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LE TERAPIE DEL DOTTOR ALE di Federico Parlato (recensione)

maggio 30, 2016

“Le terapie del dottor Ale” di Federico Parlato (Il Foglio Letterario)

di Giovanni Gucciardo

Si può fare letteratura facendo uso soltanto di post su Facebook, chat, sms, blog, articoli su giornali online, pagine di diari? Leggendo “Le terapie del dottor Ale” di Federico Parlato (Edizioni Il Foglio) si comprende quanto il modo di comunicare dei giovani possa scorrere sui binari della narrativa. Il libro di Parlato (un autore di 27 anni giunto alla sua terza pubblicazione) è un moderno romanzo epistolare. Le parole passano attraverso smartphone e computer dando voce a un ventaglio di personaggi diretti dal protagonista: il dottor Ale.
Ale (diminutivo di Alessandro) è un giovane livornese disoccupato che passa le giornate girando a vuoto e la notte si sbornia con gli amici. Una notte di queste, Ale e gli amici incrociano un vecchietto a spasso col cane che li apostrofa: “Siete talmente bravi a non fare niente che potreste farlo diventare un lavoro a tempo pieno!”. Ma non solo, li provoca: “Dé, ci scommetto la mia dentiera che se mettete un annuncio su internette trovate subito i clienti”.
Ale, tornato a casa, tra i fumi dell’alcol, prende alla lettera le parole del vecchietto e mette un annuncio su internet spacciandosi per uno psicoterapeuta diventando così “il dottor Ale”. Lo scopo è fare soldi per raggiungere l’amico Francesco a Londra. L’annuncio ha un successo inaspettato. Il dottore insegna a chi non ha tempo per sé, a trovarlo con terapie a base di alcol, droghe, esperienze mai fatte. Il dottor Ale sconvolgerà (alla modica cifra di dieci euro l’ora) la vita delle persone che risponderanno all’annuncio. Una storia raccontata con mail a Francesco e messaggi privati su Facebook all’amica Jennifer. Uno scambio che diventa racconto strizzando l’occhio allo slang livornese dove la battuta è sempre pronta, così come il colpo di scena. Non solo il dottor Ale, ma anche gli altri personaggi si esprimono attraverso mail e Facebook. Soltanto due, il signor Moretti e Dalila, fanno uso del diario su cui scrivono le loro confessioni.
Il libro si presenta diviso in un primo e in un secondo tempo, la prima parte si svolge a Livorno e la seconda a Pisa. Due città divise da uno storico campanilismo che in queste pagine resta sottopelle in quanto le vicende umane vanno oltre. A Livorno, il dottor Ale cura il signor Moretti, un pisano in astinenza di alcol e donne che non stacca mai la spina dal lavoro; Dalila, una moglie frustrata e il signor Rossi, persona enigmatica e, di fatto, un delinquente. Ogni cura terapeutica prende una via imperscrutabile per poi guidare queste vite in un medesimo palcoscenico (una villa sul mare) dove si svolgerà una festa. Il risultato sarà che ogni personaggio abbandonerà la vita precedente per abbracciarne un’altra. In questa situazione ribaltata, chi ne esce vincitore è proprio il dottor Ale insieme ai suoi consigli sconsiderati. Crediamo che Federico Parlato stesso sia stato attratto dal suo personaggio e lo abbia lasciato libero di scorrazzare senza briglie. Al punto che il dottor Ale soffre l’imprevedibilità stessa di un cliente seguendolo là dove il codice penale prevede pene non leggere. In certe scene avremmo gradito meno clamore e un’attenzione maggiore alla realtà. Abbiamo l’idea che per Alessandro la vita sia un giocattolo pericoloso. E questa idea ci appare più equilibrata nella seconda parte.
Il protagonista non può partire per Londra poiché i voli aerei sono stati cancellati a causa dell’eruzione di un vulcano islandese. Il giovane livornese é costretto a restare a Pisa e, non sapendo che fare, sale sulla Torre che non ha mai visto. Giunto in cima salva la vita a una studentessa che si vuole gettare dopo l’ennesima bocciatura al solito esame. Ale entra così in contatto col mondo universitario pisano e grazie al suo modo d’intendere la vita continua a essere il dottor Ale. Fa la conoscenza di personaggi strampalati come “La Pina”, un blogger che la mattina descrive le sue notti di studente fallito; di Oliver, un altro studente che insegue il sogno di costruire la macchina del tempo. Se nella prima parte, a Livorno, era l’incoscienza e il salmastro a modellare le vite, nella seconda parte, a Pisa, la città universitaria fa sentire il suo peso culturale, si riflette sul presente, sul mondo del lavoro, sul valore dell’utopia. Anche in questa seconda parte i vari personaggi si ritroveranno sul medesimo palcoscenico (la discussione di una laurea) per uscirne cambiati.
L’autore fa dell’umorismo il mezzo con cui divertire e raccontare la storia, i personaggi si muovono all’interno di un’area off limits per la gente normale e per questo affascina. Lo stile è veloce grazie all’uso di social network, mail, sms, blog, mentre rallenta i suoi ritmi nelle pagine dei diari. Un cambio di registro che può lasciare al lettore un’impressione di discontinuità. Un libro allo stesso tempo sobrio e alticcio.

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Federico Parlato ha 27 anni e questo è il suo terzo libro. Ha debuttato a sedici anni con “ikkia!!!” (Edizioni ETS, 2005), ha pubblicato un racconto nell’antologia “under 18” (Coniglio Editore, 2006), seguito dal secondo romanzo “Il nano con la bandana” (Edizioni ETS, 2007) e ha vinto il premio letterario nazionale “Le Muse – Pisa 2000” sezione giovani con il racconto “Pensieri di un diciottenne innamorato”.
Dopo tanti anni e svariate fratture, continua ad andare sullo skateboard.

Le terapie del dottor Ale” è acquistabile anche presso i principali rivenditori online: Ibs, Amazon, Feltrinelli.

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