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Archive for giugno 2016

VENTI ANNI DI FESTIVALETTERATURA

FESTIVALETTERATURA

Festivaletteratura
XX EDIZIONE
A Mantova dal 7 all’11 settembre (con qualche anticipo)

VENTI ANNI DI FESTIVALETTERATURA

Festivaletteratura


20 ANNI
Venti anni di Festivaletteratura! Venti anni sono un importante traguardo e un momento di passaggio, in cui si guarda avanti con la consapevolezza di avere fatto un percorso e di avere proposto una formula di progetto culturale e organizzativo che negli anni ha mutato il modo di intendere e di vivere le manifestazioni e le produzioni culturali del nostro Paese”.

Mettere scrittori e lettori in uno stesso discorso: questa senz’altro è l’unità di base su cui si regge ancora oggi la grammatica del Festival. Traducendo una fortunata formula anglossassone, Festivaletteratura ha annullato le distanze tra chi scrive e chi legge senza confondere i ruoli e ha aperto una relazione a doppio senso di percorrenza. In ogni incontro gli autori sono chiamati a mettersi in gioco di fronte a un pubblico che ascolta, chiede, rilancia. Attraverso questa formula semplice e oggi ampiamente diffusa, Festivaletteratura ha saputo soprattutto intercettare e dare espressione a un sentito bisogno di confronto su questioni che la letteratura – e non solo quella –  propone e mette in discussione.

Negli anni la definizione del programma si è trasformata in un lavoro di produzione aperto ogni volta a collaborazioni diverse, grazie al quale Festivaletteratura ha potuto proporre contenuti, spazi laboratoriali e officine progettuali svincolati dalle logiche del libro novità e con un coinvolgimento di pubblico sempre più attivo. Leggi tutto…

La serata finale del Premio Strega 2016

70 Premio StregaLa serata finale del Premio Strega 2016: 8 luglio

Roma, 28 giugno 2016. Sarà una finale mai vista prima quella presentata oggi in conferenza stampa da Tullio De Mauro, Presidente della Fondazione Bellonci, Giuseppe D’Avino, Presidente e Amministratore Delegato di Strega Alberti Benevento, Giuseppe Gori, Vice Presidente di Unindustria, Aurelio Regina, Presidente della Fondazione Musica per Roma e José R. Dosal, Amministratore Delegato della Fondazione Musica per Roma, coordinati da Stefano Petrocchi, Direttore della Fondazione Bellonci.

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Quest’anno il Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il sostegno di Roma Capitale e Unindustria – Unione degli Industriali e delle Imprese Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo, festeggia la sua settantesima edizione con una serata eccezionale venerdì 8 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, al termine della quale conosceremo il vincitore eletto tra i cinque scrittori rimasti in gara: Eraldo Affinati con L’uomo del futuro (Mondadori), Edoardo Albinati con La scuola cattolica (Rizzoli), Giordano Meacci con Il Cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax), Vittorio Sermonti con Se avessero (Garzanti) ed Elena Stancanelli con La femmina nuda (La nave di Teseo).

Una celebrazione nel segno della passione letteraria che alle emozioni consuete dell’evento finale affiancherà un amarcord suggestivo dei volti e delle storie che hanno costruito nel tempo l’identità dello Strega. “Quest’anno per la settantesima edizione abbiamo deciso di raccontare chi siamo, da dove veniamo” – spiega Giuseppe D’Avino, Presidente e Amministratore Delegato di Strega Alberti Benevento. – “Il fascino del Ninfeo veniva apprezzato soprattutto dalle persone presenti ma il Premio Strega non parla solo a loro: un premio letterario si fa a beneficio della comunità dei lettori ed è soprattutto a loro che vogliamo raccontare questi settant’anni”. La Sala Sinopoli dell’Auditorium (1200 posti a sedere), con le sue peculiarità di allestimento, luci, palcoscenico e schermo, si presta perfettamente a una narrazione visiva e spettacolare che accolga nella festa anche chi non può parteciparvi di persona. Leggi tutto…

CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (Ed. Il Foglio)

da Cerniera lampo (Ed. Il Foglio, 2016) di Luca Raimondi e Joe Schittino

Capitolo 38

Ultima ora.
Il professor Mancino non è potuto venire oggi, afflitto − si dice − da un micidiale attacco di sciatica. La notizia è stata accolta dalla 5a A O.T. come una festa nazionale, attenuata solo dal timore che il supplente sia uno di quei rompiscatole che non riescono a stare con le mani in mano e cominciano a fare domande o a perdersi in chiacchiere improduttive.
− Speriamo di rimanere soli, in santa pace − ti dice il tuo compagno di banco Giorgio Calvo, lisciandosi i capelli.
Spesso non ci sono professori disponibili a perdere un’ora della propria vita per un inutile contatto con i giovani. Quindi la classe rimane in balìa di se stessa e a nulla servono le pietose raccomandazioni che i bidelli rivolgono ai due rappresentanti di classe che, per inciso, sono Gaspare Lupo e Carmela Zapponi (una ragazza molto secca, probabilmente anoressica, che ama fingersi intellettuale e che dice di conoscere a perfezione le opere di Kant e Schopenhauer).
Attraverso le finestre si scorge un’atmosfera cupa e ottenebrata da nubi cariche di pioggia e di sabbia africana.
− C’è odore di pioggia, Teo − ti dice Giorgio, quasi sussurrando. Sta tentando di iniziare una conversazione. Tu, al solito, non gli dai spago e continui ad annegare il tuo sguardo all’esterno. Oggi ti senti incarcerato, un ippopotamo ingabbiato in uno zoo. Eppure fino al giorno prima credevi che la scuola fosse il tuo cuore pulsante, l’elemento indispensabile per la tua sopravvivenza in questo mondo che così poco ti offre. Hai cambiato idea e non riesci a spiegartene il perché. Senti come un vuoto penetrarti nel pieno dell’anima, una vorticosa perdita di energia vitale che ti sfianca e ti logora. Ti chiedi cosa ti stia succedendo, quale mano ti abbia spinto in un baratro che sembra non avere fondo, quale demone maligno ti abbia confessato all’orecchio indicibili verità e penosi segreti. Eppure, facendo mente locale, non riesci a trovare la tua verità, il segreto che ti tormenta, il doloroso sospetto che ti affanna, che ti stanca, che ti porta a braccetto in lidi perduti nello spaziotempo e che ti pone davanti agli occhi uno schermo bianco su cui vengono proiettate lente e noiose scene della tua vita. Riconosci volti, voci, sensazioni, illusioni, speranze, sogni… Leggi tutto…

L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (Fernandel)

L’ultima menzognaQuando ritrovarono l’uzbeko sugli scogli, io stavo finendo il turno alla pompa di
benzina.
Il mio è un lavoro semplice, di quelli ovvi. Di quelli che la gente quasi non si
accorge che lo stai facendo e va via senza salutare. Una cosa banale, che se non la
fai tu la fa qualcun altro, dunque che c’è da ringraziare. Mica mi hai venduto un
appartamento o progettato un grattacielo. Mica mi hai guarito il cane, fatto vincere
una causa, sistemato il computer. Macché.
Io questi lavori non li posso fare, perché sono straniero.
Ma io la tua lingua l’ho studiata, me la sono pigiata dentro al sangue da quando
ero un bambino di dieci anni e ne parlavo un’altra, di lingua, buona solo a farmi
sopravvivere in un posto freddo e rinsecchito che ricordo appena.
Non ho fatto altro, in questi vent’anni, che aggrapparmi alle parole nuove,
chiedendo loro di farmi diventare me.
Però il punto è questo: io non sono italiano, io sembro italiano. E qualcosa, non
chiedermi cosa perché non lo so, però qualcosa di ostile e maligno, ma in modo
anche un po’ distratto, l’essere straniero me l’ha sempre fatto pagare.
Tutto normale, in apparenza, ma se butto un occhio alla mia vita c’è sempre
stato qualche intoppo, piccole storture che hanno finito per intralciare e rallentare il
corso della mia esistenza.
C’è una sorta di tranquilla ferocia, sempre in agguato, nella natura degli italiani.
Cani allegri e mansueti pronti però a ringhiarti contro appena sentono che il tuo
odore è diverso.
Alla fine mi sono arreso e pian piano sono diventato quasi invisibile. Leggi tutto…

CI PRENDONO PER FESSI (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

L’economia della manipolazione e dell’inganno
di Robert J. Shiller, George A. Akerlof

Il libro
Fin dai tempi di Adam Smith, il pensiero economico ha tessuto le lodi del libero mercato che riuscirebbe a conciliare la ricerca dell’interesse personale con il benessere dell’intera società, trasformando il vantaggio individuale in bene comune. A questa concezione idilliaca lanciano una sfida radicale due premi Nobel dell’economia, Akerlof e Shiller, sostenendo che i mercati ci procurano tanti danni quanti benefici, e lungi dall’essere fondamentalmente benigni sono intrinsecamente disseminati di trappole e di esche cui finiamo per abboccare. Perché ogni volta che c’è un profitto da ricavare, i venditori non esiteranno a sfruttare le nostre debolezze psicologiche, la nostra superficialità e la nostra ignoranza per manipolarci e piazzarci la loro merce al prezzo più alto. È più che legittimo, quindi, applicare all’intero ambito dell’economia quella nozione di «phishing» nata fin dagli albori di Internet per definire il raggiro online. Ma mentre quella compiuta in Rete è un’azione illegale, un reato perseguito per legge, in economia è da sempre una pratica comune e indiscussa: raggirare ed essere raggirati è parte integrante dei rapporti fra gli attori del mercato. Per dimostrare la loro tesi, Akerlof e Shiller riportano una gran quantità di aneddoti ed episodi che rivelano come il phishing riguardi chiunque e ogni aspetto della nostra vita: spendiamo tutto il nostro denaro e poi ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese; siamo, spesso senza saperlo, succubi della pubblicità; paghiamo troppo l’auto, la casa e le carte di credito; compriamo farmaci che si rivelano inefficaci, se non addirittura dannosi. I due autori forniscono un contributo importante alla spiegazione del paradosso per cui in un’epoca come la nostra, in cui la produzione di ricchezza ha raggiunto livelli senza precedenti, tanti continuano a condurre una vita di miseria e di silenziosa disperazione.

* * *

Un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

Prefazione Leggi tutto…

PANTELLERIA, L’ULTIMA ISOLA di Giosuè Calaciura (intervista)

PANTELLERIA, L’ULTIMA ISOLA di Giosuè Calaciura (Laterza)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Domenico Trischitta

Ho conosciuto Giosuè Calaciura leggendo un suo racconto pubblicato in un’antologia di scrittori meridionali curata da  Goffredo Fofi più di vent’anni fa. S’intitolava “Meglio comandare che fottere”, mi fu sufficiente per leggere i romanzi “Malacarne” e “Sgobbo”. Inizia così la mia scoperta di questo scrittore palermitano, dallo stile ammaliante e originale, caratterizzato da una forte componente poetica che rende la sua prosa incisiva e definitoria. Lo ritrovo adesso con una pubblicazione che dovrebbe essere una guida dell’isola di Pantelleria, e con sorpresa scopro che si tratta di un romanzo, sulla categoria di isola e isolani, sulla forza evocativa di un lembo di terra, tra i più precari del Mediterraneo, una sorta di isola ferdinandea che ha avuto la sfacciataggine di mostrarsi agli uomini, e di farsi gioco a loro piacimento. Ma dettando lei stessa le regole di adattamento, affascinando navigatori e conquistatori con la sua tempra di terra rude che non si piega agli esseri umani e neanche alle intemperie atmosferiche che l’hanno modellata con la forma di un grosso rettile di lava nera. Nelle pagine di Calaciura Pantelleria diventa categoria dell’anima, luogo di storie e storielle che hanno attratto pirati feroci come Dragut o scrittori come Garcia Marquez che ne ha fatto un’altra Macondo. In questo scenario scalpitano i fantasmi di asini panteschi, fioriture miracolose di capperi e l’odore del mosto di zibibbo più inebriante al mondo, e dalla pietra vomitata dal vulcano i celeberrimi dammusi che hanno incantato, come sirene, stilisti alla moda e attori. E’ la Pantelleria di Calaciura, la sua isola che non c’è, che può stravolgere il suo destino con un’improbabile nevicata: “Tre giorni è durato il miracolo della neve. Restavano chiazze dov’era più freddo, all’ombra, protette dai venti che avevano ripreso le rotte. A poco a poco la natura dell’isola ha ricomposto la sua latitudine e i colori della pietra e del vulcano sono tornati padroni. I ragazzi nei primi giorni di gennaio hanno cercato ancora la neve. E si sono commossi scoprendola a mucchi nella custodia di pietra dei jardini. Dal mare arrivava profumo di salsedine, di Africa, di una nuova primavera.”

Calaciura, ci parla della sua Pantelleria? Leggi tutto…

L’ULTIMA NOTTE DI X di Antonio Ciravolo (recensione)

L’ULTIMA NOTTE DI X di Antonio Ciravolo (Splen edizioni)

di Alessandro Russo

Sia ben chiara una cosa: L’ultima notte di Xdi Antonio Ciravolo (Splen ed, pg163, €14), romanzo di prim’ordine imbevuto di religiosità e stregoneria, non risparmia nessuno. Questo libro è un’articolata equazione letteraria da risolvere in un lento e buio intervallo temporale. Di più: il racconto d’una misteriosa e cupa tortura, la narrazione d’un supplizio ricolmo di truculenti incantesimi. Suddivisa in due tappe dello stesso giro infernale, la costruzione del testo è teatro puro: un angosciante conto alla rovescia tra rapide battute, accattivanti melodie e silenzi d’impercettibile lentezza. Se esiste X– questo il teorema di Ciravolo- ci dovrà essere anche Y ed entrambi indugiano immersi tra finte convenzioni e falsi perbenismi. Il problema matematico di quest’intrigante testo è la ricerca della soluzione, cioè la giustizia terrena. Con una scrittura fredda e lucida, l’autore ci sussurra che laddove c’è un reato, parimenti deve starci un giudizio inappellabile ben prima di quello capitale. “Dietro ogni domanda –va ripetendo– si annida un dubbio” e allora rompe le barriere, architetta una successione frenetica di avvenimenti e sperimenta nuove strategie narrative. Non contento, punta il dito verso i lettori e li interroga uno per uno. Leggi tutto…