiavi festival

Di seguito pubblichiamo in esclusiva il testo di Nic Fields intitolato: Io sono Spartaco! – in collegamento con Letteratitudine Cinema

[Immagine in basso: ‘Spartaco’ (Spartaks in osco), affresco nel vestibolo di una casa a Pompei, 100/70 a.C. (riproduzione dell’autore).]

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Io sono Spartaco!

di Nic Fields

SpartacoUn ufficiale romano annuncia ai sopravvissuti dell’esercito di schiavi di Spartaco che sarà loro risparmiata la crocifissione, a condizione che identifichino il loro comandante, vivo o morto. Dopo qualche attimo di smarrimento, vediamo Kirk Douglas alzarsi in piedi, ma viene anticipato da Antonino, interpretato da Tony Curtis, che urla “Io sono Spartaco!”. Uno dopo l’altro, tutti gli schiavi si levano e gridano: “Io sono Spartaco!”. Questa è forse la dimostrazione estrema di solidarietà. Molti, anche senza aver visto Spartacus (1960), conoscono questa scena emblematica tratta da un film epico e provocatorio, in grado di giocare con le nostre emozioni, spingendoci a identificarci con il protagonista e la sua nobile causa.
Non bisogna però dimenticare che per i sopravvissuti non va a finire bene. Il comandante romano, Marco Licinio Crasso, li fa crocifiggere dal primo all’ultimo lungo la via Appia: i loro corpi sono 6.000 grotteschi esempi rivolti ai potenziali nemici dello Stato. Impressionante affermazione della natura del potere di Roma, la crocifissione voleva essere una punizione esemplare. Argomentare che la pena è consona al crimine è semplificatorio: i deliberati abusi del potere e dei privilegiati sono inevitabilmente più diabolici rispetto alle focose vendette dei poveri e degli oppressi. Le vittime di Crasso incontrarono una morte atroce lungo la strada fra Capua e Roma.
Non appena Spartacus fece il suo ingresso nelle sale, alcuni influenti poteri nell’America della Guerra Fredda lanciarono un appello, invitando a boicottare il film. L’editorialista repubblicana Hedda Hopper ammonì:

“Ci sono distese di cadaveri e spargimenti di sangue mai visti. Nella scena finale l’amante di Spartaco percorre la Via Appia col suo figlio illegittimo, passando fra due file di 6.000 uomini crocifissi. La storia venduta alla Universal Pictures è tratta da un libro scritto da un bolscevico, e la sceneggiatura è opera di un bolscevico, quindi non andate a vederlo.”

La Hopper aveva ragione sui “bolscevichi”. Il film era basato sul romanzo di Howard Fast, e lo sceneggiatore era Dalton Trumbo. I due non solo erano membri del Partito comunista, ma di recente avevano subito limitazioni alla propria libertà a causa delle loro posizioni “antiamericane”. Fast aveva inoltre dovuto autofinanziare il proprio romanzo, mentre Trumbo era sulla lista nera di Hollywood. Per i sostenitori degli ideali repubblicani, il film non rappresentava solo una minaccia: dovette anche apparire come un aperto atto di sfida, una dimostrazione di forza della sinistra radicale, che nel decennio precedente era stata soppressa. Spartacus fu infatti il primo film dopo 13 anni in cui Trumbo apparve nei titoli di coda col suo vero nome, invece che con uno pseudonimo.

Trumbo è stato famoso a suo tempo, ma oggi è poco noto al grande pubblico. Oltre a essere uno sceneggiatore molto richiesto, con ingaggi da 75.000 dollari a lavoro prima di finire sulla lista nera di Hollywood, aveva anche scritto uno dei romanzi più acclamati contro la Guerra Fredda, E Johnny prese il fucile (1939). Qui il narratore e protagonista è un soldato americano qualunque, rimasto orrendamente mutilato durante la Grande Guerra. Nella visione di Trumbo, Roma – non ancora un’autocrazia militare ma una repubblica oligarchica – era chiaramente un’allegoria degli Stati Uniti, e Crasso, per quanto animato dalla coinvolgente, aristocratica e britannica interpretazione di Laurence Olivier, assurgeva a simbolo del potere politico americano. Spartacus tuttavia rappresentò per Trumbo una cocente delusione, e non a torto, in quanto la figura del leader rivoluzionario vi emerge a malapena, soprattutto in confronto al romanzo di Fast. Lo sceneggiatore si batté invano per preservare la sua versione del film, e fu caustico nei confronti dell’accento posto nel finale sulla sconfitta piuttosto che sugli incredibili successi ottenuti dagli schiavi ribelli.

Fast, così come Trumbo, conobbe la celebrità. Per lui Spartaco rappresentava l’eterna affermazione della capacità umana di resistere alla disumanizzazione. Ispirato agli scritti di Rosa Luxemburg, che vide nello schiavo ribelle un simbolo della resistenza allo sfruttamento economico e all’ineguaglianza sociale, il messaggio dello Spartacus di Fast (1951) è diretto: nessuna tirannia, per quanto potente, può prevalere sulla forza della passione umana per la libertà. Basandosi su quel poco che si sapeva di Spartaco e spingendosi al punto da imparare il latino da autodidatta (purtroppo per lui le principali fonti sopravvissute erano in greco), Fast trasformò il gladiatore ribelle da sfavorito in eroe mitico, protagonista messianico impegnato in un’epica lotta rivoluzionaria per rovesciare Roma e ripristinare una leggendaria Età dell’Oro. Qui si credeva fosse esistito, in un passato remoto antecedente all’avvento della tecnologia, del capitale, della guerra e dell’asservimento dell’uomo, un primordiale protocomunismo.

Kirk Douglas invece, produttore e star di Spartacus, così come il regista Stanley Kubrik, entrambi privi di velleità  rivoluzionarie, rimangono a oggi figure di culto. Douglas era figlio di poveri immigrati russi ed ebrei, il classico self-made-man di foggia americana. Anche lui aveva letto il romanzo di Fast. Empatizzando a fondo con gli schiavi ribelli, nella sua autobiografia descrive Spartaco come uno schiavo che sogna la fine della schiavitù. Dice anche che la storia di Spartaco potrebbe diventare un magnifico film. E tuttavia la sua rappresentazione del personaggio diverge da quella di Fast, ispirata più a Mosè che a un combattente per la libertà. Il risultato fu che, rispetto al romanzo, nel film vi era ben poca politica.

In maniera analoga, ma per ragioni diverse, nella visione di Kubrik Spartaco non appariva come un eroe alla maniera di Fast, almeno se si fa un confronto con altri suoi film. Per lo scrittore, Spartaco è un uomo che attraversa una profonda trasformazione personale, da abile uomo nerboruto in perizoma a eroe rivoluzionario in sella a un cavallo. Una simile trasformazione della personalità non si ritrova in nessun’altra opera del regista, e la tensione fra le diverse visioni del personaggio rende l’epico film insoddisfacente.

Va detto che il cinema è il miglior strumento di massa per esternare istanze politiche, culturali e sociali. Epopee storiche come Spartacus rispecchiano tanto l’epoca in cui sono state realizzate quanto il passato che rappresentano. Lo Spartaco che ne risulta non è quindi tanto l’uomo che visse e morì combattendo contro Roma, o addirittura contro la schiavitù romana, quanto una rappresentazione della libertà nell’era moderna.

Tutto ciò conduce alla domanda: qual è oggi la rilevanza del vero Spartaco? La miglior risposta si può forse trovare nella sua storia così come è raccontata nel film, citando una scena inizialmente tagliata e poi ripristinata:

ANTONINO: “Potevamo vincere, Spartaco, avremmo potuto vincere.”
SPARTACO: “L’esserci ribellati è già stata una vittoria. Se anche uno solo dice ‘No, non voglio’, Roma comincia a tremare.”

Il punto è chiaro: questo timore del potere rimane latente solo finché le vittime della conquista e dello sfruttamento accettano il proprio destino. Non appena si sviluppa qualche forma di ribellione, però, esso riaffiora. I potenti che si credono al sicuro si rendono conto di essere diventati vulnerabili, e reprimono duramente qualunque forma di opposizione. Questa è l’eredità storica della vicenda di Spartaco: non la vana ribellione dello schiavo, bensì il suo sprezzante tentativo di lottare per un mondo diverso e migliore, libero dalla tirannia e dall’oppressione. Ed è questo a renderla sempre attuale.

(Riproduzione riservata)

© “SCHIAVI” XII edizione del Festival èStoria

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FIELDS Nic  – Assistant Director alla British School di Atene e Professore di Storia Antica presso l’Università di Edinburgo, è specializzato in storia della Guerra greca, ellenistica, romana e bizantina. Ha pubblicato oltre trenta volumi di storia militare tra cui Spartacus and the Slave War 73–71 BC.A gladiator rebels against Rome e numerosissimi articoli accademici sulla Guerra nell’antichità.

 

NIC FIELDS interverrà a “SCHIAVI” XII edizione del Festival èStoria:
VENERDI’ 20 MAGGIO – Ore 21,00
Kinemax Gorizia – piazza della Vittoria 41

PER INTRODURRE LA PROIEZIONE DEL FILM
Spartacus (Spartacus,  di Stanley Kubrick, 1960)
“Quando un uomo libero muore, perde il piacere di vivere. Uno schiavo perde il suo dolore. La morte è l’unica libertà che uno schiavo conosca. Per questo non la temo. Per questo vinceremo.”
In collaborazione con Kinemax Gorizia e Associazione Palazzo del Cinema – Hiša Filma.

Introducono
Nic Fields
Paolo Lughi

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© Letteratitudine

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